oltre a sciare, la notte si può pure camminare. durante questo inverno di abbondanti nevicate anche a quote basse, ne ho approfittato in un paio di occasioni, una in compagnia l'ultimo dell'anno dopo i brindisi, una invece da solo.
vi parlo della seconda. ero senza ciaspole, senza abbigliamento tecnico, senza lampioni, senza torcia, senza cellulare, che nemmeno avrebbe avuto campo. ho percorso l’inizio di una valle laterale alla Valsugana. quando scendono pochi centimetri in pianura, in quella valle si possono trovare sino a quaranta centimetri di neve immacolata, lungo la parte iniziale del sentiero che poi continua per quattromilaquattrocentoquarantaquattro gradini della Calà del Sasso, su sino all’Altopiano di Asiago.
ci si inoltra lungo un vero e proprio canyon, in alcuni punti davvero stretto, e quindi particolarmente buio. nonostante lo scenario da licantropi, in quel luogo si può finalmente assaporare la pace della tranquillità. si è infatti accompagnati dal solo crepitio della neve sotto le suole e dal tintinnare dei cristalli sul cappuccio e sulle spalle, tanto che il proprio respiro sembra disturbare queste sensazioni. ci si trova immersi in una esperienza senza tempo, senza spazio, in una atmosfera cupa ma incantevole, buia e boreale.
si procede sprofondando sempre di più sulla neve, sapendo che quello è un itinerario che difficilmente verrà ripetuto da qualcuno prima di qualche giorno. la sensazione di pace e quiete è assoluta, chiusi da pareti molto alte e da rami che disegnano sinistri segni neri ai lati. si arriva sino all’inizio della salita che si fa troppo ripida per continuare. poi si ritorna purtroppo, lentamente, per gustarsi la nevicata.
purtroppo nn ho fotografie, nn volevo alcuna “macchina” con me, nell’illusione forse di poter assomigliare alla natura che mi circondava.
-----
uno scatto estivo della valle
immagini trovate su internet
uno scatto estivo della valle
immagini trovate su internet
-----
L
vi parlo della seconda. ero senza ciaspole, senza abbigliamento tecnico, senza lampioni, senza torcia, senza cellulare, che nemmeno avrebbe avuto campo. ho percorso l’inizio di una valle laterale alla Valsugana. quando scendono pochi centimetri in pianura, in quella valle si possono trovare sino a quaranta centimetri di neve immacolata, lungo la parte iniziale del sentiero che poi continua per quattromilaquattrocentoquarantaquattro gradini della Calà del Sasso, su sino all’Altopiano di Asiago.
ci si inoltra lungo un vero e proprio canyon, in alcuni punti davvero stretto, e quindi particolarmente buio. nonostante lo scenario da licantropi, in quel luogo si può finalmente assaporare la pace della tranquillità. si è infatti accompagnati dal solo crepitio della neve sotto le suole e dal tintinnare dei cristalli sul cappuccio e sulle spalle, tanto che il proprio respiro sembra disturbare queste sensazioni. ci si trova immersi in una esperienza senza tempo, senza spazio, in una atmosfera cupa ma incantevole, buia e boreale.
si procede sprofondando sempre di più sulla neve, sapendo che quello è un itinerario che difficilmente verrà ripetuto da qualcuno prima di qualche giorno. la sensazione di pace e quiete è assoluta, chiusi da pareti molto alte e da rami che disegnano sinistri segni neri ai lati. si arriva sino all’inizio della salita che si fa troppo ripida per continuare. poi si ritorna purtroppo, lentamente, per gustarsi la nevicata.
purtroppo nn ho fotografie, nn volevo alcuna “macchina” con me, nell’illusione forse di poter assomigliare alla natura che mi circondava.
-----
uno scatto estivo della valle
immagini trovate su internet
uno scatto estivo della valle
immagini trovate su internet
-----
L
