20 seconds of joy

gotamart

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giovedì scorso dopo una sana scorpacciata di powder sono passato a Trento al film festival. c'erano in programma 3 film sul freeride. Sala gremitissima con gente in piedi

ero andato per vedere "10: a cameraman's tale" di Guido Perrini e pensavo che non avrei retto a guardare 20 seconds of joy, sapendo come andava a finire (sul primo film di snowbord preferisco glissare...)...ma mi sono fatto forza anche perchè pure il film di Perrini era bello intenso e faceva riflettere sui rischi delle nostre attività preferite. Nel film di Perrini si vede uno dei Falquet che spacca in due un casco su un sasso e Xavier de la Rue che viene preso da una valanga gigantesca e trascinato per oltre un chilometro....ne esce grazie all'airbag (mai vista pubblicità più riuscita, la prossima stagione me lo prendo) con gli occhi letteralmente fuori dalle orbite. La discussione sui rischi che si prendono e la faccia e il tono dei Falquet mi hanno fatto molto riflettere...anche loro non li vedo più così sicuri di voler continuamente spostare il limite....e anche il segmento sul povero Gilles Vioriol fa pensare molto....i fotografi e i freerider cominciano a mettersi dei seri dubbi sul fatto che valga la pena di rischiare così tanto......Dopo il filmato del freerider francese che rimane paralizzato cadendo con gli sci mi sembrava che avrei potuto reggere anche il film seguente....ma il film di perrini era leggero in confronto rispetto a quello che veniva dopo....

20 seconds of joy: la vita di Karina Hollekim splendida ragazza norvegese, icona del freeride redbull con gli sci e con il base jumping. E' un documentario che riprende i suoi ultimi 5 anni di vita con interviste alla famiglia agli amici e a uno psicologo specializzato in sport estremi. All'inizio non si può non rimanere affascinati dalla bellezza e dal carattere di questa ragazza....forse la ragazza ideale di molti qui dentro....ma poi il film comincia a scavare nelle zone buie e ti blocca sulla sedia... ti torce le budella.

Il base jumping è uno sport dove la vita media di un atleta è di 6 anni......e la cosa che mi ha più spaventato è stata la continua ricerca ad oltrepassare il limite....un pò per ricerca di adrenalina e un pò per far contenti gli sponsor. Per aver il toro rosso sul casco bisogna essere sempre avanti agli atri....e questo vuol dire prendersi più rischi. Ho l'impressione che delle volte il rischio non fosse così desiderato da chi saltava...Penso che una cosa simile sia successa a Shane McConkey...pensare di volare con le tute alari e sopravvivere per più di due anni è da folli....ma Karina fino a che non ha avuto l'incidente non se ne rendeva conto. La razionalità non esiste nella mente di un base jumper estremo. L'evoluzione di karina prima e dopo l'incidente fa capire molte cose...specialmente sulla sua determinazione e sull'incapacità di riuscire a comprendere i dubbi di chi gli sta intorno
Un'altra cosa che mi ha spaventato è il modo in cui queste persone parlano dei loro amici morti mentre facevano salti....sembra che i sopravissuti siano immortali...si credono immortali ma dopo alcuni salti si legge bene il terrore nei loro occhi. Ma devono trovare un nuovo limite. Ogni salto è più difficile del precedente. Questo karina lo spiega molto bene....ma poi qualcosa va storto e le prospettive cambiano....la mente si riapre...e si vedono cose che prima si volevano nascondere. E anche karina alla fine capisce che forse non aveva senso correre quei rischi per 20 secondi di gioia

un film consigliato a chi cerca il limite a tutti i costi....ma anche a chi vuole capire cosa porti un essere umano a rischiare la propria vita per 20 corti secondi di gioia
 
bella recensione, grazie Martino !

Dove e quando si potranno vedere questi film (DVD? internet?) ? Li pubblicano? Mi sono sempre chiesto che fine fanno le pellicole dopo il FilmFestival di Trento.
 
Questo tuo racconto...
un anno dove gli incidenti NON sono mancati (a partire in realtá da un paio di anni in qua, da Cris e Federico)...
le valanghe recenti e relative polemiche pre e post...
non ultima la piccola arrivata lo scorso autunno...

...tutte cose che non fanno passare, ma di sicuro ridimensionano molto, la scimmia della ricerca di polvere ;)
 
pratico il nostro bello sport ormai da anni, pur senza eccedere o rischiare il collo, forse più per mancanza di opportunità che per volontà...se riuscissi a sciare più spesso mi arrischierei su pendii che ora non riesco a fare... ad esempio la Mezdì, niente di estremo, ma sono tre anni che la vorrei fare e non trovo mai le condizioni idonee (intendo ottimali) e rinuncio... Pratico anche un altro sport "pericoloso", l'apnea profonda. La pratico come margine, in quanto appassionato di pesca subacquea. Ma questo complica la situazione. Non è solo una immersione in apnea, c'è anche la fase della ricerca e della caccia...tutto più complicato e pericoloso...ogni estate amici e appassionati mi raccontano di tragedie sfiorate per poco... a volte qualcuno non torna, e rimane un vuoto.
Dopo anni di esperienze, anche qui non estreme, mi sento di trarre alcune conclusioni.
Sei attento a tutto i primi tempi, quando fai i corsi tieni tutto a mente stai attento alle mille sfumature.... la neve in montagna, gli accumuli, le ombre, i bollettini... i sintomi della fame d'aria quando sei sul filo dei trenta metri, la velocità di risalita, il compagno che ti guarda... poi passa il tempo e inneschi la spirale, senza volerlo. La spirale della confidenza. Dai c'è una cornice ma che cazzo deve staccarsi proprio ora?? non si stacca, la volta dopo la cornice non si staccherà perchè la volta scorsa non l'ha fatto! Quella tana è troppo profonda... va beh...metto dentro la testa sparo al sarago e risalgo...nessun indugio, vado e torno.... la volta dopo la tana scelta sarà un metro più profonda...il limite lo spostiamo pian piano.... E' la confidenza che uccide! a me ha ucciso qualche amico... Nello sport estremo professionistico c'è tanta confidenza...e un altro fattore importante! nessuno torna indietro, perchè' non è ammesso sbagliare! se sbagli muori! e quindi finchè ti va bene ti senti un semidio, immortale e intoccabile... in pratica non si può apprendere dagli errori, pechè non sono ammessi... finchè ti va bene vai, altrimenti muori. Poi ci sono atleti che calcolano di più, soppesano meglio, scelgono il momento migliore...e sanno quando è il momento di smettere...Vedi Stefano de Benedetti...ma questo va sotto il nome di istinto di sopravvivenza...

Doc
 
Martino, ottima recensione con considerazioni e statistiche da brivido!:shock:
...stavo proprio riflettendo in questi giorni, su discorsi letti in merito alle false sicurezze che alcuni possono prendersi con l' arva e pensavo: allora con l' ABS!? (che peraltro vorrei prendere anch'io.)
Per come la vedo io, in questo campo più "sicurezza" uno riesce a portarsi dietro e meglio è, ma secondo te può veramente creare illusioni di "onnipotenza"?
Certo a vedere cosa succede sulle strade con le cosiddette supercar....:(
 

.

personalmente penso che l'illusione di onnipotenza sia una cosa personale. I base jumper non cercano rischi sempre maggiori per l'evoluzione della loro attrezzatura quanto per un escalation senza fine alla ricerca del limite estremo. Non sono uno psicologo ma penso sia una malattia....che va curata prima della fine

quanto ad avere con se maggiori sicurezze oggettive con arva etc penso che sia stupido non servirsene. E' la testa che decide quanto rischiare e a valutare i rischi. Ma esistono dei pericoli che neanche i più esperti riescono a valutare. E in quei casi meglio avere dietro un paracadute di emergenza....

Io non penso di rischiare di più perchè ho l'Arva...specie in questa stagione se si stacca una valanga, l'arva serve a poco....

bisogna che tutti comincino a pensare che rinunciare non è una sconfitta....io ho cominciato a farlo negli ultimi anni...dopo qualche spaghetto di troppo....e ho visto persone che mi hanno considerato un codardo per aver rinunciato. Ma io sono dell'idea che è meglio tornare a sciare un'altra volta che rischiare inutilmente anche se la probabilità è bassa. Infatti sabato me ne sono stato bravo al bar a bere birra
 
bella rece... adesso mi metto in rete alla ricerca di info.... :(
e possibile solo sapere su quale filmaccio di snowboard hai glissato... giusto per sapere eh..:D
 
non era un filmaccio....ma di fronte agli altri diciamo che non reggeva
era un filmato di trick senza una trama....i trick erano di livello sicuramente ma diciamo che gli altri avevano uno spessore diverso

si chiama Try again di alessandro miniotti
 
personalmente penso che l'illusione di onnipotenza sia una cosa personale. I base jumper non cercano rischi sempre maggiori per l'evoluzione della loro attrezzatura quanto per un escalation senza fine alla ricerca del limite estremo. Non sono uno psicologo ma penso sia una malattia....che va curata prima della fine

quanto ad avere con se maggiori sicurezze oggettive con arva etc penso che sia stupido non servirsene. E' la testa che decide quanto rischiare e a valutare i rischi. Ma esistono dei pericoli che neanche i più esperti riescono a valutare. E in quei casi meglio avere dietro un paracadute di emergenza....

Io non penso di rischiare di più perchè ho l'Arva...specie in questa stagione se si stacca una valanga, l'arva serve a poco....

bisogna che tutti comincino a pensare che rinunciare non è una sconfitta....io ho cominciato a farlo negli ultimi anni...dopo qualche spaghetto di troppo....e ho visto persone che mi hanno considerato un codardo per aver rinunciato. Ma io sono dell'idea che è meglio tornare a sciare un'altra volta che rischiare inutilmente anche se la probabilità è bassa. Infatti sabato me ne sono stato bravo al bar a bere birra


...già, la vittoria della sconfitta!!:tuttook:
...ci sono cose per cui vale la pena vivere; ma prima bisogna vivere!
 
Ottima recensione e punto di vista, molto lucido.
Io ho la fortuna di patire molto il ripido "grazie" ad un'atavica sofferenza di vertigini.
Quindi non sono propriamente uno che va a cercare il limite.
Poi mi sono trovato a veder cadere in un crepoaccio in diretta, sul facile. questo mi ha fatto, e mi fa pensare, ancora di più.
 
Un'altra cosa che mi ha spaventato è il modo in cui queste persone parlano dei loro amici morti mentre facevano salti....sembra che i sopravissuti siano immortali...si credono immortali ma dopo alcuni salti si legge bene il terrore nei loro occhi. Ma devono trovare un nuovo limite. Ogni salto è più difficile del precedente. Questo karina lo spiega molto bene....ma poi qualcosa va storto e le prospettive cambiano....la mente si riapre...e si vedono cose che prima si volevano nascondere. E anche karina alla fine capisce che forse non aveva senso correre quei rischi per 20 secondi di gioia

un film consigliato a chi cerca il limite a tutti i costi....ma anche a chi vuole capire cosa porti un essere umano a rischiare la propria vita per 20 corti secondi di gioia
De Benedetti su Steep dice:
...
you act like a different person
you act with all yourself
you are make a complete different experience
and in some way you are discovering yourself
this is the magic of the mountain
you can accept to die for this
you don't want to die
but to live so close to the possibility to die
you understand what is really important
and what not

this makes you a better person
it's probably the highest moment of my life
because in the perfect moment
I was
or
I felt to be
a little
superman

Non riesco a spiegarmi "you can accept to die for this". Comprendere che puoi morire sì, ma accettare che potresti no, almeno secondo me non si dovrebbe mai arrivare a tanto. Forse non sono le paroel giuste.
Forse lo dice perchè ora è soddisfatto. Forse come mi disse la psicologa nelle persone che fanno sport estremi non si è sviluppato completamente un certo processo, non sono complete... il processo può essere mentale ma anche biologico (bisogno di adrenalina per soddisfare bisogni del corpo)...
e se queste persone hanno un fisico "buono" finiscono con il rischiare troppo...

La psicologa fù colpita molto dal fatto che De Benedetti facesse capire che li (o solo in quel frangente)
but to live so close to the possibility to die
you understand what is really important
and what not

lui potesse aver capito cosa era importante e cosa no... come il tizio di into the wild che scopre alla fine quello che cercava ma poi non ce la fa...

Spero escano in dvd o in formato file al più presto questi film.
Scusate per le tante parole ma sciando poco con le gambe uno scia molto con la mente.
 
giovedì scorso dopo una sana scorpacciata di powder sono passato a Trento al film festival. c'erano in programma 3 film sul freeride. Sala gremitissima con gente in piedi

ero andato per vedere "10: a cameraman's tale" di Guido Perrini e pensavo che non avrei retto a guardare 20 seconds of joy, sapendo come andava a finire (sul primo film di snowbord preferisco glissare...)...ma mi sono fatto forza anche perchè pure il film di Perrini era bello intenso e faceva riflettere sui rischi delle nostre attività preferite. Nel film di Perrini si vede uno dei Falquet che spacca in due un casco su un sasso e Xavier de la Rue che viene preso da una valanga gigantesca e trascinato per oltre un chilometro....ne esce grazie all'airbag (mai vista pubblicità più riuscita, la prossima stagione me lo prendo) con gli occhi letteralmente fuori dalle orbite. La discussione sui rischi che si prendono e la faccia e il tono dei Falquet mi hanno fatto molto riflettere...anche loro non li vedo più così sicuri di voler continuamente spostare il limite....e anche il segmento sul povero Gilles Vioriol fa pensare molto....i fotografi e i freerider cominciano a mettersi dei seri dubbi sul fatto che valga la pena di rischiare così tanto......Dopo il filmato del freerider francese che rimane paralizzato cadendo con gli sci mi sembrava che avrei potuto reggere anche il film seguente....ma il film di perrini era leggero in confronto rispetto a quello che veniva dopo....

TEN: a cameraman's tale
[vimeo]2492092[/vimeo]

;)
 
ma anchegli altri a cui si riferisce martino si potranno apprezzare in qualche modo?
mulo??


importanti considerazioni e riflessioni. Pensieri che con due figlie tante volte mi faccio.....fin dove spingersi...oso o no?..... combatto spesso con il mio fatalismo congenito. Grazie per aver scritto quelle parole e per stimolare la riflessione di ciascuno di noi..... ogniun per la sua coscienza!


pS

peccato gli abs costino un occhio della testa. zio can!
 
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