T
terios
Guest
Premetto subito che quanto scrivo si riferisce alla situazione piemontese e valsusina (Vialattea, tanto per intenderci) perchè questa conosco (ben inteso assolutamente non da addetto del settore). Mi farà proprio piacere sapere come la vedono altrove.
Allora, l'idea dell'argomento mi viene perchè sempre più spesso leggo e sento l'insofferenza degli sciatori "normali" nei confronti degli agonisti. Ed una certa insofferenza è anche malnascosta dalla stessa VL che sempre con maggiori difficoltà concede spazi agli agonisti.
A parte considerazioni personali del tipo: gli agonisti sono dei gasati, maleducati, prepotenti ecc (come se tali "qualità" fossero una prerogativa esclusiva degli agonisti....figuriamoci...) mi piacerebbe elevare la discussione con argomentazioni meno generalistiche e superficiali.
Personalmente ritengo lo sci club agonistico una risorsa. Sotto tutti gli aspetti: per il movimento dello sci, per lo sport stesso dello sci, per le stazioni sciistiche. Brevissimamente:
MOVIMENTO SCI - Se non ci fosse l'agonismo, le esigenze che ne derivano per lo sviluppo dell'attrezzatura, tutti gli annessi e connessi, cosa ne sarebbe del comparto sciistico (fabbriche, rappresentanze, negozi...)?
SPORT SCI - Una cosa è il turismo, un altro lo Sport. Ora, se può interessare avere dei rappresentanti nazionali che possano competere ai livelli stratosferici della CdM, come possiamo "crearli" se non attraverso la lunga e faticosa catena di esperienze che affonda le sue basi proprio nei club?
STAZIONI SCIISTICHE - I piccoli atleti e non, che ogni anno solcano i comprensori d'Italia, pagano tutti dei bei soldini alle casse delle società. E, con loro, spesso e volentieri anche i loro genitori. E sono sempre lì, in anticipo, con fede, che sia un anno copioso di neve o meno. Soprattutto, sono fedeli alla stazione - per motivi logistici - e non stanno sempre a lamentarsi di tutto e per tutto.
ED ALLORA
Non è proprio possibile tollerare che venga loro riservata qualche pista decente sulla quale allenarsi? Non è proprio possibile tollerare la naturale esuberanza dei giovani alla partenza degli impianti (se non lo fossero, giovani non sarebbero e ancor meno agonisti....)?
E' vero, a volte alcuni pigiano un poco troppo sull'acceleratore e sfrecciare in piste non riservate non è giustificabile per alcun motivo: occorre prudenza! Ma quanti sono gli incidenti provocati dagli agonisti? Non è che sia una moda quella di dare addosso ai club, forse più impressionati dal gruppo e dalla divisa che da una reale situazione di pericolo?
E' anche vero che - almeno in Vialattea - stanno proliferando i club che di agonismo hanno poco ma, piuttosto, sono scuole sci con divisa; ma questi pali non ne fanno e non vanno certo come forsennati (nè più ne meno delle classiche classi a serpentone).
Insomma, chi ha qualcosa da dire lo dica ora o taccia per sempre! (ohi, scherzo neh!!!)
Allora, l'idea dell'argomento mi viene perchè sempre più spesso leggo e sento l'insofferenza degli sciatori "normali" nei confronti degli agonisti. Ed una certa insofferenza è anche malnascosta dalla stessa VL che sempre con maggiori difficoltà concede spazi agli agonisti.
A parte considerazioni personali del tipo: gli agonisti sono dei gasati, maleducati, prepotenti ecc (come se tali "qualità" fossero una prerogativa esclusiva degli agonisti....figuriamoci...) mi piacerebbe elevare la discussione con argomentazioni meno generalistiche e superficiali.
Personalmente ritengo lo sci club agonistico una risorsa. Sotto tutti gli aspetti: per il movimento dello sci, per lo sport stesso dello sci, per le stazioni sciistiche. Brevissimamente:
MOVIMENTO SCI - Se non ci fosse l'agonismo, le esigenze che ne derivano per lo sviluppo dell'attrezzatura, tutti gli annessi e connessi, cosa ne sarebbe del comparto sciistico (fabbriche, rappresentanze, negozi...)?
SPORT SCI - Una cosa è il turismo, un altro lo Sport. Ora, se può interessare avere dei rappresentanti nazionali che possano competere ai livelli stratosferici della CdM, come possiamo "crearli" se non attraverso la lunga e faticosa catena di esperienze che affonda le sue basi proprio nei club?
STAZIONI SCIISTICHE - I piccoli atleti e non, che ogni anno solcano i comprensori d'Italia, pagano tutti dei bei soldini alle casse delle società. E, con loro, spesso e volentieri anche i loro genitori. E sono sempre lì, in anticipo, con fede, che sia un anno copioso di neve o meno. Soprattutto, sono fedeli alla stazione - per motivi logistici - e non stanno sempre a lamentarsi di tutto e per tutto.
ED ALLORA
Non è proprio possibile tollerare che venga loro riservata qualche pista decente sulla quale allenarsi? Non è proprio possibile tollerare la naturale esuberanza dei giovani alla partenza degli impianti (se non lo fossero, giovani non sarebbero e ancor meno agonisti....)?
E' vero, a volte alcuni pigiano un poco troppo sull'acceleratore e sfrecciare in piste non riservate non è giustificabile per alcun motivo: occorre prudenza! Ma quanti sono gli incidenti provocati dagli agonisti? Non è che sia una moda quella di dare addosso ai club, forse più impressionati dal gruppo e dalla divisa che da una reale situazione di pericolo?
E' anche vero che - almeno in Vialattea - stanno proliferando i club che di agonismo hanno poco ma, piuttosto, sono scuole sci con divisa; ma questi pali non ne fanno e non vanno certo come forsennati (nè più ne meno delle classiche classi a serpentone).
Insomma, chi ha qualcosa da dire lo dica ora o taccia per sempre! (ohi, scherzo neh!!!)