[pdf JS-16] Angolazione

Fabio

Member
Staff Forum
[h1]Angolazione e coraggio[/h1]
E' uno dei limiti che si riscontrano con maggior frequenza negli sciatori che ricercano il perfezionamento tecnico consiste proprio nell’esecuzione parziale, quindi non completa, del movimento di angolazione.
Risultato: una sciata statica di attesa e di difesa, anziché fluida e in disinvolto attacco. Questa mancanza di abilità nell’incremento dell’inclinazione laterale del corpo verso l’interno della curva si abbina inevitabilmente alla messa in atto di soluzioni e aggiustamenti di ripiego. In realtà servono a poco, se non a darci l’illusione di aver fatto un intenso e buon gesto tecnico, tanto inutile quanto, spesso, carico di grinta e di sterile accanimento. In pratica cosa succede?
Anziché incrementare l’inclinazione del corpo adeguandosi alle caratteristiche della curva ed alla velocità di avanzamento, si tende troppo presto a voler forzare sullo sci per mezzo di un piegamento/schiacciamento, ad un terzo/metà curva. Oppure si rimane fermi sugli spigoli con un’angolazione fatta solo per metà, lasciandosi portare dagli sci in una curva che si allunga a dismisura rispetto a quanto desiderato.
In ognuno dei due casi l’errore sta nella ricerca affrettata di un assetto definitivo e... rassicurante. Perchè tutta questa fretta? Sarà per caso la paura? Certamente!...
[...]
È quindi necessario avere un po’ di coraggio per superare la sgradevole sensazione di imminente perdita di equilibrio, lasciandosi cadere in quel «vuoto laterale», in quei «20 gradi di paura» al di là dei quali c’è un mondo di nuove sensazioni ed una ritrovata stabilità, assoluta, dinamica, inebriante.
Facile a dirsi, qualcuno obietterà. È vero. E purtroppo, a parte qualche possibile soluzione artigianale, non ci sono simulatori in grado di farci provare in tutta sicurezza il superamento di quella soglia della paura; le prove di conseguenza vanno fatte sul campo, in presa diretta. Basta comunque un po’ di immaginazione per capire le giuste sensazioni e raggiungere buoni risultati.
[...]
Nello sci il momento magico è quello in cui ci approssimiamo all’attacco curva (a circa un terzo dell’intero arco); in questa fase non siamo ancora impegnati a contrastare forze intense e possiamo quindi imprimere più o meno velocità allo spostamento laterale, dando alla nostra massa una direzione «interno e avanti» non generica bensì via via perfezionabile verso la zona di uscita curva, dove le traiettorie degli sci e del corpo si incroceranno per il cambio.

... continua sul PDF allegato: Visualizza allegato js-angolazione-sci.pdf


Gruppo skiforum di Jam Session: Quelli di Jam Session - Skiforum
 

Allegati

  • IMG_0010.jpg
    IMG_0010.jpg
    108.5 KB · Visualizzazioni: 444
  • IMG_9641.jpg
    IMG_9641.jpg
    150.9 KB · Visualizzazioni: 360
  • IMG_9643.jpg
    IMG_9643.jpg
    156.3 KB · Visualizzazioni: 397
  • IMG_9642.jpg
    IMG_9642.jpg
    149.7 KB · Visualizzazioni: 420
Ciao Fabio,

mi piacerebbe cercare di definire meglio il termine angolazione.
Se andiamo a guardare i testi tecnici della Scuola Italiana Sci scopriamo che nel tempo si sono utilizzati dei termini il cui significato è andato a variare. L'esempio più classico è l'anticipazione che è andata via via trasformandosi sino a scomparire del tutto come elemento a sé.

Se chiediamo ad un gruppo di istruttori di dare una definizione precisa di angolazione scopriremo che otterremo numerose versioni, simili se vogliamo, ma con sfumature diverse che ci fanno intuire di come questo termine indichi in definitiva un aspetto "sfumato" dello sci, per certi versi molto soggettivo.

Ad esempio ci potremmo chiedere "perché non usiamo il termine inclinazione?". Se non lo usiamo vuol dire che consideriamo inclinazione e angolazione due cose diverse. Allora dovremmo identificare in che cosa consiste la differenza.

Sono convinto che uno dei compiti che la scuola italiana deve darsi nei prossimi tempi è quello di migliorare il linguaggio con cui trasmette i propri contenuti. Un linguaggio sfumato (mi piace il termine inglese fuzzy) determina risultati incerti. Di questo magari si potrebbe parlare in un altro thread.

Ritornando all'angolazione ti presento il modo di come io la intendo.

Quando ci si muove con velocità che varia, sul nostro baricentro agiscono la forza peso e le forze inerziali. Queste sono uguali alle forze che accelerano il "mezzo" di trasporto (gli sci) ma di verso opposto. Il fatto che agiscano sul baricentro fa sì che il nostro corpo le percepisca come una variazione dell'intensità e della direzione della forza peso: in altre parole pesiamo di più e siamo appoggiati ad un terreno che cambia inclinazione continuamente.

Conseguentemente, se stando fermi abbiamo una sensazione di stabilità quando la linea su cui agisce la forza peso cade all'interno della base d'appoggio, in movimento la stessa sensazione dovrà essere ricercata facendo passare la linea su cui agiscono tutte le forze applicate nel baricentro all'interno della base d'appoggio.

Questa base d'appoggio è costituita da un'area limitata lateralmente dagli spigoli dei due sci.
La linea lungo la quale agisce la risultante delle forze applicate al baricentro si chiama linea di gravità, ed è variabile, come si è detto.

Il semplice inclinarsi all'interno della curva non garantisce il posizionamento preciso di questa linea; infatti a parità di angolo di inclinazione questa linea potrà passare per la base d'appoggio o meno a seconda dell'intensità della forza inerziale centrifuga.

Se però sposto il baricentro utilizzando la possibilità di angolare la parte superiore del corpo rispetto a quella inferiore, ecco che sono in grado di portare questa linea ad intersecare la base d'appoggio in modo efficace per un maggior numero di combinazioni raggio di curva - velocità.

Nelle due immagini che allego puoi vedere la differenza tra i due concetti: nella prima figura lo sciatore è inclinato e la linea di gravità cade all'interno della base d'appoggio ma vicino allo spigolo dello sci a monte-interno, nella seconda, attraverso l'angolazione lo sciatore ha portato il carico completamente sullo sci a valle-esterno. Nella prima figura, se non viene caricato lo sci a monte-interno si genera un momento della forza, rappresentato dalla freccina incurvata rossa all'altezza dello spigolo, che fa ruotare (cadere) lo sciatore verso monte-interno. La gestione dell'angolazione permette il controllo sia del carico sui due sci che dei momenti della forza rispetto agli spigoli, e quindi delle rotazioni sul piano trasverso.
Angolazione quindi come gestione del posizionamento del baricentro in funzione della linea di gravità.

Sciatore inclinato
66252-diagonale-curva202small.png


In questo caso, attraverso la semplice inclinazione la linea di gravità passa vicino allo spigolo dello sci a monte-interno

Sciatore inclinato con angolazione
66253-diagonale-curva204small.png


Lo sciatore può gestire la posizione del proprio baricentro e della linea di gravità in modo da poterne posizionare l'intersezione con la base d'appoggio nel modo più efficace possibile.
 
oltre al coraggio mi sembra sia necessaria anche una certa velocità, anche per quella ci vuole un certo coraggio!

all'aumentare della velocità aumenta anche l'angolazione? di quanto?
c'è un limite oltre il quale non si riesce più ad angolare?
e questo varia da persona a persona?
 
L'inclinazione considerata come processo per opporsi alla forza centrifuga, una forza apparente uguale per modulo e direzione alla forza centripeta (quella che ci fa girare, è causata dalle lamine che incidono il terreno) ma con verso opposto, non dipende solo dalla velocità tangenziale in curva ma anche dal raggio della curva. Approssimando una curva come un arco di circonferenza risulta che:

ffc5f9dd108c564a3309fa846f80f5ac.png


In parole povere: più vai veloce più la forza centrifuga è grande, più curvi stretto più la forza centrifuga è grande e più pesi più la forza centrifuga è grande e viceversa.
Non si può stabilire una relazione certa fra forza centrifuga è angolo d'inclinazione, d'altra parte sul muro della Gran Risa non c'è molto tempo per calcolarla: dobbiamo affidarci alla nostra sensibilità di sciatori.

Il limite massimo d'inclinazione credo che sia quando lo scarpone tocca a terra.
O forse no?!
bode_miller.jpg

dcuche.jpg

Ted%20Ligety.jpg


Infatti si usano le piastre per evitare che ciò accada.
 

.

ted è il piegatore per antonomasia...

cmq non è vero che la centrifuga sia di modulo e verso apposto alla centripeta...
questo è quello che nel testo dello sci italiano ci vogliono far credere. o meglio come son rappresentate le forze in gioco!!!
la centrifuga a differenza della centripeta non è una forza ma un momento e il punto di applicazione delle 2 è ben diverso!!!
 
Io ho specificato che la forza centrifuga è una forza apparente. Inoltre per semplificare le cose ho ipotizzato lo sciatore come se tutta la sua massa sia concentrata nel baricentro e proprio li si applicassero tutte le forze. E' comunque errato dire che la forza centrifuga o centripeta siano momenti (=la tendenza di una forza e imprimere una rotazione in un oggetto attorno ad un punto o ad un asse). Sono forze che generano dei momenti.
Torque_animation.gif
 
ted è il piegatore per antonomasia...

cmq non è vero che la centrifuga sia di modulo e verso apposto alla centripeta...
questo è quello che nel testo dello sci italiano ci vogliono far credere. o meglio come son rappresentate le forze in gioco!!!
la centrifuga a differenza della centripeta non è una forza ma un momento e il punto di applicazione delle 2 è ben diverso!!!

Cerco di spiegare a tutti che cosa vuole dire Baldaxski.

Per fare deviare un corpo dal movimento rettilineo bisogna applicare su di esso una forza diretta nel verso dello spostamento. Questa forza è chiamata centripeta perché agisce nello stesso verso del cambiamento di direzione, quindi verso il centro di una immaginaria circonferenza che approssimi la traiettoria. Dalla legge che definisce la relazione tra forza e accelerazione (F = m x a) si ricava che questa forza deve avere un certo valore che è proporzionale al quadrato della velocità (deviare una massa diventa più "faticoso" più questa va veloce) e inversamente proporzionale alla deviazione (rappresentata dal raggio di curvatura: più questo è piccolo, più la massa viene deviata e più "fatica" dobbiamo fare).

Quando consideriamo le variazioni di velocità e traiettoria di un mezzo di trasporto, come un autobus, l'automobile, la moto o gli sci, dobbiamo tenere conto che i passeggeri possono muoversi relativamente ad esso. Sappiamo tutti che quando il mezzo frena ci sentiamo spinti in avanti e quando accelera veniamo spinti all'indietro. Così quando il mezzo gira a destra noi veniamo spinti a sinistra e viceversa.

Il perché accade questo è spiegato dal fatto che i passeggeri modificano la loro velocità, seguendo il mezzo di trasporto, in quanto sono "vincolati" ad esso: se non lo fossero, ad esempio, invece di curvare a destra andrebbero diritti (comunemente diciamo "per la tangente"). Lo farebbero per quello che chiamiamo inerzia, la tendenza cioè di non modificare il proprio stato di moto (o di quiete). Avete presente quando avete qualche cosa nel bagagliaio che si muove ad ogni curva perché non l'avete legato?

Per descrivere questi movimenti dei passeggeri di un mezzo di trasporto che si muove variando la sua velocità o traiettoria si parla allora di forze inerziali; forze che non sono reali, ma che producono lo spostamento dei passeggeri a causa della loro propria inerzia. Se al termine inerzia sostituite massa vedrete che tutto fila ugualmente.

Le forze inerziali, tutte, si applicano al baricentro.

Quindi se siamo in piedi all'interno di un autobus:
1 - l'autobus gira a destra perché attraverso il vincolo con il terreno (pneumatici) crea una forza centripeta diretta a destra;
2 - i piedi dei passeggeri che non sono seduti sono vincolati all'autobus e girano con esso;
3 - le loro masse che stanno sopra ai piedi sono invece "libere" di muoversi e, per inerzia, continuerebbero ad andare diritte;
4 - i passeggeri "sentono" una forza diretta verso l'esterno della curva, ma non ai loro piedi, la sentono sui loro corpi, che tendono a ruotare rispetto ai piedi;
5 - per bilanciare questa forza devono spostare il loro baricentro nel verso della curva.

La forza "sentita" dai passeggeri non è quindi una forza vera e propria ma una forza inerziale che chiamiamo centrifuga.

Forza centripeta -> forza reale, applicata nel punto di vincolo, produce la deviazione del sistema;
Forza centrifuga -> forza inerziale (apparente), applicata al baricentro, ha intensità uguale ma verso contrario alla forza reale (in questo caso centripeta) che produce la variazione di traiettoria.

Se siamo vincolati al mezzo di trasporto la forza inerziale, essendo applicata ad una certa distanza dal vincolo, produce un momento di forza e quindi un'accelerazione angolare (rotazione rispetto al vincolo). Questo spiega una parte di ciò che ha detto Baldaxski (la seconda affermazione).

Sugli sci il vincolo è rappresentato dal contatto neve-spigoli, dove si genera la forza centripeta che produce il cambiamento di direzione.
La forza centrifuga si applica nel baricentro dello sciatore e quindi determina l'insorgenza di una rotazione del corpo rispetto al vincolo.
Nel baricentro si applica anche la forza peso, per cui la forza totale applicata su di esso viene data dalla somma del peso e della forza centrifuga. La risultante ha una componente diretta in verso radiale alla curva, che non è solamente la forza centrifuga, ma è la somma di questa e della componente radiale del peso.
Sino alla massima pendenza il peso fornisce una componente che punta verso l'interno della curva, quindi diminuisce l'intensità della forza centrifuga; dopo la massima pendenza il verso del peso è invece all'esterno, andando a sommarsi alla forza centrifuga inerziale, aumentando così il momento della forza che "tira" il corpo dello sciatore facendolo ruotare verso l'esterno con fulcro sulle lamine, dove lo stesso momento della forza "lavora" per fargli perdere lo spigolo.

Per quanto ci riguarda, che la forza nel baricentro sia inerziale o reale, non cambia nulla, dobbiamo in ogni caso gestirla come il momento di una forza, per cui la forza centrifuga sullo sciatore (attenzione, non ho detto forza inerziale centrifuga!) è diversa dalla forza centripeta che produce la traiettoria di curva.

E questo spiega la prima affermazione di Baldaxski.
 
… per semplificare le cose ho ipotizzato lo sciatore come se tutta la sua massa sia concentrata nel baricentro e proprio li si applicassero tutte le forze.

È proprio questo che non si deve fare: su una massa puntiforme in moto su una traiettoria curvilinea agisce una forza centripeta, ma non agisce alcuna forza centrifuga.
 
Balda ha uno stile oracolare: non si capisce, si interpreta. Certo che per capire te bisogna aver fatto Fisica I e II, maledizione...:DDD
 
È proprio questo che non si deve fare: su una massa puntiforme in moto su una traiettoria curvilinea agisce una forza centripeta, ma non agisce alcuna forza centrifuga.

Non ne sono convinto: dipende dal sistema di riferimento!
Se è inerziale (osservatore esterno) si vede agire solo la forza centripeta (anche se la massa è puntiforme). Non si osserva alcuna forza centrifuga perchè essa è apparente e non percepibile!
Se il sistema non è inerziale (in questo caso lo sciatore) si percepisce la forza centrifuga, dovuta soltanto alla tendenza a proseguire il proprio moto rettilineo.
 
Non ne sono convinto: dipende dal sistema di riferimento!
Se è inerziale (osservatore esterno) si vede agire solo la forza centripeta (anche se la massa è puntiforme). Non si osserva alcuna forza centrifuga perchè essa è apparente e non percepibile!
Se il sistema non è inerziale (in questo caso lo sciatore) si percepisce la forza centrifuga, dovuta soltanto alla tendenza a proseguire il proprio moto rettilineo.

È vero, ma da un punto di vista "operativo" su una massa puntiforme non c'è nulla che possa "interpretarla". Nel sistema solidale con la massa puntiforme che ruota questa è ferma, per cui un osservatore, se non può eseguire altri esperimenti conclude che su di essa non agisce alcuna forza.

È un ragionamento un po' contorto. In definitiva nello sci le masse puntiformi non ci sono utili, questa è la verità.
 
Ok probabilmente hai ragione. Non posso sbilanciarmi sulla cinematica di corpi di massa non puntiforme (oppure approssimata come tale) dato che nel biennio delle superiori non li trattiamo.
 
Top