pillows87
TerroristaPsicologicoMOD
Eccomi, con 1 mese di ritardo
, a raccontarvi l'ultima uscita tra le MIE montagne: Il Matese!
Partiamo in formazione allargata (l'idea era venuta a me ed un mio amico poi, non so bene come, mi sono ritrovato mezza palestra di Karate) da Campobasso, siamo in 6, in direzione S. Massimo (i miei amici, da bravi alpinisti, non si erano neanche fatti i panini il giorno prima
!).
Vista da S. Massimo
Riforniti di vettovaglie ripartiamo per affrontare gli ultimi 17 km di tornanti che ci portano fino a Campitello. Lasciamo la macchina al parcheggio davanti la biglietteria degli skipass.
M. Croce e M. Miletto
Da qui, risalendo per il primo tratto della Lavarelle e poi tagliando a destra per il collegamento con la S. Nicola, si arriva all'attacco del sentiero (all'inizio del bosco, subito sopra l'arrivo dello skilift).
Attacco del sentiero
Sentiero nel bosco
Con un sentiero non troppo faticoso si arriva, in 20/30 min di cammino, alla base della pietraia, sormontata da un'enorme parete.
La parete e la pietraia
Alla nostra destra si alza una parete che, nella sua verticalità, nasconde un sentiero il quale ci permette di tagliare l'altrimenti lungo sentiero che ti permette di raggiungere il pianoro delle pecore semplicemente aggirando la parete. Per anni ci siamo ammazzati di fatica lungo la pietraia del sentiero normale fin quando due pastori, con i quali stavamo intrattenendo scambi culturali (noi gli abbiamo dato i ringo e loro ci hanno offerto pane e marmellata... è andata meglio a noi
DD), non ci hanno consigliato di accorciare in questo modo. Il sentiero è facile, ma è molto esposto, gli errori non sono consigliati :shock:...
Parete con sentiero
Dall'uscita del bosco un sentiero, un pò rompi palle (sassi grossi e sconnessi, che goduria per le caviglie
), ci conduce fino all'entrata della prima tappa di oggi: la Grotta delle Ciaole, così chiamata perchè la parete che la sovrasta è piena di nidi di ciaole (penso siano cornacchie :-?), le quali si fanno sentire e non poco.
Sulla pietraia verso le Ciaole
Qualche minuto di pausa sotto l'ingresso della grotta.
Il mio gruppo
Da sinistra: Stefano,Francesco e l'altro Stefano
L'ingresso della grotta.
Grotta delle Ciaole
Stefano nella parte centrale della grotta
Vasca d'acqua che sta alla fine della grotta... Qualcuno dice che ci si abbeverano le pecore... Io non lo sò, ma l'acqua è buona, la bevo da 16 anni e non mi è mai successo nulla
!
Vasca d'acqua
Dalla grotta si continua verso la parete che vi ho detto prima, cercando di rimanere il più alto possibile sulla pietraia, perchè l'attacco del sentierino è proprio dove finisce la pietraia ed inizia la parete.
La base del sentiero
Francesco alle prese col sentiero
L'altro Francesco. Pensate come siamo fantasiosi, eravamo in 6: 2 Stefano, 2 Francesco, 1 Federico (sottoscritto) ed 1 Giuseppe
Alla fine della salita guardate un pò chi ha pensato bene di darci una mano
:
Intoppo
Lasciato passare il montone (prendere un'incornata non penso sia mai piacevole, ma mentre si è attaccati ad una parete
) e dopo aver controllato che, non so per quale santo, non erano scortate dai cani :shock:, ci facciamo largo ed arriviamo finalmente al Pianoro delle Pecore.
Pianoro delle pecore
La pietraia appena superata vista dall'alto.
Parete che sovrasta le Ciaole
Campitello dall'alto
Il progetto originale era quello di raggiungere la seconda tappa, la Grotta del Fumo, scendendo per la "ferrata" (in realtà non ho mai capito perchè viene chiamata così, non c'è una corda fissa, ma neanche degli split, noi per scenderla legavamo una corda ad un grosso platano che stà sopra la prima balza e con quella ci aiutavamo a scendere...), ma il brutto tempo dei giorni precedenti e la presenza di alcuni ragazzi che non sapevo come andassero in montagna, ci hanno fatto optare per la via normale... Ottima scelta perchè ho scoperto di lì a poco che Giuseppe soffre di vertigini :shock:, cosa che comunque gli procurerà non pochi problemi dopo in grotta
DD
DD!
Quì solo qualche foto dell'avvicinamento alla "ferrata" e dei primi muri.
Imbocco del primo canalone che porta alla ferrata
Parete che sovrasta la ferrata
Primo tratto della ferrata
Ritorniamo un pò sui nostri passi e prendiamo il sentiero che ci porta alla nostra meta finale...
Francesco e Giuseppe
Tratto terminale del sentiero
Finalmente l'ingresso della Grotta del Fumo.
Ingresso Grotta del Fumo
Dopo esserci imbacuccati per bene, perchè dentro, oltre ad un gran freddo (fuori eravamo a mezze maniche, dentro avevo un pile tecnico, una felpa ed una cerata per l'acqua :shock
, c'è anche un tasso d'umidità del 2000% :AFF:... In più io mi porto sempre qualcosa per coprirmi naso e bocca, perchè dentro è regno dei moscerini!!!! Se no esci già col pranzo fatto :verde:...
Francesco ed i moscerini!!
Pareti strette
Dentro ho scoperto che i miei compagni erano sponsorizzati ANAS
Soffitto della grotta
Le pareti sono davvero strette, in alcini punti ci passi solo di profilo, non la consiglierei ai claustrofobici...
Dopo un pò si arriva ad un primo muro che va superato con l'aiuto di una corda (fissata da noi qualche anno fà... W la manutenzione del centro speleologico
).
Stefano alle prese con il primo tratto di corda
Francesco alle prese con la corda
Se si procede a gambe larghe, piantando i piedi oltre il normale livello a cui sta l'acqua, ci se la fa senza troppi problemi... Sempre che non si soffra di vertigini
DD... O non si abbia ai piedi le scarpe da ginnastica a suola liscia
!!!
Continuando ancora si arriva ad un secondo muretto, questa volta, come ausilio, c'è una scaletta che sembra essere lì dall'alba dei tempi.
Scala e corda per superare l'ultimo tratto
Superato quest'ultimo pezzo si arriva all'ultima sala, molto grande ed alta (sarà alta sui 20 m).
Dalla parete difronte alla scala scende una corda che è fissala alla sommità e da lì sembra che continui ancora per un'altro cunicolo... Io non ho mai continuato e non ho mai conosciuto nessuno che l'abbia fatto, ma i vecchi della zona dicono che in teoria arrivi fino al Miletto :shock:... A me sembra strano, ma conoscendo la zona (a meno di 30 km da Campitello c'è Guardiaregia con la sua oasi WWF, all'interno della quale vi sono 2 delle più profonde grotte europee: Pozzo della Neve con i suoi oltre 1200m di profondità e Cul di Bove, più piccola, ma sempre sopra i 900m) non si può mai sapere... Comunque, appena avremo l'attrezzatura adatta e le conoscenze (uno dei 2 Stefano, che sta su a Bologna con me, dovrebbe fare un corso di speleologia quest'anno), andremo a controllare
!
Corda terminale
Con la voglia matta di salire alla Rambo per andare a vedere dove porta quella corda, piano piano, ci riavviamo verso l'uscita della grotta.
Fuori ci prendiamo una meritata pausa per il pranzo, ovviamente di sole barrette energetiche
... Finalmente ho capito perchè erano così pieni quegli zaini, sono saltati fuori panini con frittate, cipolle, salsicce, prosciutto, i meglio si erano portati anche la porzioncina di pasta al forno
DD!!!
Adeguatamente rimpinzati e, dopo che per dovere di cronaca sono andato a fare la foto alla parte terminale della ferrata
Ultime 2 pareti della ferrata
Ci riavviamo, decidendo di prenderci una pausa più lunga arrivati al Pianoro delle Pecore, da dove ci avrebbe aspettato solo discesa.
Il bosco al ritorno
Sulla via del ritorno
Stefano e Giuseppe per ritornare al pianoro delle pecore
Arrivati su ci accoglie un vento discretamente forte, ma ben accetto. Non so voi, ma a me piace il vento in montagna (certo non 200 nodi
), aiuta ad azzerare i rumori, spazza via i pensieri, mi sembra che mi entri da un'orecchio ed esca dall'altro portandosi dietro tutto, lasciandoti lì solo. Tu e la Montagna. Tu non più così solo e Lei non più così fredda.
C'è una cosa che non ho mai capito e vorrei sapere se capita anche a voi: quando salgo in montagna c'è un punto che segna un passaggio, non visibile, ma netto. Prima la natura ti fa da contorno (la bellezza dei boschi, i sentieri), ti affascina ma rimane fuori. Quando superi quel punto (non sò se è la quota, se chiamarla alta montagna...) l'ambiente intorno a te acquisisce una consistenza diversa, si impone alla tua attenzione, la montagna non la sento semplicemente più selvaggia, ma più viva. Non mi sembra più di camminarci sopra, ma dentro. Ogni cosa che fai la senti sempre lì come una presenza... Non riesco a spiegarmi bene, ma è una sensazione bellissima... Forse è proprio il perchè vado in montagna
.
Scusate, forse stò dicendo solo cretinate, ora mi faccio perdonare con un pò di panorami::fiore:
Francesco e la piana di Bojano
Panorama
Panorama 1
Panorama 2
Panorama 3
Stefano osserva Roccamandolfi
Tipico panorama del Matese
Chiudo lasciandovi con una foto che racchiude un tipico detto molisano:
"Quand'ù pastore nun tiè chè fà, intacca la mazza"
Questo è il mio primo report, spero di non avervi tediato troppo, è solo che tra tutte le cime imponenti e famose che popolano i vari report del forum, ho voluto aggiungerci queste piccole e sconosciute montagne, ma le quali celano piccoli tesori se li si va a cercare bene, in più glielo dovevo, mi hanno insegnato e dato tanto in tutti questi anni.
PS:Ogni critica su come migliorare i miei report futuri è sempre ben accetta
Partiamo in formazione allargata (l'idea era venuta a me ed un mio amico poi, non so bene come, mi sono ritrovato mezza palestra di Karate) da Campobasso, siamo in 6, in direzione S. Massimo (i miei amici, da bravi alpinisti, non si erano neanche fatti i panini il giorno prima
Vista da S. Massimo
Riforniti di vettovaglie ripartiamo per affrontare gli ultimi 17 km di tornanti che ci portano fino a Campitello. Lasciamo la macchina al parcheggio davanti la biglietteria degli skipass.
M. Croce e M. Miletto
Da qui, risalendo per il primo tratto della Lavarelle e poi tagliando a destra per il collegamento con la S. Nicola, si arriva all'attacco del sentiero (all'inizio del bosco, subito sopra l'arrivo dello skilift).
Attacco del sentiero
Sentiero nel bosco
Con un sentiero non troppo faticoso si arriva, in 20/30 min di cammino, alla base della pietraia, sormontata da un'enorme parete.
La parete e la pietraia
Alla nostra destra si alza una parete che, nella sua verticalità, nasconde un sentiero il quale ci permette di tagliare l'altrimenti lungo sentiero che ti permette di raggiungere il pianoro delle pecore semplicemente aggirando la parete. Per anni ci siamo ammazzati di fatica lungo la pietraia del sentiero normale fin quando due pastori, con i quali stavamo intrattenendo scambi culturali (noi gli abbiamo dato i ringo e loro ci hanno offerto pane e marmellata... è andata meglio a noi
Parete con sentiero
Dall'uscita del bosco un sentiero, un pò rompi palle (sassi grossi e sconnessi, che goduria per le caviglie
Sulla pietraia verso le Ciaole
Qualche minuto di pausa sotto l'ingresso della grotta.
Il mio gruppo
Da sinistra: Stefano,Francesco e l'altro Stefano
L'ingresso della grotta.
Grotta delle Ciaole
Stefano nella parte centrale della grotta
Vasca d'acqua che sta alla fine della grotta... Qualcuno dice che ci si abbeverano le pecore... Io non lo sò, ma l'acqua è buona, la bevo da 16 anni e non mi è mai successo nulla
Vasca d'acqua
Dalla grotta si continua verso la parete che vi ho detto prima, cercando di rimanere il più alto possibile sulla pietraia, perchè l'attacco del sentierino è proprio dove finisce la pietraia ed inizia la parete.
La base del sentiero
Francesco alle prese col sentiero
L'altro Francesco. Pensate come siamo fantasiosi, eravamo in 6: 2 Stefano, 2 Francesco, 1 Federico (sottoscritto) ed 1 Giuseppe
Alla fine della salita guardate un pò chi ha pensato bene di darci una mano
Intoppo
Lasciato passare il montone (prendere un'incornata non penso sia mai piacevole, ma mentre si è attaccati ad una parete
) e dopo aver controllato che, non so per quale santo, non erano scortate dai cani :shock:, ci facciamo largo ed arriviamo finalmente al Pianoro delle Pecore.Pianoro delle pecore
La pietraia appena superata vista dall'alto.
Parete che sovrasta le Ciaole
Campitello dall'alto
Il progetto originale era quello di raggiungere la seconda tappa, la Grotta del Fumo, scendendo per la "ferrata" (in realtà non ho mai capito perchè viene chiamata così, non c'è una corda fissa, ma neanche degli split, noi per scenderla legavamo una corda ad un grosso platano che stà sopra la prima balza e con quella ci aiutavamo a scendere...), ma il brutto tempo dei giorni precedenti e la presenza di alcuni ragazzi che non sapevo come andassero in montagna, ci hanno fatto optare per la via normale... Ottima scelta perchè ho scoperto di lì a poco che Giuseppe soffre di vertigini :shock:, cosa che comunque gli procurerà non pochi problemi dopo in grotta
Quì solo qualche foto dell'avvicinamento alla "ferrata" e dei primi muri.
Imbocco del primo canalone che porta alla ferrata
Parete che sovrasta la ferrata
Primo tratto della ferrata
Ritorniamo un pò sui nostri passi e prendiamo il sentiero che ci porta alla nostra meta finale...
Francesco e Giuseppe
Tratto terminale del sentiero
Finalmente l'ingresso della Grotta del Fumo.
Ingresso Grotta del Fumo
Dopo esserci imbacuccati per bene, perchè dentro, oltre ad un gran freddo (fuori eravamo a mezze maniche, dentro avevo un pile tecnico, una felpa ed una cerata per l'acqua :shock
Francesco ed i moscerini!!
Pareti strette
Dentro ho scoperto che i miei compagni erano sponsorizzati ANAS
Soffitto della grotta
Le pareti sono davvero strette, in alcini punti ci passi solo di profilo, non la consiglierei ai claustrofobici...
Dopo un pò si arriva ad un primo muro che va superato con l'aiuto di una corda (fissata da noi qualche anno fà... W la manutenzione del centro speleologico
Stefano alle prese con il primo tratto di corda
Francesco alle prese con la corda
Se si procede a gambe larghe, piantando i piedi oltre il normale livello a cui sta l'acqua, ci se la fa senza troppi problemi... Sempre che non si soffra di vertigini
Continuando ancora si arriva ad un secondo muretto, questa volta, come ausilio, c'è una scaletta che sembra essere lì dall'alba dei tempi.
Scala e corda per superare l'ultimo tratto
Superato quest'ultimo pezzo si arriva all'ultima sala, molto grande ed alta (sarà alta sui 20 m).
Dalla parete difronte alla scala scende una corda che è fissala alla sommità e da lì sembra che continui ancora per un'altro cunicolo... Io non ho mai continuato e non ho mai conosciuto nessuno che l'abbia fatto, ma i vecchi della zona dicono che in teoria arrivi fino al Miletto :shock:... A me sembra strano, ma conoscendo la zona (a meno di 30 km da Campitello c'è Guardiaregia con la sua oasi WWF, all'interno della quale vi sono 2 delle più profonde grotte europee: Pozzo della Neve con i suoi oltre 1200m di profondità e Cul di Bove, più piccola, ma sempre sopra i 900m) non si può mai sapere... Comunque, appena avremo l'attrezzatura adatta e le conoscenze (uno dei 2 Stefano, che sta su a Bologna con me, dovrebbe fare un corso di speleologia quest'anno), andremo a controllare
Corda terminale
Con la voglia matta di salire alla Rambo per andare a vedere dove porta quella corda, piano piano, ci riavviamo verso l'uscita della grotta.
Fuori ci prendiamo una meritata pausa per il pranzo, ovviamente di sole barrette energetiche
... Finalmente ho capito perchè erano così pieni quegli zaini, sono saltati fuori panini con frittate, cipolle, salsicce, prosciutto, i meglio si erano portati anche la porzioncina di pasta al forno Adeguatamente rimpinzati e, dopo che per dovere di cronaca sono andato a fare la foto alla parte terminale della ferrata
Ultime 2 pareti della ferrata
Ci riavviamo, decidendo di prenderci una pausa più lunga arrivati al Pianoro delle Pecore, da dove ci avrebbe aspettato solo discesa.
Il bosco al ritorno
Sulla via del ritorno
Stefano e Giuseppe per ritornare al pianoro delle pecore
Arrivati su ci accoglie un vento discretamente forte, ma ben accetto. Non so voi, ma a me piace il vento in montagna (certo non 200 nodi
C'è una cosa che non ho mai capito e vorrei sapere se capita anche a voi: quando salgo in montagna c'è un punto che segna un passaggio, non visibile, ma netto. Prima la natura ti fa da contorno (la bellezza dei boschi, i sentieri), ti affascina ma rimane fuori. Quando superi quel punto (non sò se è la quota, se chiamarla alta montagna...) l'ambiente intorno a te acquisisce una consistenza diversa, si impone alla tua attenzione, la montagna non la sento semplicemente più selvaggia, ma più viva. Non mi sembra più di camminarci sopra, ma dentro. Ogni cosa che fai la senti sempre lì come una presenza... Non riesco a spiegarmi bene, ma è una sensazione bellissima... Forse è proprio il perchè vado in montagna
Scusate, forse stò dicendo solo cretinate, ora mi faccio perdonare con un pò di panorami::fiore:
Francesco e la piana di Bojano
Panorama
Panorama 1
Panorama 2
Panorama 3
Stefano osserva Roccamandolfi
Tipico panorama del Matese
Chiudo lasciandovi con una foto che racchiude un tipico detto molisano:
"Quand'ù pastore nun tiè chè fà, intacca la mazza"
Questo è il mio primo report, spero di non avervi tediato troppo, è solo che tra tutte le cime imponenti e famose che popolano i vari report del forum, ho voluto aggiungerci queste piccole e sconosciute montagne, ma le quali celano piccoli tesori se li si va a cercare bene, in più glielo dovevo, mi hanno insegnato e dato tanto in tutti questi anni.
PS:Ogni critica su come migliorare i miei report futuri è sempre ben accetta
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