Il discorso è lungo e complesso, per il semplice fatto che lo sci (come qualsiasi sport individuale) vive due momenti: da una parte la "costruzione" di un gruppo di lavoro in cui le singole componenti fanno da traino per gli altri (come in uno sport di squadra) ma poi, nel momento cruciale del lavoro, cioè la competizione, sei da solo.
Questa differenza sostanziale (ho anch'io giocato a basket per molti anni, ora faccio del sano agonismo amatoriale sugli sci) comporta che l'allenatore deve innanzi tutto dedicarsi a motivare ognuno per quelle che sono le sue capacità, il bravo allenatore non è quello che porta sempre gli stessi atleti sul podio, ma quello che porta anche gli altri del suo gruppo ad avvicinarsi o a raggiungere il podio e questo avviene nelle gambe e nella testa del singolo.
Motivare, infondere sicurezza attraverso il lavoro tecnico di miglioramento della sciata, capire dove ognuno è carente e spiegare come superare le difficoltà.
Quindi lavoro di gruppo per sfruttare le inevitabili dinamiche di competizione tra i singoli appartenenti al gruppo, ma allo stesso tempo molto lavoro individuale per dare ad ognuno i mezzi per superare le difficoltà.
Le discipline veloci sono poi una cosa molto particolare: innanzi tutto devi essere sereno e per essere sereno devi avere piena padronanza della tecnica e della strategia da seguire in tracciato. Essere abituato alla velocità, ma quella vera, quella che ti fa sentire il casco che tende a volar via nonostante sia ben allacciato ed essere abituato a gestire l'imprevisto, come un arrettramento durante un salto oppure gestire una traiettoria difficile. Spesso vedo ragazzi del mio sciclub che si cimentano in superG andare nel park a fare i salti, per abituarsi a stare in volo, oppure per provare gli stacchi e gli atterraggi.
Insomma, non è per nulla semplice, e ci vuole anche un bel fegato per affrontare una discesa a 100 e passa km/h su due assi di legno, oltre che una preparazione fisica e tecnica di assoluto valore.