E come promesso ecco anche un report dalle amatissime Giulie. Arrivato qua in Friuli sono le montagne che più mi hanno appassionato e più mi stanno attraendo. Qui sono nascoste idee, progetti, intenzioni per i prossimi anni. E magari qualcosa anche per il presente.
Devo recuperare terreno in queste montagne, e anche grandi classiche come questa che presento sono step importanti che dopo la scorsa annata (disastrosa qua) mi danno grande soddisfazione e - come sempre di questi tempi - grande fatica.
E' venerdì, sarà il primo giorno di gran caldo dopo le nevicate, e non è facile capire perfettamente quali siano i tempi corretti per la gita. Come al solito, a parte la prima stradina forestale, dobbiamo aprire le danze io e Daniel.
Si parte verso le 7.30, volando su da Sella Nevea ai piani del Montasio. Per chi non li conoscesse, sono un vero balcone assolato di una bellezza incantevole, mille metri sotto le cime che li dominano, prima fra tutte lo Jof di Montasio. Qui, per chi ama le "magic line" di sci ripido, c'è davvero di tutto, condito dalla difficoltà nel trovare le giuste condizioni tipica di queste montagne.
Noi ci dirigiamo verso il Foronon del Buinz, che se non si può considerare vero e proprio sci ripido è comunque la solita OSA coi controcazzi, in più tutta da battere.
Non è molto frequentata, ed è giusto così perchè l'ambiente non è comunque dei più ospitali, almeno per qualche tratto. Raramente però ho trovato pendii di tale bellezza e pendenza ideale.
Dalla stradina dei piani del Montasio zoom verso la parte alta del nostro itinerario, saliremo lassù
Daniel a buon ritmo sullo sfondo della "magic line" del Modeon del Montasio
In vista della parete che saliremo, il Foronon del Buinz
Accanto a noi un'altra "classica" piuttosto estetica ed evidente, la Forca de Lis Sieris, qua molto carica (ancora per poche ore)
Prendiamo quota velocemente verso la base del canalino più ripido, che oggi pare proprio percorribile. Siamo motivati, finalmente una giornata dal meteo perfetto.
A base canale percepiamo che la neve fresca è ancora tanta e profonda, non ha ancora fatto in tempo a compattarsi. Tradotto: sarà una faticaccia. Ma si va, con una piccola variante per evitare il pianetto arriviamo alla zona che reputiamo opportuna per passare dal set up pellatorio a quello camminatorio.
Ultime inversioni quasi alla base del canaletto
Ci controllano. Da qui e dall'altro versante. E' un posto di blocco.
Al di là della forcellina scenari immacolati, sullo sfondo il Canin e le piste di Sella Nevea
Dei metri ripidi del canalino non ho foto. Solo il ricordo delle imprecazioni di Daniel, ma anche delle mie. La neve non ha consistenza, risalire quei pochi metri così pendenti ci prosciuga di molte energie. Intorno ci sono le rocce, a ricordarci che questo passaggio è coperto ma non poi così marcato. Ogni suo passo ricopre quello precedente, così anche da secondo è tutto da rifare. Fortunatamente poco più su le neve acquista un minimo di consistenza, almeno a tratti, e possiamo salire. Daniel è sempre davanti ma io, oltre a qualche metro di distacco, non ho abbastanza birra per dargli il cambio sotto questo sole torrido.
Appena usciti dal canalino la neve è un pelo più consistente. Un pelo.
Ho il sospetto che qui dopo ci divertiremo...
Daniel insiste su per i pendii più belli
Sospesi sull'altopiano del Montasio. In fondo M. Cimone e Curtissons
Dopo un'altro deciso cambio di pendenza risento smadonnare Daniel davanti a me. Si affonda, troppo. E' ancora ripidino, ma l'unica scelta è rimettere le pelli, altrimenti si fa troppo tardi. Detto fatto, prendiamo a tagliare con ampie inversioni il grande pendio, con il piccolo problema che la tenuta non è ottimale e ogni tanto vedo Daniel che scivola un mezzo metro, tira un porcone e fa l'inversione. Saliamo lenti, il sole cuoce e cominciamo ad essere stanchi. Un paio di scarichette laterali ci ricordano che la temperatura sta salendo, e quindi dobbiamo stringere i denti e muoverci. Il pendio principale, comunque, è abbastanza al riparo da rischi, sopra di noi ormai le pareti sono diventate corte, hanno molta roccia e poca neve addosso. E' circa mezzogiorno quando spuntiamo sulla cresta, fino all'ultimo non si capisce se si è arrivati oppure no.
Di nuovo pelli. Sullo sfondo il Sart
Si continua a salire decisi, per fortuna quassu si affonda meno anche se il caldo continua ad aumentare
Daniel sbuca in cresta
Da qui c'è la possibilità di salire a piedi alla cima, che poi non è neanche la cima vera del Foronon, molto più a Sud Est. Si potrebbe anche scendere con gli sci, forse, sebbene l'impressione è che sia una breve gimcana tra le roccette. Calcoliamo un attimo i tempi e decidiamo che non è il caso, ci fermiamo qua come più o meno tutti fanno. E' un posto non certo comodissimo, ma affascinante, accanto a una cornice di neve sospesa sul vuoto. Beviamo, mangiamo una robetta (ben poco, nessuno ha voglia con questo caldo) e si parte. Il pendio è da sballo, tutto sui 35-40 gradi in alto. La neve veramente buona, ancora morbida e profonda. Faccio solo un video nel tratto centrale, di foto non ne voglio sapere fin giù, meglio portare via il sedere da qua.
Il canalino è rimasto invece con neve meno convincente, ma solo pochi metri più pendenti ci sputano sui meravigliosi pendii bassi. Qua sì che un'oretta o un giorno in più sarebbero meglio, ma i boati che arrivano dalle pareti vicine ci ricordano che è arrivata la primavera, e a primavera all'una bisogna avere le gambe sotto il tavolo.
Evento clamoroso, riesco a farmi fare una foto da Daniel
Si parte. Godimento allo stato brado.
In uscita dal canalino
Daniel furoreggia
Foronon del Buinz
OSA circa 1300m dsl - exp prevalente SW
Rischio valanghe: 2 Moderato da bollettino (in diffuso e sensibile rialzo a 3 Marcato nelle ore calde)
Devo recuperare terreno in queste montagne, e anche grandi classiche come questa che presento sono step importanti che dopo la scorsa annata (disastrosa qua) mi danno grande soddisfazione e - come sempre di questi tempi - grande fatica.
E' venerdì, sarà il primo giorno di gran caldo dopo le nevicate, e non è facile capire perfettamente quali siano i tempi corretti per la gita. Come al solito, a parte la prima stradina forestale, dobbiamo aprire le danze io e Daniel.
Si parte verso le 7.30, volando su da Sella Nevea ai piani del Montasio. Per chi non li conoscesse, sono un vero balcone assolato di una bellezza incantevole, mille metri sotto le cime che li dominano, prima fra tutte lo Jof di Montasio. Qui, per chi ama le "magic line" di sci ripido, c'è davvero di tutto, condito dalla difficoltà nel trovare le giuste condizioni tipica di queste montagne.
Noi ci dirigiamo verso il Foronon del Buinz, che se non si può considerare vero e proprio sci ripido è comunque la solita OSA coi controcazzi, in più tutta da battere.
Non è molto frequentata, ed è giusto così perchè l'ambiente non è comunque dei più ospitali, almeno per qualche tratto. Raramente però ho trovato pendii di tale bellezza e pendenza ideale.
Dalla stradina dei piani del Montasio zoom verso la parte alta del nostro itinerario, saliremo lassù
Daniel a buon ritmo sullo sfondo della "magic line" del Modeon del Montasio
In vista della parete che saliremo, il Foronon del Buinz
Accanto a noi un'altra "classica" piuttosto estetica ed evidente, la Forca de Lis Sieris, qua molto carica (ancora per poche ore)
Prendiamo quota velocemente verso la base del canalino più ripido, che oggi pare proprio percorribile. Siamo motivati, finalmente una giornata dal meteo perfetto.
A base canale percepiamo che la neve fresca è ancora tanta e profonda, non ha ancora fatto in tempo a compattarsi. Tradotto: sarà una faticaccia. Ma si va, con una piccola variante per evitare il pianetto arriviamo alla zona che reputiamo opportuna per passare dal set up pellatorio a quello camminatorio.
Ultime inversioni quasi alla base del canaletto
Ci controllano. Da qui e dall'altro versante. E' un posto di blocco.
Al di là della forcellina scenari immacolati, sullo sfondo il Canin e le piste di Sella Nevea
Dei metri ripidi del canalino non ho foto. Solo il ricordo delle imprecazioni di Daniel, ma anche delle mie. La neve non ha consistenza, risalire quei pochi metri così pendenti ci prosciuga di molte energie. Intorno ci sono le rocce, a ricordarci che questo passaggio è coperto ma non poi così marcato. Ogni suo passo ricopre quello precedente, così anche da secondo è tutto da rifare. Fortunatamente poco più su le neve acquista un minimo di consistenza, almeno a tratti, e possiamo salire. Daniel è sempre davanti ma io, oltre a qualche metro di distacco, non ho abbastanza birra per dargli il cambio sotto questo sole torrido.
Appena usciti dal canalino la neve è un pelo più consistente. Un pelo.
Ho il sospetto che qui dopo ci divertiremo...
Daniel insiste su per i pendii più belli
Sospesi sull'altopiano del Montasio. In fondo M. Cimone e Curtissons
Dopo un'altro deciso cambio di pendenza risento smadonnare Daniel davanti a me. Si affonda, troppo. E' ancora ripidino, ma l'unica scelta è rimettere le pelli, altrimenti si fa troppo tardi. Detto fatto, prendiamo a tagliare con ampie inversioni il grande pendio, con il piccolo problema che la tenuta non è ottimale e ogni tanto vedo Daniel che scivola un mezzo metro, tira un porcone e fa l'inversione. Saliamo lenti, il sole cuoce e cominciamo ad essere stanchi. Un paio di scarichette laterali ci ricordano che la temperatura sta salendo, e quindi dobbiamo stringere i denti e muoverci. Il pendio principale, comunque, è abbastanza al riparo da rischi, sopra di noi ormai le pareti sono diventate corte, hanno molta roccia e poca neve addosso. E' circa mezzogiorno quando spuntiamo sulla cresta, fino all'ultimo non si capisce se si è arrivati oppure no.
Di nuovo pelli. Sullo sfondo il Sart
Si continua a salire decisi, per fortuna quassu si affonda meno anche se il caldo continua ad aumentare
Daniel sbuca in cresta
Da qui c'è la possibilità di salire a piedi alla cima, che poi non è neanche la cima vera del Foronon, molto più a Sud Est. Si potrebbe anche scendere con gli sci, forse, sebbene l'impressione è che sia una breve gimcana tra le roccette. Calcoliamo un attimo i tempi e decidiamo che non è il caso, ci fermiamo qua come più o meno tutti fanno. E' un posto non certo comodissimo, ma affascinante, accanto a una cornice di neve sospesa sul vuoto. Beviamo, mangiamo una robetta (ben poco, nessuno ha voglia con questo caldo) e si parte. Il pendio è da sballo, tutto sui 35-40 gradi in alto. La neve veramente buona, ancora morbida e profonda. Faccio solo un video nel tratto centrale, di foto non ne voglio sapere fin giù, meglio portare via il sedere da qua.
Il canalino è rimasto invece con neve meno convincente, ma solo pochi metri più pendenti ci sputano sui meravigliosi pendii bassi. Qua sì che un'oretta o un giorno in più sarebbero meglio, ma i boati che arrivano dalle pareti vicine ci ricordano che è arrivata la primavera, e a primavera all'una bisogna avere le gambe sotto il tavolo.
Evento clamoroso, riesco a farmi fare una foto da Daniel
Si parte. Godimento allo stato brado.
In uscita dal canalino
Daniel furoreggia
Foronon del Buinz
OSA circa 1300m dsl - exp prevalente SW
Rischio valanghe: 2 Moderato da bollettino (in diffuso e sensibile rialzo a 3 Marcato nelle ore calde)
...dai torna a trovarci una volta!