Leggende sciistiche...

Heimdall

New member
Buongiorno a tutti,
non so di preciso se questa discussione vada bene per il forum generale o magari sarebbe meglio usare un off-topic, ma avevo questa domanda da porvi.
E'da un po'di tempo che sono alla ricerca di leggende o racconti che parlino della nascita dello sci, ma purtroppo fino ad adesso non ho avuto alcuna fortuna. Magari tra voi, avendo la passione per lo sci, qualcuno ha avuto modo di incappare in qualche racconto sentito in montagna, o qualche storia letta in internet... Mi dareste una mano a saperne di più? Molto si trova sulle possibili origini storiche, ma poco o nulla su miti e leggende... Grazie!
 
Anche io sapevo che fosse nato in Norvegia. Poi avevo sentito dire che in Italia era stato usato la prima volta nelle valli di Lanzo a pian della Mussa sopra Balme, dove la tradizione dice anche che Toni Ortelli abbia preso ispirazione per comporre "La Montanara"
 
L'unico "mito" che conosco legato allo sci, è il detto popolare che dice:
"nebbia in pianura, bel tempo in montagna"

In effetti ci prende....
 

.

C'è anche chi dice che lo sci sia nato in Mongolia, dove i cacciatori usano lunghe assi di legno per muoversi.

DI fatto la storia dello sci più o meno è simile ovunque, nel passato cacciatori e popolazioni abituate a vivere con la neve usavano assi di diversa foggia per muoversi e non sprofndare nel manto nevoso, da cui credo la demonimazione TELEMARK, che prende il nome dalla regione scandinava in cui si usava questo metodo di movimento.
Successivamente Sir. Arnold Lunn introdusse sulle Alpi un concetto nuovo, un concetto di sci inteso come mezzo per scendere e inventò, non mi ricordo più se la disciplina della discesa libera o dello slalom.
Cerca on line la voce Arnold Lunn, credo possa darti qualche info in più sulla storia dello sci e le sue orgini.
 
La pratica dello sci è antichissima. Presso le popolazioni del continente eurasiatico l'invenzione degli sci precedette certamente quella della ruota.

La necessità indusse gli uomini della montagna ad escogitare un sistema efficace e pratico per vincere l'ostacolo della neve nel lungo inverno. Le prime testimonianze certe di attrezzi simili agli sci, usati come mezzi di locomozione, si devono a ritrovamenti fossili risalenti a più di 2500 anni A.C. in Siberia, Scandinavia e Lapponia.

L'area di diffusione dello sci antico si può dividere in quattro zone. Nella zona comprendente la Groenlandia centro-settentrionale e il Nord America fu in voga soprattutto la racchetta da neve, un attrezzo in legno di forma pressoché ovoidale con intelaiatura di corde o di vimini.

Lo sci meridionale, diffuso nel Nord Europa (esclusa la Scandinavia), nelle Alpi e nel Caucaso, era piuttosto corto, pesante, larghissimo e completamente piatto; era guidato per mezzo di funicelle fissate alla punta, e con tutta probabilità serviva solo per le discese. La zona dello sci artico comprendeva la Norvegia settentrionale, la Finlandia, la Siberia e il Giappone; l'attrezzo, lungo 150-170 cm e largo 20 cm, era diretto per mezzo di funicelle come lo sci meridionale, ma era più leggero e sottile, aveva punte ricurve alle due estremità e, nella parte inferiore, era ricoperto con pelle di renna o di foca per ottenere, in salita, una maggior presa sulla neve.

Nella Groenlandia meridionale, in Islanda, in Svezia e nella Norvegia centro-meridionale si diffuse lo sci nordico, che è la forma più vicina a quella odierna. Infatti era stretto e lungo (fino a 4 m), più leggero rispetto aglialtri tipi descritti, e non aveva funicelle; gli sciatori si servivano di una lancia o di un lungo bastone, progenitore deimoderni bastoncini.

Agli inizi del 1600 Gustav Eriksson Vasa, prigioniero dei danesi durante l’invasione della Svezia, riuscì a fuggire con gli sci, ritornò in patria dove organizzò la sommossa che diede il via alla guerra di liberazione svedese. Vasa divenne poi re di Svezia con il nome di Gustavo I. In memoria della sua impresa nel 1922 nacque la Vasaloppet, gara di granfondo che si snoda lungo il tragitto di 90 km da lui compiuto durante la fuga. Venuti a contatto con la civiltà europea, gli Scandinavi abbandonarono la pratica dello sci, per riprenderla poi verso la fine del XVIII secolo con i Norvegesi, che se ne servirono a scopo militare.

Lo sci da fondo però, perfetto per le enormi distese scandinave, non era l'ideale per le ripide discese alpine. Nella seconda metà del 1800 un falegname norvegese della regione Telemark, cominciò a sperimentare vari sistemi di curva e frenata usando un unico bastone ed attacchi con il tallone libero. Nel Telemark si avanza lo sci esterno assumendo la tipica posizione inginocchiata. In quegli anni era la tecnica migliore per l'attrezzatura disponibile. Il tallone libero permetteva una grande libertà di movimento sia in pianura che in salita, ma in discesa lo sciatore era piuttosto instabile.

Negli anni '20, grazie a nuovi attacchi che bloccavano il tallone, le curve erano ora condotte con gli sci paralleli. Era nato quello che oggi noi chiamiamo sci alpino. L'evoluzione dello sci alpino è legata strettamente all'evoluzione dei materiali: i vecchi scarponi di cuoio

con le stringhe sono stati sostituiti via via con calzature sempre più tecniche, che bloccano la caviglia permettendo un perfetto controllo degli sci. Gli sci si sono accorciati ed alleggeriti, i materiali sempre più sofisticati hanno consentito attrezzi sempre più facili da manovrare.

In Italia
Pare che il primo italiano a calzare gli sci sia stato il prelato Francesco Negri, ravennate, durante un avventuroso viaggio in Lapponia nella seconda metà del XV secolo, nel quale raggiunse Capo Nord. Nel 1890 giunse a Torino per lavoro l'ingegnere svizzero Adolf Kind, alpinista e sciatore, portando con sé un paio di sci di frassino. Le sue evoluzioni sulla neve entusiasmarono gli amici che ne seguirono ben presto l'esempio e, dopo averne imparati i rudimenti, sperimentarono le prime vere escursioni in montagna. Nel 1901 nacque il primo sci club Italiano, lo Ski Club Torino, il cui atto di nascita fu pubblicato nella rivista del CAI, sostituito pochi anni più tardi dalla Federazione Italiana dello Sci (FIS), diventata in seguito Federazione Italiana Sport Invernali,. Nel 1902 l'allora Ministro della Guerra Generale Giuseppe Ottolenghi, con decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale , decise di formare alcuni reparti di sciatori da inserire nei reggimenti alpini, che furono utilizzati nella Prima Guerra Mondiale e che contribuirono non poco alla diffusione della pratica dello sci di fondo. I cultori dello sci, specialmente nel secondo dopoguerra, sono divenuti innumerevoli. La costruzione di numerose seggiovie e sciovie (gli ski-lift) in suggestive plaghe montane è stato il fattore determinante per la creazione di un vero e proprio sci di massa. Questo fenomeno, che era una prerogativa dei Paesi scandinavi, si è diffuso nel resto d'Europa. In Italia gli sciatori affollano sempre più le comode piste sparse in tutta la Penisola: oltre a quelle alpine, sono molto apprezzate le piste dell'Abetone (Toscana), del Terminillo (Lazio), di Roccaraso (Abruzzo) e dell'Etna.

Lo sport
A metà dell'Ottocento, Sondre Nordheim rivoluzionò lo sci facendone uno sport. La FIS (Federazione Internazionale Sci) è nata nel 1924, mentre le prime Olimpiadi invernali si sono svolte nel 1936 a Garmisch-Partenkirchen in Germania e nel 1956 a Cortina. Ogni anno, dal 1967, si tiene la Coppa del Mondo di sci, mentre i Campionati del Mondo vengono svolti ogni quattro anni in alternanza con le Olimpiadi. In Italia lo sci è gestito dalla FISI (Federazione Italiana Sport Invernali) che sovrintende le seguenti discipline: biathlon, bob, freestyle, sci alpino, sci d'erba, sci nordico, slittino, snowboard, sci-alpinismo e lo sci di velocità o chilometro lanciato. A partire dagli anni Settanta, lo sci di discesa è divenuto uno sport molto seguito e praticato. In America e in Europa, sono sorte numerose stazioni sciistiche attrezzate per ospitare decine di migliaia di turisti e appassionati che, a diverso livello di capacità, praticano lo sci e seguono da tifosi gli eventi agonistici. Le località montane più famose ospitano infatti gli appuntamenti stagionali della Coppa del Mondo oppure hanno talvolta ospitato la sede delle Olimpiadi o dei Mondiali: lungo l'arco alpino celebri sono Kitzbühel, in Austria, dove, sulla ripidissima pista della Streiff, si svolge la discesa libera più antica e prestigiosa; in Svizzera, Wengen e Adelboden, celebre quest'ultima per il pendio sul quale si svolge uno dei più impegnativi slalom giganti del circuito; e poi Val-d'Isère, in Francia; Garmisch, in Germania; Kraniska Gora, in Slovenia; e in Italia, Sestrière, Bormio, Madonna di Campiglio, Val Gardena, Val Badia e Cortina. Ultimamente il circuito del cosiddetto "circo bianco" della Coppa del Mondo, ha interessato paesi extraeuropei come gli Stati Uniti, il Giappone e il Cile. L'evoluzione dello sci alpino è stata influenzata negli ultimi anni dai progressi che la ricerca tecnologica ha ottenuto nel migliorare le prestazioni di uomini e materiali. Sia nelle discipline veloci, che in quelle tecniche, le attrezzature, dagli sci agli attacchi, alle tute, hanno determinato cambiamenti sostanziali nella tecnica di sciata degli atleti: ad esempio, alla fine degli anni Settanta, il passaggio dall'uso di paletti fissi per segnare le porte del tracciato nello slalom e, in misura minore, nel gigante, ai paletti snodati ha completamente stravolto il modo di affrontare questi passaggi, un tempo aggirati dallo sciatore e da quel momento in poi più sbrigativamente abbattuti con un gesto dell'avambraccio, con un notevole vantaggio nella scelta della traiettoria più stretta e più veloce. Allo stesso modo, la composizione chimica delle scioline, le sostanze fluide che si spalmano sulle lamine degli sci prima di ogni discesa, è divenuta spesso determinante per il successo di una gara, soprattutto nelle discese libere, dove la maggiore o minore scorrevolezza dello sci sulla neve si concretizza in decimi di secondo di vantaggio o di ritardo.

Fonte: http://digilander.libero.it/casonandrea/storia_dello_sci.htm
 
vi consiglio un bel libro sull'argomento:
"Ski. Dalla Preistoria alla conquista delle Alpi"
di Pierpaolo Mistri
(l'autore era il papà di una mia cara amica, purtroppo mancato da pochi mesi)
 
Posso aggiungere che.... Storia o Leggenda......
La prima sci-alpinistica italiana ufficiale pare sia stata fatta in quel della val Formazza fino alla punta d'Arbola,la guida era un tostissimo parroco!! :Y:
(avevo qualcosa a riguardo,stasera guarderò nella mia polverosa biblioteca!)
 
Spulciando tra le carte ho trovato questo brano (spero non sia troppo lungo....)
E' basato su fatti che ci dicono come cominciò l'uso comune degli sci,a noi immaginare quanto fossero preziosi per chi in montagna ci vive,e per raccontare anche la nascità di un nuovo modo di interpretare e vivere la montagna.


Tratto da : PAGINE FRAGILI di Rossella Favino da “Ossola.It” n°2/2009 (rivista delle valli dell’Ossola)

<< In una luminosa mattina di fine inverno di quasi un secolo fa,una rivoluzione epocale percorreva silenziosa e lieve l’alta Valle Formazza,scendendo verso Canza,poco distante dalla cascata del Toce.
Nel 1909 la strada carrozzabile da Domodossola non andava oltre Foppiano,due ore di camino più a valle della Cascata con la bella stagione,ma in inverno la mulattiera secolare era impraticabile.
Nell’alta Formazza,isolata dal mondo,la gente si dedicava a tutti quei lavori che l’intensa e breve stagione estiva costringeva a trascurare : i bambini andavano a scuola,le donne erano impegnate a filare,tessere,cucire,gli uomini a costruire o riparare utensili.
Era un mondo alpino in cui si andava a piedi o a dorso di mulo,ma sulla neve solo le racchette permettevano di progredire in qualche modo,impacciati e facendo quasi la stessa fatica in discesa come in salita.
Quella mattina del marzo 1909 brillava un sole abbagliante nel cielo terso della Val Formazza,che era coperta da una spessa coltre di neve primaverile.
Dai prati sopra Canza tre forestieri scendevano scivolando lievi sul pendio,muovendosi agili su assicelle lunghe e sottili.
Che strano spettacolo per la gente della frazione!
Intanto i tre forestieri si erano fermati,avevano aperto i loro sacchi da montagna e preparato una colazione ristoratrice a base di zuppa calda,grazie ad una cucinetta da campo trasportata chissà come fino a lì.
Erano tre svizzeri di Airolo,in Canton Ticino ; avevano risalito la Val Bedretto,passando il confine al Passo San Giacomo e disceso la Val Toggia,avevano sfiorato le case silenziose di Riale,e la maestosa Cascata del Toce….giusto il tempo di mostrare agli increduli formazzini il prezioso segreto e,inforcati di nuovo quegli strani pattini che loro chiamavano “Ski” , i tre scomparivano rapidi verso la Valle Antigorio.
Come un lampo,l’intuizione conquistò il falegname del paese,che si procurò un paio di ski svizzeri,e ne fabbricò altri in legno d’acero; il parroco e l’ingegnere delle imprese elettriche E.Conti ne fecero arrivare due paia dalla Norvegia.
Il parroco contribuì a fondare lo Sci Club Formazza (1911),che presto contò 90 soci (su 500 abitanti del paese); la squadra agonistica nel giro di pochi anni salì alla ribalta delle cronache sportive vincendo ripetutamente le gare dell’annuale Adunata Sciatori Valligiani,una competizione nazionale che li portò a gareggiare in numerose località della catena alpina,fino al Gran Sasso in Abruzzo.
Era nella vita quotidiana,tuttavia,che lo sci aveva portato preziosi cambiamenti : sciava il maestro per andare a scuola,come facevano i suoi allievi,sciava il parroco per raggiungere le sue pecorelle nelle frazioni,sciavano i tecnici e i guardiani delle dighe che nel frattempo l’impresa milanese Conti aveva progettato e realizzato.
E quando tornavano a casa,i cittadini raccontavano agli amici le bellezze della valle…
Oggi la tela color panna della copertina di un libretto leggero riporta una stella bianca su uno scudo azzurro.il tratto grafico è semplice,il tema è proposto con la disarmante immediatezza delle guide di montagna : “Itinerari Skiistici della Val Formazza”.
E’ datato 1927,anzi MCMXXVII,la stella nello scudo è il simbolo del Club Alpino Italiano,l’autore è il dott.E.Santi di Clavieres,che pubblica la sua guida per conto della Sezione di Busto Arsizio.
L’occasione sono i 5 anni di esistenza della Sezione,festeggiati inaugurando il solido rifugio “Città di Busto” presso l’altopiano di Gemsland (mt.2480) “in una regione skiabile bellissima,vasta e varia,ove molte sono le salite e le traversate effettuabili cogli ski,e tra queste,numerose di vette o colli d’altitudine superiore ai 3000 metri o che a tale altitudine si avvicinano (…).
Lo skiatore e alpinista provetto troverà di che soddisfare l’amore suo per lo ski e i monti”.
Il dott.Santi “sciatore ed alpinista provetto”,appunto,aveva percorso le nevi di Formazza nell’inverno del 1918-19,quando gli echi della grande Guerra si stavano appena affievolendo,raccogliendo note di itinerari e scattando fotografie di cime innevate e laghi nei quali i raggi del sole si frangono in una miriade di scintille.
Gli “skialpinisti” vestivano maglioni a collo alto e pantaloni alla zuava,calzettoni in lana grezza,e per le signore,cappotto lungo e cappello,come si conviene.
I materiali ad alta tecnologia non erano ancora nemmeno fantascienza,ma la magia del paesaggio invernale quella sì,c’era tutta,pura e integra come da tempo immemorabile.
Il Santi sintetizza le sue note in una mappa essenziale in scala 1:50000,che riporta le catene dei monti,i passi ma soprattutto i ghiacciai e,tracciati in rosso,gli itinerari descritti nella piccola guida.
Le pagine sono fragili,la carta sottile della mappa ancora di più e anche l’equilibrio dell’ambiente in queste montagne lo è.
Lo scialpinismo classico,con la partenza alla luce delle stelle,la fatica della salita che solo l’allenamento tenace permette di alleviare,è ancora un modo prezioso di godere dei tesori che la montagna invernale custodisce,
Il rifugio Città di Busto è ancora lì,più frequentato che mai.
Insieme al rifugio gemello “Maria Luisa” in Val Toggia,è gestito dalla guida alpina Marco Valsesia e dall’infaticabile Giovanni Maceraudi,due rifugisti coraggiosi e appassionati che tengono aperto ormai in tutte le stagioni per accogliere quanti,come loro, amano quelle montagne.
Il C.A.I. continua nella sua instancabile opera di formazione di frequentatori della montagna consapevoli e responsabili,le guide alpine portano avanti con coraggio la scelta di fare della montagna la propria vita…
Intanto nel prossimo (lo scorso!) mese di marzo lo scialpinismo in Formazza compirà 100 anni.
Festeggiamo? >>

(con la collaborazione delle biblioteche C.A.I. di Varallo e Novara)
 
Top