[h1]Angolazione e coraggio[/h1]
E' uno dei limiti che si riscontrano con maggior frequenza negli sciatori che ricercano il perfezionamento tecnico consiste proprio nell’esecuzione parziale, quindi non completa, del movimento di angolazione.
Risultato: una sciata statica di attesa e di difesa, anziché fluida e in disinvolto attacco. Questa mancanza di abilità nell’incremento dell’inclinazione laterale del corpo verso l’interno della curva si abbina inevitabilmente alla messa in atto di soluzioni e aggiustamenti di ripiego. In realtà servono a poco, se non a darci l’illusione di aver fatto un intenso e buon gesto tecnico, tanto inutile quanto, spesso, carico di grinta e di sterile accanimento. In pratica cosa succede?
Anziché incrementare l’inclinazione del corpo adeguandosi alle caratteristiche della curva ed alla velocità di avanzamento, si tende troppo presto a voler forzare sullo sci per mezzo di un piegamento/schiacciamento, ad un terzo/metà curva. Oppure si rimane fermi sugli spigoli con un’angolazione fatta solo per metà, lasciandosi portare dagli sci in una curva che si allunga a dismisura rispetto a quanto desiderato.
In ognuno dei due casi l’errore sta nella ricerca affrettata di un assetto definitivo e... rassicurante. Perchè tutta questa fretta? Sarà per caso la paura? Certamente!...
[...]
È quindi necessario avere un po’ di coraggio per superare la sgradevole sensazione di imminente perdita di equilibrio, lasciandosi cadere in quel «vuoto laterale», in quei «20 gradi di paura» al di là dei quali c’è un mondo di nuove sensazioni ed una ritrovata stabilità, assoluta, dinamica, inebriante.
Facile a dirsi, qualcuno obietterà. È vero. E purtroppo, a parte qualche possibile soluzione artigianale, non ci sono simulatori in grado di farci provare in tutta sicurezza il superamento di quella soglia della paura; le prove di conseguenza vanno fatte sul campo, in presa diretta. Basta comunque un po’ di immaginazione per capire le giuste sensazioni e raggiungere buoni risultati.
[...]
Nello sci il momento magico è quello in cui ci approssimiamo all’attacco curva (a circa un terzo dell’intero arco); in questa fase non siamo ancora impegnati a contrastare forze intense e possiamo quindi imprimere più o meno velocità allo spostamento laterale, dando alla nostra massa una direzione «interno e avanti» non generica bensì via via perfezionabile verso la zona di uscita curva, dove le traiettorie degli sci e del corpo si incroceranno per il cambio.
... continua sul PDF allegato: Visualizza allegato js-angolazione-sci.pdf
E' uno dei limiti che si riscontrano con maggior frequenza negli sciatori che ricercano il perfezionamento tecnico consiste proprio nell’esecuzione parziale, quindi non completa, del movimento di angolazione.
Risultato: una sciata statica di attesa e di difesa, anziché fluida e in disinvolto attacco. Questa mancanza di abilità nell’incremento dell’inclinazione laterale del corpo verso l’interno della curva si abbina inevitabilmente alla messa in atto di soluzioni e aggiustamenti di ripiego. In realtà servono a poco, se non a darci l’illusione di aver fatto un intenso e buon gesto tecnico, tanto inutile quanto, spesso, carico di grinta e di sterile accanimento. In pratica cosa succede?
Anziché incrementare l’inclinazione del corpo adeguandosi alle caratteristiche della curva ed alla velocità di avanzamento, si tende troppo presto a voler forzare sullo sci per mezzo di un piegamento/schiacciamento, ad un terzo/metà curva. Oppure si rimane fermi sugli spigoli con un’angolazione fatta solo per metà, lasciandosi portare dagli sci in una curva che si allunga a dismisura rispetto a quanto desiderato.
In ognuno dei due casi l’errore sta nella ricerca affrettata di un assetto definitivo e... rassicurante. Perchè tutta questa fretta? Sarà per caso la paura? Certamente!...
[...]
È quindi necessario avere un po’ di coraggio per superare la sgradevole sensazione di imminente perdita di equilibrio, lasciandosi cadere in quel «vuoto laterale», in quei «20 gradi di paura» al di là dei quali c’è un mondo di nuove sensazioni ed una ritrovata stabilità, assoluta, dinamica, inebriante.
Facile a dirsi, qualcuno obietterà. È vero. E purtroppo, a parte qualche possibile soluzione artigianale, non ci sono simulatori in grado di farci provare in tutta sicurezza il superamento di quella soglia della paura; le prove di conseguenza vanno fatte sul campo, in presa diretta. Basta comunque un po’ di immaginazione per capire le giuste sensazioni e raggiungere buoni risultati.
[...]
Nello sci il momento magico è quello in cui ci approssimiamo all’attacco curva (a circa un terzo dell’intero arco); in questa fase non siamo ancora impegnati a contrastare forze intense e possiamo quindi imprimere più o meno velocità allo spostamento laterale, dando alla nostra massa una direzione «interno e avanti» non generica bensì via via perfezionabile verso la zona di uscita curva, dove le traiettorie degli sci e del corpo si incroceranno per il cambio.
... continua sul PDF allegato: Visualizza allegato js-angolazione-sci.pdf
Gruppo skiforum di Jam Session: Quelli di Jam Session - Skiforum