Obbligare all'agonismo allontana da uno sport?

hmr

New member
Inserisco qui un mio pensiero su cui vorrei avere un parere da voi.
Premetto che come alcuni qui, detesto il c@lcio, oltre che per altri motivi, anche per come viene affrontato e vissuto in ambito giovanile, con esasperazione dell'agonismo in termini di confronto, lotta a tutti i costi.
Bordo campo gremito di genitori che nella vita normale sono degli onestissimi professionisti, impiegati, operai, dirigenti che improvvisamente si trasformano in belve urlanti con un bagaglio di parolacce e bestemmie da fare impallidire chiunque, sempre contro l'arbitro che è chiaramente schierato contro, l'allenatore che è un imbecille, il compagno che con il suo comportamento mette in ombra le caratteristiche del proprio figlio sicuro futuro campione, l'avversario che è sicuramente un serial killer in erba, tutti invariabilmente figli della stessa madre di facili costumi.....

Da qui la mia idiosincrasia per ogni attività "agonistica" a livello giovanile, da me vista come l'antitesi rispetto alla formazione di uno Sport praticato per la sola gioia dell'attività fisica e dello stare bene con se' stessi e con chi la stessa passione unisce.

Sport in quanto supporto alla "mens sana in corpore sano" e non l'approccio agonistico fatto di allenatori urlanti contro il ragazzino che non si sta rivelando il gioiellino che porterà lustro ed immagine alla propria carriera ed al proprio football/tennis/sci club.

Ma serve proprio l'agonismo per sapersi divertire ed imparare ?
 
Ho fatto tennis agonistico dai 12 ai 18 anni, con livelli obiettivamente scarsi.
Ci si allenava 2-3 volte a settimana, si stava insieme, si andava il sabato e la domenica in giro per paesini, si vinceva e si perdeva senza mai un dramma.

Dipende da come lo fai e dalla pressione che si mette addosso ai ragazzi che, per essere onesti, deriva anche dal livello del ragazzino

Sul calcio hai ragione. Spesso l 'ambiente è pessimo dettato dai genitori ignoranti.
 
io parlo per il rugby ho giocato anche in serie C e alcune partite in serie B e vi posso assicuare ke è totalmente diverso dal calcio e da qualsiasi altro sport...è proprio un altra cultura...mentre si gioca tutti pensano ke i giocatori di rugby si danno i cazzotti pugni e quant'altro quando invece nn è cosi...certo è rude cm sport ma nn si mena nessuno e per di piu vige un rispetto straordinario tra i giocatori...io in anni di gioco nn ho mai litigato con nessuno e mai ho visto partite in cui l'arbitro dopo aver preso una decisione viene assalito da giocatori inferociti...e parliamoci chiaro trovarsi davanti un giocatore di rugby del tonga, o cmq samoano non è tanto da scherzarci su vista la stazza =D

secondo me lo sport rovina i giovani quando gli inculca a diventare un qualcuno anzichè a divertirsi...
 
...Bordo campo gremito di genitori che nella vita normale sono degli onestissimi professionisti, impiegati, operai, dirigenti che improvvisamente si trasformano in belve urlanti con un bagaglio di parolacce e bestemmie da fare impallidire chiunque, sempre contro l'arbitro che è chiaramente schierato contro, l'allenatore che è un imbecille, il compagno che con il suo comportamento mette in ombra le caratteristiche del proprio figlio sicuro futuro campione, l'avversario che è sicuramente un serial killer in erba, tutti invariabilmente figli della stessa madre di facili costumi.....

ti sei dato la risposta da solo.
questo non è l'agonismo. questo è il contorno.

che l'agonismo in quanto approfondimento del gesto tecnico (qualsiasi sia esso lo sport) sia naturalmente meglio è banale quanto scontato.

che senza fare agonismo lo sport non possa essere divertimento altresì è assodato.

detto ciò ad ognuno di noi la propria risposta. lo sport non fa altro che riflettere il tuo modo di essere al di fuori di te. (ergo anche il non farlo)
 
Volendo definire meglio il mio concetto, riporto la mia esperienza di basket giovanile.
Da giocatore non promettente ma da semplice appassionato, praticamente insieme a degli amici ho fatto parte per qualche anno, durante le superiori, di una squadretta che da un certo punto in poi abbiamo affiliato al CSI.
Nessun problema: ci si allenava, si sputava sangue, ma solo per divertirsi: non c'era l'esasperazione della classifica, della prestazione. Gran divertimento e basta (eravamo anche squadra mista...)

Invece altri ragazzi, nelle giovanili di squadre primarie (FIP) col miraggio della prima squadra (ma senza evidenze di grande futuro), rischiavano di perdere (o perdevano) anni di scuola dietro un miraggio che al 99,99% non poteva che rimanere un miraggio, quando non c'era anche il trasferimento in squadre di altre città. Salvo poi svegliarsi a metà del guado e rendersi conto di non avere (loro, o soprattutto i loro genitori) guardato con la giusta obiettività a tutta la situazione ed avere tramutato una passione in qualcosa d'altro.
 

.

il discorso posto in questa ottica mi sembra essere più un problema sociologico.

sfondare. sognare. arrivare. miraggio.

la prima parte è attinente allo sport ed all'attività agonistica reale. in nuce io credo che proprio l'agonismo il vero agonismo debba insegnare il rispetto di se stesso e delle regole. il capire i propri limiti e tentare di superarli dandoti la consapevolezza di quello che si può fare e quello che non è e non sarà mai raggiungibile. ma ripeto...secondo me questo è un problema sociologico e non sportivo.
 
per la mia personale esperienza il calcio è lo sport più antisportivo....uno schifo!
ricordo l'allenatore che ti spronava a saltare per colpire di testa con i gomiti alzati urlandoci:"arrivate nei denti all'avversario quando saltate!"...qundo ti facevano fare il gurdalinee nelle partite ti dicevano esplicitamente di lasciar passare i "nostri fuori di qualche cm" e chi più ne ha più ne metta...
spero che se mai avrò dei figli non si appassionino mai a questo sport!
 
Esperienza personale:
Quando porto il Bimbo di 8 anni (che fa calcio) alla partita dei vari tornei, sto in disparte, vado al bar, sempre il piu' lontano possibile dagli altri genitori. Ti assicuro che solo cosi' non ti fai il sangue marcio..
Se fosse per me lo porterei solo agli allenamenti.
 
dipende come prendi l'agonismo. io lo vedo come l'opportunità di mettersi a confronto con altri per migliorarsi, per affinare il gesto tecnico prendendo spunto dagli avversari...fregandosene se si arriva primi o ultimi. l'importante dell'agonismo dovrebbe essere l'uscire dal campo di gioco (di ogni tipo) con la consapevolezza di aver dato il massimo, di aver imparato qualcosa di nuovo, di essere migliorato rispetto alle gare precedenti e di aver capito quali sono stati i tuoi errori per poter rendere meglio nelle gare future.
troppo spesso l'agonismo oggigiorno è la corsa semplice e banale al primo posto, perchè l'uomo magari vuole andare subito al sodo o perchè dietro ci sono i soldi...perdendosi alla fine il piacere di vivere il momento del confronto in ogni sua sfaccettatura.

giocavo a calcio da piccolo...papà mi racconta ancor oggi quanto era schifoso l'ambiente (secondo me per via degli sbocchi che il calcio può dare a un ragazzo abbastanza capace e con un po' di fortuna)..alla fine smisi alle medie tanto non ero poi cosi forte. a me il calcio piace giocarlo per divertirmi, con gli amici...non da cazzone, mettendoci sempre la determinazione...ma a tutto c'è un limite.
 
è vero cmq che cmq lo sport senza agonismo nn sarebbe divertente....pensate ke state affrontando la discesa di coppa del mondo di sci, se sapete ke cmq nn c'è agonismo la fareste a spazzaneve e cmq nn sentireste mai quella sensazione di adrenalina mostruosa ad ogni curva, ad ogni placcaggio per il rugby...l'agonismo serve, ma ripeto e sottolineo l'agonismo quello ke fanno certe persone nn è agonismo
 
.
Se fosse per me lo porterei solo agli allenamenti.

l'agonismo. io lo vedo come l'opportunità di mettersi a confronto con altri per migliorarsi, per affinare il gesto tecnico prendendo spunto dagli avversari...fregandosene se si arriva primi o ultimi.
...
consapevolezza di aver dato il massimo, di aver imparato qualcosa di nuovo,
...
troppo spesso l'agonismo oggigiorno è la corsa semplice e banale al primo posto

è vero cmq che cmq lo sport senza agonismo nn sarebbe divertente.

Sono d'accordo.
L'agonismo esasperato dove solo la vittoria ed il successo hanno senso, sinceramente non mi piace, ma è solo la mia personale opinione.

@ maxrm
è assolutamente un problema sociologico.
Se pensiamo di creare dei piccoli arrivisti, insegnando loro fin da piccoli che l'importante, lo scopo dello sport a cui si sono appassionati, è la vittoria e non, come dicevi bene anche tu, il mettersi a confronto con i propri limiti, migliorarsi e cercare di superarli, allora credo ci siano dei problemi; è su questo che mi sto focalizzando.
E' comunque una questione di scelte.
L'importante è non trascurare i possibili effetti collaterali, visto che non tutti potranno essere campioni, alcuni potranno trovarsi con il cerino spento in mano ed altri potrebbero avere delle crisi di rigetto.
 
Pensiamo ad uno sciclub (di città) che incomincia a far fare un po' di pali ai bimbetti (tutti, indistintamente) durante o alla fine delle sessioni di corso.
Se lo scopo è migliorarli e far loro affrontare situazioni che poi possono essere riportate anche nella sciata in campo libero, ok.
Ma se lo scopo è aumentare il numero dei possibili partecipanti alla gare, garette bla bla (potremmo chiamarlo "sviluppo talenti"...), allora non è più tanto ok per me.
E la ragione sta semplicemente in un possibile differente approccio didattico, dato il diverso scopo.

Troverete il bimbo che se la cavicchia che, se non correttamente indirizzato (moralmente, psicologicamente), potrà diventare un esaltato
Troverete il bimbo che si divertiva ad andare in montagna che, messo di fronte alla prestazione fine a se stessa, incomincerà a schifare ogni singolo fiocco di neve.
Poi troverete anche un Tomba, ma è la classica eccezione
Non cito Razzoli perché è figlio dell'Appennino con il babbo maestro di sci
 
L'importante è non trascurare i possibili effetti collaterali, visto che non tutti potranno essere campioni, alcuni potranno trovarsi con il cerino spento in mano ed altri potrebbero avere delle crisi di rigetto.

Io cerco di far capire al bimbo che fra tutti i suoi amici che giocano con lui e tutti quelli che incontra come avversari forse solo 1 o 2 diventeranno calciatori e quindi di prendere questo sport come divertimento. Impegnarsi al massimo ma solo per una propria soddisfazione e non accanirsi nel voler primeggiare. Spero che mi capisca e si eviti cosi delle delusioni. Meno male che quando andiamo a sciare ci si puo' divertire senza dover confrontarsi con qualcuno.
 
hmr sono d'accordissimo con te...secondo me i ragazzi ke diventano campioni sono quelli ke fanno lo sport con l'idea di divertirsi e divertire e l'ultima cosa a cui pensano è il successo...un esempio secondo me perfetto nello sci sono giorgio rocca e bode miller, basti vedere uno che in una discesa di coppa si mette a fare la spaccata e un altro ke dopo ke gli si stacca lo sci continua a sciare lo stesso xke cmq si diverte è da ammirare...certo poi è normale ke se per 0,0000000001 sec arrivi secondo ti ci rode, ma secondo me quello è un imput giusto per farti migliorare...ma in primis ti devi divertire...
 
Top