Itinerario: Albergo dei Forni - Rif. Branca - Rif. Pizzini - Rifugio Casati - Rifugio Pizzini - Passi dello Zebrù - Baita di Campo - S. Antonio
Ubicazione: Alta Valfurva, gruppo Ortles-Cevedale
Difficoltà: dal rif. Forni al Rif. Pizzini E, dal Pizzini al Casati EE con possibilità di passaggi su neve, dal
Pizzini ai Passi dello Zebrù E, il primo tratto di discesa in Val Zebrù EE (due corde fisse), discesa in val Zebrù E.
Acqua e cibo: nei rifugi. Fiumi e ruscelli molto frequenti.
Itinerario a dir poco stupendo con paesaggi molto variegati, che vanno dai boschi radi della Valle dei Forni, alle praterie d'alta quota della Val Cedec al ghiaccio e alla neve del Rifugio Casati.
Si raggiunge in macchina l'Albergo dei Forni (2178m) tramite strada asfaltata da S. Caterina. Lasciata l'auto, si imbocca la Valle dei Forni, seguendo l'itinerario glaciologico che, mantenendosi alla sinistra orografica del torrente Frodolfo, si spinge verso l'enorme ghiacciaio che si staglia in fondo. La pendenza è leggera fino all'attraversamento del fiume, dopodichè con ampi tornanti si risale il dosso al lato della grande cascata, fino al Rifugio Branca (2493m), dalla cui terrazza la vista sul Ghiacciaio dei Forni con le sue Cime è meravigliosa.Dalla partenza è trascorsa circa un'ora.
Si prosegue poi sul sentiero 28C, percorrendo alcuni saliscendi a mezzacosta, con alcuni brevi passaggi un po' insidiosi (corse fise e pioli metallici). Raggiunto il crinale della Val Cedec, si apre di fronte a noi la vista sul Gran Zebrù, mentre la traccia prosegue scendendo lentamente verso il fondovalle. Il rifugio Pizzini si vede già all'orizzonte, ma di strada ce n'è ancora un po'; i cartelli a fondovalle indicano 50 minuti e sono abbastanza realistici. Proseguendo per prati e grossi massi alla base della vedretta del Monte Pasquale, si rimonta il dosso su cui sorge il Rifugio Pizzini (2706m). Volgendo in alto lo sguardo, al centro tra le vette del Gran Zebrù e del Cevedale, già si scorge la meta successiva, in cima alla ripida pietraia che chiude ad est la Val Cedec: il Rifugio Casati.Si prosegue su carrozzabile fino alla partenza della teleferica per il casati, presso i piccoli Laghetti di Cedec; da qui in poi si affronterà la parte più impegnativa dell'itinerario. I primi venti minuti di
cammino sono abbastanza comodi, tornanti molto ampi e entiero ben tracciato su fondo battuto tra gli sfasciumi. Superata quota 2800m la pendenza aumenta e il terreno a tratti franonso rende un po' difficoltosa la salita. A tratti ricompare una traccia battuta che cerca di alleggerire la pendenza con qualche tornate, ma a volte l'unica alternativa e puntare dritti verso l'alto. Attenzione a seguire i segnali sui massi, altrimenti si rischia di infilarsi in posti poco raccomandabili. Si prosegue così fino a circa 3150m, quando il sentiero punta verso sud, attraversando una sporgenza rocciosa con untratto leggermente esposto. Ora il grosso è fatto, sebbene il rifugio sia sparito dalla nostra vista siamo quasi alla fine. 5 o 6 tornantini e alcuni gradoni aiutano a superare gli ultimi 100 metri di dislivello. All'improvviso la pendenza scompare e si entra un piccolo valloncello, prima di raggiungere il Passo del Cevedale (3260m), dove ci accoglie una triste cabina dell'Enel in cemento. Girato l'angolo, tutta via, si apre la porta del paradiso: a sinistra, a pochi metri il Rifugio Casati e il Rifugio Guasti, con il GRan zebrù sullo sfondo; a destra, l'enorme distesa bianca del Ghiacciaio del Cevedale.
Il rifugio esteticamente non è un granchè, ma l'atmosfera all'interno è bella. Gestito da una famiglia di Santa caterina, è forse un po' caro in quanto a pernotto (50 euri mezza pensioni). Cena alle 18.30, silenzio alle 21.30 (un po' esagerati, di solito ho sempre trovato silenzio alle 22 o addirittura alle 23).
La mattina successiva, dopo un piacevole incontro con MArco Confortola al bar del Rifugio, riscendiamo alla Pizzini e da lì puntiamo verso i Passi dello Zebrù, raggiungibili con una comoda salita su sentiero ben tracciato in circa 50 minuti.Da qui ci si butta in picchiata verso la Val Zebrù, che si apre ai nostri piedi. Il primo tratto è un sentiero abbastanza pendente ma ben tracciato su sfasciumi e aluni piccoli nevai. Si raggiunge poi la parte un po' più delicata, con due passaggi con corda fissa, che da sicurezza su terreno sdrucciolevole in tratti leggermente esposti. Si prosegue con saliscendi per circa un'ora, a tratti su ghiaioni a tratti su prati. Al bivio per il Rif. V Alpini, considerando di non fare in tempo a raggiungere anche quest'ultimo, puntiamo a sinistra verso il fondovalle; un'altra ora di cammino conduce alla Baita del pastore (2100m) e qui in 30 minuti alla Baita di Campo (2000m). Da qui si percorre lalunga carrozzabile della val zebrù ed in circa un'ora e trenta si ritorna in vAlfurva, nel piccolo centro di S. Antonio.
Il ghiacciaio dei Forni
L'imbocco della Val Cedec e il Gran Zebrù
Risalendo la Valle dei Forni
In arrivo al Rifugio Branca
Ghiacciaio dei Forni
San Matteo
Ghiacciaio dei Forni dal Rif. Branca
La Val Cedec con il Gran Zebrù
Rifugio Pizzini e Gran Zebrù
Vedretta del Monte Pasquale dal Rif. Pizzini
La Val cedec e il Ghiacciaio dei Forni
Il ripido crinale su cui sorge il Rifugio Casati
Sentiero per il Rif. Casati
Il Gran Zebrù dal Passo del Cevedale
La Val Cedec dal Passo del Cevedale
Ghiacciaio dei Forni
Il Rifugio Casati e il Cevedale
Rifugio Casati
Cevedale
Rifugio Casati e Cevedale
Tramonto sul Gran Zebrù
Tramonto sul Cevedale
La cornice sommitale del Monte Pasquale al tramonto
Tramonto sul Cevedale
Tramonto dal Casati
Alba dal Casati
Alba sul Cevedale
Alba sul Gran Zebrù
Alba dal Casati
In lontananza la Val Venosta
Io e Marco Confortola al Casati
Risalendo verso i Passi dello Zebrù
Passi dello Zebrù con il Cevedale sullo sfondo
Val Zebrù
Ubicazione: Alta Valfurva, gruppo Ortles-Cevedale
Difficoltà: dal rif. Forni al Rif. Pizzini E, dal Pizzini al Casati EE con possibilità di passaggi su neve, dal
Pizzini ai Passi dello Zebrù E, il primo tratto di discesa in Val Zebrù EE (due corde fisse), discesa in val Zebrù E.
Acqua e cibo: nei rifugi. Fiumi e ruscelli molto frequenti.
Itinerario a dir poco stupendo con paesaggi molto variegati, che vanno dai boschi radi della Valle dei Forni, alle praterie d'alta quota della Val Cedec al ghiaccio e alla neve del Rifugio Casati.
Si raggiunge in macchina l'Albergo dei Forni (2178m) tramite strada asfaltata da S. Caterina. Lasciata l'auto, si imbocca la Valle dei Forni, seguendo l'itinerario glaciologico che, mantenendosi alla sinistra orografica del torrente Frodolfo, si spinge verso l'enorme ghiacciaio che si staglia in fondo. La pendenza è leggera fino all'attraversamento del fiume, dopodichè con ampi tornanti si risale il dosso al lato della grande cascata, fino al Rifugio Branca (2493m), dalla cui terrazza la vista sul Ghiacciaio dei Forni con le sue Cime è meravigliosa.Dalla partenza è trascorsa circa un'ora.
Si prosegue poi sul sentiero 28C, percorrendo alcuni saliscendi a mezzacosta, con alcuni brevi passaggi un po' insidiosi (corse fise e pioli metallici). Raggiunto il crinale della Val Cedec, si apre di fronte a noi la vista sul Gran Zebrù, mentre la traccia prosegue scendendo lentamente verso il fondovalle. Il rifugio Pizzini si vede già all'orizzonte, ma di strada ce n'è ancora un po'; i cartelli a fondovalle indicano 50 minuti e sono abbastanza realistici. Proseguendo per prati e grossi massi alla base della vedretta del Monte Pasquale, si rimonta il dosso su cui sorge il Rifugio Pizzini (2706m). Volgendo in alto lo sguardo, al centro tra le vette del Gran Zebrù e del Cevedale, già si scorge la meta successiva, in cima alla ripida pietraia che chiude ad est la Val Cedec: il Rifugio Casati.Si prosegue su carrozzabile fino alla partenza della teleferica per il casati, presso i piccoli Laghetti di Cedec; da qui in poi si affronterà la parte più impegnativa dell'itinerario. I primi venti minuti di
cammino sono abbastanza comodi, tornanti molto ampi e entiero ben tracciato su fondo battuto tra gli sfasciumi. Superata quota 2800m la pendenza aumenta e il terreno a tratti franonso rende un po' difficoltosa la salita. A tratti ricompare una traccia battuta che cerca di alleggerire la pendenza con qualche tornate, ma a volte l'unica alternativa e puntare dritti verso l'alto. Attenzione a seguire i segnali sui massi, altrimenti si rischia di infilarsi in posti poco raccomandabili. Si prosegue così fino a circa 3150m, quando il sentiero punta verso sud, attraversando una sporgenza rocciosa con untratto leggermente esposto. Ora il grosso è fatto, sebbene il rifugio sia sparito dalla nostra vista siamo quasi alla fine. 5 o 6 tornantini e alcuni gradoni aiutano a superare gli ultimi 100 metri di dislivello. All'improvviso la pendenza scompare e si entra un piccolo valloncello, prima di raggiungere il Passo del Cevedale (3260m), dove ci accoglie una triste cabina dell'Enel in cemento. Girato l'angolo, tutta via, si apre la porta del paradiso: a sinistra, a pochi metri il Rifugio Casati e il Rifugio Guasti, con il GRan zebrù sullo sfondo; a destra, l'enorme distesa bianca del Ghiacciaio del Cevedale.
Il rifugio esteticamente non è un granchè, ma l'atmosfera all'interno è bella. Gestito da una famiglia di Santa caterina, è forse un po' caro in quanto a pernotto (50 euri mezza pensioni). Cena alle 18.30, silenzio alle 21.30 (un po' esagerati, di solito ho sempre trovato silenzio alle 22 o addirittura alle 23).
La mattina successiva, dopo un piacevole incontro con MArco Confortola al bar del Rifugio, riscendiamo alla Pizzini e da lì puntiamo verso i Passi dello Zebrù, raggiungibili con una comoda salita su sentiero ben tracciato in circa 50 minuti.Da qui ci si butta in picchiata verso la Val Zebrù, che si apre ai nostri piedi. Il primo tratto è un sentiero abbastanza pendente ma ben tracciato su sfasciumi e aluni piccoli nevai. Si raggiunge poi la parte un po' più delicata, con due passaggi con corda fissa, che da sicurezza su terreno sdrucciolevole in tratti leggermente esposti. Si prosegue con saliscendi per circa un'ora, a tratti su ghiaioni a tratti su prati. Al bivio per il Rif. V Alpini, considerando di non fare in tempo a raggiungere anche quest'ultimo, puntiamo a sinistra verso il fondovalle; un'altra ora di cammino conduce alla Baita del pastore (2100m) e qui in 30 minuti alla Baita di Campo (2000m). Da qui si percorre lalunga carrozzabile della val zebrù ed in circa un'ora e trenta si ritorna in vAlfurva, nel piccolo centro di S. Antonio.
Il ghiacciaio dei Forni
L'imbocco della Val Cedec e il Gran Zebrù
Risalendo la Valle dei Forni
In arrivo al Rifugio Branca
Ghiacciaio dei Forni
San Matteo
Ghiacciaio dei Forni dal Rif. Branca
La Val Cedec con il Gran Zebrù
Rifugio Pizzini e Gran Zebrù
Vedretta del Monte Pasquale dal Rif. Pizzini
La Val cedec e il Ghiacciaio dei Forni
Il ripido crinale su cui sorge il Rifugio Casati
Sentiero per il Rif. Casati
Il Gran Zebrù dal Passo del Cevedale
La Val Cedec dal Passo del Cevedale
Ghiacciaio dei Forni
Il Rifugio Casati e il Cevedale
Rifugio Casati
Cevedale
Rifugio Casati e Cevedale
Tramonto sul Gran Zebrù
Tramonto sul Cevedale
La cornice sommitale del Monte Pasquale al tramonto
Tramonto sul Cevedale
Tramonto dal Casati
Alba dal Casati
Alba sul Cevedale
Alba sul Gran Zebrù
Alba dal Casati
In lontananza la Val Venosta
Io e Marco Confortola al Casati
Risalendo verso i Passi dello Zebrù
Passi dello Zebrù con il Cevedale sullo sfondo
Val Zebrù