Chiuso il Mottarone!

Il gruppo di amici da Milano siamo io, Antg68, Skimachine e Maxxxce. Arrivati precisi precisi nel momento della chiusura. Non gliel'ho chiesto ma credo che Skimachine si è messo a chiacchierare con un giornalista e da qui dovrebbe essere nata la citazione verso di noi







MOTTARONE (Verbano-Cusio-Ossola)
Un gruppo di amici da Milano arriva sulle piste troppo tardi. È mezzogiorno, ci sono due carabinieri, le guardie forestali e l’ufficiale giudiziario. Gli impianti sono stati appena posti sotto sigillo. Lo sci sul Mottarone si ferma, appena quattro giorni dopo l’apertura della stagione. Per una esecuzione di sfratto, una banale guerra tra privati: da un lato i Borromeo, la famiglia nobiliare che ha legato il suo nome a questo territorio, e dall’altro la società di gestione, la S4.

Mottarone chiuso per sfratto
SERVITU’ - Una fetta della montagna che divide il Lago maggiore e il Lago d’Orta appartiene proprio ai Borromeo, loro è soprattutto la parte dove parte l’impianto di risalita. Dal 2009 una legge regionale del Piemonte stabilisce che le aree sciabili sono sottoposte a servitù. Da quel momento il gestore della sciovia non ha più pagato il canone, circa diecimila euro all’anno, non una cifra da capogiro. «Nessuno contesta la servitù – spiega Mirella Cristiano, l’avvocato dei Borromeo – Ma di sicuro questa non fa perdere i diritti del proprietario, come riconosciuto da una sentenza del Tribunale».
CARTE BOLLATE - Dall’altro lato della barricata c’è Stefano Sappa, amministratore della società che gestisce i 5 impianti dei risalita: «Lo spessore dei codici evidentemente impedisce di vedere la realtà delle cose. Abbiamo persino proposto ai Borromeo la cessione delle strutture, purché ci lasciassero lavorare ancora per qualche anno. Si sono rifiutati». «Proposta non soddisfacente» risponde secco Riccardo Russo, che cura i beni dei Borromeo. Una guerra appunto, carte bollate e puntigli, a danno non solo degli appassionati di sci (60 mila ogni stagione) ma anche di un centinaio di famiglie che ruotano attorno all’economia (soprattutto invernale) del Mottarone.
INDOTTO - «C’è soprattutto tristezza, tanta tristezza» scuote la testa Paolo Vallero, direttore della scuola di sci: quindici maestri che, chissà per quanto tempo, dovranno incrociare le braccia. «Sono nata qui e oggi faccio 67 anni. Un bel regalo mi hanno fatto…» dice con gli occhi lucidi la signora Bruna, che noleggia sci proprio accanto allo skilift recintato dall’ufficiale giudiziario. «Anche la mia baita è sulla proprietà Borromeo, anch’io pago l’affitto ogni anno. Ci voleva un po’ di buona volontà e non arrivare a tanto».
ITER - Adesso che è tutto fermo, tocca al Comune fare la prossima mossa. E il sindaco di Stresa, Canio Di Milia, che è anche avvocato, non si tira indietro. «Bisogna salvare la stagione e i posti di lavoro». Il provvedimento lo sta mettendo a punto in queste ore. «In tempi rapidissimi intendiamo convalidare l’iter che rende efficace la servitù pubblica». Significa che entro il fine settimana il primo cittadino e i suoi uomini hanno intenzione di salire in cima al Mottarone, «acquisire» le terre dei Borromeo e dare al concessionario la possibilità di far ripartire gli impianti.
SDRAIO AL SOLE - «Sappiamo bene che ci saranno opposizioni, un atto del genere è piuttosto insolito – riconosce il sindaco . Ma è l’unica strada per non lasciare tutto fermo per mesi». Il clima rende ancora più assurda la vicenda: neve morbida, cielo sereno, vista impagabile sul Monte Rosa e il lago Maggiore. Fa un certo effetto vedere i carabinieri in pista e gli sciatori consolarsi sulle sdraio del bar.





 
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