La vita dell'agonista

Fedesnowfanatic

Canavesano DOC e DOP
Salve ragazzi stavo leggendo l'altro giorno un interessante post di Vonreiter che parlava di come l'esperienza all'interno di una squadra agonistica è un esperienza stupenda che aiuta nel processo di maturazione di una persona... non avendo mai fatto agonismo non so come si sviluppa la vita all'interno di una squadra agonista e ho deciso di aprire questo post per raccogliere le impressioni degli agonisti o ex agonisti del forum: come si sviluppano gli allenamenti, come è il rapporto con gli allenatori, come ci si viene indirizzati alle varie discipline, ecc..in particolare mi interessa sapere come si viene approcciati alla discesa libera (se c'è un percorso graduale...) e come sono le sensazioni della prima volta che ci si lancia a capofitto su una pista o si salta un muro!
 
Ciao, non penso che sia qualcosa solamente legaot allo sci, anzi, io lo leggerei come
"agonismo" in senso lato.
Hai fatto mai parte di una squadra di Basketball? Pallavolo? Calcio? Pattinaggio a rotellle/ghiaccio velocità? Atletica leggera? Palestra di arti marziali?
Tutti gli sport, praticati e insegnati nel modo corretto , aiutano nella maturazione psicofisica di un soggetto. Tutte le esperienze di questo tipo, ove un "gruppo di lavoro" si deve formare, aiutano i ragazzi a sviluppare percezione di se' come persona, ma anche come parte di un insieme...
 
Ciao, non penso che sia qualcosa solamente legaot allo sci, anzi, io lo leggerei come
"agonismo" in senso lato.
Hai fatto mai parte di una squadra di Basketball? Pallavolo? Calcio? Pattinaggio a rotellle/ghiaccio velocità? Atletica leggera? Palestra di arti marziali?
Tutti gli sport, praticati e insegnati nel modo corretto , aiutano nella maturazione psicofisica di un soggetto. Tutte le esperienze di questo tipo, ove un "gruppo di lavoro" si deve formare, aiutano i ragazzi a sviluppare percezione di se' come persona, ma anche come parte di un insieme...

Si certo ho fatto parte di una squadra di basket per 10 anni...ma la mia domanda riguardava soprattutto la vita dell'agonista del settore sci e di come si svolgono gli allenamenti..in particolare quella questione della discesa libera...sulla maturazione concordo in pieno che ogni sport praticato aiuta tantissimo!
 
Salve ragazzi stavo leggendo l'altro giorno un interessante post di Vonreiter che parlava di come l'esperienza all'interno di una squadra agonistica è un esperienza stupenda che aiuta nel processo di maturazione di una persona... non avendo mai fatto agonismo non so come si sviluppa la vita all'interno di una squadra agonista e ho deciso di aprire questo post per raccogliere le impressioni degli agonisti o ex agonisti del forum: come si sviluppano gli allenamenti, come è il rapporto con gli allenatori, come ci si viene indirizzati alle varie discipline, ecc..in particolare mi interessa sapere come si viene approcciati alla discesa libera (se c'è un percorso graduale...) e come sono le sensazioni della prima volta che ci si lancia a capofitto su una pista o si salta un muro!

Mah .. la mia esperienza è limitata .. ho fatto parte di uno sci club tra i 13 ed i 18 anni con risultati non certo brillanti .... posso dire che l'ambiente dell'agonismo per me fa un pò schifo , non c'entra nulla con lo spirito della montagna ed allontana i giovani dallo sci ...

Sicuramente mi ha dato una buona impostazione di base ma non ricordo quegli anni come il massimo della gioia..

Di quella generazione di adoloscenti sono praticamente rimasto l'unico che scia ancora assiduamente ... tutti gli altri, anche i migliori , hanno smesso probabilmente in quanto associano lo sci soltanto a sveglie e ricognizioni di prima mattina, a giornata passate su tracciati di gigante ghiacciati senza neppure guardare il panorama ... che DUE PALLE ! :D

Non so proprio se manderò i miei figli in uno sci club a fare gare ...
 
Il discorso è lungo e complesso, per il semplice fatto che lo sci (come qualsiasi sport individuale) vive due momenti: da una parte la "costruzione" di un gruppo di lavoro in cui le singole componenti fanno da traino per gli altri (come in uno sport di squadra) ma poi, nel momento cruciale del lavoro, cioè la competizione, sei da solo.
Questa differenza sostanziale (ho anch'io giocato a basket per molti anni, ora faccio del sano agonismo amatoriale sugli sci) comporta che l'allenatore deve innanzi tutto dedicarsi a motivare ognuno per quelle che sono le sue capacità, il bravo allenatore non è quello che porta sempre gli stessi atleti sul podio, ma quello che porta anche gli altri del suo gruppo ad avvicinarsi o a raggiungere il podio e questo avviene nelle gambe e nella testa del singolo.
Motivare, infondere sicurezza attraverso il lavoro tecnico di miglioramento della sciata, capire dove ognuno è carente e spiegare come superare le difficoltà.
Quindi lavoro di gruppo per sfruttare le inevitabili dinamiche di competizione tra i singoli appartenenti al gruppo, ma allo stesso tempo molto lavoro individuale per dare ad ognuno i mezzi per superare le difficoltà.
Le discipline veloci sono poi una cosa molto particolare: innanzi tutto devi essere sereno e per essere sereno devi avere piena padronanza della tecnica e della strategia da seguire in tracciato. Essere abituato alla velocità, ma quella vera, quella che ti fa sentire il casco che tende a volar via nonostante sia ben allacciato ed essere abituato a gestire l'imprevisto, come un arrettramento durante un salto oppure gestire una traiettoria difficile. Spesso vedo ragazzi del mio sciclub che si cimentano in superG andare nel park a fare i salti, per abituarsi a stare in volo, oppure per provare gli stacchi e gli atterraggi.
Insomma, non è per nulla semplice, e ci vuole anche un bel fegato per affrontare una discesa a 100 e passa km/h su due assi di legno, oltre che una preparazione fisica e tecnica di assoluto valore.
 

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Mah .. la mia esperienza è limitata .. ho fatto parte di uno sci club tra i 13 ed i 18 anni con risultati non certo brillanti .... posso dire che l'ambiente dell'agonismo per me fa un pò schifo , non c'entra nulla con lo spirito della montagna ed allontana i giovani dallo sci ...

Sicuramente mi ha dato una buona impostazione di base ma non ricordo quegli anni come il massimo della gioia..

Di quella generazione di adoloscenti sono praticamente rimasto l'unico che scia ancora assiduamente ... tutti gli altri, anche i migliori , hanno smesso probabilmente in quanto associano lo sci soltanto a sveglie e ricognizioni di prima mattina, a giornata passate su tracciati di gigante ghiacciati senza neppure guardare il panorama ... che DUE PALLE ! :D

Non so proprio se manderò i miei figli in uno sci club a fare gare ...

Per molti è così, ho sentito tante opinioni come la tua..diciamo che chi (come me d'altronde...) vede innanzitutto la montagna come un dono che è stato fatto all'uomo da apprezzare in tutta la sua grandiosità...viverla in questo modo puo essere costrittivo e non piacere..poi mettici anche l'espasperazione di alcuni allenatori che vogliono forgiare diecimila tomba quando ne esce uno ogni vent'anni se va bene...
 
Il discorso è lungo e complesso, per il semplice fatto che lo sci (come qualsiasi sport individuale) vive due momenti: da una parte la "costruzione" di un gruppo di lavoro in cui le singole componenti fanno da traino per gli altri (come in uno sport di squadra) ma poi, nel momento cruciale del lavoro, cioè la competizione, sei da solo.
Questa differenza sostanziale (ho anch'io giocato a basket per molti anni, ora faccio del sano agonismo amatoriale sugli sci) comporta che l'allenatore deve innanzi tutto dedicarsi a motivare ognuno per quelle che sono le sue capacità, il bravo allenatore non è quello che porta sempre gli stessi atleti sul podio, ma quello che porta anche gli altri del suo gruppo ad avvicinarsi o a raggiungere il podio e questo avviene nelle gambe e nella testa del singolo.
Motivare, infondere sicurezza attraverso il lavoro tecnico di miglioramento della sciata, capire dove ognuno è carente e spiegare come superare le difficoltà.
Quindi lavoro di gruppo per sfruttare le inevitabili dinamiche di competizione tra i singoli appartenenti al gruppo, ma allo stesso tempo molto lavoro individuale per dare ad ognuno i mezzi per superare le difficoltà.
Le discipline veloci sono poi una cosa molto particolare: innanzi tutto devi essere sereno e per essere sereno devi avere piena padronanza della tecnica e della strategia da seguire in tracciato. Essere abituato alla velocità, ma quella vera, quella che ti fa sentire il casco che tende a volar via nonostante sia ben allacciato ed essere abituato a gestire l'imprevisto, come un arrettramento durante un salto oppure gestire una traiettoria difficile. Spesso vedo ragazzi del mio sciclub che si cimentano in superG andare nel park a fare i salti, per abituarsi a stare in volo, oppure per provare gli stacchi e gli atterraggi.
Insomma, non è per nulla semplice, e ci vuole anche un bel fegato per affrontare una discesa a 100 e passa km/h su due assi di legno, oltre che una preparazione fisica e tecnica di assoluto valore.

Grazie per il post...hai risposto a tutto cio che chiedevo...ma la prima volta che uno fa discesa libera..è un po come andare all'avventura?
 
No, gli allenatori non vogliono sempre forgiare il nuovo Tomba, sono le cifre che chiedono ai genitori ed i genitori stessi dei ragazzi che credono di avere il campione in casa e far diventare tutto il gioco un gioco "perverso".
Mi spiego: se io pago migliaia di euro all'anno per far allenare mio figlio mi aspetto dei risultati e l'allenatore che chiede quelle cifre me ne deve rendere conto, se i risultati non arrivano: capito che logica del piffero?
Viceversa, vivere lo sci come una passione, uno sport in cui il risultato in gara è uno degli aspetti, ma non l'unico obiettivo che conta, probabilmente non allontanerebbe dallo sci tanti ragazzi.
Guarda, in questi anni ne ho viste un bel pò, da genitori/allenatori invasati a cronometristi che sbagliano i tempi a giudici che riammettono ragazzi in gara etc., etc., per cui non mi stupisco se alla fine un ragazzo che ha passato anni di sveglie all'alba, intere giornate al freddo a girare tra i pali ad un certo punto dice basta.
 
Peggio, ti caghi sotto!
Tra allenamento e gara c'è una differenza abissale.
Se vinci il timore iniziale poi cominci a prendere confidenza e la cosa ti appassiona al punto che quasi non riesci a farne a meno (così dicono i discesisti).
 
Tutti gli sport singoli praticati a livello agonistico sono massacranti, e chi ne esce vittorioso ha uno spirito di sacrificio ed abnegazione superiore alla norma, oppure un talento innato.

Se vuoi il risultato è così, testa bassa ed allenarsi. Il piacere di praticare la disciplina passa in secondo piano. Inutile dire che così lo sport lo si rovina, perchè se vuoi il risultato è così. Se vuoi goderti lo sport allora non devi praticarlo a livello agonistico.
 
No, gli allenatori non vogliono sempre forgiare il nuovo Tomba, sono le cifre che chiedono ai genitori ed i genitori stessi dei ragazzi che credono di avere il campione in casa e far diventare tutto il gioco un gioco "perverso".
Mi spiego: se io pago migliaia di euro all'anno per far allenare mio figlio mi aspetto dei risultati e l'allenatore che chiede quelle cifre me ne deve rendere conto, se i risultati non arrivano: capito che logica del piffero?
Viceversa, vivere lo sci come una passione, uno sport in cui il risultato in gara è uno degli aspetti, ma non l'unico obiettivo che conta, probabilmente non allontanerebbe dallo sci tanti ragazzi.
Guarda, in questi anni ne ho viste un bel pò, da genitori/allenatori invasati a cronometristi che sbagliano i tempi a giudici che riammettono ragazzi in gara etc., etc., per cui non mi stupisco se alla fine un ragazzo che ha passato anni di sveglie all'alba, intere giornate al freddo a girare tra i pali ad un certo punto dice basta.

Il problema del "genitore fanatico" come lo chiamo io è un po comune a tutti gli sport che si praticano quando si è ragazzi e spesso è la molla che ti fa smettere..oppure puo essere anche l'allenatore...magari non nello sci ma io ti assicuro che quando facevo basket il nostro allenatore non so se credeva di allenare la nazionale..dimenticando sopratutto il divertimento che spinge il giovane ad affrontare l'attivita agonistica..
 
Peggio, ti caghi sotto!
Tra allenamento e gara c'è una differenza abissale.
Se vinci il timore iniziale poi cominci a prendere confidenza e la cosa ti appassiona al punto che quasi non riesci a farne a meno (così dicono i discesisti).

A che età si comincia a fare libera e super g? un allenatore come individua un ragazzo potenzialmente dotato per queste discipline? come si inizia ad abituarsi alle velocita ma quelle alte alte come hai detto tu?
 
Quello che mi ricordo della vita dell'agonistica è soprattutto FATICA!
A cominciare dalla presciistica. Avete mai fatto presciistica? Ecco quella Agonistica è 10 volte tanto, da sudare sangue. :sudato:
Oltre a quello mi ricordo che battavamo le piste a scaletta. :shock: :sudato:
Ancora prima di iniziare la stagione avevamo le gambe come 2 pistoni-
Poi sciavamo quasi tutti giorni a fare paletti (quelli di legno :D ).
Questo più di venti - venticinque anni fa, forse oggi le cose sono cambiate.
Le gare poi sono un'altra cosa, ognuno alla fine gareggia per se stesso.
Le libere? 2 parole: preparazione fisica e coraggio.
 
Lo sport agonistico è sacrificio senza la certezza del ritorno,è passione perchè altrimenti smetti o dici che ti faceva schifo (ma stranamente eri scarso)è umiltà perchè se le cose non vanno è quasi sempre colpa tua è un'avventura che ti trasforma e ti insegna a non banfare è un dono perchè ti trovi ad essere bravo a fare una cosa e questo non ha prezzo...il superg inizi a farlo il primo hanno ragazzi (11)la discesa in categoria giovani...inizi con discese più facili,poi a seconda del livello ti trovi a competere su terreni più tecnici,fai allenamenti specifici d'estate e se ti caghi addosso non fai discesa...

Attualmente i più grandi sciatori di sci estremo (vedi davo karnicar o Chris Davenport)provengono da un passato agonistico,nella vita non ci si inventa nulla...a parte molte volte nei forum!
 
Lo sport agonistico è sacrificio senza la certezza del ritorno,è passione perchè altrimenti smetti o dici che ti faceva schifo (ma stranamente eri scarso)è umiltà perchè se le cose non vanno è quasi sempre colpa tua è un'avventura che ti trasforma e ti insegna a non banfare è un dono perchè ti trovi ad essere bravo a fare una cosa e questo non ha prezzo...il superg inizi a farlo il primo hanno ragazzi (11)la discesa in categoria giovani...inizi con discese più facili,poi a seconda del livello ti trovi a competere su terreni più tecnici,fai allenamenti specifici d'estate e se ti caghi addosso non fai discesa...

Attualmente i più grandi sciatori di sci estremo (vedi davo karnicar o Chris Davenport)provengono da un passato agonistico,nella vita non ci si inventa nulla...a parte molte volte nei forum!

In cosa consistono gli allenamenti specifici estivi per la discesa?
 
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