Non possiamo querelare "la montagna" (o la strada)... quindi vietiamo tutto a tutti
In Italia, se mi faccio male sul marciapiede querelo il Comune perchè quella mattonella su cui sono inciampato era mossa. Se mi faccio male sulle scale mobili di un centro commerciale denuncio il centro commerciale o il costruttore delle scale mobili. Siamo arrivati che se mi faccio male sulle piste da sci, denuncio o chi mi ha tagliato la strada o chi gestisce le piste o le seggiovie.
Distante "da dove si riesce ancora a sentire il profumo del letame" è in voga la filosofia del "non è mai colpa mia". Se qualcosa di negativo succede c'è sempre qualcuno da querelare.
Moltissime persone hanno abbracciato questo modo di pensare che molto facilmente ci solleva dal pesante macigno della responsabilità personale.
Queste persone vanno in montagna. Fino a poco tempo fa sciavano solo in pista. Anni fa se ci si faceva male in pista non so come succedesse ma immagino che ce se la sbrigava "tra uomini", si rimaneva in contatto, ci si veniva incontro. Ora ogni incidente fornisce almeno in linea teorica la possibilità di querelare e denunciare qualcuno.
E se quella gente inizia a sciare fuoripista o a navigare laddove la montagna non ha scale mobili, riscaldamento e centri benessere? Succede quello che sta succedendo ora: seggiovie dal parcheggio alla seggiovia (una seggiovia per andare a prendere una seggiovia!!!), si stacca una valanga e si cerca qualcuno per dare la colpa. Muore qualcuno in montagna e ci si chiede come mai non sia stato bonificato il pendio e si querela qualcuno.
La responsabilità personale viene eliminata. Quest ocrea un pessimo modo di ragionare nella gente: ho pagato lo skipass, se tramite seggiovia ho raggiunto questo posto, se mi butto fuoripista sono sicuro perchè la società degli impianti è tenuta a rendermi tutto facile e sicuro. E se mi va male li denuncio.
Analogia: ogni negozio raggiungibile da una scala mobile deve essere messo in sicurezza.
E quando la colpa non è attribuibile alla scala mobile o al gestore del centro commerciale?
Inizieranno le querele "alla montagna"? Denuncio il pendio perchè era instabile ed io "umano protetto dalla società" esigo che tutto il mondo ai miei piedi sia sicuro e sottomesso alle mie regole?
Ed ecco che se qualcuno sbaglia e partendo da una funivia va a finire in un crepaccio o sotto una valanga iniziano le discussioni su "chi querelare" e di chi è la colpa. Alla fine non ne veniamo sempre fuori perchè la colpa è "della montagna" che non si può querelare (almeno fino ad ora) e appare timidamente all'orizzonte la "responsabilità personale" quel bel valore attualmente cancellato grazie alla corsa verso la massima e perfetta tutela dell'individuo. Sbagliare ed accettarne le conseguenze, porta, se usato come principio educatore a evitare di sbagliare per limitare le conseguenze. Una società nella quale le persone non hanno mai cozzato contro il muro del "hai sbagliato e paghi" porta le persone a rischiare in montagna... e lo sbaglio in questo caso ha conseguenze a volte tragiche.
Serve un cambio culturale e non un inasprimento di controlli, pene, e divieti.
Se si va in montagna, fuori dalle piste battute si accetta che vi sia del rischio. La colpa (se si può parlar di colpa) non va ricercata in istituzioni o enti. Se sto sciando in Montagna, sbaglio e mi faccio male è colpa mia.
Ed invece pare che poichè non si può querelare la montagna la legislazione si stia muovendo non sulla evidenziazione della reponsabilità personale ma sul vietare quello che non è denunciabile e che non può essere portato in tribunale o trasformato in soldi.
In Italia, se mi faccio male sul marciapiede querelo il Comune perchè quella mattonella su cui sono inciampato era mossa. Se mi faccio male sulle scale mobili di un centro commerciale denuncio il centro commerciale o il costruttore delle scale mobili. Siamo arrivati che se mi faccio male sulle piste da sci, denuncio o chi mi ha tagliato la strada o chi gestisce le piste o le seggiovie.
Distante "da dove si riesce ancora a sentire il profumo del letame" è in voga la filosofia del "non è mai colpa mia". Se qualcosa di negativo succede c'è sempre qualcuno da querelare.
Moltissime persone hanno abbracciato questo modo di pensare che molto facilmente ci solleva dal pesante macigno della responsabilità personale.
Queste persone vanno in montagna. Fino a poco tempo fa sciavano solo in pista. Anni fa se ci si faceva male in pista non so come succedesse ma immagino che ce se la sbrigava "tra uomini", si rimaneva in contatto, ci si veniva incontro. Ora ogni incidente fornisce almeno in linea teorica la possibilità di querelare e denunciare qualcuno.
E se quella gente inizia a sciare fuoripista o a navigare laddove la montagna non ha scale mobili, riscaldamento e centri benessere? Succede quello che sta succedendo ora: seggiovie dal parcheggio alla seggiovia (una seggiovia per andare a prendere una seggiovia!!!), si stacca una valanga e si cerca qualcuno per dare la colpa. Muore qualcuno in montagna e ci si chiede come mai non sia stato bonificato il pendio e si querela qualcuno.
La responsabilità personale viene eliminata. Quest ocrea un pessimo modo di ragionare nella gente: ho pagato lo skipass, se tramite seggiovia ho raggiunto questo posto, se mi butto fuoripista sono sicuro perchè la società degli impianti è tenuta a rendermi tutto facile e sicuro. E se mi va male li denuncio.
Analogia: ogni negozio raggiungibile da una scala mobile deve essere messo in sicurezza.
E quando la colpa non è attribuibile alla scala mobile o al gestore del centro commerciale?
Inizieranno le querele "alla montagna"? Denuncio il pendio perchè era instabile ed io "umano protetto dalla società" esigo che tutto il mondo ai miei piedi sia sicuro e sottomesso alle mie regole?
Ed ecco che se qualcuno sbaglia e partendo da una funivia va a finire in un crepaccio o sotto una valanga iniziano le discussioni su "chi querelare" e di chi è la colpa. Alla fine non ne veniamo sempre fuori perchè la colpa è "della montagna" che non si può querelare (almeno fino ad ora) e appare timidamente all'orizzonte la "responsabilità personale" quel bel valore attualmente cancellato grazie alla corsa verso la massima e perfetta tutela dell'individuo. Sbagliare ed accettarne le conseguenze, porta, se usato come principio educatore a evitare di sbagliare per limitare le conseguenze. Una società nella quale le persone non hanno mai cozzato contro il muro del "hai sbagliato e paghi" porta le persone a rischiare in montagna... e lo sbaglio in questo caso ha conseguenze a volte tragiche.
Serve un cambio culturale e non un inasprimento di controlli, pene, e divieti.
Se si va in montagna, fuori dalle piste battute si accetta che vi sia del rischio. La colpa (se si può parlar di colpa) non va ricercata in istituzioni o enti. Se sto sciando in Montagna, sbaglio e mi faccio male è colpa mia.
Ed invece pare che poichè non si può querelare la montagna la legislazione si stia muovendo non sulla evidenziazione della reponsabilità personale ma sul vietare quello che non è denunciabile e che non può essere portato in tribunale o trasformato in soldi.