[pdf JS-13] Le 3 parti della curva sugli sci

Fabio

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[h1]I TRE MURI - Le tre parti della curva[/h1]
Quali sono le parti della curva? Sapremmo descriverle? Su cosa è utile concentrarsi? Come cambiano le cose al variare della velocità di ingresso in curva?
Qualche osservazione ed un suggerimento pratico...

[...]La prima osservazione, piuttosto ovvia ma non inutile, è che la curva ha un inizio, uno sviluppo e una fine e che in una sequenza di curve concatenate (senza tratti rettilinei tra una curva e l’altra) la parte finale di una curva, dal punto di vista motorio, è già l’inizio della successiva. È ancora più importante rilevare, e sicuramente ce ne siamo tutti resi conto, che in ogni curva c’è una fase particolarmente impegnativa in cui lo sforzo muscolare cresce fino al massimo richiesto da quella curva per far tenere lo sci e mantenersi sulla traiettoria desiderata.

Inizialmente, per esercizio, il ritmo dovrà essere inteso proprio come «l’andare a metronomo» in una serie di curve uguali tra loro e su un terreno uniforme; poi, via via, il concetto di ritmo si interpreterà sempre più come il saper intuire il giusto tempismo nel dosare quantità di movimento e crescendo d’intensità, in situazioni varie e in base alla velocità, agli spazi da percorrere, al grado di chiusura della curva, al tipo di neve
e di pendenza.
Proviamo a disegnare una curva per cercare di individuarne le fasi e capire dove si colloca il «corpo» della stessa, la nostra zona di riferimento.
Ci accorgeremo che non è corretto stabilire una regola assoluta, perchè la sua posizione cambia in funzione della velocità di ingresso in curva. A bassa velocità il grosso del lavoro si concentra dalla massima pendenza in poi; la forza di gravità porta verso la discesa e dopo la massima pendenza e lo sciatore di basso-medio livello tecnico si impegna a consolidare l’equilibrio nella fase finale, controllando la velocità in derapata
[...]
Ad alta velocità ed in particolare in agonismo si cerca di risolvere la curva tutta in alto, prima della massima pendenza, per sfruttare la reazione del terreno in questa zona come propulsore verso l’uscita curva e cominciare il più presto possibile a «togliere » angolazione gestendo con gradualità l’effetto ribaltante della coppia «inerzia del corpo/reazione del terreno », in funzione degli spazi da percorrere e della massima velocità in uscita.

In generale, può essere di grande utilità immaginare che ogni curva sia limitata da tre muri posti su tre tangenti all’arco: uno a cavallo tra il primo ed il secondo terzo dell’arco stesso, uno lungo la massima pendenza e uno a cavallo tra il secondo e l’ultimo terzo.
A bassa velocità ci si opporrà maggiormente all’ultimo muro, a velocità medio-alta si cercherà di distribuire l’impatto dal primo al terzo muro, ad alta velocità si cercherà di sfruttare maggiormente e con buona scelta di tempo l’appoggio sul primo e secondo muro per riceverne energia e per evitare l’impatto sul terzo, filando via verso l’uscita curva senza alcuna decelerazione
 

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