Come è andata a Fukushima 1, l'acqua ha spento le pompe diesel

Fabio

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Staff Forum
Per chi già lo sa, non leggete. Io mi sono perso questi giorni e lo sono venuto a capire solamente oggi.

Ho finalmente capito cosa è successo a Fukushima 1.
Un reattore funzionando produce calore, quello che serve per produrre il vapore per poi far girare le turbine.
Quando si decide di bloccare un reattore la sua produzione di calore cala lentamente quindi è necessario, dopo il blocco, continuare a raffreddarlo ancora per molte ore.
A garantire il raffreddamento ci sono delle pompe elettriche. Se queste non funzionano ci sono delle pompe con accoppiato un motore diesel.
Nella generazione di reattore BWR dalla 5 configurazione in poi (mi sembra) oltre a questi sistemi che necessitano dei meccanismi "che si muovono" ci sono delle cisterne di una capacità tale da garantire il reffreddamento fino a livelli di temepratura considerati sicuri. Queste cisterne sono sospese, resistono ai sismi.

Purtroppo i reattori in Giapponi erano dei BWR 4 quindi senza il sistema passivo di raffreddamento ma solo con le pompe alimentate con elettricità e in sostituzione con motori diesel.

Cosa è successo?
Dei 6 reattori della centrale al momento del terremoto ne funzionavano 3.
Viene il terremoto.
I reattori si spengono senza nessun danno critico.
Le pompe elettriche non funzionano (problemi alla rete elettrica).
Entrano in funzione le pompe diesel e tutto prosegue per il meglio. Si arriva al 2-3% della potenza di regime, ma non è sufficiente, bisogna raffreddare ancora.

La centrale è schermata contro onde anomale con una muratura di 6,5 metri.
L'onda anomala è maggiore
: l'acqua entra nella stanza dei motori diesel e li spegne. Non ci sono le cisterne passive.

I reattori iniziano a non essere più raffreddati.
In alcuni punti si raggiungono temperature talmente elevate da dissociare idrogeno ed ossigeno. L'idrogeno è molto pericoloso ed avviene l'esplosione. Si decide di sfiatare la pressione e non ho capito se l'esplosione avviene prima della decisione o se è in un certo senso imposta.

A causa della devastazione generale nel Giappone si fa fatica a portare raffreddamento ai reattori e partono i casini che conosciamo.

Appena arrivano i tecnici si riparte con il raffreddamento, usando anche acqua di mare ma, appunto c'è un ma. Questo sarà sufficiente? I danni provocati dai surriscaldamenti riattiveranno la reazione?

Rilascio di radioattività. Una parte è causata dal vapore rilasciato dall'esplosione. L'esplosione ha interessato l'edificio della centrale che contiene il reattore e non il vessel del reattore (il vessel è il contenitore che contiene il reattore).

Altro problema è sorto dalla piscina che contiene il combustibile irradiato, vecchio, di uno dei reattori già spento al momento del terremoto. Questo combustibile deve essere perennemente raffreddato, è come una piccola fiamma sempre accesa. Pare ci siano stati problemi anche in quell'ambito in quanto pare che l'acqua delle piscine di contenimento sia calata. In totale ci sono problemi su 4 reattori.

Altro problema: il vessel del reattore 1 ha iniziato a perdere liquido: rilascio di radiazioni di circa 400 mS/h. La quantità annuale che un operatore può prendere è di 100 mS/anno.
In un quarto d'ora un operatore non protetto, in quelle condizioni, raggiungerebbe la soglia di sicurezza.

Possibili scenari:
- fondono i reattori: poco male se il vessel tiene. A Three Miles Island la fusione del reattore è stata del 53% eppure non ci sono state catastrofi.
- fondono i reattori ed i sistemi di contenimento di guastano: grandi problemi, catastrofe. L'area attorno al reattore per un raggio di 30 km non potrebbe essere più utilizzata e per un Paese denso come il Giappone sarebbero grandi casini. Ovviamente non parlo delle vite umane in quanto il danno in questo caso è inimmaginabile (fosse anche per una persona).

Spero di aver dato un'idea di quanto successo nelle prime ore dopo il terremoto. Se la centrale fosse stata più recente non sarebbe successo nulla. Penso che quella tipologia fosse l'ultima configurazione senza sicurezze passive.
 
Prima di tutto grazie per le informazioni. Poi, una domanda che mi viene vedendo le immagini, è come mai l'impianto è stato collocato a pochi metri dalla costa. In un paese ad altissimo rischio sismico può essere probabile uno tsunami catastrofico nell'arco di vita della centrale. La vicinanza al mare mi fa pensare alla disponibilità di acqua per raffreddare in situazioni di emergenza ma solo in casi limite, essendo (riporto dai media) l'acqua marina corrosiva per le strutture di una centrale di quel tipo.
 
Poi, una domanda che mi viene vedendo le immagini, è come mai l'impianto è stato collocato a pochi metri dalla costa. In un paese ad altissimo rischio sismico può essere probabile uno tsunami catastrofico nell'arco di vita della centrale. La vicinanza al mare mi fa pensare alla disponibilità di acqua...
Mi viene da escludere il fatto della vicinanza al mare per poter utilizzare acqua marina: se la usi significa buttare il reattore (farlo in emergenza è un altro conto).

La scelta del sito di una centrale è molto complesso. Nonostante negli anni 50 vi fossero meno opposizioni sociali di adesso non erano facili le scelte nemmeno allora.

Spesso costruire una centrale in una zona gia "stigmatizzata" è più facile. Costruire grandi impianti industriali in ex zone industriali abbandonate o "depresse" è più facile rispetto al proporre di farle in zone ancora molto belle.

Secondo motivo potrebbe essere quello logistico. Negli anni 50 trasportare grandi opere civili non era facile, nemmeno ora lo è.
Ci sono componenti, tipo il coperchi del vessel che devono essere prodotti in industire all'avanguardia e poi trasportate.
Immagino che negli anni 50 il Giappone non fosse una industria eccellente ed avanzata come adesso. Probabilmente gli impianti, o meglio i componenti meccanici degli impianti venivano fatti, la sparo, in America. Poi cone le navi si trasportavano e poi con relativamernte pochi km di strada si arrivava.

In ogni caso vi era una protezione contro onde anomale ma nonostante si costruisca sempre in eccesso di sicurezza questa volte la realtà è stata più drastica delle più cattive previsioni.

Altri motivi? Forse negli anni 50 non vi era una rete di distribuzione dell'energia molto estesa in Giappone e si sono fatte le centrali vicine a chi consumava energia.
 
Come l'hai messa te è molto più chiara di mille TG! Certo che 6,5 metri è veramento poco considerando che un muro si poteva anche rialzare nel tempo, credo.
 
Come l'hai messa te è molto più chiara di mille TG! Certo che 6,5 metri è veramento poco considerando che un muro si poteva anche rialzare nel tempo, credo.

A quanto ho compreso io, erano i motori ad esser posti a circa 7 metri, plausibilmente perchè parliamo di cose progettate decine di anni orsono: andrebbe visto, all'epoca, quali erano i dati a disposizione, scoprendo magari che, appunto, le onde più grosse viste fino a quel momento erano (per dire) di 5 metri.

Potevano farlo di 10, e magari arrivare un'onda da 15... purtroppo sarebbe stato lo stesso: piuttosto, mi chiedo da profano.. ma costruire il tutto in compartimenti stagni (almeno all'occorrenza)?
 
in questo periodo sono emotivamente particolarmente vicino al giappone, quindi spero solo al di fuori di qualsiasi giudizio sulle responsabilità tecniche e non, che tutta la situazione si possa risolvere quanto prima e senza più sofferenze di nessuno! una preghiera per tutti loro
 
Analisi chiarissima... non condivido soltanto l'ottimismo circa la "sicurezza" delle centrali più moderne, ma forse perché non mi è chiaro il funzionamento di queste cisterne...
 
Analisi chiarissima... non condivido soltanto l'ottimismo circa la "sicurezza" delle centrali più moderne, ma forse perché non mi è chiaro il funzionamento di queste cisterne...
Nemmeno io ma dovrebbero essere dei serbatoi contenenti acqua che per gravità garantiscono di raffreddare il reattore fino alla temperatura necessaria.
non condivido soltanto l'ottimismo circa la "sicurezza" delle centrali più moderne,
Non è ottimismo o pessimismo il mio, riporto delle considerazioni.
I reattori di Fukushima pare non avessero le sicurezze passive. Cosa sono? Mi spiego con un esempio.
Supponiamo sia molto importante che il cancello del vostro garage si apra in caso di guasto elettrico o di imprevisto.
Anziche progettarlo facendo in modo che venga aperto con un motore elettrico (senza elettricità non funziona) fate in modo che venga aperto da una molla e tenuto chiuso da un elettromagnete. Quando la corrente è presente e volete tenerlo chiuso date elettricità all'elettromagnete ed il cancello resta chiuso.
Se salta l'elettricità l'elettromagnete non funziona più e passivamente il cancello trascinato dalla molla si apre.

Nei reattori di Fukushima 1 la sicurezza non era garantita facendo agire sistemi non più tenuti fermi dalle condizioni di sicurezza ma bensì da sistemi che necessitavano di energia o meccanismi per funzionare.

L'acqua per raggiungere il reattore doveva essere spinta da meccanismi attivi, che necessitavano di energia e di parti in movimento per funzionare (elettricità, pomep con giranti che ruotano, lubrificazione delle parti in movimento, etc).

Se ci fossero stati dei grandi serbatoi molto alti tenuti chiusi dalla situazione di sicurezza (quando c'è corrente o quando i motori a diesel funzionano qualcosa riesce a tenerli chiusi) sarebeb successo che in caso di guasto, il liquido contenuto in essi per "caduta" avrebbe raffreddato i reattori per il tempo necessario.

Mi pare di aver capito che dalla configurazione successiva ogni reattore fu dotato di sistema di sicurezza passivo.
 
Anziche progettarlo facendo in modo che venga aperto con un motore elettrico (senza elettricità non funziona) fate in modo che venga aperto da una molla e tenuto chiuso da un elettromagnete. Quando la corrente è presente e volete tenerlo chiuso date elettricità all'elettromagnete ed il cancello resta chiuso.
Se salta l'elettricità l'elettromagnete non funziona più e passivamente il cancello trascinato dalla molla si apre.

Basta che le sicurezze passive siano veramente sicure, a volte i relè normalmente aperti rimangono incollati (o le "molle" del caso si rompono o non funzionano al momento giusto per vari motivi) e addio alla sicurezza passiva. Di certo verrà fatta una manutenzione accurata e non come negli impianti tradizionali (spero:PAAU:PAAU)
 
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