Finalmente la prima pellata stagionale. Inizialmente si era pensato al rifugio Azzoni sul Resegone ma le pessime condizioni stradali trovate dalla mia compagna di fatica il giorno prima per salire a Introbio ci suggeriscono di evitare i 16 km di tornanti senza guard-rail per arrivare a Morterone.
Optiamo quindi per una gita più facile dal punto di vista logistico. Dato che a Bobbio ci sarà il carnaio, decidiamo di sfruttare la funivia dei Piani di Artavaggio per salire la Cima Piazzo e il Monte Sodadura. I puristi delle pelli, volendo evitare la funivia, possono proseguire in macchina da Moggio fino alla Culmine San Pietro e da lì partire allungando la gita di circa un'oretta.
Il tempo di prima mattina a bassa quota non lascia presagire nulla di buono, nuvole grigie. All'arrivo della funivia (1650 m) la visibilità è praticamente nulla. Fortunamente troviamo un raqazzo che sale al rifugio Cazzaniga a lavorare (con le pelli grande!) e lo seguiamo fin lì. Appena arriviamo in vista dei due rifugi, Cazzaniga e Nicola, un sorriso illumina il mio faccione e da forza alla gamba svolgiata. Siamo sopra ad un mare di nuvole e vediamo i nostri obbiettivi di giornata davanti a noi
La Cima Piazzo dal Rifugio Nicola
Il Monte Sodadura dal Rifugio Nicola
Le Grigne fanno capolino
Dal Rifugio Nicola preferiamo puntare prima alla più facile Cima di Piazzo. Un traverso in leggera pendenza e poi la piccola rampetta finale. Credo che in meno di un'ora dal rifugo si possa fare. In cima tira un gran vento quindi non ci sperchiamo in foto. La voglia di scendere è tanta e la neve è farina di prima scelta. Salendo avevamo visto che tutti, per non racchettare un minimo sulla via del ritorno, si tenevano alti ed evitavano l'ultima parte della discesa. Un brevissimo ma sempre divertente canale. Le nostre tracce in discesa:
Il traverso per salire alla Cima di Piazzo e il Monte Sodadura
Le nostre tracce giù dalla Cima di Piazzo
Tornando al Rifugio Nicola
Una volta tornati al Nicola, rimettiamo le pelli e prendiamo la cresta che porta in cima al Monte Sodadura dalla quala la discesa sembra molto promettente. La cresta, sebbene corta, è abbastanza ripida, e nell'ultima parte c'è un passaggio che richiede di togliere gli sci. In caso di neve nura credo che servano i ramponi.
La cresta per salire al Monte Sodadura
I monti della Bergamasca visti dalla cresta del Sodadura
Una volta giunti in cima fraternizziamo con due bergamschi saliti da Piazzino nella valle opposta alla Valsassina e troviamo ad attenderci una maddonina decisamente trash. Durante la salita, guardando le tracce di discesa, non capivo come mai nessuna partisse dalle vetta ma tutti ridiscendessero per la cresta opposta per fare solo una parte del pendio in seguito. E' presente una piccola cornice, saranno circa 20-30 cm, il pendio è ripido e abbastanza esposto ma la neve è durissima nel primo tratto. L'innevamento non è perfetto ma con un piccolo traverso ci spostiamo leggermente in direzione del Nicola per evitare i sassi affioranti e mettiamo la nostra firma sul pendio.
La cima del Sodadura con la sua madonnina
Le nostre tracce giù dal Sodadura (sulla sinistra).
Da questo punto in poi ci rimmergiamo nelle nuvole ma fortunamente adesso qualcosa si vede. Nemmeno le nuvole però possono impederci di ritornare verso la funivia con una bella sciata in un fine polverino. A questo punto, anche se abbiamo già pagato la discesa in funivia, decidiamo di scendere per il bosco al paese di Moggio: pessima idea! Il sentiero è scavato nella neve fresca ed è decisamente troppo stretto per sciarci dentro. Bisogna fare i numeri per saltare da una parte all'altra. A metà della discesa ci rompiamo le scatole, mettiamo gli sci in spalla e scendiamo a piedi.
La discesa verso Moggio, meglio ricordarsi degli sci per evitare la neve nel coppino
Alla fine di tutto abbiamo fatto circa 600 m di dislivello in salita con le pelli e poco di più in discesa. Una gita breve e facile che però, grazie alle straordinarie condizioni della neve, ci ha regalato una bella giornata di sci.
Un grazie a Silvia per le foto e la compagnia.
Optiamo quindi per una gita più facile dal punto di vista logistico. Dato che a Bobbio ci sarà il carnaio, decidiamo di sfruttare la funivia dei Piani di Artavaggio per salire la Cima Piazzo e il Monte Sodadura. I puristi delle pelli, volendo evitare la funivia, possono proseguire in macchina da Moggio fino alla Culmine San Pietro e da lì partire allungando la gita di circa un'oretta.
Il tempo di prima mattina a bassa quota non lascia presagire nulla di buono, nuvole grigie. All'arrivo della funivia (1650 m) la visibilità è praticamente nulla. Fortunamente troviamo un raqazzo che sale al rifugio Cazzaniga a lavorare (con le pelli grande!) e lo seguiamo fin lì. Appena arriviamo in vista dei due rifugi, Cazzaniga e Nicola, un sorriso illumina il mio faccione e da forza alla gamba svolgiata. Siamo sopra ad un mare di nuvole e vediamo i nostri obbiettivi di giornata davanti a noi
La Cima Piazzo dal Rifugio Nicola
Il Monte Sodadura dal Rifugio Nicola
Le Grigne fanno capolino
Dal Rifugio Nicola preferiamo puntare prima alla più facile Cima di Piazzo. Un traverso in leggera pendenza e poi la piccola rampetta finale. Credo che in meno di un'ora dal rifugo si possa fare. In cima tira un gran vento quindi non ci sperchiamo in foto. La voglia di scendere è tanta e la neve è farina di prima scelta. Salendo avevamo visto che tutti, per non racchettare un minimo sulla via del ritorno, si tenevano alti ed evitavano l'ultima parte della discesa. Un brevissimo ma sempre divertente canale. Le nostre tracce in discesa:
Il traverso per salire alla Cima di Piazzo e il Monte Sodadura
Le nostre tracce giù dalla Cima di Piazzo
Tornando al Rifugio Nicola
Una volta tornati al Nicola, rimettiamo le pelli e prendiamo la cresta che porta in cima al Monte Sodadura dalla quala la discesa sembra molto promettente. La cresta, sebbene corta, è abbastanza ripida, e nell'ultima parte c'è un passaggio che richiede di togliere gli sci. In caso di neve nura credo che servano i ramponi.
La cresta per salire al Monte Sodadura
I monti della Bergamasca visti dalla cresta del Sodadura
Una volta giunti in cima fraternizziamo con due bergamschi saliti da Piazzino nella valle opposta alla Valsassina e troviamo ad attenderci una maddonina decisamente trash. Durante la salita, guardando le tracce di discesa, non capivo come mai nessuna partisse dalle vetta ma tutti ridiscendessero per la cresta opposta per fare solo una parte del pendio in seguito. E' presente una piccola cornice, saranno circa 20-30 cm, il pendio è ripido e abbastanza esposto ma la neve è durissima nel primo tratto. L'innevamento non è perfetto ma con un piccolo traverso ci spostiamo leggermente in direzione del Nicola per evitare i sassi affioranti e mettiamo la nostra firma sul pendio.
La cima del Sodadura con la sua madonnina
Le nostre tracce giù dal Sodadura (sulla sinistra).
Da questo punto in poi ci rimmergiamo nelle nuvole ma fortunamente adesso qualcosa si vede. Nemmeno le nuvole però possono impederci di ritornare verso la funivia con una bella sciata in un fine polverino. A questo punto, anche se abbiamo già pagato la discesa in funivia, decidiamo di scendere per il bosco al paese di Moggio: pessima idea! Il sentiero è scavato nella neve fresca ed è decisamente troppo stretto per sciarci dentro. Bisogna fare i numeri per saltare da una parte all'altra. A metà della discesa ci rompiamo le scatole, mettiamo gli sci in spalla e scendiamo a piedi.
La discesa verso Moggio, meglio ricordarsi degli sci per evitare la neve nel coppino
Alla fine di tutto abbiamo fatto circa 600 m di dislivello in salita con le pelli e poco di più in discesa. Una gita breve e facile che però, grazie alle straordinarie condizioni della neve, ci ha regalato una bella giornata di sci.
Un grazie a Silvia per le foto e la compagnia.