Confesso che era da almeno una stagione (un anno esatto, ad esser pignoli), che bramavo di provare lo "stallonamento".
Visto "da fuori" il telemark credo si possa riassumere (almeno per me) in due parole: anacronistico ed elegante.
Anacronistico in quanto suo figlio, il "tallone fisso" (per gli amici sci alpino), ha soppiantato numericamente il padre: elegante, perchè la grazia con la quale si vede praticarlo, credo sia rara se non impossibile nel mondo alpino.
Ad ogni modo, i fatti: conobbi infatti NeuroticFish ed altri (ora amici) "locals" di Prali circa un anno fa appunto, in quanto da loro era ancora tutto aperto e l'idea di mollare gli sci non ci balenava minimamente.
Qualcosa si depositò dapprima sulla mia retina, poi in fondo in fondo, relegato da qualche parte delle mie sinapsi.
Successivamente, ebbi l'occasione di vedere alcuni telemarker in azione ad Oropa, in particolar modo un mio amico (decisamente bravo), con il quale successivamente condivisi una delle più belle uscite in fresca (so far) della mia esistenza.
A quel punto, mi ripromisi che avrei provato a fine stagione: era deciso.
Con Aprile e con i primi di Maggio, l'occasione è pertanto giunta, ovviamente tornando sul luogo del "delitto", Prali. Questo perchè ovviamente di nuovo aperta, ma soprattutto perchè sapevo fin da subito di poter contare sull'ospitalità e disponibilità dei "locals" di cui sopra, capitanati dal buon paziente Neurotichfish.
Questi, non solo ha masochisticamente optato per seguirmi passo a passo, bensì alla prima uscita mi veste da capo a piedi, prestandomi scarponi e sci!
Arrivati in quota, al di là della difficoltà mostruosa nel mettere gli sci (con scene degne del Fantozzi più bieco), scopro da subito che, alla peggio e con codardia, è comunque possibile trascinarsi in giro pseudo-fissi... pratica disdicevole, lo ammetto.
Prima pista. Ovviamente, l'interno parte in avanti, e si realizza la prima regola del tele: prendi quello che conosci del fisso, e sostanzialmente dimenticalo.
In due mi seguono, mi passano informazioni, mi spronano: mi sento sulle uova, alzo timidamente un tallone e mi sembra già di avere compiuto chissà quale gesto.. ma qualcosa si muove.
Partono innumerevoli diagonali, per cercare il baricentro, anche se la fretta e l'impeto suggeriscono già di andare "a cannone", constatando che se si va giù veloci e con serpentine relativamente strette, si può anche ingannare qualcuno... ma non i miei "tutor"..
La neve è ottima, gli sci anche (Pipe/Piste, decisamente giocosi ed intuitivi): semplicemente, le "infrastrutture" mentali e di postura dell'alpino sono molto forti, a volte troppo, e liberare il tallone non è cosa facile.
Complice qualche "lieve" caduta (cartelle epiche, degne di uno stuntman), confesso che l'idea del tipo "ma chi me l'ha fatto fare" mi balena:
In questa fase, credo che l'aspetto più difficile da affrontare sia quello emotivo e di orgoglio: si ritorna infatti indietro di anni, e trovarsi nuovamente a dover metabolizzare il fatto che si sia dei "pivelli", in balia ed alla mercè della neve, della gravità, e di mille altri fattori, non è cosa facile.
Ma siamo qui per imparare, e che diamine! Nessuno nasce "imparato", e allora facciamoci una risata, no?
Così, complice la presenza di amici anche loro alle prime armi, nonchè la pazienza dei miei "tutor", l'apprendimento procede.
Prova e riprova, finalmente cominci a sentire i giusti pesi sui due piedi, capisci che l'interno non va lasciato solo a sè stesso, che anzi è un pò il "motore" di tutta la faccenda, che più arretri con lo sci interno e maggiore è la stabilità.
Piano piano, le curve verso destra cominciano ad assomigliare a qualcosa di simile al telemark...Le "sinistre" sembrano proprio tali.. sinistre. Ma ci va pazienza..
C'è però in tutte le cose un momento, un istante, che ti fa capire che quello che stai facendo cercherai di continuare a farlo in futuro, magari per il resto della vita: nel mio caso, inanellare quel paio di curve, SENTIRE gli sci che lavorano a dovere, sentirsi un tutt'uno con questi, come una grande lama che fende la neve, tutto questo è stato il mio "momento".
Se mi sono avvicinato per curiosità, ora rischio fortemente di perdermici per pura passione.
Un grazie quindi per ora a Luca, Ema, Paulin, e a tutti gli altri amici che mi stanno seguendo in questa nuova avventura.
Turn 'till you smell!
Visto "da fuori" il telemark credo si possa riassumere (almeno per me) in due parole: anacronistico ed elegante.
Anacronistico in quanto suo figlio, il "tallone fisso" (per gli amici sci alpino), ha soppiantato numericamente il padre: elegante, perchè la grazia con la quale si vede praticarlo, credo sia rara se non impossibile nel mondo alpino.
Ad ogni modo, i fatti: conobbi infatti NeuroticFish ed altri (ora amici) "locals" di Prali circa un anno fa appunto, in quanto da loro era ancora tutto aperto e l'idea di mollare gli sci non ci balenava minimamente.
Qualcosa si depositò dapprima sulla mia retina, poi in fondo in fondo, relegato da qualche parte delle mie sinapsi.
Successivamente, ebbi l'occasione di vedere alcuni telemarker in azione ad Oropa, in particolar modo un mio amico (decisamente bravo), con il quale successivamente condivisi una delle più belle uscite in fresca (so far) della mia esistenza.
A quel punto, mi ripromisi che avrei provato a fine stagione: era deciso.
Con Aprile e con i primi di Maggio, l'occasione è pertanto giunta, ovviamente tornando sul luogo del "delitto", Prali. Questo perchè ovviamente di nuovo aperta, ma soprattutto perchè sapevo fin da subito di poter contare sull'ospitalità e disponibilità dei "locals" di cui sopra, capitanati dal buon paziente Neurotichfish.
Questi, non solo ha masochisticamente optato per seguirmi passo a passo, bensì alla prima uscita mi veste da capo a piedi, prestandomi scarponi e sci!
Arrivati in quota, al di là della difficoltà mostruosa nel mettere gli sci (con scene degne del Fantozzi più bieco), scopro da subito che, alla peggio e con codardia, è comunque possibile trascinarsi in giro pseudo-fissi... pratica disdicevole, lo ammetto.
Prima pista. Ovviamente, l'interno parte in avanti, e si realizza la prima regola del tele: prendi quello che conosci del fisso, e sostanzialmente dimenticalo.
In due mi seguono, mi passano informazioni, mi spronano: mi sento sulle uova, alzo timidamente un tallone e mi sembra già di avere compiuto chissà quale gesto.. ma qualcosa si muove.
Partono innumerevoli diagonali, per cercare il baricentro, anche se la fretta e l'impeto suggeriscono già di andare "a cannone", constatando che se si va giù veloci e con serpentine relativamente strette, si può anche ingannare qualcuno... ma non i miei "tutor"..

La neve è ottima, gli sci anche (Pipe/Piste, decisamente giocosi ed intuitivi): semplicemente, le "infrastrutture" mentali e di postura dell'alpino sono molto forti, a volte troppo, e liberare il tallone non è cosa facile.
Complice qualche "lieve" caduta (cartelle epiche, degne di uno stuntman), confesso che l'idea del tipo "ma chi me l'ha fatto fare" mi balena:
In questa fase, credo che l'aspetto più difficile da affrontare sia quello emotivo e di orgoglio: si ritorna infatti indietro di anni, e trovarsi nuovamente a dover metabolizzare il fatto che si sia dei "pivelli", in balia ed alla mercè della neve, della gravità, e di mille altri fattori, non è cosa facile.
Ma siamo qui per imparare, e che diamine! Nessuno nasce "imparato", e allora facciamoci una risata, no?
Così, complice la presenza di amici anche loro alle prime armi, nonchè la pazienza dei miei "tutor", l'apprendimento procede.
Prova e riprova, finalmente cominci a sentire i giusti pesi sui due piedi, capisci che l'interno non va lasciato solo a sè stesso, che anzi è un pò il "motore" di tutta la faccenda, che più arretri con lo sci interno e maggiore è la stabilità.
Piano piano, le curve verso destra cominciano ad assomigliare a qualcosa di simile al telemark...Le "sinistre" sembrano proprio tali.. sinistre. Ma ci va pazienza..
C'è però in tutte le cose un momento, un istante, che ti fa capire che quello che stai facendo cercherai di continuare a farlo in futuro, magari per il resto della vita: nel mio caso, inanellare quel paio di curve, SENTIRE gli sci che lavorano a dovere, sentirsi un tutt'uno con questi, come una grande lama che fende la neve, tutto questo è stato il mio "momento".
Se mi sono avvicinato per curiosità, ora rischio fortemente di perdermici per pura passione.
Un grazie quindi per ora a Luca, Ema, Paulin, e a tutti gli altri amici che mi stanno seguendo in questa nuova avventura.
Turn 'till you smell!


