Quello che segue è il racconto di come in montagna ci siano tanti sogni, e il destino decide se permettere o meno che si realizzino. Sogni diversi per ognuno di noi, per qualcuno saranno più semplici di questo e per altri saranno ben più complessi ma in ogni caso sogni, obiettivi già percorsi da altri e che presto saranno il sogno di qualcun altro in un vortice ciclico e meraviglioso.
In questa stagione che personalmente ho molto incentrato sul Rosa l'obiettivo di fine stagione, presumendo che questa ne abbia una, il mio obiettivo si era delineato nella salita alla Piramide Vincent per poter effettuare probabilmente la discesa continua più lunga che potessi immaginare.
Il mio sogno ha preso forma solo grazie alla progressione di itinerari che questo splendido finale di stagione mi ha e ci ha concesso, e il destino ha voluto che in questo periodo avessi qualche giornata in più da spendere in montagna per potermi preparare al meglio. I compagni di questa progressione, oltre a Martina che ha avuto anche la pazienza di sopportare le mie escursioni “rosa”, sono stati Fabio e Mattia, che hanno anche avuto modo di farsi un paio di discese toste sul Bianco, a completare il background, culminate nel “sogno” di Mattia, il canale Gervasutti alla Tour Ronde.
Sono contento di aver aiutato loro a conoscere meglio il Rosa, e credo che in futuro faranno loro gola altre discese in questo magnifico massiccio.
Il nostro sogno comincia con una scommessa, la scommessa di andare comunque a farci una notte in rifugio sebbene il meteo nei giorni precedenti invochi a frenare gli entusiasmi. Non importa, noi saremo là a studiare la zona, a sfruttare le possibili finestre di buon tempo per fare qualcosina.
Partiamo con buon entusiasmo vedendo sulla strada verso Alagna che il cielo limpido ci consentirà almeno una salita tranquilla alla Capanna Gnifetti, poi si vedrà.
Arrivati in quota prendiamo a salire con discreta calma, avendo tutta la giornata per ambientarci. Fabietto è in gran forma e tiene un ritmo regolare ma buono in compagnia dei tre dello “Ski Cross Varese” che abbiamo incrociato in cabinovia e che scenderanno in giornata. Io e Tia andiamo su ancora più regolari e lenti per non affaticare le gambe, anche se gli zaini pesanti e le nostre attrezzature non ottimali per la salita ci garantiscono comunque un bel dispendio calorico, aiutato dal gran caldo che ci attanaglia prima di Punta Indren. Lì ci sorpassano i rifugisti che vanno a preparare per il weekend, mentre ci prendiamo tutto il tempo di fotografare questi ambienti una volta molto frequentati grazie alla funivia e ai due skilift ora in disuso.
L'ultimo tratto dopo il rifugio Mantova si impenna sempre più fino alla Capanna Gnifetti, dalla cui terrazza Fabio ci guarda e ci incoraggia, lui sta già riposando. E' dura qui, poche ore prima eravamo a 0 metri e ora, a 3600, il salto è stato importante e faticoso, come l'ultimo tratto attrezzato ed un po' esposto che ci conduce al rifugio. Poco importa, ormai, siamo arrivati e ora, poco dopo mezzogiorno, abbiamo davanti un pomeriggio di relax!
Questo è il luogo dei sogni, il luogo dove idee, emozioni, ambizioni si intrecciano in un magnifico collage. Il sogno del gruppo del CAI di Milano è la Capanna Margherita, sono in 13 ad ambirla, ma anche per loro il tempo è una vera incognita. Il sogno dei 5 polacchi arrivati all'ora di cena penso che non lo sapremo mai.
Il sogno prende una forma ancor più mistica grazie all'emozione che ci dà vedere fuori dalla finestra neve nuova nel pomeriggio, una quindicina di centimetri ad imbiancare l'ambiente fanno sognare un'alba con la giusta luce per godere di un panorama unico.
Il sogno riprende la mattina, durante la notte rimane chiuso nella testa e nel cuore di ognuno di noi.
La mattina, dunque. La sveglia alle 4.30, ci sembra già tardi qua su eppure è fin presto per i nostri programmi, ma vogliamo condividere con gli altri anche la colazione, le emozioni prima dei sogni. Il tempo non sembra molto buono, ma le luci del Mantova laggiù fanno ben sperare per una discreta visibilità. Ok, ci prepariamo e cominciamo a salire, intanto.
Uscire dal rifugio poco affollato all'alba, calzare gli sci, legarsi in cordata sono emozioni che si possono comprendere solo vivendole, ed è l'ambiente che ti circonda a renderle uniche. Qui da subito sei al fianco di seracchi imponenti, vedi posti che sono leggenda, per noi si aggiunge anche l'emozione di vedere sempre davanti la nostra meta.
Saliamo regolari, ma le gambe girano che è una meraviglia, l'ambientamento in quota ha funzionato alla grande. Anche superare quota quattromila non ci crea problemi, che invece arrivano dalle folate di vento intensissime che giungono da ovest e si incanalano nel corridoio del Colle Vincent ancor più che sulla cima della Piramide.
Non possiamo quindi goderci appieno questo tratto magnifico, non possiamo fare troppe foto, ma pian piano giungiamo in vetta seguendo la cresta che dopo pochi metri si affaccia sul baratro che sormonta il ghiacciaio delle Piode e la Valsesia.
In vetta stiamo meglio, il vento è sempre intenso ma ci consente di sistemare la corda, le pelli e tutto il resto per poter scendere. Sono circa le 9, l'orario giusto per scendere. Già, scendere. Il destino ha deciso che uscisse un po' di sole, che la visibilità fosse ora ottima. E quindi siamo qua, pronti per seguire le linee tanto studiate.
La cima della Vincent è un inferno per conformazione, è ampia ma cade sempre più su tutti e 3 i versanti che non siano quelli della normale di salita. L'individuazione della nostra discesa non è affatto evidente né banale, tutto quello che si vede da giù porterebbe a entrare nel pendio sbagliato che volge a SW, peraltro sciabile ma ancora più complesso della nostra discesa.
Riguardiamo le fotografie che ci convincono ad andare dalla parte giusta, anche se effettuiamo una variante che ci elimina il conoide d'ingresso preventivato, probabilmente facilitandoci tecnicamente questa parte di discesa ma obbligandoci a un piccolo traverso da non sottovalutare. Va bene, ritroviamo la linea corretta in un pendio ventato che ci conduce in poco all'ampio plateau della Punta Giordani. Traversiamo e siamo sotto la cima e quindi all'imbocco dei canali SE.
Qui la mia discesa ha una svolta grazie a Mattia, che scambia lo zaino col mio. I pesi sono simili, ma l'ingombro del mio (decisamente maggiore) ho fatto fatica a digerirlo, sul ripido, come fosse una calamita verso terra per l'anca. Tia riesce a gestirlo sicuramente meglio di me, e io con il suo mi sento subito più sicuro anche sulle prime curve, decisamente pendenti e su neve dura.
Qui affrontiamo il canale aprendo la via a turno, quando è il mio la sorpresa di trovare sotto gli sci la polvere di Maggio colora il sogno di tinte ancor più piacevoli che ci conducono giù verso la barra rocciosa che ci separa dal ghiacciaio di Bors.
E' ora, una volta usciti anche dalla seconda parete, che possiamo goderci il momento più magico del nostro “viaggio”. Il pendio è facile, piacevole, ampio, per me sono state le curve in cui ho riassaporato tutte le ore precedenti con soddisfazione.
Abbiamo ancora il tempo di raccattare 5 quasi “dispersi” nella Balma, conducendoli a Bocchetta delle Pisse per la via migliore, e poi di scendere verso Alagna, a completare una discesa di oltre 3mila metri, così come l'avevamo sognata.
VIDEO
[vimeo]4617686[/vimeo]
In questa stagione che personalmente ho molto incentrato sul Rosa l'obiettivo di fine stagione, presumendo che questa ne abbia una, il mio obiettivo si era delineato nella salita alla Piramide Vincent per poter effettuare probabilmente la discesa continua più lunga che potessi immaginare.
Il mio sogno ha preso forma solo grazie alla progressione di itinerari che questo splendido finale di stagione mi ha e ci ha concesso, e il destino ha voluto che in questo periodo avessi qualche giornata in più da spendere in montagna per potermi preparare al meglio. I compagni di questa progressione, oltre a Martina che ha avuto anche la pazienza di sopportare le mie escursioni “rosa”, sono stati Fabio e Mattia, che hanno anche avuto modo di farsi un paio di discese toste sul Bianco, a completare il background, culminate nel “sogno” di Mattia, il canale Gervasutti alla Tour Ronde.
Sono contento di aver aiutato loro a conoscere meglio il Rosa, e credo che in futuro faranno loro gola altre discese in questo magnifico massiccio.
Il nostro sogno comincia con una scommessa, la scommessa di andare comunque a farci una notte in rifugio sebbene il meteo nei giorni precedenti invochi a frenare gli entusiasmi. Non importa, noi saremo là a studiare la zona, a sfruttare le possibili finestre di buon tempo per fare qualcosina.
Partiamo con buon entusiasmo vedendo sulla strada verso Alagna che il cielo limpido ci consentirà almeno una salita tranquilla alla Capanna Gnifetti, poi si vedrà.
Arrivati in quota prendiamo a salire con discreta calma, avendo tutta la giornata per ambientarci. Fabietto è in gran forma e tiene un ritmo regolare ma buono in compagnia dei tre dello “Ski Cross Varese” che abbiamo incrociato in cabinovia e che scenderanno in giornata. Io e Tia andiamo su ancora più regolari e lenti per non affaticare le gambe, anche se gli zaini pesanti e le nostre attrezzature non ottimali per la salita ci garantiscono comunque un bel dispendio calorico, aiutato dal gran caldo che ci attanaglia prima di Punta Indren. Lì ci sorpassano i rifugisti che vanno a preparare per il weekend, mentre ci prendiamo tutto il tempo di fotografare questi ambienti una volta molto frequentati grazie alla funivia e ai due skilift ora in disuso.
L'ultimo tratto dopo il rifugio Mantova si impenna sempre più fino alla Capanna Gnifetti, dalla cui terrazza Fabio ci guarda e ci incoraggia, lui sta già riposando. E' dura qui, poche ore prima eravamo a 0 metri e ora, a 3600, il salto è stato importante e faticoso, come l'ultimo tratto attrezzato ed un po' esposto che ci conduce al rifugio. Poco importa, ormai, siamo arrivati e ora, poco dopo mezzogiorno, abbiamo davanti un pomeriggio di relax!
Questo è il luogo dei sogni, il luogo dove idee, emozioni, ambizioni si intrecciano in un magnifico collage. Il sogno del gruppo del CAI di Milano è la Capanna Margherita, sono in 13 ad ambirla, ma anche per loro il tempo è una vera incognita. Il sogno dei 5 polacchi arrivati all'ora di cena penso che non lo sapremo mai.
Il sogno prende una forma ancor più mistica grazie all'emozione che ci dà vedere fuori dalla finestra neve nuova nel pomeriggio, una quindicina di centimetri ad imbiancare l'ambiente fanno sognare un'alba con la giusta luce per godere di un panorama unico.
Il sogno riprende la mattina, durante la notte rimane chiuso nella testa e nel cuore di ognuno di noi.
La mattina, dunque. La sveglia alle 4.30, ci sembra già tardi qua su eppure è fin presto per i nostri programmi, ma vogliamo condividere con gli altri anche la colazione, le emozioni prima dei sogni. Il tempo non sembra molto buono, ma le luci del Mantova laggiù fanno ben sperare per una discreta visibilità. Ok, ci prepariamo e cominciamo a salire, intanto.
Uscire dal rifugio poco affollato all'alba, calzare gli sci, legarsi in cordata sono emozioni che si possono comprendere solo vivendole, ed è l'ambiente che ti circonda a renderle uniche. Qui da subito sei al fianco di seracchi imponenti, vedi posti che sono leggenda, per noi si aggiunge anche l'emozione di vedere sempre davanti la nostra meta.
Saliamo regolari, ma le gambe girano che è una meraviglia, l'ambientamento in quota ha funzionato alla grande. Anche superare quota quattromila non ci crea problemi, che invece arrivano dalle folate di vento intensissime che giungono da ovest e si incanalano nel corridoio del Colle Vincent ancor più che sulla cima della Piramide.
Non possiamo quindi goderci appieno questo tratto magnifico, non possiamo fare troppe foto, ma pian piano giungiamo in vetta seguendo la cresta che dopo pochi metri si affaccia sul baratro che sormonta il ghiacciaio delle Piode e la Valsesia.
In vetta stiamo meglio, il vento è sempre intenso ma ci consente di sistemare la corda, le pelli e tutto il resto per poter scendere. Sono circa le 9, l'orario giusto per scendere. Già, scendere. Il destino ha deciso che uscisse un po' di sole, che la visibilità fosse ora ottima. E quindi siamo qua, pronti per seguire le linee tanto studiate.
La cima della Vincent è un inferno per conformazione, è ampia ma cade sempre più su tutti e 3 i versanti che non siano quelli della normale di salita. L'individuazione della nostra discesa non è affatto evidente né banale, tutto quello che si vede da giù porterebbe a entrare nel pendio sbagliato che volge a SW, peraltro sciabile ma ancora più complesso della nostra discesa.
Riguardiamo le fotografie che ci convincono ad andare dalla parte giusta, anche se effettuiamo una variante che ci elimina il conoide d'ingresso preventivato, probabilmente facilitandoci tecnicamente questa parte di discesa ma obbligandoci a un piccolo traverso da non sottovalutare. Va bene, ritroviamo la linea corretta in un pendio ventato che ci conduce in poco all'ampio plateau della Punta Giordani. Traversiamo e siamo sotto la cima e quindi all'imbocco dei canali SE.
Qui la mia discesa ha una svolta grazie a Mattia, che scambia lo zaino col mio. I pesi sono simili, ma l'ingombro del mio (decisamente maggiore) ho fatto fatica a digerirlo, sul ripido, come fosse una calamita verso terra per l'anca. Tia riesce a gestirlo sicuramente meglio di me, e io con il suo mi sento subito più sicuro anche sulle prime curve, decisamente pendenti e su neve dura.
Qui affrontiamo il canale aprendo la via a turno, quando è il mio la sorpresa di trovare sotto gli sci la polvere di Maggio colora il sogno di tinte ancor più piacevoli che ci conducono giù verso la barra rocciosa che ci separa dal ghiacciaio di Bors.
E' ora, una volta usciti anche dalla seconda parete, che possiamo goderci il momento più magico del nostro “viaggio”. Il pendio è facile, piacevole, ampio, per me sono state le curve in cui ho riassaporato tutte le ore precedenti con soddisfazione.
Abbiamo ancora il tempo di raccattare 5 quasi “dispersi” nella Balma, conducendoli a Bocchetta delle Pisse per la via migliore, e poi di scendere verso Alagna, a completare una discesa di oltre 3mila metri, così come l'avevamo sognata.
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