da Corriere delle Alpi
CALALZO. Un urlo nel vuoto, laggiù nel canalone Oppel. Cinquecento metri di salto di roccia e neve fino al ghiacciaio inferiore dell’Antelao: è morto così Claudio Del Favero, 22 anni di Calalzo. Lo scialpinista ieri mattina era partito con l’amico cortinese Sergio Hischstein: avevano affrontato la via Normale all’Antelao e stavano scendendo quando c’è stata la tragedia, forse per fatalità. Alcuni escursionisti hanno visto tutto: «Stavamo procedendo dal Galassi» spiega Matteo Bortot «abbiamo sentito un grande urlo».
Claudio Del Favero e Sergio Hirschstein avevano raggiunto l’anticima dell’Antelao e stavano scendendo, sci ai piedi: i due avevano incontrato un altro gruppo di tre scialpinisti vicentini e avevano iniziato a scendere attorno alle 9 - 9.30. Del Favero avrebbe perso il controllo degli sci all’altezza del bivacco Cosi, a circa 3200 metri ed è precipitato per 500 metri, fino al ghiacciaio inferiore dell’Antelao.
Claudio era più indietro degli altri: nel fare le curve con gli sci, secondo le ricostruzioni degli uomini del soccorso alpino della Finanza cortinese e del Cnsas intervenuti sul posto, ha perso il controllo: non è stato in grado di fermare la scivolata, ha acquistato velocità sul pendio ripido innevato fino ad arrivare sopra un salto di roccia. Un volo di centinaia di metri, prima di fermarsi sul ghiacciaio inferiore dell’Antelao. E’ stato un escursionista dell’altro gruppo (vicentino) a dare l’allerta al 118: l’elicottero ha individuato il corpo e ha sbarcato medico e tecnico del soccorso alpino: per il 22enne non c’era più nulla da fare.
«Verso le 9.50 mi ha avvisato la centrale operativa del 118 dell’incidente lungo il canalone Oppel» spiega Marco Da Col, capo stazione del Cnsas di Pieve. Dei volontari intervenuti, sei erano alla base a Pieve mentre uno è salito in elicottero per un intervento difficile e pericoloso: a quell’ora l’Oppel inizia a scaricare e si rischiavano slavine.
«Il giovane è scivolato nel punto più pericoloso del passaggio» continua Da Col «dopo 500 metri di dislivello è arrivato sul ghiacciaio inferiore e per lui non c’è stato più nulla da fare. Non è il primo caso di un incidente simile: non ci sono possibilità di scamparla, sono 700/800 metri di scivolata di roccia e neve. L’Oppel si percorre verso le 4/5 del mattino e alle 8/9 la neve inizia a essere già molle e la zona comincia a scaricare. Anche il soccorso è stato molto pericoloso perchè l’elicottero provoca distacchi che possono scatenare slavine e frane».
«E’ stata una sfortuna cadere proprio lì: può essere che abbia ceduto la neve o che sia scivolato... se fosse caduto 10 o 50 metri più sotto non sarebbe successo nulla. Non gli mancava nulla: la preparazione c’era, fisica e culturale sulla montagna, non c’era improvvisazione. Claudio frequentava anche persone del soccorso alpino: non era un ragazzo avventato, conosceva l’importanza della sicurezza», conclude Da Col.
Dall’altro lato dell’Antelao, un altro gruppo di tecnici del Cnsas aspettava l’amico illeso: «Il compagno veniva giù da da solo per la Normale» racconta Paolo Menegus, Cnsas «e ha visto cadere l’amico. E’ poi sceso per la Forcella Piccola, è arrivato per San Vito. Era un po’ avanti rispetto al ragazzo: s’è girato per aspettarlo. Avrà preso un cumulo di neve, facendo delle curve magari ci si può sbilanciare: sul ripido si scivola subito, poi a fermarsi è un problema... Una fatalità. L’amico sapeva solo che era caduto, non l’ha più visto: non sapeva nulla, ci ha chiesto come stava». La salma è stata trasferita in Val d’Oten e da lì a Calalzo."
confermata la dinamica dell'incidente anche da un mio amico (Franco) che era su e ha visto tutto
(sono sempre più convinto che anche gli sciatori dovrebbero usare almeno una piccozza per scendere certi posti ripidi e duri...almeno la becca montata su un bastoncino....o forse ce l'aveva ma non è servita?)