... "Il nonno" decise a un certo punto, di tirar su da fondovalle un cavo elettrico a servizio del rifugio-fienile... Il bello è che tutti gli altri del paese lo criticavano...la rivincita la ebbe quando al suo stesso cavo chiese l'allacciamento uno dei "criticoni" per il primo skilift, che arrivava un po' più a monte. Intanto il vecchio rifugio si ingrandiva e tutta la famiglia contribuiva alla gestione... La "nonna" era l'addetta ai fornelli perchè la stagione (estiva) era troppo corta per assoldare un cuoco, il "nonno" provvedeva alle relazioni con i clienti ai tavoli (i nipoti lo ricordano come un gran chiacchierone) e alle escursioni; visto che bisognava anche tagliare il fieno nello stesso periodo di punta della stagione "turistica" arrivò ad assoldare fino a 15 mietitori alla volta; in paese eran contenti che lui desse lavoro e si attirò la fiducia e le simpatie di molti.
Anche la chiesetta al fianco dei due rifugi venne costruita "dal nonno" su preciso ordine "della nonna". I continui miglioramenti del vecchio rifugio-fienile però non bastavano a sostenere la domanda degli escursionisti.
Quando si costruì lo skilift si notò che i primi sciatori non avevano voglia di scendere al rifugio per qualche consumazione perchè poi, per raggiungere l'area dello skilift, dovevano risalire; il turismo invernale diventava interessante quanto quello estivo e quindi, non senza qualche rammarico nostalgico, si decise di abbandonare il vecchio fienile per costruire ex novo un bel rifugio in posizione più strategica, con qualche comodità in più e possibilità di alloggi più confortevoli sia per la servitù sia per i turisti.
La signora che hanno intervistato nel programma, che è la mamma dei ragazzi che ci sono adesso e ovviamente la figlia del patriarca, ricordava le ricette semplici e genuine della sua terra, offerte ai turisti che evidentemente apprezzavano; i sacrifici di una vita divisa tra "paese" e "alpe" non eran pochi, ma son stati ripagati col tempo. I continui miglioramenti han portato il Pralongià alla sua configurazione attuale.
Penso che se una volta ci fossero state tutte quelle leggi, leggine e leggione che soffocano come un cappio ogni qualsivoglia iniziativa imprenditoriale forse questo sogno (per loro, e per alcuni di noi utenti) non si sarebbe avverato, e neanche molti altri.
Gli Italiani come "il nonno", avvezzi alla vita dura e di sacrifici del periodo post bellico, non avevano paura di scommettere su un futuro migliore; potevano contare sul loro ottimismo, sulle loro intuizioni "imprenditoriali" ben ponderate (senza businness plans, commercialisti ed architetti: solo calce, calli alle mani e magaria nche ai piedi, muscoli, sorrisi e risparmi oculatamente reinvestiti) e han creato quel circolo virtuoso che si innesca tra i primi guadagni strappati coi denti alla morsa della msieria e primi reinvestimenti strappati con coraggio all'abbraccio mortale del pessimismo.
Oggi, pur volendo fare (e nell'ipotesi di averne capacità economiche e personali), la miriade di leggi e provvedimenti da rispettare secondo me avvizzisce ogni entusiasmo, o quasi. L'aggravante è che oggi non saremmo in grado di tollerare neanche un centesimo dei sacrifici dei nostri vecchi...
Abbiamo poche energie e quelle che ci sono mi sembrano imbrigliate.
Una volta col poco si faceva tanto, oggi con tanto si fa poco o si distrugge ricchezza accumulata con fatica.