Pierr, il discorso relativo alla bonifica delle piste è una cosa, quello relativo all'ambiente incontrollato un'altra. In un comprensorio sciistico esistono documenti che storicizzano i pendii valanghivi: si sa cioè quali sono i pendii a rischio e si sa in quali condizioni lo diventano.Chi ci lavora è presente per tutta la stagione e quindi in caso di forte vento,per fare un esempio,in base alle direzioni rilevate dalle centraline e dall'osservazione degli accumuli sarà possibile intervenire per disinnescare il rischio. In ambiente naturale chiaramente manca questo monitoraggio costante, a meno che non si frequenti molto spesso una zona. L'unico strumento è il bollettino valanghe che tuttavia riporta dati generici che vanno poi concretizzati quando si è in ambiente. Immagina questa situazione: nevicata di 50 centimetri seguita da due giorni di vento forte da proveniente da ovest con rotazioni verso nord. Il vento trasporta la neve pelando i pendii sopravento (esposti da ovest a nord) e carica i pendii sottovento (esposti da est a sud). 50 cm possono ,in accumulo, creare gonfie alte anche un paio di metri. In questo caso non è difficile osservare il territorio, perchè si vede chiaramente dove il vento ha tolto neve e dove l'ha accumulata e quindi si potrà prestare attenzione a quei pendii più carichi, stando con le antenne dritte sui cambi di pendenza in cui il ripido aumenta perchè è li che tende a depositarsi la neve trasportata. Immagina ora che a questa situazione si aggiunga una nevicata di 20 cm: tutto apparirà uniforme e sarà più difficile distinguere le zone sopravvento da quelle sottovento.In questo caso la situazione si complica ma è sempre buona norma raccogliere informazioni sulle situazioni di vento precedenti in uno specifico luogo,in questo modo saprai a spanne quali sono le esposizioni più a rischio.Considera che di solito in un luogo i venti arrivano spesso dai medesimi quadranti,anche se sono possibili rare eccezioni.Il resto è una valutazione locale che fai sciando: se entri in un pendio che ti sembra a rischio, cerchi di sollecitarlo il meno possibile oppure lo aggiri.Se è piccolo e non c'è nessuno sotto lo solleciti dall'alto per bonificarlo e vedere se parte qualcosa...Per quanto riguarda il caso che citi...è uno dei più pericolosi.Anche un piccolo banco di 5 m per 5 rischia di farti male,non per il travolgimento ma perchè ti butta giù dalle rocce.Una delle ragioni del distacco di placche, ma anche di valanghe polverose,è dovuta al sovraccarico sul "piede" della valanga che in questo caso è tutta sopra di te.Caso questo che può capitare proprio passando sopra una barra rocciosa.Di più non so che dirti...impara a guardarti intorno quando scii,mentre risali in seggiovia guarda se i pendii mostrano segni di distacchi precedenti e in quale esposizione e sii pronto a reagire se capita qualcosa: quindi capacità di uso di aps e soci altrettanto capaci. Distanze aumentate su pendii a rischio ed ovviamente sciarli uno per volta.Non lasciare mai ultimo chi scia peggio e rischia di cadere in modo da avere qualcuno a monte che in pochi secondo lo può già localizzare. Chi è a valle si ferma in luogo sicuro ma non troppo lontano perchè se capita qualcosa all'ultimo risalire e cercarlo può far perdere un sacco di tempo....le solite cose insomma.Ciao.