dick dastardly
CHE LA POLVO SIA CON TE
non ho parole, lo han lasciato morire stremato......
MILANO, 17 febbraio 2009 - Le immagini non tradiscono. E sono di quelle che lasciano in apnea. Destinate a rinfocolare polemiche e dolori. Qualche giorno fa, il padre di Federico Campanini, la guida argentina morta sull'Aconcagua nella notte tra l'8 e il 9 gennaio, durante la spedizione nella quale era deceduta anche l'italiana Elena Senin, aveva annunciato di aver chiesto alla magistratura di avviare un'indagine sulla morte del figlio.
LE ACCUSE - "Non sono convinto che abbiano lasciato Federico quando era già morto. Lo hanno lasciato lassù vivo, e non avevano mai pensato che questo video potesse venir fuori", ha detto Carlos Campanini ricordando che, subito dopo le operazioni di soccorso, la squadra argentina che ha compiuto il salvataggio aveva detto di aver lasciato in cima alla montagna Federico, 31 anni, perché era già morto. "Pensavano di essere alla ricerca di un cadavere, invece avevano trovato un superstite", l'amara conclusione di Carlos Campanini. E purtroppo le immagini, crude, paiono dargli ragione.
"Non si muove, ho chiesto alla giudice l'autorizzazione per lasciarlo sul posto", dice uno dei membri della squadra di soccorso nel video. Frattanto, si vede Federico Campanini che, in ginocchio e legato in vita, tenta di rimettersi in piedi. Dopodichè si ascoltano alcune esortazioni a rialzarsi, condite da insulti e un'invocazione del cameraman: "Che Dio l'aiuti e gli dia la forza di rialzarsi". Campanini tenta invano di ritrovare la posizione eretta, le squadre di soccorso, munite solo di una corda - senza bombole d'ossigeno, sacchi termici o barelle -, lo strattonano senza esito e poi l'abbandonano.
A Bragno, una piccola frazione di Cairo Montenotte, in val Bormida, provincia di Savona, abitano i due uomini della piccola comitiva: Matteo Refrigerato, 35 anni, e Mirko Affasio, di 39. Le loro famiglie risiedono in corso Stalingrado, a poche decine di metri l'una dall'altra. Una pattuglia di carabinieri vigila sulla loro privacy. "Legatissimi e soprattutto innamorati della montagna, passione che condividevano insieme da tanto tempo", dicono di loro in paese. Nessuno dei due è sposato. Refrigerato lavora per l'azienda di famiglia, la Re.Ca. Officine e costruzioni meccaniche di Dego (Savona). Affasio è capo reparto in una grande industria meccanica di Vado Ligure, sempre in provincia di Savona. I due si erano rivolti alla Star Mountain di Finale Ligure, una piccola agenzia di viaggi specializzata che ha messo a loro disposizione la logistica per raggiungere l'Aconcagua, cima che non comporta particolari difficoltà alpinistiche se non per l'altitudine (quasi 7000 metri) e le condizioni meteorologiche. "Loro avevano una nostra guida locale patentata e sicuramente esperta dell'Aconcagua - spiega Marcello Cominetti uno dei titolari dell'agenzia, anche lui alpinista - ma che ha accompagnato la terza donna del gruppo che ha scelto di tornare indietro, Antonella Targa, al campo base prima dell'ascesa della vetta. Gli altri quattro hanno invece scelto di proseguire con il loro amico argentino". È lui, secondo le informazioni giunte a Star Mountain, che ha la radio e ha avvisato dell'incidente, lanciando la richiesta di soccorso. "Matteo era un alpinista prudente e con grande esperienza - dice suo zio Renato - avevamo parlato insieme della spedizione e dell'attrezzatura per affrontarla". "Già in passato - dicono di loro alcuni alpinisti della Valbormida - avevano effettuato escursioni in Nepal e in Tibet. Non sono degli sprovveduti. Gente insomma che conosce bene la montagna".
A Ivrea attende con trepidazione notizie il padre di Elena Senin, terza componente della spedizione. Appassionata di montagna sin da bambina, Elena lavora a Milano e ha 38 anni. A Milano risiede la quarta componente del gruppo, Marina Attanasio, responsabile delle risorse umane della divisione italiana di una multinazionale tedesca della logistica. Ha tirato invece un sospiro di sollievo Mario Accorsi, marito di Antonella Targa, di Sant'Agata Bolognese, l'unica del gruppo ad aver abbandonato l'ascensione prima dell'ultimo strappo verso la vetta. Non si era sentita bene ed aveva preferito rientrare, accompagnata da una guida. "Di certo Antonella non ripartirà se prima non viene trovato il resto del gruppo, la dovrebbero portare via con la forza..", ha detto Mario Accorsi dopo aver parlato con la moglie.
http://video.gazzetta.it/?vxSiteId=...740-fd16-11dd-9a2b-00144f02aabc&vxBitrate=300
MILANO, 17 febbraio 2009 - Le immagini non tradiscono. E sono di quelle che lasciano in apnea. Destinate a rinfocolare polemiche e dolori. Qualche giorno fa, il padre di Federico Campanini, la guida argentina morta sull'Aconcagua nella notte tra l'8 e il 9 gennaio, durante la spedizione nella quale era deceduta anche l'italiana Elena Senin, aveva annunciato di aver chiesto alla magistratura di avviare un'indagine sulla morte del figlio.
LE ACCUSE - "Non sono convinto che abbiano lasciato Federico quando era già morto. Lo hanno lasciato lassù vivo, e non avevano mai pensato che questo video potesse venir fuori", ha detto Carlos Campanini ricordando che, subito dopo le operazioni di soccorso, la squadra argentina che ha compiuto il salvataggio aveva detto di aver lasciato in cima alla montagna Federico, 31 anni, perché era già morto. "Pensavano di essere alla ricerca di un cadavere, invece avevano trovato un superstite", l'amara conclusione di Carlos Campanini. E purtroppo le immagini, crude, paiono dargli ragione.
"Non si muove, ho chiesto alla giudice l'autorizzazione per lasciarlo sul posto", dice uno dei membri della squadra di soccorso nel video. Frattanto, si vede Federico Campanini che, in ginocchio e legato in vita, tenta di rimettersi in piedi. Dopodichè si ascoltano alcune esortazioni a rialzarsi, condite da insulti e un'invocazione del cameraman: "Che Dio l'aiuti e gli dia la forza di rialzarsi". Campanini tenta invano di ritrovare la posizione eretta, le squadre di soccorso, munite solo di una corda - senza bombole d'ossigeno, sacchi termici o barelle -, lo strattonano senza esito e poi l'abbandonano.
A Bragno, una piccola frazione di Cairo Montenotte, in val Bormida, provincia di Savona, abitano i due uomini della piccola comitiva: Matteo Refrigerato, 35 anni, e Mirko Affasio, di 39. Le loro famiglie risiedono in corso Stalingrado, a poche decine di metri l'una dall'altra. Una pattuglia di carabinieri vigila sulla loro privacy. "Legatissimi e soprattutto innamorati della montagna, passione che condividevano insieme da tanto tempo", dicono di loro in paese. Nessuno dei due è sposato. Refrigerato lavora per l'azienda di famiglia, la Re.Ca. Officine e costruzioni meccaniche di Dego (Savona). Affasio è capo reparto in una grande industria meccanica di Vado Ligure, sempre in provincia di Savona. I due si erano rivolti alla Star Mountain di Finale Ligure, una piccola agenzia di viaggi specializzata che ha messo a loro disposizione la logistica per raggiungere l'Aconcagua, cima che non comporta particolari difficoltà alpinistiche se non per l'altitudine (quasi 7000 metri) e le condizioni meteorologiche. "Loro avevano una nostra guida locale patentata e sicuramente esperta dell'Aconcagua - spiega Marcello Cominetti uno dei titolari dell'agenzia, anche lui alpinista - ma che ha accompagnato la terza donna del gruppo che ha scelto di tornare indietro, Antonella Targa, al campo base prima dell'ascesa della vetta. Gli altri quattro hanno invece scelto di proseguire con il loro amico argentino". È lui, secondo le informazioni giunte a Star Mountain, che ha la radio e ha avvisato dell'incidente, lanciando la richiesta di soccorso. "Matteo era un alpinista prudente e con grande esperienza - dice suo zio Renato - avevamo parlato insieme della spedizione e dell'attrezzatura per affrontarla". "Già in passato - dicono di loro alcuni alpinisti della Valbormida - avevano effettuato escursioni in Nepal e in Tibet. Non sono degli sprovveduti. Gente insomma che conosce bene la montagna".
A Ivrea attende con trepidazione notizie il padre di Elena Senin, terza componente della spedizione. Appassionata di montagna sin da bambina, Elena lavora a Milano e ha 38 anni. A Milano risiede la quarta componente del gruppo, Marina Attanasio, responsabile delle risorse umane della divisione italiana di una multinazionale tedesca della logistica. Ha tirato invece un sospiro di sollievo Mario Accorsi, marito di Antonella Targa, di Sant'Agata Bolognese, l'unica del gruppo ad aver abbandonato l'ascensione prima dell'ultimo strappo verso la vetta. Non si era sentita bene ed aveva preferito rientrare, accompagnata da una guida. "Di certo Antonella non ripartirà se prima non viene trovato il resto del gruppo, la dovrebbero portare via con la forza..", ha detto Mario Accorsi dopo aver parlato con la moglie.
http://video.gazzetta.it/?vxSiteId=...740-fd16-11dd-9a2b-00144f02aabc&vxBitrate=300
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