Tor des Géants

kirama

Powder Ranger
www.tordesgeants.it

da aostaoggi.it

http://www.aostaoggi.it/2011/gennaio/14gennaio/news20904.htm

"AOSTA. Il prossimo mese di settembre le Alte Vie n° 1 e 2 della Valle d'Aosta saranno "invase" da centinaia di corridori. Dall'11 al 18 settembre si terrà infatti la seconda edizione del "Tor des Géants", competizione di endurance-trail dai grandi numeri: 330 chilometri di percorso lungo i sentieri di alta montagna e 24 mila metri di dislivello positivo da percorrere in massimo in 150 ore, oltre mille volontari impiegati per garantire la sicurezza. La prima edizione, lo scorso settembre, vinta dall'italiano Ulrich Gross, aveva attirato 330 runners, 178 dei quali erano riusciti a concludere la competizione.

«Il grande successo ottenuto lo scorso anno ci ha portato a fissare per il 2011 il numero massimo di cinquecento partecipanti» ha spiegato l'assessore regionale allo Sport, Turismo, Commercio e Trasporti, Aurelio Marguerettaz, nel presentare l'evento. Le iscrizioni sono possibili da domani, 15 gennaio, attraverso il sito ufficiale della manifestazione (tordesgeants.it).

Organizzato dall'Amministrazione regionale con il supporto della società sportiva Valle d'Aosta trailers, il "Giro dei Giganti" è una gara unica. I runners, partendo da Courmayeur e percorrendo i sentieri delle due Alte Vie, effettueranno un tour completo della Valle d'Aosta attraverso 28 comuni, passando dal Monte Bianco al Cervino e dal Monte Rosa al Gran Paradiso. Sono due le abilità necessarie per vincere: oltre alla resistenza sulla lunga distanza, il corridore deve essere in grado di dosare le proprie forze gestendo al meglio i tempi di riposo.

«Il Tor des Géants - ha sottolineato l'assessore Marguerettaz - rappresenta uno strumento di promozione importante, capace di divulgare l'immagine ed il nome della Valle d'Aosta in tutto il mondo, veicolandone al tempo stesso i contenuti fondamentali dell'offerta turistica. A confermare l'interesse che ha suscitato la prima edizione, lo scorso mercoledì nella trasmissione di RaiUno "L'eredità", una delle domande poste ai concorrenti riguardava il Tor des Géants».

Elena Giovinazzo"
 
Tra utmb, ccc, tor de geants, direi che km e metri di dislivello di sprecano....
E pensare che una volta era l'utmb l'ambizione piu' ardita....:shock:
 
Per chi ha voglia e tempo di leggerlo, propongo il racconto di un mio caro amico, ritiratosi a 90 km circa dall'arrivo:

Difficile descrivere una gara come il Tor des Géants, è stato molto più facile raccontarvi la preparazione. Nell'ultimo articolo scritto vi avevo promesso, ma forse l'avevo fatto più a me stesso, il massimo impegno per completare quel sogno lungo 330 km e 24.000 metri di dislivello.

Alla fine nulla è andato come mi sarei aspettato, o meglio come avevo provato a immaginare più e più volte nella mia testa, durante l'avvicinarsi dell'8 di settembre e quindi della partenza della gara. Mi sono dovuto fermare al 240° km. Questo è stato l'unico elemento negativo del mio personale viaggio. Per il resto le sensazioni, le emozioni, i dolori, tutto è stato come un'onda che si infrange sugli scogli e viene ricoperta subito dopo da un'altra onda uguale ma diversa e via così, fino all'infinito.

La partenza è stata emozione e impazienza. L'emozione di passare il controllo chip e quindi l'attimo in cui sai che hai passato quel sospiro, quel metro quadrato di terreno che ti ha spostato dall'essere semplicemente a Courmayeur, all'essere schedato e al via del Tor, e l'impazienza di aspettare 20 minuti sotto il diluvio mentre parlano le autorità e vengono presentati i campioni. Questa, e passatemela, è l'unica nota negativa che rivolgo all'organizzazione del Tor des Géants, per il resto impeccabile.

Poi il conto alla rovescia, la musica, il via e in un attimo senti il tuo nome urlato dagli amici a bordo strada, saluti, sorridi, ti commuovi e hai già consumato (per rimanere in tema) un'ondata di energie. Ma subito si entra nel vivo e si sale il primo colle. Per molti già conosciuto in tante altre gare. Si arriva al Col Arp e poi via verso La Thuile. Si corricchia, si cammina, si chiacchiera e sarà così per tutti gli altri km. Prima con gli amici con i quali si è deciso di provare a condividere la gara, poi man mano che i km avanzano, con chi in quel momento sta condividendo con te quel pezzo di percorso.

Prima del ristoro di La Thuile, rivedo la mia famiglia al completo, altra ondata di emozioni. Ma abbiamo appena iniziato e ora ci aspetta il Deffeyes, Col Haut Pas (Passo Alto) e il tanto temuto Col Crosatie.

In questa prima parte fatico molto. Sono un diesel vero e proprio e i primi km sono un dramma. Inizio a prendere un ritmo decente salendo al Crosatie, ma sto affrontando la salita sotto una vera e propria bufera di acqua vento e, in quota, neve. È piena notte. La prima notte lungo i sentieri del Tor. Qui rimango senza il mio compagno d'avventura. Massimo decide di fermarsi per il troppo freddo patito durante la salita al Col Crosatie. Io proseguo. C'è la discesa, è notte, una situazione che mi piace e poi devo scaldarmi, quindi corro.

Mentre scendo con buon passo sento il suono di un fischietto. Fatico a capirne la direzione, ma il fischietto in montagna vuol dire: "Aiuto, sono in pericolo". Quindi mi concentro e vedo in lontananza una luce fuori dal sentiero, circa 200 metri più in basso e tutta spostata verso destra. Tanto, troppo fuori dal nostro sentiero. La raggiungo e scopro che a fischiare è una ragazza, e che steso ai suoi piedi, coperto dal telo di sopravvivenza e rantolante di dolore, c'è un altro concorrente. Mi attivo per chiamare i soccorsi, ma il telefono non dà segni di vita. Inizio a urlare "soccorso" con tutto il fiato che ho, verso la vetta del Crosatie, finché qualcuno mi urla: "Sto arrivando".

Sono infreddolito, ma l'adrenalina non mi permette di sentirlo. Dico al soccorritore che corro al ristoro di Planaval per allertare altri soccorsi. Mannaggia, ci sono ancora 7 km, ci metterò un'eternità, penso mentre corro. Ero preoccupato, avevo visto una scena brutta, troppo brutta.

Poco prima di Planaval incontro i medici che risalgono il sentiero. Li aggiorno con le mie impressioni, mi ringraziano e proseguono. Arrivo a Valgrisanche (prima base vita), faccio la doccia, mi cambio, mangio e riparto. Mi aspettano tre colli tosti. Passo il Col Fenetre, poi, come un macigno sulla testa, al ristoro prima di affrontare il Col Entrelor, primo 3000 della gara, mi arriva la notizia che il ragazzo che avevo aiutato a soccorrere non ce l'aveva fatta. Era morto nella notte. Da quel momento ho corso con la sua immagine che ogni due passi mi tornava in mente… la fatica più grossa.

Ora toccava al Col Loson, cima Coppi del Tor con i suoi 3.296 metri e lasciapassare per la valle di Cogne a me tanto cara. Qui mi tuffo nella discesa verso il rifugio Sella, verso Valnontey, ed entro alla seconda base vita, quella di Cogne. Ho percorso 102 km e un bel po' di dislivello, ora ci sta la prima sosta vera.

Alla base vita mi lavo, mi faccio massaggiare, mi cambio, mangio e finalmente dormo qualche ora. Sono accudito e coccolato da un'angelo biondo di nome Doriana. Mia amica da anni e tra i volontari a Cogne. Un piccolo privilegio. Al risveglio, dopo una colazione a un orario molto strano, riparto con Lorenza (avete letto il suo bell'articolo su Actionmagazine?) e Maurizio.

Con loro andrò fino alla base vita di Donnas. Beh, loro ci arriveranno un po' prima di me. Al ristoro di Chardonney, mi devo sottoporre alle cure del medico. Alcuni km prima, salendo al Col Fenetre, dopo il rifugio Sogno, sono colto da un inaspettato attacco d'asma che mi lascia letteralmente senza fiato e anche un po' spaventato. Dopo le cure riparto e raggiungo Donnas (altra base vita).

Stessa trafila, doccia, massaggi, etc. Provo a dormire ma non ci riesco. Come nelle basi vita precedenti, ad assistermi c'è Massimo. Dopo il suo ritiro si è prodigato in ogni modo per me. Decido di ripartire. Sono solo, ma non è un problema. Imposto il mio ritmo per affrontare uno dei tapponi più temuti: Donnas-Gressoney. Più o meno lo stesso chilometraggio delle altre sezioni, ma un tempo lunghissimo per percorrerlo. Uno dei misteri del Tor.

Sento di stare bene, ho un bel ritmo costante e senza quasi accorgermene arrivo al Rifugio Coda. Qui dormo un'oretta e dopo aver salutato Lorenza e Maurizio, riparto. Ancora discesa e ancora notte… il mio mondo. Vado molto bene fino al Col della Vecchia. I 5 km dal colle al ristoro di Niel mi sembrano infiniti. Ho una di quelle che chiamano crisi di sonno. Quando arrivo a Niel sono letteralmente cotto. Felice di vederlo, anche se triste per il suo ritiro, saluto l'amico e collega Ettore Pettinaroli e mi fiondo in un letto del rifugio. Un'ora e mezza di letargo. Non mi ricordo di essermi coricato. Mi svegliano, mangio e riparto, arrivando alla base vita di Gressoney abbastanza bene, anche se sento che ho ancora bisogno di dormire.

Non dormo alla base vita, ma proseguo fino al rifugio Alpenzu. Qui dormo due ore. Riparto in piena notte verso il durissimo Col Pinter. I km seguenti sono tutti un saliscendi fino al rifugio Grand Tournalin, dove si attacca l'ultimo km verso il Col di Nana. Un bel traverso, non troppo impegnativo, fino allo scollinamento vero e proprio e poi giù in picchiata verso la base vita di Cretaz (Valtournenche).

Qui l'idea è di riposarmi un po', ho un discreto vantaggio sulle barriere orarie e sono stanco, ma su consiglio dell'amico e compagno di squadra Roberto Beretta (18° al traguardo) venuto ad aspettarmi alla base vita, riparto per il rifugio Barmasse e il fatidico 240° km, dove mi fermo a dormire.

Fatico e prendo parecchio freddo salendo al rifugio. Chiedo di dormire due ore e tossisco praticamente per tutta la sosta. Per mia fortuna, tra i concorrenti che riposano (o ci provano, data la mia tosse) c'è un medico di Aosta, che al momento di ripartire mi vuole visitare anche se non ha, ovviamente, gli strumenti (è in gara come me). Gli racconto quello che mi è successo durante i km precedenti e lui mi consiglia di fermarmi. Troppo pericoloso il tratto che ci deve portare al Rifugio Cuney. Sono 16 km, tutti in quota, praticamente impossibili da raggiungere velocemente dai soccorritori. Il freddo (stiamo entrando nella notte), la stanchezza, il vento gelido e la mia condizione, mi mettono a rischio. Se mi assale un altro attacco d'asma come quello di 120 km fa, senza medicine rischio la vita.

Stanco ma molto lucido, accetto il consiglio, anche dopo il consulto via radio con il medico del presidio di Cuney. Mi devo arrendere. La legge della montagna va rispettata e la vita è una sola. Di Tor da affrontare ce ne saranno altri, già il prossimo anno. Un plauso di cuore a tutte le persone coinvolte, dall'organizzazione, ai volontari, a chi ha provato a essere al nastro di partenza, a chi ho avuto il piacere di applaudire all'arrivo e al palazzetto delle premiazioni dopo il mio ritiro. Onde su onde di pure emozioni.

Da par mio mi sono accorto che la preparazione svolta con Paolo Zotta e tutti i ragazzi del Virgin Active Villaggio Fitness di Milano Fiori, mi è servita alla grande. Le gambe, le braccia e la schiena non hanno avuto nessun problema, nessun affaticamento, nemmeno nei giorni dopo la conclusione del Tor. Così come sono servite le mie precauzioni sul materiale. Ho utilizzato più e più volte tutto quello che avevo nello zaino durante ogni tappa e che vi avevo descritto in uno degli articoli pre Tor.

Per finire: è stato un viaggio, un'avventura che non vedo l'ora di ripreparare e riaffrontare. Ho un conticino in sospeso... mi mancano 92 km per concludere un sogno.


© RIPRODUZIONE RISERVATA





Google +
- See more at: http://www.actionmagazine.it/rubric...tor-des-geants/#sthash.ZfNSxO0v.a50ubTR2.dpuf
 
Leggo sempre con passione queste esperienze... complimenti al tuo amico per la saggezza che ha illuminato la sua decisione.
Al di là di tutto quello che si può dire su questo genere di corse, e al di là delle valutazioni che si può dare su l'approccio a tutto questo da parte di qualche partecipante, la differenza in montagna la fa sempre la saggezza. :D
 
Top