francesco190
New member
Amici del Forum, vorrei soffermarmi su un argomento a mio parere delicato e di basilare importanza sul quale al giorno d' oggi si potrebbero aprire numerosi dibattiti:
I nuovi metodi di insegnamento e apprendimento: un modo diverso di intendere lo sci
del quale ogni tanto si sente parlare con opinioni tra l' altro discordanti tra loro e su cui secondo me non si ripone abbastanza attenzione.
Quali sono i limiti della "scuola di sci tradizionale"? Come reagire a dubbi e insuccessi? E' giusto imparare a sciare da soli? Perchè?
Inizio la mia trattazione premettendo una cosa che a mio parere e sulla base della mia esperienza è la chiave di tutto: se ci sono Volontà e dedizione il fai da te può essere più stimolante di qualunque altra cosa. Non mi piace pensare che per fare qualcosa (come può essere imparare a sciare, riprendere dopo anni di inattività o proseguire nel proprio percorso di apprendimento sugli sci) si debba per forza sempre ricorrere ai maestri.
Che fine hanno fatto la curiosità, la voglia di imparare, di sperimentare (talvolta sbagliando, ma con l' esperienza sviluppando una certa capacità di autoanalisi), di cadere e rialzarsi, magari con un sorriso o con una sana botta nel fondoschiena, come il bambino nei primi mesi di età in cui null' altro chiede se non di esplorare il mondo nuovo che vede attorno a sè?
E' anzitutto questo l' atteggiamento da tenere quando si intraprende una nuova esperienza come può essere lo sci (che poi può piacere o no, il tutto è determinato dalle prime fondamentali sensazioni) e, facendo un paragone, penso che per i primi passi anche il neonato abbia bisogno di essere seguito pur essendo evidente che questo tenta in tutti i modi autonomamente di rialzarsi e raggiungere i primi grandi traguardi, ma sono altrettanto dell' idea che appena quest' ultimo ha appreso i rudimenti per reggersi in piedi, debba essere lasciato Libero di provare e sbagliare (come lo sciatore apprendista, con le adeguate attenzioni) ; SOLO così riuscirà, animato dalla giusta curiosità ed autonomia, a prendere la vita con lo spirito di un gioco, di un piacere: il piacere della scoperta.
Sento spesso rispondere a chi chiede un consiglio o si deprime per un insuccesso: "prenditi un maestro per qualche ora e andrà meglio". Ora chi sono io per giudicare certe affermazioni, ma la mia convinzione è che, fino a certi livelli, per riuscire in qualcosa se lo si vuole davvero non c' è maestro che regga alla propria aspirazione di un miglioramento graduale e consapevole, alimentato da entusiasmo e interesse.
Oltre al fatto che non tutti possono permettersi di pagare continue lezioni, trovo che oggi siamo troppo abituati (io in primis) a pretendere di avere la pappa pronta in un sacco di situazioni, tralasciando per comodità quel poco in più che ci basterebbe per intendere l' auto-apprendimento come qualcosa di stimolante e fortificante. Perchè non entriamo un pò più nell' ottica del "bimbo poco più che in fasce" sopracitato...
Cominciamo ad uscire dai soliti schemi!, troppo rigidi e sistematici, iniziamo piuttosto a ragionare senza un "paraocchi mentale" che ci vincola a seguire troppo spesso metodi di apprendimento ostinati ed indeformabili che non danno spazio alla creatività e all' inventiva personale, elementi fondamentali ed elementari.
E' consigliabile iniziare a sciare con un maestro? Sì! Quando non si hanno ancora ben chiare in testa alcune cose e ci si sta per addentrare in una nuova realtà è indispensabile poter contare su qualcuno che, con pazienza e quella competenza e professionalità di cui non certo tutti sono dotati, ci fornisca almeno le basi su cui poter in un secondo momento far leva per seguire con un minimo di familiarità la nostra strada.
Una volta acquisite le basi, posso pensare di progredire da solo con buoni risultati fino a raggiungere traguardi soddisfacenti? Certo. Limitarsi a pensare che, per superare un certo scoglio, sia necessariamente opportuno farsi seguire almeno per breve tempo da un maestro (per evitare di trascinarsi dietro errori difficili poi da scrollarsi di dosso con il tempo), non è sempre la soluzione appropriata. Mi spiego e sono consapevole del fatto che qui si trovano le più svariate interpretazioni.
C' è chi impiega del tempo e chi assimila le cose quasi al volo, chi si giudica totalmente negato e per questo ci rinuncia o opta subito per la scuola di sci più vicina e chi ritiene di aver capito tutto subito.. ma non sono solo l' attitudine allo sport, la fisicità o la capacità di apprendimento a determinare la velocità con cui progrediamo! Il maestro per quanti insegnamenti possa impartire non può sempre sostituirsi alla libera sperimentazione, accompagnata dal desiderio di provare e fallire con la propria capoccia, inventare, dare sfogo a curiosità e fantasia, mettere in pratica a modo proprio, interpretare secondo diverse chiavi di lettura, ma soprattutto osservare gli altri.. Sono anche i propri sbagli a fare la differenza contribuendo ad accrescere un' elasticità mentale che meglio ci aiuta a prendere confidenza con le proprie capacità e che ci permette con il tempo di approcciare la pista con crescente entusiasmo e confidenza. L' importante è trovarsi nella condizione di poter sbagliare e rialzarsi, divertirsi, prendersi ogni tanto i propri spazi facendo qualche discesa (adatta al proprio livello) come meglio ci si sente, senza dover per forza puntualmente sottostare a regole posturali (mi riferisco a braccia tese in avanti, movimenti in estensione e piegamento fortemente enfatizzati e chi più ne ha più ne metta) che in certi casi non fanno altro che irrigidire ulteriormente e mandare in palla soprattutto sciatori poco esperti che, non divertendosi affatto, rischiano addirittura di voler abbandonare il campo.
I fondamentali sono d' obbligo, ma è il modo inflessibilmente stereotipato in cui ci si ostina a volerli insegnare che potrebbe essere diverso e ben più stimolante per l' alunno. Capisco 30 anni fa, ma oggi per chiunque sono a disposizione supporti di qualsiasi tipo e per tutti i gusti, a partire da questo forum. Attraverso il confronto, "gli occhi del neonato", la ricerca, l' osservazione e l' imitazione dei giusti modelli, mettendo in pratica ciò che si crede di aver imparato e rimettendosi continuamente in discussione, nasce un nuovo modo di intendere la disciplina/hobby/passatempo che non deve passare obbligatoriamente attraverso la figura altamente specializzata ogni qualvolta qualcosa non va subito come si vorrebbe. Il prendere confidenza con il proprio corpo, con le proprie abilità, gestire emozioni e paure nasce anzitutto da una certa capacità di ascoltare sè stessi, di crearsi i propri spazi, di muoversi sia fisicamente che mentalmente, abbattendo quelle convinzioni/tradizioni scolastiche che sono rimaste in un certo modo in piedi troppo a lungo e che non sempre risultano efficaci.
E' altrettanto vero che oltre un certo livello (oppure per affinare la propria tecnica) con le sole proprie forze non è possibile arrivare ed è pertanto indispensabile il prezioso aiuto del maestro, ma quando dico che se ci sono le componenti principali di cui ho parlato fin' ora c' è quasi tutto, si tratta di una convinzione connaturata di pari passo alla mia sperimentazione personale. Non dimentichiamoci che per la stragrande maggioranza delle persone sciare è e deve rimanere prima di tutto un piacere ed un' occasione per staccare la spina dalla routine e sentirsi finalmente "allo stato puro", liberi. Se cominciamo a sentire la nostra sciata come qualcosa di più spontaneo e naturale (se vogliamo a volte quasi istintivo), risulterà tutto più semplice. Di pari passo all' entusiasmo e al divertimento cresceranno anche l' attenzione alle proprie azioni e la capacità di autocritica.
N.B.: Prima di addentrarsi nei propri commenti, onde evitare di ripetere concetti già espressamente chiariti e risolti, invito a leggere il "Punto secondo"
I nuovi metodi di insegnamento e apprendimento: un modo diverso di intendere lo sci
del quale ogni tanto si sente parlare con opinioni tra l' altro discordanti tra loro e su cui secondo me non si ripone abbastanza attenzione.
Quali sono i limiti della "scuola di sci tradizionale"? Come reagire a dubbi e insuccessi? E' giusto imparare a sciare da soli? Perchè?
Inizio la mia trattazione premettendo una cosa che a mio parere e sulla base della mia esperienza è la chiave di tutto: se ci sono Volontà e dedizione il fai da te può essere più stimolante di qualunque altra cosa. Non mi piace pensare che per fare qualcosa (come può essere imparare a sciare, riprendere dopo anni di inattività o proseguire nel proprio percorso di apprendimento sugli sci) si debba per forza sempre ricorrere ai maestri.
Che fine hanno fatto la curiosità, la voglia di imparare, di sperimentare (talvolta sbagliando, ma con l' esperienza sviluppando una certa capacità di autoanalisi), di cadere e rialzarsi, magari con un sorriso o con una sana botta nel fondoschiena, come il bambino nei primi mesi di età in cui null' altro chiede se non di esplorare il mondo nuovo che vede attorno a sè?
E' anzitutto questo l' atteggiamento da tenere quando si intraprende una nuova esperienza come può essere lo sci (che poi può piacere o no, il tutto è determinato dalle prime fondamentali sensazioni) e, facendo un paragone, penso che per i primi passi anche il neonato abbia bisogno di essere seguito pur essendo evidente che questo tenta in tutti i modi autonomamente di rialzarsi e raggiungere i primi grandi traguardi, ma sono altrettanto dell' idea che appena quest' ultimo ha appreso i rudimenti per reggersi in piedi, debba essere lasciato Libero di provare e sbagliare (come lo sciatore apprendista, con le adeguate attenzioni) ; SOLO così riuscirà, animato dalla giusta curiosità ed autonomia, a prendere la vita con lo spirito di un gioco, di un piacere: il piacere della scoperta.
Sento spesso rispondere a chi chiede un consiglio o si deprime per un insuccesso: "prenditi un maestro per qualche ora e andrà meglio". Ora chi sono io per giudicare certe affermazioni, ma la mia convinzione è che, fino a certi livelli, per riuscire in qualcosa se lo si vuole davvero non c' è maestro che regga alla propria aspirazione di un miglioramento graduale e consapevole, alimentato da entusiasmo e interesse.
Oltre al fatto che non tutti possono permettersi di pagare continue lezioni, trovo che oggi siamo troppo abituati (io in primis) a pretendere di avere la pappa pronta in un sacco di situazioni, tralasciando per comodità quel poco in più che ci basterebbe per intendere l' auto-apprendimento come qualcosa di stimolante e fortificante. Perchè non entriamo un pò più nell' ottica del "bimbo poco più che in fasce" sopracitato...
Cominciamo ad uscire dai soliti schemi!, troppo rigidi e sistematici, iniziamo piuttosto a ragionare senza un "paraocchi mentale" che ci vincola a seguire troppo spesso metodi di apprendimento ostinati ed indeformabili che non danno spazio alla creatività e all' inventiva personale, elementi fondamentali ed elementari.
E' consigliabile iniziare a sciare con un maestro? Sì! Quando non si hanno ancora ben chiare in testa alcune cose e ci si sta per addentrare in una nuova realtà è indispensabile poter contare su qualcuno che, con pazienza e quella competenza e professionalità di cui non certo tutti sono dotati, ci fornisca almeno le basi su cui poter in un secondo momento far leva per seguire con un minimo di familiarità la nostra strada.
Una volta acquisite le basi, posso pensare di progredire da solo con buoni risultati fino a raggiungere traguardi soddisfacenti? Certo. Limitarsi a pensare che, per superare un certo scoglio, sia necessariamente opportuno farsi seguire almeno per breve tempo da un maestro (per evitare di trascinarsi dietro errori difficili poi da scrollarsi di dosso con il tempo), non è sempre la soluzione appropriata. Mi spiego e sono consapevole del fatto che qui si trovano le più svariate interpretazioni.
C' è chi impiega del tempo e chi assimila le cose quasi al volo, chi si giudica totalmente negato e per questo ci rinuncia o opta subito per la scuola di sci più vicina e chi ritiene di aver capito tutto subito.. ma non sono solo l' attitudine allo sport, la fisicità o la capacità di apprendimento a determinare la velocità con cui progrediamo! Il maestro per quanti insegnamenti possa impartire non può sempre sostituirsi alla libera sperimentazione, accompagnata dal desiderio di provare e fallire con la propria capoccia, inventare, dare sfogo a curiosità e fantasia, mettere in pratica a modo proprio, interpretare secondo diverse chiavi di lettura, ma soprattutto osservare gli altri.. Sono anche i propri sbagli a fare la differenza contribuendo ad accrescere un' elasticità mentale che meglio ci aiuta a prendere confidenza con le proprie capacità e che ci permette con il tempo di approcciare la pista con crescente entusiasmo e confidenza. L' importante è trovarsi nella condizione di poter sbagliare e rialzarsi, divertirsi, prendersi ogni tanto i propri spazi facendo qualche discesa (adatta al proprio livello) come meglio ci si sente, senza dover per forza puntualmente sottostare a regole posturali (mi riferisco a braccia tese in avanti, movimenti in estensione e piegamento fortemente enfatizzati e chi più ne ha più ne metta) che in certi casi non fanno altro che irrigidire ulteriormente e mandare in palla soprattutto sciatori poco esperti che, non divertendosi affatto, rischiano addirittura di voler abbandonare il campo.
I fondamentali sono d' obbligo, ma è il modo inflessibilmente stereotipato in cui ci si ostina a volerli insegnare che potrebbe essere diverso e ben più stimolante per l' alunno. Capisco 30 anni fa, ma oggi per chiunque sono a disposizione supporti di qualsiasi tipo e per tutti i gusti, a partire da questo forum. Attraverso il confronto, "gli occhi del neonato", la ricerca, l' osservazione e l' imitazione dei giusti modelli, mettendo in pratica ciò che si crede di aver imparato e rimettendosi continuamente in discussione, nasce un nuovo modo di intendere la disciplina/hobby/passatempo che non deve passare obbligatoriamente attraverso la figura altamente specializzata ogni qualvolta qualcosa non va subito come si vorrebbe. Il prendere confidenza con il proprio corpo, con le proprie abilità, gestire emozioni e paure nasce anzitutto da una certa capacità di ascoltare sè stessi, di crearsi i propri spazi, di muoversi sia fisicamente che mentalmente, abbattendo quelle convinzioni/tradizioni scolastiche che sono rimaste in un certo modo in piedi troppo a lungo e che non sempre risultano efficaci.
E' altrettanto vero che oltre un certo livello (oppure per affinare la propria tecnica) con le sole proprie forze non è possibile arrivare ed è pertanto indispensabile il prezioso aiuto del maestro, ma quando dico che se ci sono le componenti principali di cui ho parlato fin' ora c' è quasi tutto, si tratta di una convinzione connaturata di pari passo alla mia sperimentazione personale. Non dimentichiamoci che per la stragrande maggioranza delle persone sciare è e deve rimanere prima di tutto un piacere ed un' occasione per staccare la spina dalla routine e sentirsi finalmente "allo stato puro", liberi. Se cominciamo a sentire la nostra sciata come qualcosa di più spontaneo e naturale (se vogliamo a volte quasi istintivo), risulterà tutto più semplice. Di pari passo all' entusiasmo e al divertimento cresceranno anche l' attenzione alle proprie azioni e la capacità di autocritica.
N.B.: Prima di addentrarsi nei propri commenti, onde evitare di ripetere concetti già espressamente chiariti e risolti, invito a leggere il "Punto secondo"
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