Autolesionismo Consapevole, ovvero scialpinismo di espiazione.

dotchicco

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Dunque, ormai prossimi alla fine di questo inverno, dopo una settimana di lavoro spossante si crea la situazione giusta.
Sono anni che accarezzo questa idea senza senso. C'è una montagna che mi tormenta un po'. Me la sono studiata, camminata, esplorata un po' in tutte le stagioni. Specie in autunno. Ogni dannato autunno, coi primi freddi, mi torna in mente quella sciocca idea. Salire con le pelli fino in vetta. Ampi prati portano alla cima, dove una grande croce in ferro troneggia su uno spettacolo degno. Tre vallate enormi si aprono intorno, e lo sguardo può spaziare in ogni dove. Non c'è nulla di diverso da tutte le altre montagne... ma questa mi tormenta. Un po' perchè ogni mattino, mentre vado al lavoro in bicicletta, mi guarda beffarda. Un po' perchè la sfida vera è trovare le condizioni giuste. Per inverni non c'era neve, mai. Altri, come quello scorso, ce n'era troppa. Oppure io ero impegnato col lavoro, o ero via, o non ero pronto. Ma nelle settimane passate ha nevicato più volte, a distanza di giorni. E poi, come nelle mie fantasie più sfrenate, è uscito un bel sole. Qua a valle ci son state due giornate tiepide, gradevoli, senza un alito di vento. E sabato mattina mentre andavo al lavoro, pedalando svogliatamente, ho guardato maliziosamente verso nord, e lei era coperta di brina, bianchissima. Tutto pareva coincidere, collimare. Poi a sera, mentre ero in auto con la ragazza e il sole stava ormai tramontando, lei ha guardato verso la montagna e mi ha detto "ma domani vai allora? Guarda... è bellissima, guarda quanta neve! non ci saranno queste condizioni poi.." . E di nuovo mentre tornavamo dalla cena, ha insistito perchè la accompagnassi a casa prima, perchè dormissi almeno qualche ora. Comprensiva... le voglio un gran bene. E dunque mi son trovato a casa, era tardi ma tutta la mia attrezzatura alberga a portata di mano in inverno. E in pochi minuti tutto era pronto, comprese vettovaglie e sali minerali. Dormo quattro ore scarse. Come sempre prima di qualcosa di sospirato, è un sonno leggero, non riposante, pieno di pensieri e aspettative. Poi arrivano le 5, e suona la sveglia. Mi preparo di corsa senza fare rumore. Scendo in cucina e ingoio biscotti, caffè, succo di frutta, senza gustarne il sapore, solo perchè va fatto. E finalmente parto. Uno dei pensieri che mi ha tenuto compagnia durante la notte è... da quale versante salire???
Ho carta bianca... Da sud è più breve, posso salire con l'auto fino al paesello più arroccato, la strada è aperta. Di lì un sentiero sale dentro un castagneto secolare, poi segue per un tratto una strada demaniale e in breve si arriva sotto il cono sommitale, poi si è in cresta e di lì in vetta. E' ripido e un po' esposto... Bello... ma farà caldo presto, e l'idea di dover ridiscendere quel pendio con neve pessima mi toglie molte velleità... l'esposizione a sud non è favorevole, non siamo a 2000 metri e devo tenerne conto. Passerò da nord. La salita è molto più dolce e sfrutta una bella strada che sale molto in alto. Poi proseguirò sui pascoli. Preferibile, penso, tantopiù che son da solo e starmene sulla strada è un bel vantaggio. Solo che ho fatto i conti senza l'oste. La strada è presto sbarrata dalla neve, che è altissima ben prima di dove speravo di iniziare a salire. Non mi scoraggio, anzi... preparo tutto e comincio a salire. La neve, come in un sogno, è dura come il vetro. Le pelli suonano scivolandoci sopra. Non sono neanche le 7 di mattina e già sto salendo, con un buon passo e un ottimo spirito. Malgrado i miei sci siano pesantissimi e poco adatti a questo martirio.

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Ciò che mi aspetta è un vero e proprio percorso catartico. Sono più di 7 chilometri, tutti di gradevole pendenza, con un paio di strappi gradevoli e, ovviamente, la salita in vetta che presenta pendenze molto golose. Salgo di buon passo dunque, fermandomi a fare qualche foto e restando strabiliato del silenzio surreale. Fa caldissimo, non ho messo i guanti e dopo poco son costretto a togliere la giacca, e proseguire col solo gilet. Ma la neve, che resta al riparo degli alberi, è sempre durissima, perfetta. Mi congratulo per la scelta.

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A metà del percorso incontro molte tracce di animali. Non sono il solo a scegliere la strada, dunque. Le tracce sono visibili e riconoscibili, perchè lasciate sulla brina che ricopre la neve rigelata. Ce ne sono tantissime di lupo, una infinità. Si inseguono seguendo percorsi odorosi invisibili. Non sono di cane, giacchè in una unica impronta si riconoscono la zampa anteriore e quella posteriore. Così il lupo risparmia le forze. Sono belle grandi. Animali bellissimi. E poi molti ungulati. Usano la strada per spostarsi. Credo anche un cervo. C'è un fosso in mezzo alla strada, un animale grosso e pesante è passato di qui, scavando una trincea. Le pedate non lasciano dubbi. Cervo. Poi ad un certo momento le impronte dei lupi spariscono inerpicandosi nel bosco. Mi sento un po' solo adesso. Anche le tracce dei due ciaspolatori che si erano spinti quassù, forse la sera prima, poco prima di una curva mostrano segni di incertezza... ci son molte pedate in tondo... immagino una breve discussione tra i due... forse uno voleva proseguire un po', l'altro invece voleva rientrare. Erano un uomo e una donna, credo. L'uomo ha impronte più marcate, carica il peso di più sul tallone. La donna, o un ragazzo, ha impronte più flebili, anche i bastoncini non bucano in profondità la neve ghiacciata. Ho idea che siano saliti nel pomeriggio, perchè mentre le impronte che salgono sono ben impresse, quelle in discesa, specie nel primo tratto di strada, sono appena visibili, segno che la neve era gelata nel frattempo. Troppo pensare, comunque. Ma serve a distrarre la mente da quei doloretti che cominciano a venir fuori. specie ai piedi. Continuo a salire con gli occhi pieni di sole e cielo azzurro. Mi fermo a mangiare e bere sali. Nel silenzio più assordante che io riesca a ricordare. Respiro fino a calmare il battito e mi godo qualche minuto di pace assoluta. Non c'è nessuno, sono solo, lontano dal chiasso e dal resto del mondo. E sto bene. Resto impalato su quella curva, riscaldato dal sole benevolo, con la borraccia in mano, la bocca piena di cioccolato e lo sguardo inebetito. Ma devo ripartire, i muscoli non gradiscono queste pause.
Questo percorso pare non finire mai, sette chilometri han la coda lunga, ma oggi son qui per mettere fine a quella gradevole ossessione che da qualche inverno mi stuzzica. E quindi proseguo, lenendo i dolori, che si fanno invadenti, con l'idea di arrivare in vetta da solo. Conquisto infine l'attacco finale.... manca lo strappo finale, il più ripido, il più faticoso, ma il più bello. Lo sguardo potrà spaziare e raccogliere il piacere da tanta fatica. Ora mi fermo, mi siedo nella neve, mi godo il sole sulla schiena e mi sgranocchio un po' di riso soffiato col cioccolato. Bevo ancora avidamente. Son un po' provato e prendo tempo. Faccio un paio di foto, e ricevo una graziosa telefonata. "Tutto bene, son quasi in cima... manca poco, la neve è bella, tutto perfetto, son completamente solo. Bellissimo".

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Raccolgo le forze e le mie carabattole. Mi ricompongo e riprendo a salire. Devo scavalcare un recinto di filo spinato che in estate ostacola le vacche. poi la via è aperta fino alla vetta. Mi trovo a pensare che questo è il momento più rischioso. Sono su un pendio che supera i 30 gradi. Ci sono distacchi piccoli in un paio di punti. La superficie è lavorata dal vento e coperta di ghiaccio di fusione. Lo strato di neve supera in alcuni punti i due metri. E in più, in questa zona, non esiste praticamente soccorso alpino... e chi mai potrebbe avvertirlo poi??? un lupo?? In effetti credo di non essermi mai esposto così. Me la gioco con calma. Chiamo a raccolta tutte le esperienze maturate, individuo un possibile percorso e mi prometto di variarlo in caso di segnali negativi. Invece tutto va bene. La neve tiene, e bene. Solo su un traverso rimpiango di non aver portato i coltelli, ma è cosa breve e con un paio di bestemmie si supera.


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In breve son in cresta, e da qui è solo una breve passeggiata. Passeggio sul vetro levigato dalla tramontana, le pelli suonano di nuovo sulla neve. Mi spingo sul punto più alto del crinale e finalmente mi fermo. Fa caldissimo, son sudato e stanco, ma ho una certa leggerezza nel cuore. Tolgo gli sci in un punto piano e ampio, mi siedo e mi riposo. Sole, tepore, nessun alito di vento. Silenzio assoluto e vista incantevole.



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Pensieri e sensazioni si annodano nella mente. Vorrei restare un po', ma quel pendio che devo ridiscendere è ripido e si sta scaldando, la strada prenderà un sacco di sole e si scioglie la crosta gelida che mi ha supportato stamani son cotto... affonderò e faticherò come un mulo. Mentre inseguo questi pensieri un blocco di galaverna enorme crolla al suolo dall'antenna di metallo posta sull'anticima, con un tonfo sordo e sgradevole. Mi affretto. La discesa è breve, mi regala una manciata di curve su neve buona, un po' difficile in alcuni punti ma gustosa. Supero ancora i reticolati e mi volto a guardare la mia ossessione svanire. Una buona traccia, non troppo elegante forse. Riprendo la strada, finalmente in discesa. Nei punti in ombra corro velocissimo, fischiettando "whiskey in the jar" per farmi compagnia. Laddove il sole ha rammollito la neve freno dannatamente, tanto che son costretto a restare sopra le pavide tracce di salita per aver meno attrito. Ma tutto scorre bene. Mi tiro anche un paio di curvoni tagliando per un boschetto, e poi scendo nell'aria calda del primo vero giorno di primavera. Ho male alle tibie, ai piedi, ai talloni, ma son di umore ottimo. Provo un certo vuoto, poichè quella piccole ossessione mi ha comunque tenuto compagnia per qualche tempo e averla persa mi provoca smarrimento... e durerà finchè non ne troverò un'altra tutta nuova da inseguire. Sono le 12:30 quando arrivo all'auto. Ho impiegato tre ore e mezzo per salire, e solo una ventina di minuti per scendere. Ecco qua. Sono coi piedi nella neve a contemplare vesciche e tibie spellate. E dunque è questo che tanto inseguiamo, con le nostre inutili ed effimere prove. Un briciolo di piacere. Dura poco, per conquistarlo ci vuole un mare di costanza, impegno, preparazione e culo. E quando lo raggiungi ti senti un po' in colpa, per aver distrutto il tuo pensiero felice. E sai in cuor tuo che dovrai presto dartene un altro per placare la tua smania, piccolo bastardo insoddisfatto. C'è una vena di autolesionismo in tutto questo. E' un percorso catartico che porta a gioia fanciullesca e sorriso ebete.
A onor del vero, stamani, malgrado qualche doloretto residuo, camminavo ad un palmo da terra. Evviva!
Doc
 
Ultima modifica:
Bellissimo report, grazie! La parte conclusiva poi non laverei saputa descrivere meglio, ogni volta che preparo un uscita che non ho mai fatto, una volta conclusa mi sento proprio come te.
 
Solo una risposta? Assolutamente voto dieci! Qui si vede la passione. Ma soprattutto, voto 10 al sorriso ebete: ti capisco eccome. Ultimamente ce l'ho sempre stampato sul viso quando vado in montagna :)
 
ahimè, solo 10 giorni dopo ho avuto un incidente, banale, che ha posto fine alla mia stagione d'oro... dovrò operarmi per ricostruire il crociato anteriore, di nuovo... già fatto 9 anni fa sulla gamba sinistr, ora tocca alla destra... rileggere oggi queste righe è doloroso, ma infonde coraggio.
Doc
 

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ahimè, solo 10 giorni dopo ho avuto un incidente, banale, che ha posto fine alla mia stagione d'oro... dovrò operarmi per ricostruire il crociato anteriore, di nuovo... già fatto 9 anni fa sulla gamba sinistr, ora tocca alla destra... rileggere oggi queste righe è doloroso, ma infonde coraggio.
Doc

Ho letto del tuo infortunio sull'altro topic: non posso che augurarti una buona guarigione.

Tornerai più forte e motivato di prima!
 
bel racconto!!
ci sono certe discese che anche se banali o ignorate da tutti ti instaurano un tarlo che inizia a logorarti fino a quando non le riesci a sciare...
vedo che non sono l'unico ad avere dei tarli :D
 
...sembrava di leggere un libro, molto bello! :D
 
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