Jafferau, sabato mattina. Nei giorni precedenti ha nevicato circa 40cm e con due amici snowboarder decidiamo di fare un po' di freeride con gli impianti: oggi fa caldo e non è il momento giusto per andare a fare giri con le pelli, il bollettino valanghe parla chiaro. Dopo un paio di run, decidiamo di salire alla Testa del Ban e di lì scendere su un pendio ancora immacolato; nulla di estremo, ci si arriva in una ventina di minuti.
Siamo quasi in cima. Procediamo, per sicurezza, uno alla volta. Davanti c'è Filippo. Ad un certo punto, vedo una crepa aprirsi nella neve sotto di lui, a pochi metri da me e Dario. Il tempo sembra rallentare, io inizio a urlare agli altri di stare attenti; nel giro di un secondo migliaia di chili di neve umida e compatta cominciano la loro discesa verso il basso, sfiorandoci, nel più totale silenzio. Uno pensa a una valanga e si immagina un fracasso infernale, invece no, è silenziosa e bastarda. Continua la sua discesa verso valle infilandosi nel canale che dà sulla Val Fredda e poco dopo scompare oltre le rocce, inabissandosi in una nuvola di neve che sale dal basso. Sono passati solo pochi secondi e noi ci guardiamo, con espressioni che comunicano un misto di incredulità, spavento e sollievo, con l'adrenalina a mille.
In meno di un minuto ho imparato tanto. Che bisogna sempre, sempre STARE ATTENTI, per farsi male non serve andare su un canale a 50°, ci vuole molto meno. Che l'ARVA BISOGNA AVERLO SEMPRE, anche se si ha in programma una tranquilla giornata di freeride vicino agli impianti. E' un aggeggio che costa la metà di un paio di sci, pesa poco più di un telefonino e ci salva la vita. Che non si deve DARE NULLA PER SCONTATO: la "nostra" valanga era del tipo originato da un accumulo di neve, ma....il versante su cui ha staccato era sopravvento, solo che si è formato in una specie di "catino" in cui il vento formava un vortice.
Probabilmente questo è stato l'episodio in cui mi sono, detto con un francesismo, cagato di più: essere sfiorato da tonnellate e più di neve gessosa mi ha fatto capire che, per carità, è bello sciare belle linee etc, ma ci sono dei limiti, oltre i quali non ci si deve esporre. Bisogna essere umili, e anche un po' cagasotto, per la montagna.
Non sono riuscito a caricare le foto, che si trovano nell'articolo sul blog Federico Ravassard: La lezione.
Siamo quasi in cima. Procediamo, per sicurezza, uno alla volta. Davanti c'è Filippo. Ad un certo punto, vedo una crepa aprirsi nella neve sotto di lui, a pochi metri da me e Dario. Il tempo sembra rallentare, io inizio a urlare agli altri di stare attenti; nel giro di un secondo migliaia di chili di neve umida e compatta cominciano la loro discesa verso il basso, sfiorandoci, nel più totale silenzio. Uno pensa a una valanga e si immagina un fracasso infernale, invece no, è silenziosa e bastarda. Continua la sua discesa verso valle infilandosi nel canale che dà sulla Val Fredda e poco dopo scompare oltre le rocce, inabissandosi in una nuvola di neve che sale dal basso. Sono passati solo pochi secondi e noi ci guardiamo, con espressioni che comunicano un misto di incredulità, spavento e sollievo, con l'adrenalina a mille.
In meno di un minuto ho imparato tanto. Che bisogna sempre, sempre STARE ATTENTI, per farsi male non serve andare su un canale a 50°, ci vuole molto meno. Che l'ARVA BISOGNA AVERLO SEMPRE, anche se si ha in programma una tranquilla giornata di freeride vicino agli impianti. E' un aggeggio che costa la metà di un paio di sci, pesa poco più di un telefonino e ci salva la vita. Che non si deve DARE NULLA PER SCONTATO: la "nostra" valanga era del tipo originato da un accumulo di neve, ma....il versante su cui ha staccato era sopravvento, solo che si è formato in una specie di "catino" in cui il vento formava un vortice.
Probabilmente questo è stato l'episodio in cui mi sono, detto con un francesismo, cagato di più: essere sfiorato da tonnellate e più di neve gessosa mi ha fatto capire che, per carità, è bello sciare belle linee etc, ma ci sono dei limiti, oltre i quali non ci si deve esporre. Bisogna essere umili, e anche un po' cagasotto, per la montagna.
Non sono riuscito a caricare le foto, che si trovano nell'articolo sul blog Federico Ravassard: La lezione.