Adesso ho il tempo di rispondere.
Attualmente si sta assistendo alla scomparsa della più grande foresta del mondo e nessuno è interessato a salvarla. L'IMAZON (Istituto Brasiliano dell'Ambiente e dell'Uomo dell'Amazzonia) suddivide l'Amazzonia brasiliana in tre blocchi:
1- il 53,41% è l'area che per ora non ha subito pressioni;
2- 19,25% è l'area di pressione umana consolidata;
3- 27,34& area di pressione umana incipiente.
Nel luglio 2005 la deforestazione era di 692 mila km2. Negli ultimi 40 anni si è alterato il 30% del territorio amazzonico. La più grande ipocrisia amazzonica è l'impunità. L'IBAMA ha dovuto dichiarare che solo il 2% del totale delle multe è stato pagato. Invece secondo l'IMAZON è stato pagato solo l'11,5% delle multe inflitte dall'IBAMA tra il 2001 e il 2005.
Facendo un piccolo sommario, ecco le 'undici bestie' dell'Amazzonia:
1. allevamento bovino estensivo;
2. la soia: da alimento a razione per bestiame chic;
3. il carbone vegetale: chaminés do desprezo;
4. lo sfruttamento incontrollato del legname;
5. il modello fondiario adottato;
6. il narcotraffico e la guerriglia;
7. il traffico di animali e piante, la biogrilagem;
8. la caccia predatoria;
9. la miniera d'oro;
10. le grandi opere (centrali idroelettriche, idrovie e strade);
11. la pesca predatoria.
La foresta tropicale atlantica (Mata Atalantica) è stata ridotta al 7% della sua copertura originale, il Cerrado a meno di 1/3 e perde ogni giorno 100 ha, la Caatinga a meno della metà per cedere spazio alla voglia di mangiare carne. Dal 1960 l'espansione dell'allevamento è un dato costante, considerato la soluzione 'migliore' per occupare il territorio. Non ce ne rendiamo conto ma siamo sotto la dittatura del bue. Senza saperlo, il brasiliano sta pagando un prezzo alto per avere nel piatto una bistecca che costa meno (una scelta che per il pianeta ha proporzioni catastrofiche).
Per allevare 65 milioni di buoi sono stati deforestati oltre 65 milioni di ha. Il 7,6% del territorio brasiliano è utilizzato per il bestiame amazzonico. L'IMAZON sostiene che a questa percentuale bisogna aggiungere altri 16,5 milioni di ha di occupazione. Basandosi sul censimento rurale del 1995, l'IMAZON calcola che 7 milioni di ha di pascolo siano abbondanti (13% del totale), 40% abbastanza produttivi, e l'altro 40% poco produttivo. I fazendeiros, invece di recuperare i pascoli utilizzati, preferiscono deforestare nuove zone della loro proprietà o acquistare fazendas nelle regioni della frontiera pioneira. Costa meno!.
L'IPAM informa che l'allevamento è responsabile della deforestazione per un aumento annuale dell'1,4%. Nel 2005 IMAZON ha dichiarato che tra il 1990 e il 2003 il bestiame dell'Amazzonia brasiliana è passato da 26,6 a 63 milioni di capi (una crescita del 6,7% all'anno). Oggi, ovviamente, i capi di bestiame sono molti di più. Se si mantiene questo ritmo, nel 2050 l'Amazzonia sarà una stalla con 285 milioni di capo da bestiame.
Ma l'allevamento non è redditizzio!!!!
Si calcola che l'allevamento produca un reddito annuale di 307 milioni di dollari. Secondo l'istituto Peabiru, questa quota rappresenta solo lo 0,2 del PIL. Inoltre, secondo l'IMAZON, l'allevamento genera poco più di 118 mila posti di lavoro diretto. Si potrebbe accettare questo sacrificio se fosse fonte di rendita e di lavoro sufficiente per combattere la miseria nella maggior parte degli 8 milioni che vivono nella zona rurale dell'Amazzonia. Ma la realtà è un'altra!.
L'allevatore, specie quello medio e grande, è convinto che la sua attività sia redditizia. Investe denaro perché, come molti dicono, è la sua vocazione, gli piace, è ciò che sa fare, l'ha appreso dai suoi antenati. L'IMAZON conclude che "gli studi dimostrano che l'allevamento estensivo praticato nella maggior parte dei 'fazandeiros' genera un reddito molto basso. Le piccole fezendas di latte, locallizare vicino alla rete stradale, producono redditi soddisfacenti". Si stima che la redditività sia intorno al 5%, se non addirittura negativa in molti casi.
Ma perché l'allevatore è convinto che il suo sia un affare?
Semplicemente perché non fa i conti, non si rende conto che è un business di scarsa redditività. Sarebbe meglio se vendesse il suo bestiame e devolvesse il denaro in un investimento a basso rischio nelle banche del paese. Persino se depositasse il suo denaro in un libretto di risparmio, che pure rende solo il 6% all'anno (l'allevamento in Amazzonia rende il 4,6% e nel resto del Brasile il 3,6%, dati IMAZON 2005), ne ricaverebbe una rendita migliore. Così facendo, invece, lascia i suoi figli una pessima eredità e non lo sa.
Se consideriamo poi i danni ambientali causati dagli incendi, dall'erosione del suolo, dalla perditta della biodiveristà e gli effetti negativi sulle acque, la flora e la fauna, il bilancio risulta altamente negativo. La resistenza ai cambiamenti è una barriera culturale. L'allevatore ha paura di cambiare e di perdere. Il suo potere si basa sull'intimidazione, sulla punizione, sulla violenza velata.
Perché allora le persone insistono nel voler fare gli allevatori? E' un problema di educazione. L'allevatore non è preparato per agire in altri settori economici, bisogna addestrare lui e i suoi funzionari. Se necessario, occorre anche modificar il modello occupazionale dell'Amazzonia e insegnare agli allevatori a fare i conti.
Esiste un'alternativa sosteniibile: uno studio dell'IMAZON rivela che se la stessa area destinata all'allevamento fosse sfruttata per il legno in forma sostenibile, la rendita aumenterebbe da 307 milioni a 1,44 miliardi di dollari (5 volte maggiore). Il numero di posti di lavoro raddoppierebbe da 118 a 230 mila. I contributi fiscali sarebbero 9 volte di più. Per l'imprenditore il tasso di ritorno sul capitale sarebbe maggiore del 33%.
Ma i problemi continuano.. molta carne proveniente dall'Amazzonia, specie quella consumata nelle piccole città e nelle periferie dei grandi centri, viene abbattuta in maniera illegale, clandestinamente. Non passa attraverso alcun controllo sanitario. Il consumatore, lontano, non sa nulla dell'animale, ignora il suo impatto sull'ambiente e sulla società.
Il pascolo viene trattato come se fosse eterno: L'allevamento in Amazzonia è attività a basso reddito. Secondo l'IMAZON "la densità è di 0,7% capi per ettaro". L'osservatore attento si chiederà perché non aumentare la produttività dell'allevamento nella regione prima di pensare alla deforestazione di nuove aree? E l'osservatore ancora più attento dirà: perché non aumentare la produttività del Brasile non amazzonico prima di pensare di espandere i pascoli della regione? E' comodità? Abitudine culturale? O solo è più economico sfruttare la nuova frontiera piuttosto che trattare i pascoli delle antiche aree già occupate? E' questa la domanda chiave da rivolgere agli allevatori dellaa maggior parte delle regioni del Brasile.
Il sistema premia e perpetua l'inneficienza a partire dai benefici agli allevatori al momento della dichiarazione dei redditi e del reddito imponibile rurale. Il peggio è che il potere pubblico non interviene per cambiare lo stato delle cose. La risposta è, ancora un volta, di carattere culturale.
L'allevatore non tratta il pascolo come agricoltura. L'agricoltura richiede una preparazione e una modellazione del terreno, la correzione del calcare, la concimazione, la selezione dei semi, il controllo dei termitai, delle malattie e delle erbe infestanti e un'attenzione costante per il comportamento e la formazione di uno strato di materia organica. L'allevatore si aspetta che una volta piantata, l'erba debba resistere 20 o 30 anni senza richiedere alcuna cura o investimento.
I fazendeiros si chiedono costantemente come mai ogni anno nelle loro fazendas ci sia meno bestiame anche se tengono bene i recinti, controllano l'erosione e proteggono le fonti. Il pascolo non è fatto di sola erba. La cosa più importante è lo strato di humus, la parte fertile del suolo che garantisce i componenti chimici necessari e la giusta umidità. In pratica succede che il terreno, che era protetto da una foresta tropicale alta 50 metri e formata da vari strati di piante, viene sostituito con una monocultura alta meno di un metro che lo espone all'azione costante dei raggi di sole, al vento, alla pioggi e agli zoccoli dei buoi. Si calcola che per 400 gr di bistecca se ne perdono 20 kg di humus.
Gli economisti Vinod Thomas e Sergio Margulis della Banca Mondiale in un articolo (
Brasil, pubblicato sulla Folha de Sao Paulo il 5 marzo 2004) sostengono che il reddito di un ettaro è di 64,6 dollari all'anno nell'Alta Foresta (Mato Grosso) e di 48 dollari a Paragomias. Secondo gli economisti questa differenza esiste, ma non si tiene conto dei costi ambientali della deforestazione: "se un allevatore guadagna in media 75 dollari per ettaro, i costi ambientali sono stimati a 100 dollari". E' natualre che un allevatore sia attirato da tale reddito, ma non potrà mantenerlo a lungo.
L'allevamento estensivo dell'Amazzonia brasiliana e del Brasile intero è tra le principali cause dell'erosione del suolo. Ciò equivale a dire che, dopo pochi anni di utilizzo, quasi tutti i pascoli della regione sono condannati ad una bassissima produttività.
Quando il pascolo risulta insufficiente, il fanzendeiro lo abbandona e si dirige verso un terreno dove ricomincia il medesimo ciclo di deforestazione-incendio-semina-abbandono. E' normale che ogni decennio, a volte anche meno, cerchi una nuova terra vergine, incurante del caos sociale e ambientale che lascia dietro di sé. I pascoli in Amazzoni nascono già come un malato terminale.
L'allevamento genera lavoratori schiavi: In pieno XXI secolo, il governo feferale brasiliano, tramite il ministro del Lavoro, ha dovuto pubblicare su Internet la 'lista nera' dei 53 fazendeiros (l'80% degli allevatori) che mantengono i lavoratori in una condizione di quasi schiavitù. Tra il 1995 e il 2005 il governo ha liberato 17.235 lavoratori in regime di schiavitù. Facilmente gli allevatori, certi dell'impunità, riproducono metodi violenti e medievali dei contratti di lavoro.
L'allevamento altera il sistema idrico: I pascoli alterano profondamente i microbacini delle zone che li ospitano. Se la foresta proteggeva i piccoli corsi d'acqua e, grazie alle radici, li preservava dall'erosione, ora essi sono esposti al sole e alla forza dell'acqua che scorre sui solchi tracciati dal bestiame. L'effetto del calpestio della mandria altera il regime naturale dell'acqua, forma interruzioni, scava i margini e modifica il flusso soprattutto alla sorgente. La situazione peggiora se si sono volutamente sbarrate le acque per costruire chiuse o abbeveratoi artificiali. Inoltre le bestie inquinano l'acqua e la rendono inadatta al consumo alterandone il pH con gli escrementi, modificandone l'ossigenazione e aumentandone la quantità di virus e batteri. Il dato più incredibile è che gli organismo ambientali accettino queste deforestazioni e concedano i permessi.
Infine l'ONU stima che per produrre 1kg di carne si consumano 15m3 di acqua.
Si potrebbe continuare descrivendo come l'allevamento altra la flora e la fauna, come favorisca il riscaldamento della Terra, ma vorrei terminare con la considerazione che il bue prende il posto dell'agricoltura familiare. Negli ultimi 40 anni, in Brasile, più di 1 milione di persone sono emigrate in Amazzonia in cerca di una vita migliore. Per molte di esse si è trattato di un'esperienza amara. L'ignoranza e l'incapacità di far fronte alle condizioni naturali di una zona di foreste tropicali si trasformano in difficolà. Il piccolo agricoltore affronta la foresta da nemico ed invasore, deciso a sottometterla. Ma la sua situazione è penalizzata dalla lontananza dai centri urbani, dalla mancanza di appoggi tecnici e infrastrutture. L'allevementod diventa così l'unica attività economica con possibilità di successo. E' una scelta disperata, ma non una scelta ponderata.
Un'altra soluzione: esiste il progetto RECA (Rondonia) che dimostra la possibilità di ottenere una rendita superiore a quella prodotta dall'allevamento creando un sistema agroforestale basato su colture annuali (fagioli, mais). Se si adottasse l'agricoltura familiare come modello di rieducazione e 'imitare la foresta' diventasse l'esempio da seguire, sarebbe possibile garantire il reddito a milioni di persone che vivono nella regione producendo alimenti ed altri prodotti a basso costo e si seppellirebbe definitivamente un sistema condannato al fallimento: l'allevamento.
Concludo con una citazione:
"Si distrugge l'ecosistema forestale per rendere obesi i giovani del mondo occidentale".