rbodini
Well-known member
Prendo spunto dalla discussione sul nuovo sito del Bormioski (http://www.skiforum.it/forum/richie...ove-aree-freeride-segnalate-nelle-skimap.html) per vedere un po' cosa ne pensate in generale della questione delle nuove aree freeride.
Mi spiego meglio:
Sembra che diverse aree sciistiche stiano cavalcando l'onda del freeride aprendo aree freeride, piste freeride, ecc. segnalate sulla mappa delle piste, con cancelletto arva all'ingresso e aperte o chiuse a seconda delle condizioni.
In generale mi sembra che sia una bella novità, nel senso che va nella direzione di "sdoganare" un'attività che prima era nel migliore dei casi vista di cattivo occhio e nel peggiore attivamente repressa, e potenzialmente apre nuovi spazi di sviluppo. Peró...
Leggendo ad esempio il regolamento sul sito Bormioski si dice che l'itinerario sará aperto solo con bollettino 1 o 2, altrimenti e' "severamente vietato".
Ora, al di la del fatto che i bollettini lasciano un po' il tempo che trovano perché le condizioni possono cambiare tantissimo anche nel raggio di pochi metri, in genere le condizioni fuori con bollettino 1 o 2 lasciano molto a desiderare (firn primaverile a parte). Se si attengono al regolamento, l'area sarà chiusa praticamente tutte le giornate con le condizioni migliori. E qui si comincia a sentire un po' la puzza di fregatura.
D'altronde se uno ci pensa é logico. La società di gestione degli impianti segnala l'area sulla sua skimap, la promuove e di fatto la annette al suo comprensorio. A questo punto chi si prende la responsabilità di aprire l'itinerario quando c'é la possibilità anche remota che si stacchi qualcosa? In piú essendo ora un itinerario "ufficiale" é probabile che quando é chiuso ci siano molti più controlli e sanzioni più severe se ti beccano. E quindi c'é il rischio che queste iniziative, nate con l'idea di promuovere il freeride, finiscano per ostacolarlo. O no?
A me sembra che l'unico modo per fare queste cose sia farle bene, e cioe' non limitarsi a mettere un cancelletto in cima a un pendio e chiamarlo zona freeride. Se davvero le societa' si vogliono prendere la responsabilita' di queste zone dovrebbero anche assumersi l'onere di bonificarle e metterle in sicurezza per renderle accessibili sempre (salvo casi eccezionali) come si fa, ad esempio, nei comprensori americani (tanto per citare un esempio che conosco). Altrimenti rischia di diventare solo una trovata di marketing che finisce per danneggiare chi ama sciare in fuori pista.
Voi cosa ne pensate?
Mi spiego meglio:
Sembra che diverse aree sciistiche stiano cavalcando l'onda del freeride aprendo aree freeride, piste freeride, ecc. segnalate sulla mappa delle piste, con cancelletto arva all'ingresso e aperte o chiuse a seconda delle condizioni.
In generale mi sembra che sia una bella novità, nel senso che va nella direzione di "sdoganare" un'attività che prima era nel migliore dei casi vista di cattivo occhio e nel peggiore attivamente repressa, e potenzialmente apre nuovi spazi di sviluppo. Peró...
Leggendo ad esempio il regolamento sul sito Bormioski si dice che l'itinerario sará aperto solo con bollettino 1 o 2, altrimenti e' "severamente vietato".
Ora, al di la del fatto che i bollettini lasciano un po' il tempo che trovano perché le condizioni possono cambiare tantissimo anche nel raggio di pochi metri, in genere le condizioni fuori con bollettino 1 o 2 lasciano molto a desiderare (firn primaverile a parte). Se si attengono al regolamento, l'area sarà chiusa praticamente tutte le giornate con le condizioni migliori. E qui si comincia a sentire un po' la puzza di fregatura.
D'altronde se uno ci pensa é logico. La società di gestione degli impianti segnala l'area sulla sua skimap, la promuove e di fatto la annette al suo comprensorio. A questo punto chi si prende la responsabilità di aprire l'itinerario quando c'é la possibilità anche remota che si stacchi qualcosa? In piú essendo ora un itinerario "ufficiale" é probabile che quando é chiuso ci siano molti più controlli e sanzioni più severe se ti beccano. E quindi c'é il rischio che queste iniziative, nate con l'idea di promuovere il freeride, finiscano per ostacolarlo. O no?
A me sembra che l'unico modo per fare queste cose sia farle bene, e cioe' non limitarsi a mettere un cancelletto in cima a un pendio e chiamarlo zona freeride. Se davvero le societa' si vogliono prendere la responsabilita' di queste zone dovrebbero anche assumersi l'onere di bonificarle e metterle in sicurezza per renderle accessibili sempre (salvo casi eccezionali) come si fa, ad esempio, nei comprensori americani (tanto per citare un esempio che conosco). Altrimenti rischia di diventare solo una trovata di marketing che finisce per danneggiare chi ama sciare in fuori pista.
Voi cosa ne pensate?
