Vittorioc73
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Da lunedì sono dispersi......
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Non tutto è perduto per i tre alpinisti italiani che da lunedì sono bloccati sul Dome de Neige des Ecrins, nelle Alpi francesi. Un controllo sulle celle telefoniche che hanno "agganciato" i loro cellulari fa sperare che stiano scendendo dalla montagna. Lo ipotizza Edoardo Rixi, consigliere regionale ligure della Lega nord ed esperto alpinista, che a Braincon sta seguendo le operazioni di soccorso. "Abbiamo preso i loro numeri di telefono - spiega Rixi - e visto su quali ripetitori si sono collegati prima che le batterie si esaurissero. L'ultimo contatto risale alle 20 di lunedì sera. Una chiamata non risposta, probabilmente perché erano in mezzo alla bufera. La cella agganciata rivela che si trovavano nei pressi della Breche Lory, spartiacque tra il Dome des Ecrins e la Barre des Ecrins, dove ci sono due opzioni: scendere dal pericoloso 'couloir des avalanches' oppure verso il ghiacciaio della Pilatte, dove a 2.500 metri c'è anche un rifugio. Quest'ultima è la via più sicura, mentre gli altri versanti erano sconvolti dalle slavine".
I tre alpinisti dispersi sono Damiano Barabino, cardiologo genovese di 32 anni, Francesco Cantù, bergamasco, primario del reparto di cardiochirurgia dell'ospedale di Lecco, e Luca Gaggianese, istruttore del Cai di Milano. Tutti con grande esperienza di montagna: Barabino ha salito due volte il Fitz Roy, il suo curriculum nelle Alpi comprende ascensioni difficili come le nord del Cervino e dell'Eiger. Hanno affrontato la goulotte Gabarrou-Marsigny sul versante meridionale del Dome, aperta nel 1980 da due dei più forti specialisti francesi del ghiaccio. Un sistema di cascate gelate che sale fino in vetta, percorso nel mese di luglio dai due primi salitori ma ripetuto di solito nel tardo autunno, quando le temperature rendono la parete più sicura. Non è chiaro se i tre italiani hanno percorso la via fino in vetta. Quando Barabino, lunedì pomeriggio, ha telefonato al padre, per dare l'allarme, gli ha riferito che erano arrivati quasi in fondo alle doppie, il che farebbe pensare a una discesa lungo la stessa via (confermata peraltro dalle notizie sull'agganciamento delle celle telefoniche). Ma le condizioni della parete, con l'arrivo del maltempo, sono molto cambiate. A duemila metri è caduto oltre un metro di neve e il vento forte rende il freddo più insopportabile. Probabilmente hanno scavato un riparo nella neve e nel ghiaccio e stanno attendendo condizioni migliori. Il loro equipaggiamento era relativamente leggero ma sembra che almeno Barabino avesse un sacco a pelo.
Gli uomini del Peloton d'haute montagne di Briancon non hanno potuto fare molto. Ieri hanno raggiunto Pré de Madame Carle, poco oltre i 1.800 metri di quota, per cercare di risalire la parete sud. Ma il pericolo di valanghe li ha fatti desistere. La bufera in quota impedisce anche di avvicinarsi con l'elicottero. Non resta che aspettare. "La situazione è complicata ma non ancora disperata", commenta Nicolas Colombani, comandante del Pghm.
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Non tutto è perduto per i tre alpinisti italiani che da lunedì sono bloccati sul Dome de Neige des Ecrins, nelle Alpi francesi. Un controllo sulle celle telefoniche che hanno "agganciato" i loro cellulari fa sperare che stiano scendendo dalla montagna. Lo ipotizza Edoardo Rixi, consigliere regionale ligure della Lega nord ed esperto alpinista, che a Braincon sta seguendo le operazioni di soccorso. "Abbiamo preso i loro numeri di telefono - spiega Rixi - e visto su quali ripetitori si sono collegati prima che le batterie si esaurissero. L'ultimo contatto risale alle 20 di lunedì sera. Una chiamata non risposta, probabilmente perché erano in mezzo alla bufera. La cella agganciata rivela che si trovavano nei pressi della Breche Lory, spartiacque tra il Dome des Ecrins e la Barre des Ecrins, dove ci sono due opzioni: scendere dal pericoloso 'couloir des avalanches' oppure verso il ghiacciaio della Pilatte, dove a 2.500 metri c'è anche un rifugio. Quest'ultima è la via più sicura, mentre gli altri versanti erano sconvolti dalle slavine".
I tre alpinisti dispersi sono Damiano Barabino, cardiologo genovese di 32 anni, Francesco Cantù, bergamasco, primario del reparto di cardiochirurgia dell'ospedale di Lecco, e Luca Gaggianese, istruttore del Cai di Milano. Tutti con grande esperienza di montagna: Barabino ha salito due volte il Fitz Roy, il suo curriculum nelle Alpi comprende ascensioni difficili come le nord del Cervino e dell'Eiger. Hanno affrontato la goulotte Gabarrou-Marsigny sul versante meridionale del Dome, aperta nel 1980 da due dei più forti specialisti francesi del ghiaccio. Un sistema di cascate gelate che sale fino in vetta, percorso nel mese di luglio dai due primi salitori ma ripetuto di solito nel tardo autunno, quando le temperature rendono la parete più sicura. Non è chiaro se i tre italiani hanno percorso la via fino in vetta. Quando Barabino, lunedì pomeriggio, ha telefonato al padre, per dare l'allarme, gli ha riferito che erano arrivati quasi in fondo alle doppie, il che farebbe pensare a una discesa lungo la stessa via (confermata peraltro dalle notizie sull'agganciamento delle celle telefoniche). Ma le condizioni della parete, con l'arrivo del maltempo, sono molto cambiate. A duemila metri è caduto oltre un metro di neve e il vento forte rende il freddo più insopportabile. Probabilmente hanno scavato un riparo nella neve e nel ghiaccio e stanno attendendo condizioni migliori. Il loro equipaggiamento era relativamente leggero ma sembra che almeno Barabino avesse un sacco a pelo.
Gli uomini del Peloton d'haute montagne di Briancon non hanno potuto fare molto. Ieri hanno raggiunto Pré de Madame Carle, poco oltre i 1.800 metri di quota, per cercare di risalire la parete sud. Ma il pericolo di valanghe li ha fatti desistere. La bufera in quota impedisce anche di avvicinarsi con l'elicottero. Non resta che aspettare. "La situazione è complicata ma non ancora disperata", commenta Nicolas Colombani, comandante del Pghm.