Oropa Freeride 20-21 febbraio 2010
Ma che è Oropa?
Oropa è un paese in Piemonte provincia di Biella alle pendici del monte Camino dove si trova un santuario dedicato alla Madonna nera.
Ma che ci siamo andati a fare? Su skiforum.it lo scorso anno sono girate le belle foto ed i report legati a questo evento, raccontavano di un posto dove il tempo si è fermato e dove alla gente piace sciare e fare festa, come lasciarsi scappare tutto questo?
Racconto alla compagnia: andiamo a fare una garetta in fuoripista? 100€ skipass dormire e cena alla festa, è a Biella (che nessuno sapeva dove fosse…), 1200 mt di dislivello, in settimana mettono neve, facciamo una macchina e via… risposta affermativa! Saremo in 3 a farla, Giada la mia ragazza ci raggiungerà col treno da Bologna.
Il nostro we quindi comincia venerdì dopo una mattina di lavoro: carichiamo la macchina sotto il diluvio che ci accompagnerà per tutta la strada e partiamo per i nostri 600 km. Nonostante il passaggio a Milano all’ora di punta alle 20.30 il navigatore ci fa arrivare fuori dal Mov-Ing, il locale-pizzeria di Paolo Barichello (boss della manifestazione) nonché sede logistica dell’evento.
Siamo accolti come “quelli dell’Est” e davanti ad una meritata birra entriamo subito in sintonia anche con Pierpaolo Claudio e Gianni (gli altri organizzatori) che sono appena tornati dalla montagna per gli ultimi preparativi. Abbiamo già la chiave delle camere al monastero e tutte le informazioni sulla gara, così si fa!
Recuperata Giada ci mangiamo una pizza e ci rilassiamo davanti al video della passata edizione, l’ottima Menabrea scende veloce e già che ci siamo andiamo a gustarcela anche alla birreria…
La strada verso il santuario è tutta curve, raggiungiamo questo luogo mistico avvolto nel silenzio e non chiedetemi come ma nonostante la bibita troviamo subito le stanze …
30° ci attendono all’interno, che stile! Letti old school in ferro battuto, lenzuola grana 600, cuscini imbottiti a piombini ed asciugamani stile sindone, ma tutto questo ha un fascino e ce lo facciamo piacere anche perché è tutto ben pulito.
Sabato:
Le previsioni danno un bel sole, ma alle 7.30 cade qualche goccia di pioggia.
Ci alziamo, colazione al santuario e raggiungiamo gli impianti poco distanti, nel frattempo è uscito il sole.
Il parcheggio inizia a riempirsi di gente di tutti i tipi, anziani scialpinisti, giovani freeriders tutoni, tutti davanti a questo spettacolo di montagna con una funivia d’altri tempi pronta a portarti nel suo parco giochi. Ci registriamo per la gara ed otteniamo “la giornaliera” (in Piemonte si chiama così?) per i 2 giorni, conosciamo qualche utente del forum e nel frattempo esce il sole.
Saliamo fra i primi con la funivia da 1200 fino ai 1900, dopo ci aspetta la mitica cestovia fino ai 2400 mt del monte camino ma già dal santuario si vedevano i pennacchi sulle creste… infatti è chiusa per vento.
Scendiamo lungo quello che ci indicano come la parte bassa del percorso: una stradina con fondo ghiacciato larga un gatto che si snoda lungo il fianco della montagna, con alcuni tagli e molta neve fresca riportata dal vento. Dopo un paio di giri decido di far scendere anche Giada che nonostante qualche piomba in fresca si diverte in questo toboga di gobbe. Risaliamo e pranziamo al rifugio Savoia, allegre tavolate di riders e famiglie si saziano davanti ad un buon bicchiere e ad ottimi piatti.
Alle 14.30 si svolge il briefing, l’atmosfera è molto bella fra i partecipanti, Pierpaolo la guida ci spiega come sia difficile salire in quota per il vento e che la ricognizione del tracciato si svolgerà domani, almeno non si trifola tutto…
Ancora qualche giro, tappa dal furgone/damigiana e poi stanchi ci ritiriamo in meditazione…
Alle 19.30 siamo al locale a Biella, è già pieno di gente e si lotta per un trancio di pizza ed una pinta! Un bancone di neve disseta gli “atleti” in attesa della consegna dei pettorali che avviene ad estrazione. Stefano si becca un ottimo 22, Ale chiuderà la gara col 120 ed io prendo il 92.
Riceviamo un ottimo pacco gara con il mitico cappello di panno e firmiamo la scultura metallica simbolo della manifestazione!
La festa continua bene e ad una certa partiamo per il nostro pellegrinaggio con tappa alla stazione Menabrea…
Domenica, il giorno della gara.
Sveglia presto, tutti assieme a fare colazione e via di corsa per trovare un buco al parcheggio.
La luce è ottima e il mattino regala emozioni di luce. Si va verso l’alto, il vento è calato ma i suoi segni sono ben evidenti… ci sognavamo una discesona in fresca ma non sarà così.
Qualche piccolo pendio ha già scaricato da solo o è stato reso sicuro. Dopo qualche raccomandazione prendiamo la cestovia, salendo osserviamo le paline sul tracciato e dopo una breve camminata e check Artva raggiungiamo la cappella in vetta al Camino. Dalla cima la vista è di quelle da cartolina, per riconoscere il Cervino non servono le indicazioni sulla rosa dei venti e si spazia dal Bianco al Rosa.
Effettuiamo la ricognizione fino all’arrivo della funivia con criterio ed a gruppi guidato dallo staff, nel nostro caso Pierpaolo. La traccia è larga ma alcuni passaggi sono obbligati, con qualche roccia a fare compagnia alle solette. Ci sarà da ridere…
Dopo il primo muro largo si prende una stradina che porta ad alcuni tratti fra le rocce, poi verso un imbuto che conduce al pendio sopra il rifugio Savoia per buttarsi sulla parte bassa.
Siamo quasi tutti radunati sul piccolo spiazzo in attesa della partenza, si parla di discese, di sci e di qualsiasi cosa per stemperare la tensione che sale quando le pale dell’elicottero fendono l’aria a pochi metri da noi. Siamo pronti! Verso le 11 prende il via la gara.
Grandi applausi e tifo da stadio accompagnano i primi concorrenti. Lo staff mette tutti nei ranghi ed ogni minuto un atleta prende il via. C’è chi scende con stile, chi la prende più comoda, chi punta alla vittoria, ma tutti se la godono.
Arriva il turno di calamaro Stefano, il primo dei boarders, lui dice di volerla mollare e così fa, la caccia dritta per dritta con le urla dei compari tavolari che si fanno altissime vedendolo scendere così! Compie un super recupero rientrando sul duro e sparisce dalla vista. Si susseguono le partenze, la neve si segna sempre di più e quello che era un morbido pendio inizia a sembrare la spiaggia del D-Day anche se qualcuno ci vola sopra come niente fosse. A metà gara circa arriva la voce “nell’imbuto sono uscite rocce e rododendri” vabbè.... Si avvicina il mio turno, nel frattempo il vento si alza e il cielo si vela leggermente. Le 2 ore e passa in vetta si fanno sentire e inizio a scaldarmi. Tocca a me, scelgo la mia traiettoria esterna per non andare sul ravanato e parto. Sbuca l’elicottero davanti a me, tempo di fargli un saluto e sono dentro la nuvola di neve, grazie! E’ una sfida a trovare la gobba più bassa o il tratto meno rovinato ma mi sto divertendo, l’adrenalina pompa e le gambe si spompano… piano sull’imbuto e poi sono sul muro di fronte al Savoia con il pubblico che mi incita ma gli concedo almeno 2-3 tombole di spettacolo! Passato il rifugio non individuo bene il percorso e mi trovo dove non dovrei essere, rientro pensando al punto in cui fare il taglio mentre schivo qualche ciaspolatore e scialpinista. Arrivo fin sulla fettuccia, taglione e di nuovo stradina ormai quasi senza benzina, la mollo, il bosco è sempre meno fitto e si intravede l’arrivo. Tagliare il traguardo è emozionante, le gambe tremano e cerco Stefano e Giada che mi vengono incontro. Ci facciamo i complimenti aprendo un ottimo vino bianco Covazzi e aspettiamo Ale che scenderà fra poco.
Intanto è già festa, volano bicchieri e birre, i visi sono sorridenti, nessuno si è fatto male e c’è ancora il sole, meglio di così!!!!
Finalmente arriva Ale, continuiamo i festeggiamenti ma ci aspetta un’altra risalita per vedere i primi 3 classificati che verranno elitrasportati sulla cima del monte Mucrone per la run che decreterà il vincitore.
Una tenda redbull fa da contorno a questo show che accompagniamo con un Ramandolo, tutti col naso all’insù per questo bel paretone ripido. Il giovane Elia si spara dei bei cliff e scende potente la montagna, il pubblico lo decreta vincitore!
Inforchiamo le tavole per tornare in zona arrivo, l’orda di freeriders scende colorata cercando ancora qualche cm di divertimento. Al parterre cerchiamo subito i ragazzi NO ARSURA per assaggiare incredibili liquori al cioccolato e liquirizia, ciccioli parmigiano e lambrusco, mitici!!
Incontriamo davvero bella gente e questo forse è quello che ci ha fatto più piacere in questa manifestazione oltre ai bellissimi posti. Partono le premiazioni, ski, telemark, femminile ed infine gli snowboard, lo speacker pronuncia il nome di Stefano che incredulo molla il bicchiere e si fionda a prendere il meritatissimo trofeo del Freerider!
E’ grande festa, aspettiamo i premi ad estrazione e poi letteralmente scappiamo e recuperiamo i bagagli per le riposanti 6 ore di strada verso casa…
Ringraziamo il trofeo per aver guidato in alcuni tratti, senza di lui non ce l’avremmo fatta…
Ancora GRAZIE agli organizzatori, alla mia ragazza, ai miei amici e a tutti i partecipanti, speriamo di rivederci il prossimo anno.
Il Cielo è sempre più azzurro sopra Oropa.
Ma che è Oropa?
Oropa è un paese in Piemonte provincia di Biella alle pendici del monte Camino dove si trova un santuario dedicato alla Madonna nera.
Ma che ci siamo andati a fare? Su skiforum.it lo scorso anno sono girate le belle foto ed i report legati a questo evento, raccontavano di un posto dove il tempo si è fermato e dove alla gente piace sciare e fare festa, come lasciarsi scappare tutto questo?
Racconto alla compagnia: andiamo a fare una garetta in fuoripista? 100€ skipass dormire e cena alla festa, è a Biella (che nessuno sapeva dove fosse…), 1200 mt di dislivello, in settimana mettono neve, facciamo una macchina e via… risposta affermativa! Saremo in 3 a farla, Giada la mia ragazza ci raggiungerà col treno da Bologna.
Il nostro we quindi comincia venerdì dopo una mattina di lavoro: carichiamo la macchina sotto il diluvio che ci accompagnerà per tutta la strada e partiamo per i nostri 600 km. Nonostante il passaggio a Milano all’ora di punta alle 20.30 il navigatore ci fa arrivare fuori dal Mov-Ing, il locale-pizzeria di Paolo Barichello (boss della manifestazione) nonché sede logistica dell’evento.
Siamo accolti come “quelli dell’Est” e davanti ad una meritata birra entriamo subito in sintonia anche con Pierpaolo Claudio e Gianni (gli altri organizzatori) che sono appena tornati dalla montagna per gli ultimi preparativi. Abbiamo già la chiave delle camere al monastero e tutte le informazioni sulla gara, così si fa!
Recuperata Giada ci mangiamo una pizza e ci rilassiamo davanti al video della passata edizione, l’ottima Menabrea scende veloce e già che ci siamo andiamo a gustarcela anche alla birreria…
La strada verso il santuario è tutta curve, raggiungiamo questo luogo mistico avvolto nel silenzio e non chiedetemi come ma nonostante la bibita troviamo subito le stanze …
30° ci attendono all’interno, che stile! Letti old school in ferro battuto, lenzuola grana 600, cuscini imbottiti a piombini ed asciugamani stile sindone, ma tutto questo ha un fascino e ce lo facciamo piacere anche perché è tutto ben pulito.
Sabato:
Le previsioni danno un bel sole, ma alle 7.30 cade qualche goccia di pioggia.
Ci alziamo, colazione al santuario e raggiungiamo gli impianti poco distanti, nel frattempo è uscito il sole.
Il parcheggio inizia a riempirsi di gente di tutti i tipi, anziani scialpinisti, giovani freeriders tutoni, tutti davanti a questo spettacolo di montagna con una funivia d’altri tempi pronta a portarti nel suo parco giochi. Ci registriamo per la gara ed otteniamo “la giornaliera” (in Piemonte si chiama così?) per i 2 giorni, conosciamo qualche utente del forum e nel frattempo esce il sole.
Saliamo fra i primi con la funivia da 1200 fino ai 1900, dopo ci aspetta la mitica cestovia fino ai 2400 mt del monte camino ma già dal santuario si vedevano i pennacchi sulle creste… infatti è chiusa per vento.
Scendiamo lungo quello che ci indicano come la parte bassa del percorso: una stradina con fondo ghiacciato larga un gatto che si snoda lungo il fianco della montagna, con alcuni tagli e molta neve fresca riportata dal vento. Dopo un paio di giri decido di far scendere anche Giada che nonostante qualche piomba in fresca si diverte in questo toboga di gobbe. Risaliamo e pranziamo al rifugio Savoia, allegre tavolate di riders e famiglie si saziano davanti ad un buon bicchiere e ad ottimi piatti.
Alle 14.30 si svolge il briefing, l’atmosfera è molto bella fra i partecipanti, Pierpaolo la guida ci spiega come sia difficile salire in quota per il vento e che la ricognizione del tracciato si svolgerà domani, almeno non si trifola tutto…
Ancora qualche giro, tappa dal furgone/damigiana e poi stanchi ci ritiriamo in meditazione…
Alle 19.30 siamo al locale a Biella, è già pieno di gente e si lotta per un trancio di pizza ed una pinta! Un bancone di neve disseta gli “atleti” in attesa della consegna dei pettorali che avviene ad estrazione. Stefano si becca un ottimo 22, Ale chiuderà la gara col 120 ed io prendo il 92.
Riceviamo un ottimo pacco gara con il mitico cappello di panno e firmiamo la scultura metallica simbolo della manifestazione!
La festa continua bene e ad una certa partiamo per il nostro pellegrinaggio con tappa alla stazione Menabrea…
Domenica, il giorno della gara.
Sveglia presto, tutti assieme a fare colazione e via di corsa per trovare un buco al parcheggio.
La luce è ottima e il mattino regala emozioni di luce. Si va verso l’alto, il vento è calato ma i suoi segni sono ben evidenti… ci sognavamo una discesona in fresca ma non sarà così.
Qualche piccolo pendio ha già scaricato da solo o è stato reso sicuro. Dopo qualche raccomandazione prendiamo la cestovia, salendo osserviamo le paline sul tracciato e dopo una breve camminata e check Artva raggiungiamo la cappella in vetta al Camino. Dalla cima la vista è di quelle da cartolina, per riconoscere il Cervino non servono le indicazioni sulla rosa dei venti e si spazia dal Bianco al Rosa.
Effettuiamo la ricognizione fino all’arrivo della funivia con criterio ed a gruppi guidato dallo staff, nel nostro caso Pierpaolo. La traccia è larga ma alcuni passaggi sono obbligati, con qualche roccia a fare compagnia alle solette. Ci sarà da ridere…
Dopo il primo muro largo si prende una stradina che porta ad alcuni tratti fra le rocce, poi verso un imbuto che conduce al pendio sopra il rifugio Savoia per buttarsi sulla parte bassa.
Siamo quasi tutti radunati sul piccolo spiazzo in attesa della partenza, si parla di discese, di sci e di qualsiasi cosa per stemperare la tensione che sale quando le pale dell’elicottero fendono l’aria a pochi metri da noi. Siamo pronti! Verso le 11 prende il via la gara.
Grandi applausi e tifo da stadio accompagnano i primi concorrenti. Lo staff mette tutti nei ranghi ed ogni minuto un atleta prende il via. C’è chi scende con stile, chi la prende più comoda, chi punta alla vittoria, ma tutti se la godono.
Arriva il turno di calamaro Stefano, il primo dei boarders, lui dice di volerla mollare e così fa, la caccia dritta per dritta con le urla dei compari tavolari che si fanno altissime vedendolo scendere così! Compie un super recupero rientrando sul duro e sparisce dalla vista. Si susseguono le partenze, la neve si segna sempre di più e quello che era un morbido pendio inizia a sembrare la spiaggia del D-Day anche se qualcuno ci vola sopra come niente fosse. A metà gara circa arriva la voce “nell’imbuto sono uscite rocce e rododendri” vabbè.... Si avvicina il mio turno, nel frattempo il vento si alza e il cielo si vela leggermente. Le 2 ore e passa in vetta si fanno sentire e inizio a scaldarmi. Tocca a me, scelgo la mia traiettoria esterna per non andare sul ravanato e parto. Sbuca l’elicottero davanti a me, tempo di fargli un saluto e sono dentro la nuvola di neve, grazie! E’ una sfida a trovare la gobba più bassa o il tratto meno rovinato ma mi sto divertendo, l’adrenalina pompa e le gambe si spompano… piano sull’imbuto e poi sono sul muro di fronte al Savoia con il pubblico che mi incita ma gli concedo almeno 2-3 tombole di spettacolo! Passato il rifugio non individuo bene il percorso e mi trovo dove non dovrei essere, rientro pensando al punto in cui fare il taglio mentre schivo qualche ciaspolatore e scialpinista. Arrivo fin sulla fettuccia, taglione e di nuovo stradina ormai quasi senza benzina, la mollo, il bosco è sempre meno fitto e si intravede l’arrivo. Tagliare il traguardo è emozionante, le gambe tremano e cerco Stefano e Giada che mi vengono incontro. Ci facciamo i complimenti aprendo un ottimo vino bianco Covazzi e aspettiamo Ale che scenderà fra poco.
Intanto è già festa, volano bicchieri e birre, i visi sono sorridenti, nessuno si è fatto male e c’è ancora il sole, meglio di così!!!!
Finalmente arriva Ale, continuiamo i festeggiamenti ma ci aspetta un’altra risalita per vedere i primi 3 classificati che verranno elitrasportati sulla cima del monte Mucrone per la run che decreterà il vincitore.
Una tenda redbull fa da contorno a questo show che accompagniamo con un Ramandolo, tutti col naso all’insù per questo bel paretone ripido. Il giovane Elia si spara dei bei cliff e scende potente la montagna, il pubblico lo decreta vincitore!
Inforchiamo le tavole per tornare in zona arrivo, l’orda di freeriders scende colorata cercando ancora qualche cm di divertimento. Al parterre cerchiamo subito i ragazzi NO ARSURA per assaggiare incredibili liquori al cioccolato e liquirizia, ciccioli parmigiano e lambrusco, mitici!!
Incontriamo davvero bella gente e questo forse è quello che ci ha fatto più piacere in questa manifestazione oltre ai bellissimi posti. Partono le premiazioni, ski, telemark, femminile ed infine gli snowboard, lo speacker pronuncia il nome di Stefano che incredulo molla il bicchiere e si fionda a prendere il meritatissimo trofeo del Freerider!
E’ grande festa, aspettiamo i premi ad estrazione e poi letteralmente scappiamo e recuperiamo i bagagli per le riposanti 6 ore di strada verso casa…
Ringraziamo il trofeo per aver guidato in alcuni tratti, senza di lui non ce l’avremmo fatta…
Ancora GRAZIE agli organizzatori, alla mia ragazza, ai miei amici e a tutti i partecipanti, speriamo di rivederci il prossimo anno.
Il Cielo è sempre più azzurro sopra Oropa.
