Annapurna. Che brutta storia!

Non ne capisco un'acca di 8mila e salite/discese di quel tipo, però leggendo il pezzo, noto per l'ennesima volta la sensazione di "business is business" in un ambito che, a mio avviso, dovrebbe essere invece teatro di rari gesti di umanità.

Trovo poi incredibile questi super-uomini: lo sherpa che torna su per portare viveri e cerca per 11 ore il disperso... antitetico rispetto al resto del quadretto, direi.

Non so, visto da fuori, è tutto dannatamente triste, in fondo.

Mi spiace per l'ennesima vittima di un Sogno.
 
Temo che a quelle quote sia gia' molto difficile tenere in vita se stessi,le bombole con l'ossigeno sono sufficenti per la salita in vetta e parte della discesa,sempre che non ci siano stati contrattempi o ritardi,
i coreani probabilmente erano a corto di ossigeno e di forze,visto che stavano rientrando,tornare su significava mettere a rischio altre vite inutilmente.Stiamo parlando di altitudini quasi da jet di linea e scalate spesso fatte in condizioni estreme. Chi si accinge a compiere certe spedizioni sa benissimo di poter contare solo su se stesso.Forse erano i suoi compagni che dovevano cercare di portarlo giu' subito,quando hai un'edema in quota,l'unico modo per riuscire a salvarti (forse) e' scendere di altitudine.
Non si tratta di business o di soldi,ma di sopravvivenza.Purtroppo a quelle altezze ci hanno lasciato la vita tanti tra i migliori scalatori del mondo,quindi non si puo' neanche parlare di inesperienza.
Io posso capire queste persone ed i rischi che prendono,non riesco neanche ad immaginare cosa si possa provare quando si raggiunge una vetta in cima al mondo :D:D:D:D
 
Ultima modifica:
nella "zona della morte" nessuno ti può aiutare!!

al massimo ti possono dare conforto o assistenza tecnica, ma di AIUTO......:shock:

se vai su un 8000 devi mettere in preventivo che puoi morire!
circa il 30% degli alpinisti non torna......
 

.

Sarò forse crudele, ma la penso così:
Tutti gli alpinisti che fanno gli 8000 sanno benissimo che il minimo imprevisto (malessere, trauma, meteo, visibilità, problemi con l'equipaggiamento ecc... ecc...) a quelle quote, risulta quasi inevitabilmente mortale, e sanno anche, a quelle quote, nessuno può pretendere aiuto e nessuno ha il dovere di farlo.
Chi, ciononostante, decide di andarci, sa che si espone ad un rischio concreto ed elevatissimo per la propria vita, un rischio con una percentuale talmente elevata da essere probabilmente quella più alta in assoluto, anche maggiore di quella di un soldato in battaglia.
Quindi nessuna pietà, e nessuna comprensione per chi, nel fiore degli anni, rischia il bene più prezioso non per un fine nobile, non per la propria sopravvivenza, non per il prossimo, ma per la propria ambizione personale. Se l'è voluta. L'ha avuta.
Se poi chi rischia, oltre ad esporre la propria vita, espone alla paura ed al dolore i propri famigliari, e sacrifica responsabilità verso consorte e prole, allora, oltre che di incoscenza e orgoglio, dà prova anche di smisurato egoismo.
Ammirazione sconfinata, invece per lo sherpa: è sceso, ha cercato aiuto, è risalito coi viveri, è stato là a cercarlo per 11 ore...
Lui, con quei rischi, ci mantiene la famiglia...
Gli sherpa dei coreani hanno giustamente rifiutato gli stramaledetti dollari e sono tornati a casa, come dar loro torto???
 
Ultima modifica:
Gli sherpa dei coreani hanno giustamente rifiutato gli stramaledetti dollari e sono tornati a casa, come dar loro torto???

E hanno fatto bene,avrebbero rischiato la vita sicuramente.Tutte le volte che qualcuno muore in montagna ecco le sterili polemiche,di piu' se si parla di 8000:e l'hanno abbandonato,e potevano salvarlo,
cattivi,egoisti,senza cuore.Chi parla il piu' delle volte non ha neanche la piu' pallida idea di cosa significhi
essere nella zona della morte,magari con nebbia,tempesta e -40°.
Ed e' vero che queste persone a volte lasciano famiglia,ma le mogli sanno benissimo a cosa vanno incontro,sicuramente condividono quella passione con il marito,altrimenti si sposavano un impiegato.
Fa tutto parte del gioco :D:D
 
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Non si tratta di business o di soldi,ma di sopravvivenza.Purtroppo a quelle altezze ci hanno lasciato la vita tanti tra i migliori scalatori del mondo,quindi non si puo' neanche parlare di inesperienza.
Io posso capire queste persone ed i rischi che prendono,non riesco neanche ad immaginare cosa si possa provare quando si raggiunge una vetta in cima al mondo :D:D:D:D

Leggo solo ora: mi spiego solo meglio, a scanso di equivoci... :)

Il mio dubbio non è su chi aiuta chi, posso immaginare (e solo quello) cosa significhi muoversi in quegli ambienti.. il mio dubbio è sulle odierne "leve" di certe "imprese" (vedi anche altro topic sulla coreana).

Ciau!
 
Leggo solo ora: mi spiego solo meglio, a scanso di equivoci... :)

Il mio dubbio non è su chi aiuta chi, posso immaginare (e solo quello) cosa significhi muoversi in quegli ambienti.. il mio dubbio è sulle odierne "leve" di certe "imprese" (vedi anche altro topic sulla coreana).

Ciau!
Se ti riferisci ad interessi economici occulti,non saprei cosa dire,non credo che ci si possa arricchire
scalando vette,credo sia piu' una passione,molto costosa e che richiede sponsorizzazioni.
In fondo bisogna anche ringraziare gli "sponsor" che permettono certe imprese :D:D:D:D
 
Se ti riferisci ad interessi economici occulti,non saprei cosa dire,non credo che ci si possa arricchire
scalando vette,credo sia piu' una passione,molto costosa e che richiede sponsorizzazioni.
In fondo bisogna anche ringraziare gli "sponsor" che permettono certe imprese :D:D:D:D

immagino, il "motore" che spinge ad intraprendere certe imprese, è ben più complesso di qualche $$ ;)

E' però tutto il "baraccone" che, da fuori e da profano, me lo rende veramente ostico: è un truman show d'alta quota.. deprimente no?
 
Sarò forse crudele, ma la penso così:
Tutti gli alpinisti che fanno gli 8000 sanno benissimo che il minimo imprevisto (malessere, trauma, meteo, visibilità, problemi con l'equipaggiamento ecc... ecc...) a quelle quote, risulta quasi inevitabilmente mortale, e sanno anche, a quelle quote, nessuno può pretendere aiuto e nessuno ha il dovere di farlo.
Chi, ciononostante, decide di andarci, sa che si espone ad un rischio concreto ed elevatissimo per la propria vita, un rischio con una percentuale talmente elevata da essere probabilmente quella più alta in assoluto, anche maggiore di quella di un soldato in battaglia.
Quindi nessuna pietà, e nessuna comprensione per chi, nel fiore degli anni, rischia il bene più prezioso non per un fine nobile, non per la propria sopravvivenza, non per il prossimo, ma per la propria ambizione personale. Se l'è voluta. L'ha avuta.
Se poi chi rischia, oltre ad esporre la propria vita, espone alla paura ed al dolore i propri famigliari, e sacrifica responsabilità verso consorte e prole, allora, oltre che di incoscenza e orgoglio, dà prova anche di smisurato egoismo.
Ammirazione sconfinata, invece per lo sherpa: è sceso, ha cercato aiuto, è risalito coi viveri, è stato là a cercarlo per 11 ore...
Lui, con quei rischi, ci mantiene la famiglia...
Gli sherpa dei coreani hanno giustamente rifiutato gli stramaledetti dollari e sono tornati a casa, come dar loro torto???

E hanno fatto bene,avrebbero rischiato la vita sicuramente.Tutte le volte che qualcuno muore in montagna ecco le sterili polemiche,di piu' se si parla di 8000:e l'hanno abbandonato,e potevano salvarlo,
cattivi,egoisti,senza cuore.Chi parla il piu' delle volte non ha neanche la piu' pallida idea di cosa significhi
essere nella zona della morte,magari con nebbia,tempesta e -40°.
Ed e' vero che queste persone a volte lasciano famiglia,ma le mogli sanno benissimo a cosa vanno incontro,sicuramente condividono quella passione con il marito,altrimenti si sposavano un impiegato.
Fa tutto parte del gioco :D:D

quoto entrambi!
ma aggiungo che uno muore quando viene il suo momento...
stare a pensare ai figli poi (ce li ho perciò lo so) è sacrosanto ma si muore pure di morti bianche...e la percentuale è alta...
un mio viaggio estremo?
senza l'ambizione degli 8000, fu in quel dell'anoressia (e pure lì tirano certi venti di indifferenza!)
Vedi Angelo D'arrigo i suoi 8000Everest li ha superati volando e poi in un voletto. Stop!

la vita è quello che è, magari una si sposa un impiegato e poi scopre che è un alcolizzato depresso che la picchia tutti i sabato sera....
 
Ammirazione sconfinata, invece per lo sherpa: è sceso, ha cercato aiuto, è risalito coi viveri, è stato là a cercarlo per 11 ore...
QUOTE]

Sei stato molto cinico nel tuo commento, tanto valeva esserlo fino in fondo:

Gli Sherpa, tutti gli Sherpa, sono legati da un contratto d'onore, oltre che cartaceo, con chi ne richiede i servigi.
Il contratto prevede l'assistenza ad oltranza in qualunque condizione, alle persone ed attrezzature della spedizione. Ha termine quando la spedizione e' finita.
Il rispetto di questo contratto, e' alla base della cultura Sherpa. E' cio' che assicura a tutti loro il proseguimento dell'attivita' e la certezza di nuovi contratti.
Non e' raro tuttavia assistere a delle richieste di modifica delle condizioni contrattuali, anche in pieno corso della spedizione: questo atteggiamento denota il profilo altamente mercenario dello sherpa medio.
Il comportamento dello sherpa di cui sopra quindi, non e' degno di nessuna nota di particolare merito, essendo previsto nel codice d'onore(e non) che egli e' tenuto a rispettare.
 
immagino, il "motore" che spinge ad intraprendere certe imprese, è ben più complesso di qualche $$ ;)

E' però tutto il "baraccone" che, da fuori e da profano, me lo rende veramente ostico: è un truman show d'alta quota.. deprimente no?

Purtroppo il baraccone serve a sostenere le spese,serve a fare scoprire alla gente parti del mondo inaccessibili ai piu',serve ad avvicinarsi a certe tematiche che un tempo erano per pochi eletti.
Sull'Everest c'e' la piu' alta stazione climatica del pianeta grazie alla quale si possono studiare gli effetti dell'inquinamento, del riscaldamento terrestre etc.:D:D:D
 
mah. sono il primo a dire che chi fa una salita del genere sa che rischia la vita.
che bisogna pensarci prima ai figli. che andare a soccorrere vuol dire rischiare la vita.
ma alcuni commenti mi sembrano un po' cinici (specie se fatti ex post).
mi piacerebbe leggerli anche quando queste imprese (ed altre anche qui nel forum) vanno a finire bene
 
Gli Sherpa, tutti gli Sherpa, sono legati da un contratto d'onore, oltre che cartaceo, con chi ne richiede i servigi.
Il contratto prevede l'assistenza ad oltranza in qualunque condizione, alle persone ed attrezzature della spedizione. Ha termine quando la spedizione e' finita.
Il rispetto di questo contratto, e' alla base della cultura Sherpa. E' cio' che assicura a tutti loro il proseguimento dell'attivita' e la certezza di nuovi contratti.
Non e' raro tuttavia assistere a delle richieste di modifica delle condizioni contrattuali, anche in pieno corso della spedizione: questo atteggiamento denota il profilo altamente mercenario dello sherpa medio.
Il comportamento dello sherpa di cui sopra quindi, non e' degno di nessuna nota di particolare merito, essendo previsto nel codice d'onore(e non) che egli e' tenuto a rispettare.

Appunto, è quello che intendevo scrivendo "Lui, con quei rischi, ci mantiene la famiglia..."
Non parlerei quindi di cultura, ma di necessità: gli stessi rischi mortali che gli occidentali affrontano per la propria ambizione (e, il più delle volte, non per l'ambizione di arrivare in cima, ma per quella di potersene vantare), gli sherpa li affrontano per sopravvivere.
La cultura sherpa, infinitamente migliore della nostra, è la stessa dei montanari delle alpi, prima che i "signori" inventassero l'alpinismo e li pagassero come guide: la montagna è fatta per essere vissuta dove è vivibile, ammirata, rispettata, non "sfidata" dove è mortale.
Poi, sull'alpinismo, è fiorita tutta una ideologia romantica della sfida, del coraggio, dell'onore, dell'eroismo, del superamento dei limiti, ecc...ecc...
Di tutte queste ****ate nelle culture della gente di montagna non v'è (fortunatamente) traccia. Poi sono arrivati (e arrivano tuttora) i "signori" coi dollari (un tempo sterline, o franchi) ed i montanari hanno imparato a recitare la parte degli alpinisti senza macchia e senza paura.
Business is business.
 
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