Veneto inizi 20° secolo, terra di forti contrasti, tanta miseria e ancor più voglia di lavorare e cambiare il mondo, insomma di emergere.
Veri animali da soma, imprenditori venuti su a pane e salame senza calpestare i diritti di nessuno se non i propri.
Ci sono riusciti.
Molti sono emigrati all'estero: Belgio, Svizzera, Francia, Germania, Australia, Canada, USA, ecc.
Alcuni si sono spinti a ovest ma sono rimasti in Italia, principalmente Torino e limitrofi.
Altri sono rimasti un po' più indietro e si sono fermati nelle valli bergamasche dove c'era bisogno di pastori e allevatori; molti, forti della loro esperienza agricola veneta, ce l'hanno fatta.
Tra questi tre fratelli vicini di casa di mio nonno che si trasferirono a Carona, Foppolo e il 3° non ricordo.
Uno agricoltore e allevatore continuò con il bestiame; l'altro, falegname, costruiva porte per stalle, gioghi per il bestiame da lavoro, sedie, ecc. con il passare degli anni si specializzò in porte e finestre, conobbe una ragazza originaria di Varese, si sposarono e lui andò a stare lì.
Il 3°, il più giovane, arrivò a Carona che non aveva nemmeno 18 anni, faceva il muratore e fu assunto da una ditta che faceva dighe, me lo ricordo quasi novantenne ma roccioso che mi diceva di averne costruite diverse in zona.
Stendo un grosso velo pietoso sugli eredi di coloro che hanno fatto quel miracolo.
Ecco spiegato il mio gancio con la val Brembana: mio nonno voleva andare a trovare i suoi vecchi amici.
Ad essere precisi non ho nessun ricordo di Foppolo nonostante i miei genitori mi ci abbiano portato ma a Carona ci siamo stati qualche volta anche dopo la morte di mio nonno e del suo amico.
Ciao