GLI ELEMENTI
E' stato il weekend degli elementi, il weekend che da tempo ormai preparavo sulle carte e nella mente, pieno della grande gioia che mi dà condividere le "mie" montagne con Martina e con gli amici che ci seguono nelle nostre scorribande. Il weekend che mi ha e ci ha ricordato in diversi modi come la montagna sia l'Elemento principale, e attorno ad essa ne ruotino molti altri che ne completano l'essenza e la rendono così unica.
Partiamo sabato mattina, presto, nel sole più totale, quasi accecati dalla foschia che lo stesso crea sulle piane di Lizzola, ma illuminati poco più su dalla bellezza dei panorami limpidi che ci restituisce non appena dopo qualche sforzo in più cominciamo a meritarlo. Ma non è il sole il nostro elemento della salita. E' l'acqua, che scorre così rigogliosa e abbondante nel torrente Bondione, e che ancora in misura maggiore ci circonda verso e dopo la Baita di Sasna, che ci aiuta e ci ritempra ora che la salita e il caldo si fanno più intensi. Ci bagniamo la testa con continuità, è manna per noi.
Apparirà ovvio che salendo verso Passo Bondione l'elemento si trasformi piano piano in neve, come inevitabile ma imprevedibile per chi come noi in queste zone è passato anche lo scorso anno in un periodo simile. La neve che tanto ha caratterizzato questa prima parte di stagione appare prima timida, stivata in un canalino che risaliamo agilmente, per poi concedersi sempre più fino all'ampia conca sotto il passo, che ne è ricolma e che ci mostra un'immagine che sarà caratterizzante anche nel seguito, quella dei pali con le indicazioni dei segnavia sempre piegati per la pressione che l'elemento ha inflitto loro durante l'inverno.
La neve non ci mollerà, se non per brevi tratti, fino al rifugio che ci ospiterà la notte, ma mai ci saremmo aspettati che ci condizionasse percorso e forse anche umore vestendosi come una trappola ai danni del nostro Andrea. Piccoli nevai da attraversare quest'anno ne stiamo trovando tanti ma questa volta, a pochi metri dall'uscirne, ecco mancare l'appoggio sotto un piede e gli attimi che ne seguono sono per lui - ma anche per noi - di grande paura. Perché se è vero che il pendio non sia certo di quelli pericolosi è anche vero che alla fine della scivolata qualche roccetta potrebbe causare danni seri al malcapitato, se di mezzo ci si mettesse la sfortuna. Però non se la merita, e non ce la meritiamo, questa sfortuna, e ci vuole qualche minuto per riprendersi e constatare solo qualche sbucciatura e un pelo di shock.
Andrea decide saggiamente di raggiungere il prima possibile il rifugio ove disinfettarsi e tirare il fiato dopo lo spavento, e noi lo aiutiamo come possiamo a giungerci col minore disagio possibile, sebbene le nuvole ora ci si mettano a peggiorare la visibilità, la percezione della meta e, di conseguenza, lo stato d'animo. Ma stanchi, ora anche noi, arriviamo al Rifugio Tagliaferri, dove tutti abbiamo voglia di mangiare qualcosa e rilassarci.
In questi minuti prende forma l'idea di fermarsi qui e di non continuare nel pomeriggio fino al Barbellino, è meglio così visto il tempo perso e le condizioni soprattutto di Andrea, che necessita di relax. Qui la disponibilità del Cesco e dei suoi, compreso il medico che sistemerà Andrea con le medicazioni, si dimostra meravigliosa e quindi possiamo goderci ora nel migliore dei modi la serata, caratterizzata dalla pioggia, da qualche lampo e dall'elemento cibo che ci devasta nel fisico, ma con non troppo dispiacere.
L'indomani ci svegliamo dopo aver dormito piuttosto bene, per essere in rifugio. Dopo una robusta colazione usciamo nell'aria frizzante per venire circondati dalle magiche luci dell'alba appena passata, spinti giù verso la Malga di Pila da un sole sempre più forte e da un cielo limpido. Già, ora il sole diventa davvero il nostro elemento e lo scopriremo più avanti quando constateremo le ustioni che ci avrebbe provocato in questo tratto di salita dura verso il Passo di Pila. Non avevo mai percorso questo tratto e sono rimasto anch'io sorpreso dalla durezza e dalla continuità di questi cinquecento metri di salita tra prati prima e roccette sempre più infide poi.
Su questo tratto se ne va nuovamente via la rilassatezza che ci aveva portato la notte e la prima parte di percorso in discesa, lasciando posto a qualche piccola tensione per superare i brevi tratti di arrampicata verso il passo. L'arrivo al passo mi ripaga decisamente dello sforzo, la vista è ampia fin verso l'Adamello, e ora torniamo a vedere l'imponenza delle cime più alte delle Orobie, che circondano il bacino del Barbellino e l'alta Val Seriana.
Gli ultimi attimi intensi scendendo verso il Laghetto di Pila ci danno la consapevolezza che di qui in avanti potremo goderci il contorno con più tranquillità, e a farci tornare il sorriso sono l'agilità di un capriolo solitario che quasi danza sulla neve, e la simpatia di un ragazzo che sfidando tutto decide di salire al passo da dove arriviamo con sci, pelli di foca, e la sana dose di pazzia che ne consegue. Il suo look fa il resto, si merita una foto ricordo.
Qui verso il lago naturale del Barbellino l'elemento è ovvio che torni ad essere l'acqua, seppure la neve non molli e voglia primeggiare ancora, in questa lunga discesa che andiamo ad affrontare dopo una breve sosta al rifugio, nei pressi del quale un prete dice Messa e un nutrito gruppo di ragazzi lo ascolta a bordo del lago. La mulattiera che ci conduce giù fino al Rifugio Curò è dolce e magnifica, sebbene mi sia fin troppo familiare ormai, e credo che solo la pioggia imminente e i nuvoloni che ora ci coprono possano distogliere la mente dalla bellezza dei luoghi che percorre. Tempo di cibo, al rifugio, e di una sosta per gustarlo proprio mentre fuori dalla tettoia una pioggerella fina fina quasi ci dona ancora più gusto, arrivando proprio nel momento migliore.
Dopo una lunga pausa e quando il cielo sembra permettercelo ci rimettiamo in cammino, deposte le mie velleità di scendere tramite la traversata dal Rifugio Coca. Meglio non sfidare più gli elementi, per questa volta, e scendere tranquilli verso Valbondione per la mulattiera facile ma panoramica, fin verso l'auto che avevamo prontamente lasciato qua prima di approdare a Lizzola con la seconda. Proprio negli ultimi metri ci bagna, ma solo leggermente anche grazie alla copertura boschiva, una leggera pioggia, quasi a ricordarci ancora una volta che l'elemento può tutto e noi molto poco di fronte ad esso.
Link originario: http://www.sport2k.net/trekking/LOM-090704.htm
Itinerario: DAY 1 // Lizzola (BG) - Baita di Sasna - P.so Bondione - P.so Belviso - Rif. Tagliaferri
DAY 2 // Rif. Tagliaferri - M.ga Pila - P.so Grasso di Pila - Rif. Barbellino - Rif. Curò - Valbondione (BG)
Dislivelli: DAY 1 // 1587m di ascesa, 577m di discesa. Risalita solamente prima di P.so Belviso (circa 150m).
DAY 2 // 533m di ascesa, 1892m di discesa. Salita solamente da Malga Pila al P.so Grasso di Pila.
Difficoltà: Generalmente EE. Dislivelli impegnativi, la quota relativamente alta e l'ampia presenza di neve classificano il percorso generalmente EE, nonostante gran parte della discesa e la prima parte della salita siano da considerarsi semplicemente E. A presentare le maggiori difficoltà è la parte centrale del percorso (da P.so Bondione al Rif. Barbellino) per i pesanti accumuli nevosi, qualche tratto di discesa su roccia infida ma soprattutto la dura e tecnica salita (qualche tratto di I° grado) del P.so di Pila.
Esposizione: Itinerario che tocca tutte le esposizioni, da segnalare la salita, lunga, esposta tendenzialmente a SW e il tratto a N scendendo dal Rif. Tagliaferri (percorso all'alba del secondo giorno).
Rifugi: Rifugio Nani Tagliaferri (2328m - gestore Francesco "Cesco" Tagliaferri - 40 posti letto - 0365.55355), doveva essere il nostro punto d'appoggio per pranzo (seppur lontano dalla partenza), si è rivelato poi punto d'appoggio per la notte. Rifugio CSI Barbellino (2129m - gestore Maurizio Piffari - 60 posti letto - 339.6165067) nei pressi di una colonnina del Soccorso Alpino, a circa 3 ore di strada dal Rif. Tagliaferri. Poco più sotto, a 1 ora circa di cammino e nostro appoggio per il pranzo del secondo giorno il Rifugio A. Curò (1895m - gestore Fabio Arizzi - 100 posti letto - 0346.44076) e a pochi metri di distanza il meno noto Rifugio U.E.B. Consoli.
Acqua e cibo: In tutti i rifugi e presso il chiosco delle cascate durante la discesa verso Valbondione. Sul percorso acqua abbondante durante buona parte della salita e poi durante la discesa dal Rif. Barbellino.
FOTO: Lizzola - P.so Bondione (salita)
FOTO: P.so Bondione - P.so Grasso di Pila (alta via)
FOTO: P.so Grasso di Pila - Valbondione (discesa)
E' stato il weekend degli elementi, il weekend che da tempo ormai preparavo sulle carte e nella mente, pieno della grande gioia che mi dà condividere le "mie" montagne con Martina e con gli amici che ci seguono nelle nostre scorribande. Il weekend che mi ha e ci ha ricordato in diversi modi come la montagna sia l'Elemento principale, e attorno ad essa ne ruotino molti altri che ne completano l'essenza e la rendono così unica.
Partiamo sabato mattina, presto, nel sole più totale, quasi accecati dalla foschia che lo stesso crea sulle piane di Lizzola, ma illuminati poco più su dalla bellezza dei panorami limpidi che ci restituisce non appena dopo qualche sforzo in più cominciamo a meritarlo. Ma non è il sole il nostro elemento della salita. E' l'acqua, che scorre così rigogliosa e abbondante nel torrente Bondione, e che ancora in misura maggiore ci circonda verso e dopo la Baita di Sasna, che ci aiuta e ci ritempra ora che la salita e il caldo si fanno più intensi. Ci bagniamo la testa con continuità, è manna per noi.
Apparirà ovvio che salendo verso Passo Bondione l'elemento si trasformi piano piano in neve, come inevitabile ma imprevedibile per chi come noi in queste zone è passato anche lo scorso anno in un periodo simile. La neve che tanto ha caratterizzato questa prima parte di stagione appare prima timida, stivata in un canalino che risaliamo agilmente, per poi concedersi sempre più fino all'ampia conca sotto il passo, che ne è ricolma e che ci mostra un'immagine che sarà caratterizzante anche nel seguito, quella dei pali con le indicazioni dei segnavia sempre piegati per la pressione che l'elemento ha inflitto loro durante l'inverno.
La neve non ci mollerà, se non per brevi tratti, fino al rifugio che ci ospiterà la notte, ma mai ci saremmo aspettati che ci condizionasse percorso e forse anche umore vestendosi come una trappola ai danni del nostro Andrea. Piccoli nevai da attraversare quest'anno ne stiamo trovando tanti ma questa volta, a pochi metri dall'uscirne, ecco mancare l'appoggio sotto un piede e gli attimi che ne seguono sono per lui - ma anche per noi - di grande paura. Perché se è vero che il pendio non sia certo di quelli pericolosi è anche vero che alla fine della scivolata qualche roccetta potrebbe causare danni seri al malcapitato, se di mezzo ci si mettesse la sfortuna. Però non se la merita, e non ce la meritiamo, questa sfortuna, e ci vuole qualche minuto per riprendersi e constatare solo qualche sbucciatura e un pelo di shock.
Andrea decide saggiamente di raggiungere il prima possibile il rifugio ove disinfettarsi e tirare il fiato dopo lo spavento, e noi lo aiutiamo come possiamo a giungerci col minore disagio possibile, sebbene le nuvole ora ci si mettano a peggiorare la visibilità, la percezione della meta e, di conseguenza, lo stato d'animo. Ma stanchi, ora anche noi, arriviamo al Rifugio Tagliaferri, dove tutti abbiamo voglia di mangiare qualcosa e rilassarci.
In questi minuti prende forma l'idea di fermarsi qui e di non continuare nel pomeriggio fino al Barbellino, è meglio così visto il tempo perso e le condizioni soprattutto di Andrea, che necessita di relax. Qui la disponibilità del Cesco e dei suoi, compreso il medico che sistemerà Andrea con le medicazioni, si dimostra meravigliosa e quindi possiamo goderci ora nel migliore dei modi la serata, caratterizzata dalla pioggia, da qualche lampo e dall'elemento cibo che ci devasta nel fisico, ma con non troppo dispiacere.
L'indomani ci svegliamo dopo aver dormito piuttosto bene, per essere in rifugio. Dopo una robusta colazione usciamo nell'aria frizzante per venire circondati dalle magiche luci dell'alba appena passata, spinti giù verso la Malga di Pila da un sole sempre più forte e da un cielo limpido. Già, ora il sole diventa davvero il nostro elemento e lo scopriremo più avanti quando constateremo le ustioni che ci avrebbe provocato in questo tratto di salita dura verso il Passo di Pila. Non avevo mai percorso questo tratto e sono rimasto anch'io sorpreso dalla durezza e dalla continuità di questi cinquecento metri di salita tra prati prima e roccette sempre più infide poi.
Su questo tratto se ne va nuovamente via la rilassatezza che ci aveva portato la notte e la prima parte di percorso in discesa, lasciando posto a qualche piccola tensione per superare i brevi tratti di arrampicata verso il passo. L'arrivo al passo mi ripaga decisamente dello sforzo, la vista è ampia fin verso l'Adamello, e ora torniamo a vedere l'imponenza delle cime più alte delle Orobie, che circondano il bacino del Barbellino e l'alta Val Seriana.
Gli ultimi attimi intensi scendendo verso il Laghetto di Pila ci danno la consapevolezza che di qui in avanti potremo goderci il contorno con più tranquillità, e a farci tornare il sorriso sono l'agilità di un capriolo solitario che quasi danza sulla neve, e la simpatia di un ragazzo che sfidando tutto decide di salire al passo da dove arriviamo con sci, pelli di foca, e la sana dose di pazzia che ne consegue. Il suo look fa il resto, si merita una foto ricordo.
Qui verso il lago naturale del Barbellino l'elemento è ovvio che torni ad essere l'acqua, seppure la neve non molli e voglia primeggiare ancora, in questa lunga discesa che andiamo ad affrontare dopo una breve sosta al rifugio, nei pressi del quale un prete dice Messa e un nutrito gruppo di ragazzi lo ascolta a bordo del lago. La mulattiera che ci conduce giù fino al Rifugio Curò è dolce e magnifica, sebbene mi sia fin troppo familiare ormai, e credo che solo la pioggia imminente e i nuvoloni che ora ci coprono possano distogliere la mente dalla bellezza dei luoghi che percorre. Tempo di cibo, al rifugio, e di una sosta per gustarlo proprio mentre fuori dalla tettoia una pioggerella fina fina quasi ci dona ancora più gusto, arrivando proprio nel momento migliore.
Dopo una lunga pausa e quando il cielo sembra permettercelo ci rimettiamo in cammino, deposte le mie velleità di scendere tramite la traversata dal Rifugio Coca. Meglio non sfidare più gli elementi, per questa volta, e scendere tranquilli verso Valbondione per la mulattiera facile ma panoramica, fin verso l'auto che avevamo prontamente lasciato qua prima di approdare a Lizzola con la seconda. Proprio negli ultimi metri ci bagna, ma solo leggermente anche grazie alla copertura boschiva, una leggera pioggia, quasi a ricordarci ancora una volta che l'elemento può tutto e noi molto poco di fronte ad esso.
Link originario: http://www.sport2k.net/trekking/LOM-090704.htm
Itinerario: DAY 1 // Lizzola (BG) - Baita di Sasna - P.so Bondione - P.so Belviso - Rif. Tagliaferri
DAY 2 // Rif. Tagliaferri - M.ga Pila - P.so Grasso di Pila - Rif. Barbellino - Rif. Curò - Valbondione (BG)
Dislivelli: DAY 1 // 1587m di ascesa, 577m di discesa. Risalita solamente prima di P.so Belviso (circa 150m).
DAY 2 // 533m di ascesa, 1892m di discesa. Salita solamente da Malga Pila al P.so Grasso di Pila.
Difficoltà: Generalmente EE. Dislivelli impegnativi, la quota relativamente alta e l'ampia presenza di neve classificano il percorso generalmente EE, nonostante gran parte della discesa e la prima parte della salita siano da considerarsi semplicemente E. A presentare le maggiori difficoltà è la parte centrale del percorso (da P.so Bondione al Rif. Barbellino) per i pesanti accumuli nevosi, qualche tratto di discesa su roccia infida ma soprattutto la dura e tecnica salita (qualche tratto di I° grado) del P.so di Pila.
Esposizione: Itinerario che tocca tutte le esposizioni, da segnalare la salita, lunga, esposta tendenzialmente a SW e il tratto a N scendendo dal Rif. Tagliaferri (percorso all'alba del secondo giorno).
Rifugi: Rifugio Nani Tagliaferri (2328m - gestore Francesco "Cesco" Tagliaferri - 40 posti letto - 0365.55355), doveva essere il nostro punto d'appoggio per pranzo (seppur lontano dalla partenza), si è rivelato poi punto d'appoggio per la notte. Rifugio CSI Barbellino (2129m - gestore Maurizio Piffari - 60 posti letto - 339.6165067) nei pressi di una colonnina del Soccorso Alpino, a circa 3 ore di strada dal Rif. Tagliaferri. Poco più sotto, a 1 ora circa di cammino e nostro appoggio per il pranzo del secondo giorno il Rifugio A. Curò (1895m - gestore Fabio Arizzi - 100 posti letto - 0346.44076) e a pochi metri di distanza il meno noto Rifugio U.E.B. Consoli.
Acqua e cibo: In tutti i rifugi e presso il chiosco delle cascate durante la discesa verso Valbondione. Sul percorso acqua abbondante durante buona parte della salita e poi durante la discesa dal Rif. Barbellino.
FOTO: Lizzola - P.so Bondione (salita)
FOTO: P.so Bondione - P.so Grasso di Pila (alta via)
FOTO: P.so Grasso di Pila - Valbondione (discesa)
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