Terapie d'urto
Modificare automatismi molto radicati è difficile, ma con gli esercizi giusti ed un po' di determinazione è possibile fare proprie alcune forti sensazioni, utili per risolvere radicalmente problemi tecnici di vecchia data che rischiano di incancrenirsi col tempo.
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Vogliamo semplicemente rendervi partecipi delle nostre esperienze e farvi vedere come con l’aiuto di due banali attrezzi (un cordino ed un elastico) sia possibile affrontare temi tecnici importanti e cambiare modo di sciare.
Siamo tutti coscienti di quanto sia difficile, in generale, modificare comportamenti istintivi o automatismi consolidati negli anni, scorretti o semplicemente non più adeguati. Lo sci ovviamente non sfugge a questa regola.
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Vere e proprie «terapie d’urto», niente di pericoloso o di impossibile, anzi, proposte didattiche stimolanti e divertenti che quasi infallibilmente provocano le giuste sensazioni.
E possiamo affermare che, anche se appena percepita, una giusta sensazione può essere il punto di partenza di tutta una serie di progressi tecnici.
Non si stanca di ripeterlo Marco Martini, direttore dei corsi estivi Jam Session:
«Non concentriamo la nostra attenzione sempre e solo sull’errore, cerchiamo prima di tutto di formarci l’immagine del giusto e di imparare a riconoscere le sensazioni positive; se c’è una cosa anche piccola fatta nella giusta direzione valorizziamola e sviluppiamola, da questa ne nasceranno altre e otterremo senz’altro il risultato».
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... nel trasformare l’abitudine a distendere troppo verticalmente per l’inizio curva, in abitudine a rimanere piuttosto chiusi e compatti privilegiando il movimento laterale di passaggio da un’angolazione all’altra. Il riferimento per la lunghezza del cordino, teso tra lo scarpone e la zip della giacca a vento, si ottiene mettendo le mani sulle ginocchia e fissando di conseguenza il cordino.
L’unica escursione possibile, di movimento in senso verticale, è data dal piegamento ed estensione delle caviglie. Dopo le prime curve vissute con notevole disagio l’azione va a concentrarsi immediatamente sui piedi e sull’inversione degli spigoli, nonché sulla gestione dell’equilibrio e del carico in prevalenza sullo sci esterno alla curva per evitare la classica «internata».
Si prende subito coscienza dell’inutilità di una eccessiva estensione (peraltro impossibile) e dell’efficacia di un cambio di spigoli per un più pronto ingresso in curva e per una migliore tenuta. L’iniziale titubanza nell’equilibrio in angolazione si trasforma presto in maggiore sicurezza, determinata da una costante presenza sullo sci e sugli spigoli coadiuvata da una costante centralità. L’esperienza diventa in breve tempo talmente acquisita e convincente che ci si trova a volte a dover ricordare all’allievo che può anche «tirarsi un po’ più su».
Altri esercizi e considerazioni sul pdf allegato

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