Eccomi di ritorno dall'Africa dopo decine di face shot! 

...solo che la polvere che mi arrivava in faccia era quella sollevata dalle jeep sulle sterrate
del Serengeti....:shock:
cmq qui si parla di montagna ed eccovi il report della salita al Kilimanjaro.
Considerazioni generali
La salita in sè non presenta difficoltà tecniche e sotto questo aspetto è alla portata di tutti gli
escursionisti allenati. Le difficoltà principali possono venire naturalmente dalla quota (è pur sempre
un "quasi 6000") e dal freddo la notte della salita alla vetta.
Per questioni principalmente logistiche (l'ultimo punto in cui si trova l'acqua è a quota 3900m) è
difficoltoso fermarsi due notti al Barafu Hut a 4600m, e quindi per avere il tempo di salire in vetta
e ridiscendere ad un campo più basso le guide fanno iniziare la salita attorno alla mezzanotte, e vi
assicuro che le ultime ore prima dell'alba a 5500m possono essere veramente fredde e c'è il rischio
concreto di congelarsi qualche dito se non si è attrezzati opportunamente.
Dal punto di vista paesaggistico il Kilimanjaro è sicuramente suggestivo e vario, ma confrontandolo
ai panorami alpini non si può definire una bella montagna. La cosa più interessante è la varietà di
ambienti che si attraversano mano a mano che si sale di quota: si passa dalla foresta pluviale alla
steppa, dalla tundra al deserto d'alta quota fino ai ghiacciai sommitali. Tra una valle e l'altra il
tipo di vegetazione cambia a secondo dell'orientamento e della presenza d'acqua.
Inoltre il Kilimanjaro ha dimensioni a cui non siamo abituati sulle Alpi: la base è una specie di
ellisse di 80Km x 60 Km che si innalza sulle pianure circostanti per 5000m. Dalle pianure la cima non
è quasi mai visibile, perchè all'altezza della fascia di foresta pluviale, fra i 2000m e i 3000m,
staziona sempre una cappa di nuvole che fa si che da lontano si intuiscano soltanto i pendii alla base
e si possa solo immaginare ciò che sta sopra. Allo stesso modo quando si è sulla montagna non si vede
altro che un mare di nubi attorno a sè, interrotto solo dal vicino Monte Meru (4566m).
Questo accentua l'impressione di essere sospesi in un mondo a parte.
Per darvi un idea delle dimensioni provate a immaginare se al posto delle Dolomiti ci fosse un'unica
montagna che fra Belluno e Brunico si innalza a forma di cono.:shock::shock:
Il Kilimanjaro è un parco nazionale e si può effettuare il trekking solo con una guida del posto.
Non essendoci rifugi gestiti diventa quasi indispensabile l'utilizzo dei portatori, che si
fanno carico del peso dell'attrezzatura da campeggio, del cibo e nell'ultima parte anche dell'acqua.
La via più diretta e frequentata è la Marangu, che dispone di rifugi non gestiti per dormire e consente
di arrivare in vetta in 4 giorni. Una salita così veloce può facilmente portare a problemi di
acclimatamento, e stando alle statistiche non ha una gran percentuale di successo.
Noi abbiamo scelto un'altra via molto frequetata, la Machame Route, che normalmente porta in vetta
in 5 giorni. Abbiamo aggiunto un'ulteriore notte sotto i 4000m spezzando in due la quarta tappa, e
infatti siamo arrivati in vetta ben acclimatati e senza patire nessun sintomo per la quota.
Giorno 0
Dopo il volo dall'Italia per Nairobi e il trasferimento in bus fino ad Arusha (tutto un cantiere e
strade sterrate...altro che la Salerno-Reggio Calabria) arriviamo in Hotel. Qui incontriamo la nostra
guida Caspar e l'assistente guida John per un briefing pre-trekking. Ci spiegano come è organizzato
il tutto, il percorso giorno per giorno, gestione del cibo, dell'acqua, dei carichi da dare ai
portatori e inoltre controllano la nostra attrezzatura (scarpe, vestiario, sacchi letto, etc...) per
verificare che ciò che abbiamo vada bene per la salita; se mancasse qualcosa di indispensabile
ce lo darebbero loro a noleggio. Comunque, dall'alto dei nostri 50kg di bagaglio portati in aereo,
superiamo l'esame. Appuntamento la mattina dopo per partire.
...solo che la polvere che mi arrivava in faccia era quella sollevata dalle jeep sulle sterrate
del Serengeti....:shock:
cmq qui si parla di montagna ed eccovi il report della salita al Kilimanjaro.
Considerazioni generali
La salita in sè non presenta difficoltà tecniche e sotto questo aspetto è alla portata di tutti gli
escursionisti allenati. Le difficoltà principali possono venire naturalmente dalla quota (è pur sempre
un "quasi 6000") e dal freddo la notte della salita alla vetta.
Per questioni principalmente logistiche (l'ultimo punto in cui si trova l'acqua è a quota 3900m) è
difficoltoso fermarsi due notti al Barafu Hut a 4600m, e quindi per avere il tempo di salire in vetta
e ridiscendere ad un campo più basso le guide fanno iniziare la salita attorno alla mezzanotte, e vi
assicuro che le ultime ore prima dell'alba a 5500m possono essere veramente fredde e c'è il rischio
concreto di congelarsi qualche dito se non si è attrezzati opportunamente.
Dal punto di vista paesaggistico il Kilimanjaro è sicuramente suggestivo e vario, ma confrontandolo
ai panorami alpini non si può definire una bella montagna. La cosa più interessante è la varietà di
ambienti che si attraversano mano a mano che si sale di quota: si passa dalla foresta pluviale alla
steppa, dalla tundra al deserto d'alta quota fino ai ghiacciai sommitali. Tra una valle e l'altra il
tipo di vegetazione cambia a secondo dell'orientamento e della presenza d'acqua.
Inoltre il Kilimanjaro ha dimensioni a cui non siamo abituati sulle Alpi: la base è una specie di
ellisse di 80Km x 60 Km che si innalza sulle pianure circostanti per 5000m. Dalle pianure la cima non
è quasi mai visibile, perchè all'altezza della fascia di foresta pluviale, fra i 2000m e i 3000m,
staziona sempre una cappa di nuvole che fa si che da lontano si intuiscano soltanto i pendii alla base
e si possa solo immaginare ciò che sta sopra. Allo stesso modo quando si è sulla montagna non si vede
altro che un mare di nubi attorno a sè, interrotto solo dal vicino Monte Meru (4566m).
Questo accentua l'impressione di essere sospesi in un mondo a parte.
Per darvi un idea delle dimensioni provate a immaginare se al posto delle Dolomiti ci fosse un'unica
montagna che fra Belluno e Brunico si innalza a forma di cono.:shock::shock:
Il Kilimanjaro è un parco nazionale e si può effettuare il trekking solo con una guida del posto.
Non essendoci rifugi gestiti diventa quasi indispensabile l'utilizzo dei portatori, che si
fanno carico del peso dell'attrezzatura da campeggio, del cibo e nell'ultima parte anche dell'acqua.
La via più diretta e frequentata è la Marangu, che dispone di rifugi non gestiti per dormire e consente
di arrivare in vetta in 4 giorni. Una salita così veloce può facilmente portare a problemi di
acclimatamento, e stando alle statistiche non ha una gran percentuale di successo.
Noi abbiamo scelto un'altra via molto frequetata, la Machame Route, che normalmente porta in vetta
in 5 giorni. Abbiamo aggiunto un'ulteriore notte sotto i 4000m spezzando in due la quarta tappa, e
infatti siamo arrivati in vetta ben acclimatati e senza patire nessun sintomo per la quota.
Giorno 0
Dopo il volo dall'Italia per Nairobi e il trasferimento in bus fino ad Arusha (tutto un cantiere e
strade sterrate...altro che la Salerno-Reggio Calabria) arriviamo in Hotel. Qui incontriamo la nostra
guida Caspar e l'assistente guida John per un briefing pre-trekking. Ci spiegano come è organizzato
il tutto, il percorso giorno per giorno, gestione del cibo, dell'acqua, dei carichi da dare ai
portatori e inoltre controllano la nostra attrezzatura (scarpe, vestiario, sacchi letto, etc...) per
verificare che ciò che abbiamo vada bene per la salita; se mancasse qualcosa di indispensabile
ce lo darebbero loro a noleggio. Comunque, dall'alto dei nostri 50kg di bagaglio portati in aereo,
superiamo l'esame. Appuntamento la mattina dopo per partire.