Sogni per anni un inverno come quello che ho vissuto. Con gli amici di sempre, una ragazza che ti piace e che ama sciare, qualche giorno libero in più, molte uscite su neve bella, un paio di pellate che aspettavi da tempo. E poi una settimana intera sotto un diluvio di neve a trifolare canalini, sotto seggiovia, boschetti... e poi quel venerdì nero... quello appena passato... Un paio di discese stupende in neve profonda e perfetta, discese veloci, da sogno. Sei al culmine della gioia e vivi un momento aureo. E poi accade, di nuovo. E' breve, lancinante e sai che non si risolverà con uno schiocco di dita. Insacchi su un mucchio di neve dura, avverti una fitta e sai che non è una banale caduta. Lo percepisci nelle viscere e il tuo cervello è pazzo di paura e non vuole accettare l'idea che accada di nuovo. Rivedi mille volte quell'istante, e quelli insopportabili della sala operatoria, dei lunghi giorni da solo a letto col ghiaccio, dei fastidi della riabilitazione e dei mesi a denti stretti e dei vaffanculo strozzati tra i denti per scacciare il dolore e il timore... Poi passi un pomeriggio in pronto soccorso. L'ortopedico è ottimista ma tu in cuor tuo NO. Poi la notte tormentata, senza dolore ma con mille pensieri, e quell'immagine e quel rumore impressi nella mente, che tornano fuori ogni istante... e quel fottuto rumore... non lo hai sentito con le orecchie, lo hai sentito dentro di te, e ti ha scosso le budella. E il rientro a casa, tranquillizzare la ragazza, i genitori, e ANCORA il ghiaccio... di nuovo... Stamani da un amico ortopedico... gentilissimo e molto leale... ha lasciato poco spazio all'immaginazione. E questo è quanto. Fine di una stagione magica... inizio di una lunga salita. Per aspera ad Astra.
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