la storia del rif Pralongià

pat

Well-known member
ora sull'emittente "Leonardo", raccontata direttamente dai discendenti (e attuali gestori) del primo "self made man" che l'ha costruito con le sue mani
 
Accanto all'attuale bel rifugio c'è quello vecchio, un po' diroccato. Tutto iniziò da lì, una volta era un fienile, abbastanza misero...si parla del dopoguerra, potete immaginare. Il nonno dei ragazzi che adesso aiutano nella gestione del rifugio, avendo avuto l'idea di offrire ai pochi escursionisti di allora un posto in quota per offrire qualcosa di caldo da bere e un pasto anche frugale, decise con i suoi due fratelli di rilevare questo fienile da un vecchio pastore. Gli altri due, per i notevoli sacrifici che comportava la scelta e forse per minor convinzione, dopo poco abbandonarono il progetto e rimase, unico tra i fratelli, quello che io chiamerò ''il nonno'' . Dopo anni di ''su e giù” egli decise di adattarsi a stare in quota dormendo nel fienile posto al piano superiore, con una sistemazione quanto mai spartana. Dopo qualche anno la stessa soluzione venne adottata per le altre persone che aiutavano nella gestione quotidiana...

(to be continued)
 
Purtroppo non ho potuto guardarla. Puoi riassumere brevemente quello che hanno detto, e cosa ti ha colpito?

sarebbe possibile guardarlo, magari in streaming, da qualche parte? e cmq potreste per favore dirmi coem si chiamava il programma e se c'è qualche replica su leonardo? (e quando nel caso) grazie
 
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... "Il nonno" decise a un certo punto, di tirar su da fondovalle un cavo elettrico a servizio del rifugio-fienile... Il bello è che tutti gli altri del paese lo criticavano...la rivincita la ebbe quando al suo stesso cavo chiese l'allacciamento uno dei "criticoni" per il primo skilift, che arrivava un po' più a monte. Intanto il vecchio rifugio si ingrandiva e tutta la famiglia contribuiva alla gestione... La "nonna" era l'addetta ai fornelli perchè la stagione (estiva) era troppo corta per assoldare un cuoco, il "nonno" provvedeva alle relazioni con i clienti ai tavoli (i nipoti lo ricordano come un gran chiacchierone) e alle escursioni; visto che bisognava anche tagliare il fieno nello stesso periodo di punta della stagione "turistica" arrivò ad assoldare fino a 15 mietitori alla volta; in paese eran contenti che lui desse lavoro e si attirò la fiducia e le simpatie di molti.
Anche la chiesetta al fianco dei due rifugi venne costruita "dal nonno" su preciso ordine "della nonna". I continui miglioramenti del vecchio rifugio-fienile però non bastavano a sostenere la domanda degli escursionisti.

Quando si costruì lo skilift si notò che i primi sciatori non avevano voglia di scendere al rifugio per qualche consumazione perchè poi, per raggiungere l'area dello skilift, dovevano risalire; il turismo invernale diventava interessante quanto quello estivo e quindi, non senza qualche rammarico nostalgico, si decise di abbandonare il vecchio fienile per costruire ex novo un bel rifugio in posizione più strategica, con qualche comodità in più e possibilità di alloggi più confortevoli sia per la servitù sia per i turisti.

La signora che hanno intervistato nel programma, che è la mamma dei ragazzi che ci sono adesso e ovviamente la figlia del patriarca, ricordava le ricette semplici e genuine della sua terra, offerte ai turisti che evidentemente apprezzavano; i sacrifici di una vita divisa tra "paese" e "alpe" non eran pochi, ma son stati ripagati col tempo. I continui miglioramenti han portato il Pralongià alla sua configurazione attuale.

Penso che se una volta ci fossero state tutte quelle leggi, leggine e leggione che soffocano come un cappio ogni qualsivoglia iniziativa imprenditoriale forse questo sogno (per loro, e per alcuni di noi utenti) non si sarebbe avverato, e neanche molti altri.

Gli Italiani come "il nonno", avvezzi alla vita dura e di sacrifici del periodo post bellico, non avevano paura di scommettere su un futuro migliore; potevano contare sul loro ottimismo, sulle loro intuizioni "imprenditoriali" ben ponderate (senza businness plans, commercialisti ed architetti: solo calce, calli alle mani e magaria nche ai piedi, muscoli, sorrisi e risparmi oculatamente reinvestiti) e han creato quel circolo virtuoso che si innesca tra i primi guadagni strappati coi denti alla morsa della msieria e primi reinvestimenti strappati con coraggio all'abbraccio mortale del pessimismo.
Oggi, pur volendo fare (e nell'ipotesi di averne capacità economiche e personali), la miriade di leggi e provvedimenti da rispettare secondo me avvizzisce ogni entusiasmo, o quasi. L'aggravante è che oggi non saremmo in grado di tollerare neanche un centesimo dei sacrifici dei nostri vecchi...
Abbiamo poche energie e quelle che ci sono mi sembrano imbrigliate.
Una volta col poco si faceva tanto, oggi con tanto si fa poco o si distrugge ricchezza accumulata con fatica.
 

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