Tentativo Cima delle Sasse

enrysno

Orco surfante
Su certi forum e per qualcuno fare un report di un tentativo non riuscito sembrerà sicuramente una cosa inutile e “disonorevole”, ma dato che non sono un lottatore coll’alpe e numme po’ fregà de meno lo faccio lo stesso, soprattutto perché per altri potrebbe essere utile sapere che condizioni abbiamo trovato, fino a dove siamo arrivati.

Durante la gita di sabato con Giovanni è venuta fuori l’idea di provare qualcosa di ripido, visto che guardando le pareti sembra tutto Alaska……., inoltre volevo fare un test delle mie capacità e della split su qualcosa di impegnativo….e vicino a casa (a Zoldo) guarda caso di roba tossica ce n’è un po’…
La meta stabilita era una cima secondaria del gruppo del Civetta, ovvero la cima delle Sasse, dove nell’85 i fortissimi valligiani Stefano Cappeller e Vincenzo Colussi, disegnarono per la prima volta un’ardita linea, a poche settimane di distanza da un’altra grandissima prima, la normale del Civetta (lo so…si narra che la prima è stata di Holzer ma non è sicuro….). Oltre ad essere discese difficili….in cima bisogna arrivarci con le proprie forze, anche se c’è la possibilità di risparmiare 400 m di dislivello prendendo due impianti, come abbiamo fatto noi (Giovanni avrebbe anche potuto salire dal basso…io che non sono un purista se c’è un impianto che va lo prendo di sicuro!)
La cima delle Sasse si raggiunge salendo verso la forcella delle Sasse per poi deviare a sinistra e salire ancora un po’ per aggirare il Col del Vant (zona pericolosa per accumuli). Poi si continua in diagonale sempre in direzione S (leggera discesa senza togliere le pelli) costeggiando le pareti. Giunti sotto alla linea che porta alla cresta si sale ancora un po’ con le pelli finchè la pendenza e il fondo lo consentono.


In avvicinamento alla parete

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La relazione riportata nella guida di Sani (Scialpinismo di frontiera) consiglia di fare una deviazione a destra per poi raggiungere la parete con un altro traverso a sx (in rosso nella foto), per aggirare il salto di roccia basale e raggiungere la parete.

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Le ottime condizioni di innevamento di quest’anno, soprattutto in quota e sul ripido, ci hanno consentito invece di salire direttamente, sfruttando un passaggio innevato tra le rocce (linea blu).

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Io che che di arrampicata invernale ho zero esperienza ho consigliato il passaggio più facile, probabilmente alpinisti abituati al misto possono salire ancora più dritti, la neve è attaccata anche sui quarti gradi! In ogni caso è consigliabile salire con 2 piccozze serie!
C’è la possibilità di lasciare i pesi inutili alla base del pendio, ottimo per chi come me deve portarsi dietro 6 kg di tavola+attacchi e un altro kg tra pelli e rampanti!

La salita della parte ripida si è rivelata molto faticosa, in alcuni casi si sfondava parecchio. Il versante della montagna è esposto a E ma la linea di salita è girata un po’ verso N ed è riparata dal sole dalla costa rocciosa, quindi prende poco sole, per di più ovviamente è ancora gennaio! Insomma solo le contropendenze che avevamo sulla destra salendo erano trasformate, tutto il resto era neve invernale, in alcuni casi gli accumuli di neve a devole coesione non erano piccoli….perciò abbiamo cominciato ad avere qualche dubbio sul raggiungere la cresta.

Per fare meno fatica e evitare i punti più pericolosi ci siamo tenuti un po’ a destra seguendo le direttrice di una piccola costola rocciosa, ma ad un certo punto (quota 2700 m circa) è stato necessario fare un piccolo traverso a sx, che Giovanni reputava troppo pericoloso. La mia valutazione non è stata così drastica, ho fatto il traverso senza problemi e ho proseguito ritrovando neve più compatta….probabilmente il resto della salita era in condizioni simili….
Tuttavia l’esitazione di Giovanni e le difficoltà che vedevo sopra la mia testa (ancora più ripido, rocce affioranti, neve dura) mi hanno fatto decidere per la discesa (e comunque mai avrei potuto continuare da solo….tanto più che se mi fosse servita la corda ce l’aveva lui)
Prevedendo la difficoltà del passaggio ramponi – tavola su un pendio così ripido avevo anche preparato in cordino di sicurezza di collegamento tra imbragatura (che però non mi ero messo, cazzata!) e tavola, ma non è stato necessario in quanto ho scavato con le piccozze un grande terrazzino comodo.
In discesa (x tutta la parte ripida ho tenuto in mano le piccozze) ho derapato per i circa 30 m che mi separavano dal punto in cui era Giovanni, non trovando il coraggio di fare la prima curva, anche perché a quel punto anche io temevo che qualche fetta di neve potesse andar giù…cosa non bellissima con il salto sotto (dico sempre che non voglio fare discese con i salti sotto e poi ci ricasco!)
Invece la neve era molto stabile, in alcuni tratti anche molto bella da sciare, però cambiava ogni metro e su quella pendenza, sapendo di non poter sbagliare mai, di certo non ci si diverte, si scia/surfa con i peli troppo dritti!

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Il passaggio tra le rocce, in front e con due piccozze, è stato molto più agevole per me con la tavola che per Giovanni con gli sci,

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altro punto a favore dei piedi legati, alla faccia di quello che dice sempre Denis! 

Usciti dal ripido siamo scesi alla malga Grava giù per il bellissimo vallone, dove in alcuni casi si trovava ancora neve buona, peccato che la crosta era sempre in agguato…anche qui molto meglio con la tavola che con gli sci.
In fondo al vallone c’è un’enorme vecchia valanga quindi conviene tagliare alti a dx per evitarla.

In conclusione resta un pelino di delusione per aver fatto solo poco più di metà della parte ripida (soprattutto dopo la variante diretta all’inizio) ma sono comunque soddisfatto del test, la split è andata benissimo, anche se in spalla pesa circa 8 etti in + della T6….del resto se avessi usato le ciaspe sarei arrivato all’inizio del ripido molto più stanco.
 
Ciao bel report davvero.. di certo non inutile o disonorevole.. anzi.. :D
bellissimo ambiente e belle condizioni...

tanto per capirsi di che pendenze si parla? 50?

certo che il passaggio fra le rocce con gli sci e' bello peloso..:shock:
 
beh ... gran bel tentativo! certo che su 'ste robe un po' più di esperienza di misto mi sa che serve.
cmq., Enry, tu sei un alpinista più di quanto non lo voglia ammettere ;) bravo!
 
nella guida di Sani si parla di pendenze di 50 - 55°
fino a dove siamo arrivati noi non credo fosse più di 50, probabilmente anche meno

il salto di roccia coperto di neve era bello dritto ma come detto l'abbiamo comunque aggirato

la parte alta dev'essere veramente ripida, però non mi sembrava impossibilissima....il problema è che è troppo impegnativo psicologicamente

Ema, io non ho grande esperienza di alpinismo, nè estivo nè invernale, è un dato di fatto, saper salire un pendio di neve ripida e scenderlo con la tavola non è granchè rispetto a tutto quello che si dovrebbe saper fare....
 
I tuoi racconti mi piacciono davvero tantissimo, oltre che per la precisione anche per il pathos che danno. Era ora che ricominciassi a scrivere come un tempo!

grandissimi complimenti per il tentativo, anche se non completato al 100%, merita comunque una lode
 

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grazie ragazzi

modestia vera o falsa: tendo solo a dire sempre le cose come stanno, tutto qua, magari sembra anomalo, soprattutto su un forum, ma è la mia linea di pensiero
ad esempio attualmente in Dolomiti la neve non è bella quasi da nessuna parte, è un dato di fatto
come è un dato di fatto che non ho mai arrampicato in montagna d'inverno (d'estate ho fatto 3-4 vie in montagna, sempre da secondo) e che non trovo quasi mai compari per fare certe cose probabilmente perchè non ho mai voluto "perdere" giorni buoni (magari di powder) per fare i corsi CAI che invece mi avrebbero dato le basi che mi mancano, ad esempio per andare a fare cose interessanti verso i 4000 delle occidentali
 
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