"Oltre la montagna" Steve House

dao

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Durante questo we ho letto questo libro di cui avevo letto un'ottima recensione su Alp se non ricordo male. Scritto dal grande scalatore, con una prosa coinvolgente, lo consiglio a tutti gli appassionati di montagna per la capacità dello scrittore di trasmettere il suo vissuto. La particolarità di questo libro, rispetto a molti che ho letto sull'argomento montagna è che, pur avendo l'autore una propria morale di alpinista su cui ha basato tutta la sua carriera, non cerca in alcun modo di imporre il suo punto di vista al lettore ma, lo porta a condividerl raccontando ciò che fa con una dovizia di particolari impressionante. I racconti delle sue scalate in giro per il mondo tengono sul "filo del rasoio" chi legge e lo spingono a leggere la pagina successiva.

Straziante l'inizio del libro quando, essenzialmente, ogni capitolo dedicato ad una sua scalata, è frapposto ad episodi che raccontano la morte e lo straziante dolore dei parenti dei suoi amici più cari e compagni di cordata.

Un grande libro di narrativa secondo me che supera i confini della letteratura di genere. Penso potrebbe piacere anche a chi in montagna non ci và per l'immediatezza con cui fa arrivare sensazioni e sentimenti del protagonista delle storie e per la bella prosa.

Lo consiglio a tutti coloro che non l'avessero ancora letto.

Saluti
 
Si troppo estrema in effetti ma ci sono diverse cosette che dice che potrebbero essere applicate anche dalle persone che vanno in montagna in modo tranquillo. A maggior ragione perchè non affrontano difficoltà mostruose e prendono rischi come quelli che affrontano lui ed i suoi compagni di cordata. Ovvio, poi ognuno deve fare la tara e giudicare le proprie capacità e le proprie aspirazioni. Certo, io una calata in corda doppia con l'ancoraggio realizzato con UNA piccozza conficcata nel ghiaccio non lo farei mai (a dir la verità ancora non ho mai avuto l'occasione di farla una calata in corda doppia).

L'idea di portarsi appresso meno roba possibile e non qualcosa per tutte le necessità non è una cattiva idea per non sovraccaricare lo zaino. Impressionante la pagina in cui c'è la foto dell'attrezzatura che si sono portati appresso lui ed il suo compagno di cordata non ricordo per quale parete. Tre chili di zaino sono nulla considerando che hanno bivaccato in parete...

Diciamo che, forse, il suo modo di affrontare la montagna è, paradossalmente, figlio della società americana; molto competitiva. Ad un certo punto del libro mi sembra di capire dalle sue parole che la spinta a diventare il migliore di tutti era dovuta al fatto di dover riscattare la condizione di studente di ecologia mediocre che, nella vita, si è trovato superato dai suoi colleghi di corso che si erano realizzati. In fin dei conti, è diventato uno dei migliori scalatori viventi per seguire il sogno americano di realizzazione che con il suo "comportamento da scalatore sopra le righe" apparentemente sembra rifiutare. Però, la parabola del "self made man" è nettamente percepibile.
 
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