[TRK] 04-05 Lug 09 // Rif. Tagliaferri da Lizzola (BG) e rientro via P.so di Pila

Mac751

Old school supporter
GLI ELEMENTI

E' stato il weekend degli elementi, il weekend che da tempo ormai preparavo sulle carte e nella mente, pieno della grande gioia che mi dà condividere le "mie" montagne con Martina e con gli amici che ci seguono nelle nostre scorribande. Il weekend che mi ha e ci ha ricordato in diversi modi come la montagna sia l'Elemento principale, e attorno ad essa ne ruotino molti altri che ne completano l'essenza e la rendono così unica.
Partiamo sabato mattina, presto, nel sole più totale, quasi accecati dalla foschia che lo stesso crea sulle piane di Lizzola, ma illuminati poco più su dalla bellezza dei panorami limpidi che ci restituisce non appena dopo qualche sforzo in più cominciamo a meritarlo. Ma non è il sole il nostro elemento della salita. E' l'acqua, che scorre così rigogliosa e abbondante nel torrente Bondione, e che ancora in misura maggiore ci circonda verso e dopo la Baita di Sasna, che ci aiuta e ci ritempra ora che la salita e il caldo si fanno più intensi. Ci bagniamo la testa con continuità, è manna per noi.
Apparirà ovvio che salendo verso Passo Bondione l'elemento si trasformi piano piano in neve, come inevitabile ma imprevedibile per chi come noi in queste zone è passato anche lo scorso anno in un periodo simile. La neve che tanto ha caratterizzato questa prima parte di stagione appare prima timida, stivata in un canalino che risaliamo agilmente, per poi concedersi sempre più fino all'ampia conca sotto il passo, che ne è ricolma e che ci mostra un'immagine che sarà caratterizzante anche nel seguito, quella dei pali con le indicazioni dei segnavia sempre piegati per la pressione che l'elemento ha inflitto loro durante l'inverno.
La neve non ci mollerà, se non per brevi tratti, fino al rifugio che ci ospiterà la notte, ma mai ci saremmo aspettati che ci condizionasse percorso e forse anche umore vestendosi come una trappola ai danni del nostro Andrea. Piccoli nevai da attraversare quest'anno ne stiamo trovando tanti ma questa volta, a pochi metri dall'uscirne, ecco mancare l'appoggio sotto un piede e gli attimi che ne seguono sono per lui - ma anche per noi - di grande paura. Perché se è vero che il pendio non sia certo di quelli pericolosi è anche vero che alla fine della scivolata qualche roccetta potrebbe causare danni seri al malcapitato, se di mezzo ci si mettesse la sfortuna. Però non se la merita, e non ce la meritiamo, questa sfortuna, e ci vuole qualche minuto per riprendersi e constatare solo qualche sbucciatura e un pelo di shock.
Andrea decide saggiamente di raggiungere il prima possibile il rifugio ove disinfettarsi e tirare il fiato dopo lo spavento, e noi lo aiutiamo come possiamo a giungerci col minore disagio possibile, sebbene le nuvole ora ci si mettano a peggiorare la visibilità, la percezione della meta e, di conseguenza, lo stato d'animo. Ma stanchi, ora anche noi, arriviamo al Rifugio Tagliaferri, dove tutti abbiamo voglia di mangiare qualcosa e rilassarci.
In questi minuti prende forma l'idea di fermarsi qui e di non continuare nel pomeriggio fino al Barbellino, è meglio così visto il tempo perso e le condizioni soprattutto di Andrea, che necessita di relax. Qui la disponibilità del Cesco e dei suoi, compreso il medico che sistemerà Andrea con le medicazioni, si dimostra meravigliosa e quindi possiamo goderci ora nel migliore dei modi la serata, caratterizzata dalla pioggia, da qualche lampo e dall'elemento cibo che ci devasta nel fisico, ma con non troppo dispiacere.
L'indomani ci svegliamo dopo aver dormito piuttosto bene, per essere in rifugio. Dopo una robusta colazione usciamo nell'aria frizzante per venire circondati dalle magiche luci dell'alba appena passata, spinti giù verso la Malga di Pila da un sole sempre più forte e da un cielo limpido. Già, ora il sole diventa davvero il nostro elemento e lo scopriremo più avanti quando constateremo le ustioni che ci avrebbe provocato in questo tratto di salita dura verso il Passo di Pila. Non avevo mai percorso questo tratto e sono rimasto anch'io sorpreso dalla durezza e dalla continuità di questi cinquecento metri di salita tra prati prima e roccette sempre più infide poi.
Su questo tratto se ne va nuovamente via la rilassatezza che ci aveva portato la notte e la prima parte di percorso in discesa, lasciando posto a qualche piccola tensione per superare i brevi tratti di arrampicata verso il passo. L'arrivo al passo mi ripaga decisamente dello sforzo, la vista è ampia fin verso l'Adamello, e ora torniamo a vedere l'imponenza delle cime più alte delle Orobie, che circondano il bacino del Barbellino e l'alta Val Seriana.
Gli ultimi attimi intensi scendendo verso il Laghetto di Pila ci danno la consapevolezza che di qui in avanti potremo goderci il contorno con più tranquillità, e a farci tornare il sorriso sono l'agilità di un capriolo solitario che quasi danza sulla neve, e la simpatia di un ragazzo che sfidando tutto decide di salire al passo da dove arriviamo con sci, pelli di foca, e la sana dose di pazzia che ne consegue. Il suo look fa il resto, si merita una foto ricordo.
Qui verso il lago naturale del Barbellino l'elemento è ovvio che torni ad essere l'acqua, seppure la neve non molli e voglia primeggiare ancora, in questa lunga discesa che andiamo ad affrontare dopo una breve sosta al rifugio, nei pressi del quale un prete dice Messa e un nutrito gruppo di ragazzi lo ascolta a bordo del lago. La mulattiera che ci conduce giù fino al Rifugio Curò è dolce e magnifica, sebbene mi sia fin troppo familiare ormai, e credo che solo la pioggia imminente e i nuvoloni che ora ci coprono possano distogliere la mente dalla bellezza dei luoghi che percorre. Tempo di cibo, al rifugio, e di una sosta per gustarlo proprio mentre fuori dalla tettoia una pioggerella fina fina quasi ci dona ancora più gusto, arrivando proprio nel momento migliore.
Dopo una lunga pausa e quando il cielo sembra permettercelo ci rimettiamo in cammino, deposte le mie velleità di scendere tramite la traversata dal Rifugio Coca. Meglio non sfidare più gli elementi, per questa volta, e scendere tranquilli verso Valbondione per la mulattiera facile ma panoramica, fin verso l'auto che avevamo prontamente lasciato qua prima di approdare a Lizzola con la seconda. Proprio negli ultimi metri ci bagna, ma solo leggermente anche grazie alla copertura boschiva, una leggera pioggia, quasi a ricordarci ancora una volta che l'elemento può tutto e noi molto poco di fronte ad esso.

Link originario: http://www.sport2k.net/trekking/LOM-090704.htm

Itinerario: DAY 1 // Lizzola (BG) - Baita di Sasna - P.so Bondione - P.so Belviso - Rif. Tagliaferri
DAY 2 // Rif. Tagliaferri - M.ga Pila - P.so Grasso di Pila - Rif. Barbellino - Rif. Curò - Valbondione (BG)

Dislivelli: DAY 1 // 1587m di ascesa, 577m di discesa. Risalita solamente prima di P.so Belviso (circa 150m).
DAY 2 // 533m di ascesa, 1892m di discesa. Salita solamente da Malga Pila al P.so Grasso di Pila.

Difficoltà: Generalmente EE. Dislivelli impegnativi, la quota relativamente alta e l'ampia presenza di neve classificano il percorso generalmente EE, nonostante gran parte della discesa e la prima parte della salita siano da considerarsi semplicemente E. A presentare le maggiori difficoltà è la parte centrale del percorso (da P.so Bondione al Rif. Barbellino) per i pesanti accumuli nevosi, qualche tratto di discesa su roccia infida ma soprattutto la dura e tecnica salita (qualche tratto di I° grado) del P.so di Pila.

Esposizione: Itinerario che tocca tutte le esposizioni, da segnalare la salita, lunga, esposta tendenzialmente a SW e il tratto a N scendendo dal Rif. Tagliaferri (percorso all'alba del secondo giorno).

Rifugi: Rifugio Nani Tagliaferri (2328m - gestore Francesco "Cesco" Tagliaferri - 40 posti letto - 0365.55355), doveva essere il nostro punto d'appoggio per pranzo (seppur lontano dalla partenza), si è rivelato poi punto d'appoggio per la notte. Rifugio CSI Barbellino (2129m - gestore Maurizio Piffari - 60 posti letto - 339.6165067) nei pressi di una colonnina del Soccorso Alpino, a circa 3 ore di strada dal Rif. Tagliaferri. Poco più sotto, a 1 ora circa di cammino e nostro appoggio per il pranzo del secondo giorno il Rifugio A. Curò (1895m - gestore Fabio Arizzi - 100 posti letto - 0346.44076) e a pochi metri di distanza il meno noto Rifugio U.E.B. Consoli.

Acqua e cibo: In tutti i rifugi e presso il chiosco delle cascate durante la discesa verso Valbondione. Sul percorso acqua abbondante durante buona parte della salita e poi durante la discesa dal Rif. Barbellino.

FOTO: Lizzola - P.so Bondione (salita)
FOTO: P.so Bondione - P.so Grasso di Pila (alta via)
FOTO: P.so Grasso di Pila - Valbondione (discesa)
 
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Lizzola - P.so Bondione (salita)

Marti sullo sfondo di Lizzola e del Pizzo del Diavolo di Tenda (2916).
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Elia e Andrea accecato dal sole sul primo tratto di mulattiera.
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Marti e Elvis alle piane di Lizzola, controsole.
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Si sale, dietro di noi le piste di sci di Lizzola e il M. Vigna Soliva (2356).
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Elia e Marti si divincolano nella fitta vegetazione.
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Zoom sui lontani P.zo Poris (2712), P.so Valsecca (2496), Diavolino e Diavolo di Tenda (2916). Il puntino rosso in basso è il Bivacco Frattini (2125).
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Colori salendo verso la Baita di Sasna.
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Elia e Martina alla Baita di Sasna (1961) sullo sfondo dell'omonimo monte (2229).
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Anche Andrea giunge alla baita, dietro il M. Crostaro (2103).
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Primi nevai superati brillantemente da Elvis.
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Marti e Robbs inseguono, dietro spuntano Presolana e M. Ferrante.
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Tutta la parete N del Pizzo della Presolana (2521).
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La cresta rocciosa che unisce il M. Ferrante (2427) al M. Vigna Vaga (2332) e a Pizzo di Petto (2270).
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Sfida di colori, sembra vincere Elvis!
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Andrea sbuca, con buona fatica, nei pressi del bivio col segnavia 321 per la Val Cerviera.
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Pizzo Tre Confini (2824), che io e Martina abbiamo salito lo scorso anno.
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Capre multicolori in possesso del P.so Bondione.
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Andrea risale l'ultimo nevaio prima del passo, sullo sfondo le piste di Colere.
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Mystic Marti a P.so Bondione (2612m).
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Robbs al passo, dietro di lui lo spigolo S dove sale la normale del 3 Confini.
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Vista da sogno qui al passo. In primo piano P.so Belviso e P.so dei Lupi, sullo sfondo l'Adamello.
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Cartello piegato dalla neve a P.so Bondione.
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P.so Bondione - P.so Grasso di Pila (alta via)

Prime rampe scendendo verso l'alta Val di Gleno.
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Andrea alle prese con uno dei nevai da traversare in discesa.
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Luci e ombre verso P.so Belviso (2518) e P.so dei Lupi.
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Elvis sul nevaio che sarà trappola per il nostro Andrea.
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Alba al Rif. Tagliaferri, sguardo verso la valle del Vò (Sud).
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Splendidi colori verso P.zo Camino (2491), sopra Schilpario.
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Marti, Andrea ed Elia in partenza dal Rif. Tagliaferri (2328), sullo sfondo di P.zo Tornello (2687).
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La grande campana posta a P.so Venano (2329), a pochi metri dal Rif. Tagliaferri.
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Elvis si incammina in Val Belviso, davanti a lui tutta la cresta del M. Gleno (2882), di Cima Trobio (2865) e di M. Costone (2836).
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Verso N la Val Belviso, l'omonimo lago e la bandiera di P.so Venano.
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Superbi colori verso la costa erbosa di M.ga Pila, sormontata dall'omonimo Passo (2513) e dal M. Torena (2911).
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Il saluto di Marti al Powder West!
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Anche Andrea ha ripreso il buon umore grazie a questi colori!
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Laghetto e bivacco privato scendendo verso la M.ga Pila.
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Elvis zompetta in alta Val Belviso.
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La stupenda costa erbosa dove giace la M.ga di Pila.
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Sguardo indietro verso il P.so di Belviso (2518).
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Malga Pila (2010).
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Anche qui non potevano mancare i danni causati dalle valanghe primaverili.
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Comincia la salita verso il Passo.
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Elvis sbuca dopo un ripido tratto erboso.
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Meraviglioso l'ambiente della Val Belviso, con il lago a rubare la scena.
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Andrea in un ripido tratto salendo verso P.so Grasso di Pila.
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Elia alle prese con qualche roccetta da arrampicare nel tratto più impegnativo della salita.
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Il laghetto che precede di poco il culmine della salita.
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P.so Grasso di Pila - Valbondione (discesa)

Ecco Marti spuntare dai ripidi pendii che ci hanno portato al P.so Grasso di Pila (2513).
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Vista sulle Cime di Caronella (2796 e 2871) e sul M. Torena (2911).
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In secondo piano il P.zo del Diavolo (2926), che doveva essere la nostra meta di giornata.
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Marti sullo sfondo del P.so di Caronella e delle numerose cime intorno.
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Robbs e Elvis giungono, un po' affaticati, al P.so di Pila (o Barbellino).
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Anche Marco al passo sullo sfondo di un'anticima del P.zo Strinato (quota 2769).
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Un baldanzoso ungulato corre su per i nevai.
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Eccolo, il numero uno indiscusso!!!
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Marti sul sentiero che costeggia il lago naturale del Barbellino Superiore (2128).
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Vista dal Rif. Barbellino: il lago sovrastato dal M. Torena (2911) e a destra il P.so di Pila dal quale siamo scesi.
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Marti ed Elvis alla colonnina del Soccorso Alpino proprio dietro il rifugio.
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Scenari incredibili scendendo verso il Rif. Curò. Qui addirittura è stato scavato il sentiero.
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Foto classica: il primo angolo del lago del Barbellino (artificiale) spunta tra le montagne.
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Incredibile e bellissima la mole del P.zo Recastello (2886), vero dominatore del bacino del Barbellino.
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Le fragorose cascate che scendono dalla Val Cerviera.
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Pinnacolo panoramico sull'alta Val Seriana nei pressi del Rif. Curò (1895).
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Il re delle Orobie, Pizzo Coca (3050). Si vede il punto in cui inizia il salto delle cascate del Serio, le più alte d'Italia.
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Zoom verso il suggestivo Rifugio Coca (1892).
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Incredibile slavina scesa dalle pendici NW del M. Cimone (2530).
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Dobbiamo attraversarla, e Martina ci ride su. Siamo a quota 1400m!!
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Anche Elvis incuriosito dalla gelida temperatura che si percepisce passando.
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Bene bene, foto spettacolari, tra poco metto anche le mie prima di partire una settimana per i "miei" monti!:D
mio malgrado sono stato un po' il protagonista di questa due giorni, che je possino a quel nevaietto del cacchio!!!:D l'unica conclusione è che quest'anno mi sono veramente rotto le balle di casmminare sulla neve, voglio fare almeno un trekking 100% su sentiero!!!:D
che dire, alla fine meno male che ci siamo fermati al tagliaferri...calcolando che il giorno successivo, freschi freschi, ci abbiamo messo 5 ore per raggiungere il barbellino, se avessimo proseguito il giorno prima saremmo arrivati la verso le 8 di sera e in condizioni fisiche improponibili (almeno io), con il rischio di ritrovarci nella nebbia nella parte alta del PAsso di Pila, cosa che veramente non augurerei a nessuno!
Comunque alla fine nulla di grave, un gomito un po' sbucciato che qualche graffietto alla gamba, direi che è andata di lusso! e naturalmente devo ringraziare i miei soci, soprattutto lo sherpa Elvis che si è offerto di portarmi lo zaino su per la ripida rampa del PAsso Belviso, mentre io ero in preda al vomito e al dolore per la botta alle costole appena ricevuta! diciamo che quel tratto non me lo sono goduto granchè, anzi!!lìarrivo all'accoglientissimo rifugio Tagliaferri è stato veramente un sollievo, un grazie naturalmente anche al rifugista e ai suoi collaboratori, gente davvero squisita.
Unico punto negativo del secondo giorno la il sentiero per il passo di Pila, su quale ho incontrato non poche difficoltà, ritrovandomi a un certo punto a scivolare all'indietro per vari metri con le mani a terra, sentendo il terriccio sbriciolarsi sotto i piedi...se non fosse stato per il buon Mac che mi ha indicato i giusti appigli avrei combinato un altro mezzo disastro!comunque, in altre zone delle Alpi, un sentiero del genere sarebbe indicato sulle carte come "traccia", non di certo come un sentiero (di quelli a "striscia continua")..era davvero pericolante e soprattutto molto, troppo ripido, essendo tracciato lungo la massima pendenza, senza provare ad addolcire un po' il percorso.
Per il resto che dire, grandi panorami, grandi montagne (decisamente "cazzute", e perdonatemi il tecnicismo), sicuramente un posto in cui ritornare per completare le parti che ci siamo persi!! una bellezza su tutte: la conca del Barbellino con il lago!!
 
comunque, in altre zone delle Alpi, un sentiero del genere sarebbe indicato sulle carte come "traccia", non di certo come un sentiero (di quelli a "striscia continua")..era davvero pericolante e soprattutto molto, troppo ripido, essendo tracciato lungo la massima pendenza, senza provare ad addolcire un po' il percorso.

Decisamente - ho ricontrollato e viene dalle carte segnalato come striscia continua - andrebbe quantomeno punteggiato in quanto la traccia è incerta ma comunque decisamente per escursionisti esperti. Ripida anche se tecnicamente non credo sia difficile, la roccia e buona e solo quei 2 canalini un po' a sfasciumi che ci sono alla fine creano qualche impiccio. Il resto lo dà l'esposizione che poco a poco aumenta sulla Val Belviso. Un classico EE, fatto e finito.
 
com'è il detto? quello che non ti ammazza ti fortifica, o qualcosa del genere :D
seee come no, ditelo alla mia spalla che porta ancora il segno dello zaino dannazione... devo regolare meglio li spallacci, quando ci ho pensato ormai era troppo tardi.
metto poche delle mie foto, dato che quelle postate da Marco sono più che esaustive e non farei che postare doppioni.

welcome to the jungle
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sigaretta immaginaria tra le dita?
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un tratto particolarmente ripido del sentiero
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l'arrivo al tanto agognato Barbellino
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la valanga-frigorifero
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com'è il detto? quello che non ti ammazza ti fortifica, o qualcosa del genere :D
quantevvero! ...se penso a tutte le mie rotture :-?
di quella due giorni a me sono rimaste solo le macchie sulle braccia dovute al sole :D
per il resto una bella gita... bellissimo fermarsi a dormire in rifugio e bella compagnia :ABB:
 
Elia, fantastica quella di Andrea che arriva al Barbellino con la Marti già seduta a riposare sullo sfondo...
 
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