Itinerario: Casera Pizzul - Paularo (UD) - F.ca di Lanza - Zuc della Guardia (anello) - F.ca di Lanza - M. Zermula // Carta Tabacco n° 9
Dislivelli: Totale circa 890m. Variante Zermula ferrata Nord circa 1050m.
Difficoltà: EEA. Le difficoltà sono concentrate nella salita e nella discesa dello Zuc della Guardia. In salita via ferrata corta e ben attrezzata con scaletta iniziale e catena continua, passaggi di II grado (kit e caschetto). In discesa sentiero in parte attrezzato e detritico, occorre molta attenzione per non scivolare, non indispensabile il kit in discesa ma assolutamente sì il caschetto. Il resto del percorso è da considerarsi E - escursionistico, con solo qualche tratto lievemente esposto ma dal comodo camminamento verso il M. Zermula.
Esposizione: S-SW ad eccezione del tratto compreso tra la cima dello Zuc della Guardia e la Forca di Lanza (sezione centrale del percorso), prima a NW poi a N.
Rifugi: Casera Pizzul - gestita - è ancora chiusa. Il punto di ristoro più vicino è a Passo Cason di Lanza, fuori percorso di 150m di dislivello a metà circa del percorso presentato.
Acqua e cibo: Assente.
Di nuovo sabato, in una settimana atipica spezzata dalla parentesi quasi invernale di mercoledì su al rifugio Corsi. Giacomo spinge per andare ad arrampicare in montagna ma la logistica appare incerta e così va formandosi con anche Giorgio un inedito quartetto alla volta di un altrettanto inconsueto concatenamento di due rapide cime sulla dorsale carnica su verso il Cason di Lanza. Da buon amante dell'anticonvenzionalità propongo un accesso inconsueto alla zona dal suo versante meridionale, dalla splendida conca di Casera Pizzul, ancora non gestita per la stagione. La lunga e tortuosissima carrozzabile ci elimina tanto dislivello, forse troppo visto che dobbiamo anche fare gamba. Ci penserà la doppia salita, alla quale non si è mai troppo abituati, a compensare i metri che mancano per arrivare a un dislivello dignitoso.
Anche i tempi non sono quelli delle scorse settimane. Arriviamo più tardi sul posto, e siamo fortunati che la quota di partenza più elevata mitighi una delle prime vere giornate "estive" della stagione. Partiamo di buon passo puntando verso N la Forca di Lanza, ben riconoscibile 300m sopra di noi, arrivandoci in lungo traverso da E sulle pendici meridionali del piramidale M. Pizzul. Qui l'ambiente è decisamente secco, l'estate tradisce i suoi segni distintivi.
Casera Pizzul: Giorgio, Marti e Giacomo pronti a partire
Finalmente una splendida giornata. Dalla cappa della pianura sbuca il M. Sernio
La splendida cappelletta presso Casera Pizzul
Dalla Forca di Lanza verso NE compare l'estetico torrione dello Zuc della Guardia che ci apprestiamo a salire. Qui sono abbondanti i segni della Grande Guerra, in particolare un lunghissimo trinceramento che unisce di fatto lo Zuc della Guardia al più consistente M. Zermula. Arriviamo in pochi minuti alla base della via ferrata, dove a fianco della classica targa compare l'apertura di un'articolata galleria bellica affacciata ad Ovest.
Della via, ben visibile durante l'avvicinamento, scorgiamo da sotto solamente la scaletta iniziale, completamente verticale.
Lo Zuc della Guardia, nostra prima meta, dalla Forca di Lanza
Giacomo in esplorazione nella galleria presso l'attacco della via ferrata
Dopo la scaletta ci si trasferisce sulla catena che non ci abbandonerà fin praticamente in cima. Il passaggio tra la scaletta e le prime rocce è il punto forse più esposto, nonostante solo ad una dozzina di metri dal fondo. Vinto quel passo si prende un intaglio che punta allo sperone alla nostra sinistra, dapprima passando su un vago ripiano di detriti, poi passando a fianco del libro di via, dentro un contenitore metallico rosso. Passando per qualche zolla erbosa si raggiungono delle placche più lisce (II grado) spuntando su un suggestivo spigolo.
Di qui per facili passi si giunge ad un canalino ridotto ad un tratto a fessura, che ho trovato il punto più scomodo, ma non difficile, della salita. Sopra di esso le roccette diventano più facili fatta eccezione per un saltino di un paio i metri quasi verticale ma comunque comodo. La catena si interrompe ed eccoci spuntare pochi metri sotto la cima. Giacomo, che ha preferito salire in libera, è seduto che ci aspetta, raggiunto poco dopo da Martina. Io e Giorgio siamo più indietro, visto che il sottoscritto è l'unico che fa qualche foto durante il percorso avendo come modello solamente Giorgio dietro.
Giacomo sulla verticale scaletta all'inizio della Ferrata degli Alpini
Classica targa di inizio via
Giorgio in ferrata
Giorgio alle prese con l'ultimo passaggio più complesso
Giacomo rilassato in vetta
Creta di Aip e M. Cavallo
Verso le Giulie, inconfondibile la sagoma del Montasio
Il vicino Zuc dal Bor anticipato dalla Creta dai Rusei salita qualche settimana fa
Jof Fuart e Jof di Montasio
Il M. Zermula, di cui da qua si vede solo l'anticima Est
Il Passo Cason di Lanza e il confine austriaco sullo sfondo
Zuc della Guardia: Giorgio, Giacomo e Martina
Anch'io sulla cima con due cretini
Helmet Marti
La discesa avviene per un vago sentiero tra roccette e detriti, aiutati nel superamento di uno scivoloso colatoio da una provvidenziale catena. Iniziano a intravvedersi alcuni mughi che sono la costante di questo tratto di discesa, anticipato da un inclinato costolone roccioso dove diventa comoda la calata grazie ad un'altra tratta di catena. Per facili tornanti intasati da mughi e un po' di neve residua perveniamo ora alla splendida conca glaciale del Cjadin di Lance, tuttora in parte coperta di neve nonostante la quota di 1700m.
Marti si cala nel colatoio aiutata dalla provvidenziale catena
Giorgio sulla divertante discesa dallo Zuc della Guardia
Il verdeggiante Cjadin di Lancee sullo sfondo la parete NW dello Zuc della guardia
Giunti qui verso mezzodì facciamo una breve pausa durante la quale procediamo a dividerci. Giacomo vorrebbe scendere al Passo e arrivare in vetta allo Zermula dalla ferrata Nord, e Giorgio decide di fornirgli la necessaria compagnia. Io e Martina optiamo per la prevista via normale, anche perché non sappiamo quanta neve vi sia sulla ferrata e non vorremmo dovervi rinunciare una volta là restando costretta ad un lungo giro di rientro.
Una volta divisi io e Martina sappiamo di avere un'ora almeno di vantaggio e prendiamo a risalire con la dovuta calma su verso la Forca di Lanza, attraversando anche qualche residuo di neve. Giungiamo comunque in una ventina di minuti alla forca, da dove a ben guardare la cima dello Zermula appare lontanissima e illuminata dal sole nel mezzo dell'ombra circostante. Convinti che sia solo un'illusione ottica prendiamo a salire il crestone erboso ed E della cima, prendendo quota tra notevoli trincee e incontrando finalmente qualche escursionista che sta scendendo.
Il sentiero della via normale procede ora lungamente in falsopiano sul pendio meridionale, assecondando la montagna sul suo lato più friabile. Effettivamente la cima si avvicina velocemente ma il tratto è comunque abbastanza lungo. Giunti proprio sotto la cima, nei pressi di una targa a ricordo di una giovane vita spezzata e di una madonnina, il sentiero riprende a salire recuperando il dislivello mancante per la cima, sulla quale spuntiamo in un'oretta dalla Forca di Lanza. Ora ben stanco e svuotato di energie mi affretto con Martina a mettere sotto i denti il panino nell'attesa di Giacomo e Giorgio.
Lo Zuc della Guardia e il M. Pizzul dal crestone erboso verso lo Zermula
Montasio e Canin oltre la Forca di Lanza
Marti sulla panoramica via normale allo Zermula
La Madonnina proprio sotto la cima
Dalla cima: cresta est con l'uscita dalla Ferrata Nord
Marti sulla cima dello Zermula, sullo sfondo la Creta di Collina
Croce di vetta, M. Zermula
Idem, col sottoscritto
In lontananza compaiono sugli ultimi metri della ferrata anche Giacomo e Giorgio. E' quasi finita anche per loro la salita. Sul versante nord ancora tanta neve residua, talvolta il cavo rimane ancora sotto il manto, dando qualche problema nella risalita. Ma poco importa, ora è riposo e panino anche per loro. Un po' di rammarico per non essere andato con loro, ma se avessi visto prima le condizioni forse non sarei andato lo stesso proprio per la tanta neve sul tracciato. C'è tempo per tornare, poco male.
Zoomata sui due in lontananza, poco distanti dall'uscita della via Ferrata
Giacomo in arrivo sulla vetta
Giorgio affaticato ma soddisfatto
Foto di vetta anche per i due compari, Marti replica
Dopo la ormai lunga pausa ristoratrice prendiamo a scendere di nuovo verso la forca, dove perdiamo un'oretta tra esplorazione di gallerie belliche, ricerca di reperti di guerra, e poi nel lungo tentativo di stanare una marmotta a pochi centimetri da noi. Alla fine ci riusciamo, vedendola benissimo per un attimo. Torna in tana prima che io possa mettere a fuoco l'obiettivo della fotocamera, ma ci rimane quello sguardo un po' stupito con il quale si è presentata a noi. L'epilogo giù verso l'auto è un ritornello già visto e provato tante volte, terminato con una sana birretta a Paularo.
Tentativi di stanare la povera marmotta
Dislivelli: Totale circa 890m. Variante Zermula ferrata Nord circa 1050m.
Difficoltà: EEA. Le difficoltà sono concentrate nella salita e nella discesa dello Zuc della Guardia. In salita via ferrata corta e ben attrezzata con scaletta iniziale e catena continua, passaggi di II grado (kit e caschetto). In discesa sentiero in parte attrezzato e detritico, occorre molta attenzione per non scivolare, non indispensabile il kit in discesa ma assolutamente sì il caschetto. Il resto del percorso è da considerarsi E - escursionistico, con solo qualche tratto lievemente esposto ma dal comodo camminamento verso il M. Zermula.
Esposizione: S-SW ad eccezione del tratto compreso tra la cima dello Zuc della Guardia e la Forca di Lanza (sezione centrale del percorso), prima a NW poi a N.
Rifugi: Casera Pizzul - gestita - è ancora chiusa. Il punto di ristoro più vicino è a Passo Cason di Lanza, fuori percorso di 150m di dislivello a metà circa del percorso presentato.
Acqua e cibo: Assente.
Di nuovo sabato, in una settimana atipica spezzata dalla parentesi quasi invernale di mercoledì su al rifugio Corsi. Giacomo spinge per andare ad arrampicare in montagna ma la logistica appare incerta e così va formandosi con anche Giorgio un inedito quartetto alla volta di un altrettanto inconsueto concatenamento di due rapide cime sulla dorsale carnica su verso il Cason di Lanza. Da buon amante dell'anticonvenzionalità propongo un accesso inconsueto alla zona dal suo versante meridionale, dalla splendida conca di Casera Pizzul, ancora non gestita per la stagione. La lunga e tortuosissima carrozzabile ci elimina tanto dislivello, forse troppo visto che dobbiamo anche fare gamba. Ci penserà la doppia salita, alla quale non si è mai troppo abituati, a compensare i metri che mancano per arrivare a un dislivello dignitoso.
Anche i tempi non sono quelli delle scorse settimane. Arriviamo più tardi sul posto, e siamo fortunati che la quota di partenza più elevata mitighi una delle prime vere giornate "estive" della stagione. Partiamo di buon passo puntando verso N la Forca di Lanza, ben riconoscibile 300m sopra di noi, arrivandoci in lungo traverso da E sulle pendici meridionali del piramidale M. Pizzul. Qui l'ambiente è decisamente secco, l'estate tradisce i suoi segni distintivi.
Casera Pizzul: Giorgio, Marti e Giacomo pronti a partire
Finalmente una splendida giornata. Dalla cappa della pianura sbuca il M. Sernio
La splendida cappelletta presso Casera Pizzul
Dalla Forca di Lanza verso NE compare l'estetico torrione dello Zuc della Guardia che ci apprestiamo a salire. Qui sono abbondanti i segni della Grande Guerra, in particolare un lunghissimo trinceramento che unisce di fatto lo Zuc della Guardia al più consistente M. Zermula. Arriviamo in pochi minuti alla base della via ferrata, dove a fianco della classica targa compare l'apertura di un'articolata galleria bellica affacciata ad Ovest.
Della via, ben visibile durante l'avvicinamento, scorgiamo da sotto solamente la scaletta iniziale, completamente verticale.
Lo Zuc della Guardia, nostra prima meta, dalla Forca di Lanza
Giacomo in esplorazione nella galleria presso l'attacco della via ferrata
Dopo la scaletta ci si trasferisce sulla catena che non ci abbandonerà fin praticamente in cima. Il passaggio tra la scaletta e le prime rocce è il punto forse più esposto, nonostante solo ad una dozzina di metri dal fondo. Vinto quel passo si prende un intaglio che punta allo sperone alla nostra sinistra, dapprima passando su un vago ripiano di detriti, poi passando a fianco del libro di via, dentro un contenitore metallico rosso. Passando per qualche zolla erbosa si raggiungono delle placche più lisce (II grado) spuntando su un suggestivo spigolo.
Di qui per facili passi si giunge ad un canalino ridotto ad un tratto a fessura, che ho trovato il punto più scomodo, ma non difficile, della salita. Sopra di esso le roccette diventano più facili fatta eccezione per un saltino di un paio i metri quasi verticale ma comunque comodo. La catena si interrompe ed eccoci spuntare pochi metri sotto la cima. Giacomo, che ha preferito salire in libera, è seduto che ci aspetta, raggiunto poco dopo da Martina. Io e Giorgio siamo più indietro, visto che il sottoscritto è l'unico che fa qualche foto durante il percorso avendo come modello solamente Giorgio dietro.
Giacomo sulla verticale scaletta all'inizio della Ferrata degli Alpini
Classica targa di inizio via
Giorgio in ferrata
Giorgio alle prese con l'ultimo passaggio più complesso
Giacomo rilassato in vetta
Creta di Aip e M. Cavallo
Verso le Giulie, inconfondibile la sagoma del Montasio
Il vicino Zuc dal Bor anticipato dalla Creta dai Rusei salita qualche settimana fa
Jof Fuart e Jof di Montasio
Il M. Zermula, di cui da qua si vede solo l'anticima Est
Il Passo Cason di Lanza e il confine austriaco sullo sfondo
Zuc della Guardia: Giorgio, Giacomo e Martina
Anch'io sulla cima con due cretini
Helmet Marti
La discesa avviene per un vago sentiero tra roccette e detriti, aiutati nel superamento di uno scivoloso colatoio da una provvidenziale catena. Iniziano a intravvedersi alcuni mughi che sono la costante di questo tratto di discesa, anticipato da un inclinato costolone roccioso dove diventa comoda la calata grazie ad un'altra tratta di catena. Per facili tornanti intasati da mughi e un po' di neve residua perveniamo ora alla splendida conca glaciale del Cjadin di Lance, tuttora in parte coperta di neve nonostante la quota di 1700m.
Marti si cala nel colatoio aiutata dalla provvidenziale catena
Giorgio sulla divertante discesa dallo Zuc della Guardia
Il verdeggiante Cjadin di Lancee sullo sfondo la parete NW dello Zuc della guardia
Giunti qui verso mezzodì facciamo una breve pausa durante la quale procediamo a dividerci. Giacomo vorrebbe scendere al Passo e arrivare in vetta allo Zermula dalla ferrata Nord, e Giorgio decide di fornirgli la necessaria compagnia. Io e Martina optiamo per la prevista via normale, anche perché non sappiamo quanta neve vi sia sulla ferrata e non vorremmo dovervi rinunciare una volta là restando costretta ad un lungo giro di rientro.
Una volta divisi io e Martina sappiamo di avere un'ora almeno di vantaggio e prendiamo a risalire con la dovuta calma su verso la Forca di Lanza, attraversando anche qualche residuo di neve. Giungiamo comunque in una ventina di minuti alla forca, da dove a ben guardare la cima dello Zermula appare lontanissima e illuminata dal sole nel mezzo dell'ombra circostante. Convinti che sia solo un'illusione ottica prendiamo a salire il crestone erboso ed E della cima, prendendo quota tra notevoli trincee e incontrando finalmente qualche escursionista che sta scendendo.
Il sentiero della via normale procede ora lungamente in falsopiano sul pendio meridionale, assecondando la montagna sul suo lato più friabile. Effettivamente la cima si avvicina velocemente ma il tratto è comunque abbastanza lungo. Giunti proprio sotto la cima, nei pressi di una targa a ricordo di una giovane vita spezzata e di una madonnina, il sentiero riprende a salire recuperando il dislivello mancante per la cima, sulla quale spuntiamo in un'oretta dalla Forca di Lanza. Ora ben stanco e svuotato di energie mi affretto con Martina a mettere sotto i denti il panino nell'attesa di Giacomo e Giorgio.
Lo Zuc della Guardia e il M. Pizzul dal crestone erboso verso lo Zermula
Montasio e Canin oltre la Forca di Lanza
Marti sulla panoramica via normale allo Zermula
La Madonnina proprio sotto la cima
Dalla cima: cresta est con l'uscita dalla Ferrata Nord
Marti sulla cima dello Zermula, sullo sfondo la Creta di Collina
Croce di vetta, M. Zermula
Idem, col sottoscritto
In lontananza compaiono sugli ultimi metri della ferrata anche Giacomo e Giorgio. E' quasi finita anche per loro la salita. Sul versante nord ancora tanta neve residua, talvolta il cavo rimane ancora sotto il manto, dando qualche problema nella risalita. Ma poco importa, ora è riposo e panino anche per loro. Un po' di rammarico per non essere andato con loro, ma se avessi visto prima le condizioni forse non sarei andato lo stesso proprio per la tanta neve sul tracciato. C'è tempo per tornare, poco male.
Zoomata sui due in lontananza, poco distanti dall'uscita della via Ferrata
Giacomo in arrivo sulla vetta
Giorgio affaticato ma soddisfatto
Foto di vetta anche per i due compari, Marti replica
Dopo la ormai lunga pausa ristoratrice prendiamo a scendere di nuovo verso la forca, dove perdiamo un'oretta tra esplorazione di gallerie belliche, ricerca di reperti di guerra, e poi nel lungo tentativo di stanare una marmotta a pochi centimetri da noi. Alla fine ci riusciamo, vedendola benissimo per un attimo. Torna in tana prima che io possa mettere a fuoco l'obiettivo della fotocamera, ma ci rimane quello sguardo un po' stupito con il quale si è presentata a noi. L'epilogo giù verso l'auto è un ritornello già visto e provato tante volte, terminato con una sana birretta a Paularo.
Tentativi di stanare la povera marmotta
:shock:bello!