Alp Magazione #279 //CERRO TORRE // ICE CLIMBING // VALLE ORCO // LESSINIA

Fabio

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Staff Forum
[h1]ALP MAGAZINE #279[/h1]
Questo mese su ALP (n.279):

CERRO TORRE /
Mentre scoppia la polemica sulle schiodature, David Lama libera la Via del Compressore.

ICE CLIMBING /
Il punto sulla Coppa del Mondo 2012. Pareti e gare della competizione 2012.

INTERVISTA CON ANNA TORRETTA /
Il punto con una protagonista assoluta. Tastiamo con lei il polso della normale attività su ghiaccio e delle competizioni.

VALLE ORCO /
Scialpinismo all'ombra del Gran Paradiso. Percorsi alpinistici invernali e primaverili.

MAROCCO /
Sull'Alto Atlante con gli sci, oltre i 4000. Cime innevate che dominano il deserto.

VAL MAIRA /
Con le ciaspole alla scoperta di una valle occitana. Per un turismo alla ricerca della natura, della quiete e dei segni della cultura occitana.

ALPE DEVERO/
Sui sentieri innevati del Parco Regionale. Il luogo ideale per gli amanti dello sci di fondo, dello scialpinismo e delle ciaspole.

LESSINIA /
Il Monte della Luce. Le magie invernali dell'altopiano dalle mille sfaccettature.

PASSO DEL TONALE/
Pisgana, luogo classico per fuoripista a 5 stelle. Una bellissima discesa fuoripista, da sempre considerata un grande classico.


Inoltre:
Ambiente: ghiacciai in ritirata nel Gran Paradiso / This will destroy you: una nuova rubrica per i personaggi della montagna /
Fotografia: Emilio Frisia, spirito libero in alta montagna / Via del Compressore: libera ma non dalle polemiche / Pareti e gare di coppa del mondo ICE 2012

Copertina rivista ALP #279
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Editoriale #279
Trentacinque centimetri di neve e l’Italia si fermò
Si contano le vittime, purtroppo.
La colonnina del termometro scende a meno dieci, quindici e gli organi di informazione, allarmati, parlano di geli siberiani (là si arriva a 50°C
sotto zero). Le grida di dolore arrivano dalle pianure e dalla città.
Raramente dalle nostre montagne.
Alcune di loro esultano perché la neve è oro bianco che fa pulsare la stagione invernale dell’economia legata allo sci. Per loro l’assenza di neve giustifica la richiesta dello stato di “calamità naturale”. Quando i fiocchi cadono abbondanti però, non pensano nemmeno lontanamente di rimpinguare i fondi a cui chiedono di attingere in caso di stagione deludente. È l’Italia delle diseguaglianze e degli egoismi territoriali, che nello stesso arco alpino vede territori che vivono in sovrabbondanza grazie a privilegi forse non più giustificabili, e altri in costante difficoltà.
La gran parte delle terre alte convive comunque con una consuetudine ancestrale che vede precipitazioni a terra che vanno ben oltre qualche decina di centimetri.
I Comuni montani, che qualcuno ha avuto la pensata di ritenere “inutili” e dispendiosi, nonostante bilanci ridicoli non attendono la Protezione Civile e le sue indicazioni: affrontano i problemi facendosene carico direttamente e assumendosi tutte le responsabilità.
Quando le precipitazioni nevose arrivano, i sindaci, gli assessori, i consiglieri comunali, indossati scarponi, pile e giaccavento, scendono in strada insieme alle lame sgombraneve e alle frese di cui hanno dotato le loro amministrazioni (e che qualche sprovveduto avrà probabilmente inserito nell’elenco delle spese inutili...). Lo fanno consapevoli di essere al servizio delle loro comunità, senza convocare né televisioni né fotografi.

In montagna la politica è questo. Così le strade sono percorribili, i disagi affrontati e sopportati senza strascichi polemici. Anche i cittadini montanari si responsabilizzano, si attivano, si aiutano. Questa è la montagna viva, la montagna vera di cui ci si dimentica quando sarebbe necessario dotarla di strumenti legislativi e amministrativi che potrebbero consentirle di rioccupare quel suo ruolo importante nell’economia del Paese, e così ridare dignità e orgoglio a tutte le donne e gli uomini, giovani o vecchi, che hanno deciso di non lasciare le terre alte, ma di investire lì il loro futuro. Alla loro forza e alla loro determinazione ci sembra bello dedicare queste semplici e sagge parole di un grande montanaro, Mario Rigoni Stern. Agli altri l’occasione per una riflessione.
«Quando esco da casa e il termometro in piazza, sul muro della farmacia segna -18°, stimo molto freddo e sento pizzicare il naso. Ma, se ripenso ai -39 del gennaio 1942, mi dico che è quasi primavera!
Insomma, basta con queste lagne. È perché viviamo sempre in case surriscaldate, perché facciamo poco movimento, perché le donne vanno vestite leggere per far vedere le forme e la pelliccia la indossano in mezza stagione per farsi notare, perché i giovani vestono i jeans e non mettono le mutande di lana e bevono bevande fredde invece di tè caldo.
Noi, noi siamo così; ma quando vedo un maghrebino spalare la neve senza cappotto, o uno slavo lavorare da muratore su un’impalcatura tra la neve che cade, o un nero che cerca un poco di caldo nella sala d’aspetto di una stazione ferroviaria, allora penso che per loro è davvero freddo.
[...]
Noi che viviamo in case calde, che siamo ben nutriti, che abbiamo morbidi indumenti di lana, consideriamo che anche questi sono uomini»
(da Stagioni, Einaudi 2006).
 

Allegati

  • ALP 279 Edito.pdf
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  • ALP 279 Somma.pdf
    262.8 KB · Visualizzazioni: 679
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