Sciare? Un gioco da ragazzi!
Fantasia e un pizzico di follia sono gli ingredienti giusti per imparare giocando, il modo migliore anche per gli adulti per integrare teoria e pratica in un clima di divertimento ed ottenere grandi risultati con la massima naturalezza.
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Il problema pratico generale, per tutti e quattro, è che le curve (sia strette che ampie) diventano sempre più lunghe, la velocità aumenta durante la discesa, il controllo è quello che è. È praticamente il problema comune alla stragrande maggioranza degli sciatori. Si imposta la curva e poi c’è qualcosa che ci impedisce di chiuderla.
Ognuno combina in modo diverso i vari elementi del gesto, ma il risultato è simile.
Decidiamo di non preoccuparci degli atteggiamenti errati, personali e molto diversi tra loro; dobbiamo trovare degli esercizi che portino al risultato agendo sui valori di fondo della buona sciata, quelli validi per tutti.
Si approccia la prima fase decidendo di procedere su due temi importanti:
- primo, prendere coscienza dell’importanza dell’equilibrio laterale a partire dal piede esterno alla curva ed imparare a percepire il corretto assetto del corpo. Lunga serie di esercizi elementari relativi all’angolazione, curando la stabilità del blocco spigolo-piede-caviglia e la relazione tra le varie parti del corpo, dai piedi alla testa.
- Secondo, trovare esercizi che favoriscano l’acquisizione spontanea dei giusti tempi di esecuzione e portino ad un’evoluzione dei movimenti nella giusta direzione, sia in senso laterale che in proiezione verso la nuova curva.
È ora di giocare a tennis per riuscire ad essere dinamici anche in curve più ampie, dove è più facile rimanere imbalsamati in una stessa posizione da un terzo di curva fino alla fine.
E questo è il centro del problema: far evolvere il movimento da un terzo a due terzi di curva cercando una maggiore reazione del terreno attraverso lo sviluppo dell’angolazione generale supportato dall’incremento dell’angolo di incidenza dello sci e dal crescendo di sforzo muscolare (stabilità spigolo-piede-caviglia, solidità di tutto il lato del corpo esterno alla curva, relax sul lato interno).
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Ancora qualche terapia d’urto come «il cordino di Martini» per Giancarlo per evitare residui di verticalizzazione o il laccio ai piedi per Alessandro per evitare qualche pedalata di troppo. Ancora un po’ di tennis per Beppe e Stefano.
E un ultimo lavoro, ciliegina sulla torta. Evitare di stringere i denti quando si prova qualcosa di impegnativo. Rilassare sempre al massimo i muscoli del viso anche nelle curve più toste, fino a sentire la guancia esterna alla curva che si gonfia per effetto della forza centrifuga. Pazzia? No: eliminazione di tensioni inutili, maggior concentrazione sull’azione dei piedi e degli arti inferiori, un buon 15-20% in più nell’efficacia della conduzione.
Volete ancora più stabilità? Verso metà curva con la mano esterna alla curva stringete sempre più forte la manopola del bastone rilasciandola poi al momento buono per il cambio, e fatemi sapere...
Pazzia o no, sta di fatto che siamo usciti dal limbo di una sciata semi-buona e non consapevole per entrare nel paradiso della conduzione e della dinamicità con una buona coscienza del gesto. Un gioco da ragazzi!
Tutto il resto nel pdf allegato
