Ci sono tante località da queste parti che permettono di trascorrere una bella giornata sugli sci, senza svegliarsi troppo presto e senza spendere troppo: vale per i tosco-emiliani ovviamente!
La più famosa è la prima che consiglio di evitare: l'Abetone. Sciare qui costa 36 denari nei festivi d'alta stagione (3 in meno rispetto a Madonna di Campiglio); è facile che ti facciano pagare il parcheggio, all'aperto; gli impianti sono molti, ma vecchiotti; anche di piste ce n'è tante, ma non ricordo nulla di particolarmente entusiasmante.
Ben diverso il discorso sull'altro grande comprensorio, che dista pochi km, quello del Cimone. Qui le piste sono anche di più, e vanno da ampi campi scuola a nere di tutto rispetto (anche se la più dritta temo sia stata chiusa); gli impianti principali sono nuove e veloci seggiovie da 6 o 4 posti che riescono a smaltire bene le code; e lo skipass costa meno.
Oltre al Cimone da Modena e Bologna si può raggiungere facilmente Corno alle Scale: meno km di piste ma anche meno confusione, grazie a seggiovie anche qui comode e svelte; splendido contesto ambientale ed opportunità di interessanti itinerari fuori pista. Un generoso progetto prevede inoltre di unire la stazione con i vicini impianti di Cutigliano-Doganaccia, nel versante toscano: il Corno da un lato risulterebbe raggiungibile più facilmente da Firenze e Lucca, dall'altro però perderebbe molto del suo fascino appartato.
Da Massa e La Spezia in un'oretta si è a Cerreto Laghi, che pure è in provincia di Reggio Emilia: anche qui due veloci seggiovie servono varie piste abbastanza lunghe di media difficoltà. La località vanta inoltre un avanzato impianto di innevamento artificiale, che permette di sciare anche quando c'è poca neve.
Oltre a questi, che sono i comprensori principali, c'è tutta una serie di posticini che in molti nemmeno conoscono, ideali soprattutto per le famiglie; qualche nome: Piane di Mocogno, Schia, Prato Spilla, S.Stefano d'Aveto, Zum Zeri, S.Anna Pelago ed altre ancora.
Una nota finale la merita una stazione che sta piano piano decadendo, proprio quella in cui mosse i primi passi il campione Giuliano Razzoli: Febbio. La storica ed ardita seggiovia che giungeva a "quota 2000" è stata chiusa da poco, sostituita, credo, da un "gatto-bus": soluzione simpatica che però può solo essere provvisoria. Non solo si rischia di perdere una pista lunghissima che copre circa 900 metri di dislivello (un unicum nell'Appennino); ma anche l'opportunità di effettuare facilmente spettacolari fuori pista sul dorso enorme del monte Cusna, in cui i giorni dell'anno in cui c'è la neve sono più di quelli in cui manca.
Quasi mai però è così in Appennino: quando soffia "il marino", chi produce il Parmigiano è contento, chi gestise gli impianti sciistici molto meno. Prima di mettersi in viaggio per queste pur vicine località occorre dunque consultare i bollettini della neve, per vedere se le piste sono tutte aperte: altrimenti non ne vale la pena, perché lo skipass costa uguale e si trova più confusione. Gennaio e febbraio sono di solito i mesi ideali, e chi può scelga i feriali: si paga meno e non c'è quasi nessuno...
Buone sciate sugli Appennini allora!

La più famosa è la prima che consiglio di evitare: l'Abetone. Sciare qui costa 36 denari nei festivi d'alta stagione (3 in meno rispetto a Madonna di Campiglio); è facile che ti facciano pagare il parcheggio, all'aperto; gli impianti sono molti, ma vecchiotti; anche di piste ce n'è tante, ma non ricordo nulla di particolarmente entusiasmante.
Ben diverso il discorso sull'altro grande comprensorio, che dista pochi km, quello del Cimone. Qui le piste sono anche di più, e vanno da ampi campi scuola a nere di tutto rispetto (anche se la più dritta temo sia stata chiusa); gli impianti principali sono nuove e veloci seggiovie da 6 o 4 posti che riescono a smaltire bene le code; e lo skipass costa meno.
Oltre al Cimone da Modena e Bologna si può raggiungere facilmente Corno alle Scale: meno km di piste ma anche meno confusione, grazie a seggiovie anche qui comode e svelte; splendido contesto ambientale ed opportunità di interessanti itinerari fuori pista. Un generoso progetto prevede inoltre di unire la stazione con i vicini impianti di Cutigliano-Doganaccia, nel versante toscano: il Corno da un lato risulterebbe raggiungibile più facilmente da Firenze e Lucca, dall'altro però perderebbe molto del suo fascino appartato.
Da Massa e La Spezia in un'oretta si è a Cerreto Laghi, che pure è in provincia di Reggio Emilia: anche qui due veloci seggiovie servono varie piste abbastanza lunghe di media difficoltà. La località vanta inoltre un avanzato impianto di innevamento artificiale, che permette di sciare anche quando c'è poca neve.
Oltre a questi, che sono i comprensori principali, c'è tutta una serie di posticini che in molti nemmeno conoscono, ideali soprattutto per le famiglie; qualche nome: Piane di Mocogno, Schia, Prato Spilla, S.Stefano d'Aveto, Zum Zeri, S.Anna Pelago ed altre ancora.
Una nota finale la merita una stazione che sta piano piano decadendo, proprio quella in cui mosse i primi passi il campione Giuliano Razzoli: Febbio. La storica ed ardita seggiovia che giungeva a "quota 2000" è stata chiusa da poco, sostituita, credo, da un "gatto-bus": soluzione simpatica che però può solo essere provvisoria. Non solo si rischia di perdere una pista lunghissima che copre circa 900 metri di dislivello (un unicum nell'Appennino); ma anche l'opportunità di effettuare facilmente spettacolari fuori pista sul dorso enorme del monte Cusna, in cui i giorni dell'anno in cui c'è la neve sono più di quelli in cui manca.
Quasi mai però è così in Appennino: quando soffia "il marino", chi produce il Parmigiano è contento, chi gestise gli impianti sciistici molto meno. Prima di mettersi in viaggio per queste pur vicine località occorre dunque consultare i bollettini della neve, per vedere se le piste sono tutte aperte: altrimenti non ne vale la pena, perché lo skipass costa uguale e si trova più confusione. Gennaio e febbraio sono di solito i mesi ideali, e chi può scelga i feriali: si paga meno e non c'è quasi nessuno...
Buone sciate sugli Appennini allora!

e aggiungo: per fortuna