Heavystone
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In picchiata sulla “Fis”
La perla di Artesina. E’ stata teatro di sfide emozionanti nella Coppa Europa di discesa libera
Il tracciato parte con il muro dalle pendenze vertiginose, il più ripido nel compresorio Mondolè
Il panorama che si gode da quassù farebbe venire la pelle d’oca a chiunque. Sono più di dieci anni che l’ammiro e ogni volta mi emoziono come la prima.
Siamo a Cima Durand, la vetta del comprensorio Mondole Ski, 2085 metri d’altitudine. Davanti a noi l’intera provincia «granda», siamo immersi in un quadro panoramico naturale: le Alpi Marittime, tutta la catena delle Cozie con il loro «Re di pietra» Monviso, che come una piramide egizia veglia sulla pianura padana; in fondo il Monte Bianco, poi Cervino e Monte Rosa; più giù la Langa e l’Appennino Ligure. Nelle giornate terse si scorge persino un angolo di mare del Golfo di Genova.
Si può giungere qui da tre versanti differenti. Io vi consiglio la rinnovata seggiovia del Castellino. Poi prendete magari un caffè da Mariolino e proseguite con lo skilift della Turra che prende il nome dal pianoro che sembra un ghiacciaio, baciato dal sole. Ed è proprio qui, da Cima Durand, che parte la mitica «Libera Fis». Un panettone bianchissimo che sovrasta l’intero comprensorio cui ha dato il nome. Sono passati più di trent’anni da quando i campioni della «valanga azzurra» qui si sfidavano nella Coppa Europa di discesa libera. A quei tempi ero ancora un bambino, ma il mito della «Libera di Artesina» ha accompagnato la mia infanzia come un punto di riferimento e un sogno da realizzare.
Oggi con voi voglio rivivere quelle emozioni. Chiudiamo i ganci, giù gli occhiali e partiamo. S’inizia in piano con un paio di spinte. Poche curve e subito in picchiata con un muro dalle pendenze vertiginose, il più ripido di tutto il Mondolè. Il cuore in gola, i muscoli in tensione, ed ecco il curvone per il canalone Maudagna. La difficoltà si attenua. Inizia un pistone largo dalle pendenze prima dolci, poi più marcate, che ci coccola fra la neve farinosa fino al Cippo della Madonnina. Fra i momenti più belli. Dall’esperto al turista, ognuno può esprimersi.
Il piano ci ha dato un po’ di riposo. Ma, d’improvviso, ecco che con la «esse» entriamo nel canalino con una serie di curve paraboliche. Poi imbocchiamo uno stradino largo una decina di metri: la velocità aumenta, l’adrenalina sale. La pista si allarga, breve contropendenza e poi in salita al «Plateau». Di nuovo in picchiata per dieci curve e... salto! Gli sci si staccano per un attimo da terra, la neve si allontana sotto di noi: chi ha provato le montagne russe conosce questa sensazione, quell’attimo di leggerezza ed ebbrezza che sembra eterno.
Questo si provava un tempo, volando per una trentina di metri. Ancora oggi, nelle gare Super G Ragazzi, c’è una sorta di timore reverenziale per questo passaggio estremamente spettacolare. Dopo una breve pausa, ripartiamo per l’ultimo tratto. Qualche curva sullo «schuss», la compressione con curvone a sinistra e le «pennellate» sulla pista Mirafiori. È stata un’esperienza unica. Faticosa e rilassante. Intensa e leggera. Moderna, con un occhio, e soprattutto il cuore, al passato. Specialmente il mio: io qui, purtroppo, la libera non ho avuto la fortuna di correrla da atleta. Provandola per voi, lettori de «La Stampa», ho vissuto un’emozione speciale, sono sicuro sarà la stessa vostra lungo i ben oltre 3000 metri di questa pista molto, molto particolare. Lasciatevi tentare.
da la stampa
La perla di Artesina. E’ stata teatro di sfide emozionanti nella Coppa Europa di discesa libera
Il tracciato parte con il muro dalle pendenze vertiginose, il più ripido nel compresorio Mondolè
Il panorama che si gode da quassù farebbe venire la pelle d’oca a chiunque. Sono più di dieci anni che l’ammiro e ogni volta mi emoziono come la prima.
Siamo a Cima Durand, la vetta del comprensorio Mondole Ski, 2085 metri d’altitudine. Davanti a noi l’intera provincia «granda», siamo immersi in un quadro panoramico naturale: le Alpi Marittime, tutta la catena delle Cozie con il loro «Re di pietra» Monviso, che come una piramide egizia veglia sulla pianura padana; in fondo il Monte Bianco, poi Cervino e Monte Rosa; più giù la Langa e l’Appennino Ligure. Nelle giornate terse si scorge persino un angolo di mare del Golfo di Genova.
Si può giungere qui da tre versanti differenti. Io vi consiglio la rinnovata seggiovia del Castellino. Poi prendete magari un caffè da Mariolino e proseguite con lo skilift della Turra che prende il nome dal pianoro che sembra un ghiacciaio, baciato dal sole. Ed è proprio qui, da Cima Durand, che parte la mitica «Libera Fis». Un panettone bianchissimo che sovrasta l’intero comprensorio cui ha dato il nome. Sono passati più di trent’anni da quando i campioni della «valanga azzurra» qui si sfidavano nella Coppa Europa di discesa libera. A quei tempi ero ancora un bambino, ma il mito della «Libera di Artesina» ha accompagnato la mia infanzia come un punto di riferimento e un sogno da realizzare.
Oggi con voi voglio rivivere quelle emozioni. Chiudiamo i ganci, giù gli occhiali e partiamo. S’inizia in piano con un paio di spinte. Poche curve e subito in picchiata con un muro dalle pendenze vertiginose, il più ripido di tutto il Mondolè. Il cuore in gola, i muscoli in tensione, ed ecco il curvone per il canalone Maudagna. La difficoltà si attenua. Inizia un pistone largo dalle pendenze prima dolci, poi più marcate, che ci coccola fra la neve farinosa fino al Cippo della Madonnina. Fra i momenti più belli. Dall’esperto al turista, ognuno può esprimersi.
Il piano ci ha dato un po’ di riposo. Ma, d’improvviso, ecco che con la «esse» entriamo nel canalino con una serie di curve paraboliche. Poi imbocchiamo uno stradino largo una decina di metri: la velocità aumenta, l’adrenalina sale. La pista si allarga, breve contropendenza e poi in salita al «Plateau». Di nuovo in picchiata per dieci curve e... salto! Gli sci si staccano per un attimo da terra, la neve si allontana sotto di noi: chi ha provato le montagne russe conosce questa sensazione, quell’attimo di leggerezza ed ebbrezza che sembra eterno.
Questo si provava un tempo, volando per una trentina di metri. Ancora oggi, nelle gare Super G Ragazzi, c’è una sorta di timore reverenziale per questo passaggio estremamente spettacolare. Dopo una breve pausa, ripartiamo per l’ultimo tratto. Qualche curva sullo «schuss», la compressione con curvone a sinistra e le «pennellate» sulla pista Mirafiori. È stata un’esperienza unica. Faticosa e rilassante. Intensa e leggera. Moderna, con un occhio, e soprattutto il cuore, al passato. Specialmente il mio: io qui, purtroppo, la libera non ho avuto la fortuna di correrla da atleta. Provandola per voi, lettori de «La Stampa», ho vissuto un’emozione speciale, sono sicuro sarà la stessa vostra lungo i ben oltre 3000 metri di questa pista molto, molto particolare. Lasciatevi tentare.
da la stampa