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STORIA E IMPIEGO DEGLI A.R.VA, APPARECCHI Dl RICERCA IN VALANGA
INTRODUZIONE
Da sempre il problema della caduta di valanghe condiziona la vita degli abitanti e dei frequentatori della montagna durante i mesi invernali. Fino a pochi decenni fa, il rischio di essere coinvolti dalla caduta di valanghe riguardava esclusivamente coloro che vivevano, lavoravano e transitavano in zone a rischio per ragioni esistenziali e di sopravvivenza. Oggi, grazie alle conoscenze più approfondite ed alla maggiore attenzione riposta dagli enti pubblici preposti alla sicurezza dei cittadini, la caduta di valanghe causa un numero di vittime, su strade e nei centri abitati, proporzionalmente inferiore.
Rimangono tuttavia a rischio alcune categorie di persone che per motivi professionali sono chiamate spesso, per non dire sempre, a operare nella neve in qualunque condizione. Responsabili della gestione di piste di sci e impianti di risalita, militari, uomini del soccorso alpino, guide alpine responsabili di cantieri di alta quota, di strade di montagna o di centrali idroelettriche, non possono chiudersi in casa per evitare il rischio di incidenti e quindi devono imparare a convivere con il problema delle valanghe ed attrezzarsi di conseguenza.
Inoltre in questi ultimi decenni continua a crescere in maniera vertiginosa il numero di appassionati sportivi che praticano nuovi e vecchi sport che hanno in comune l'elemento neve: sci alpinismo e fuoripista, sci di fondo escursionismo, snow-board, monoscì, alpinismo invernale e anche estivo ad alte quote.
Per tutte queste persone diventa estremamente importante prevenire la possibilità di incidenti dovuti alla caduta di valanghe con l'ascolto regolare dei bollettini meteo-nivologici emessi dagli Uffici Valanghe Regionali e Provinciali dell'AINEVA nonché con lo studio e la conoscenza dei fenomeni che sono all'origine del distacco delle masse di neve. Ma purtroppo nonostante tutte queste precauzioni, e nonostante un corretto comportamento sul luogo di lavoro o di svago, ogni anno numerose sono le persone che rimangono vittime del fenomeno valanga. A incidente avvenuto, l'unica possibilità di salvezza per le persone travolte che non hanno subito traumi mortali durante il loro trascinamento verso valle, resta il veloce ritrovamento delle persone sepolte. Le statistiche parlano chiaro: il ritrovamento e di conseguenza la liberazione delle vie aeree deve avvenire entro pochi minuti, altrimenti le speranze di salvezza sono veramente ridotte al minimo.
DUE ESEMPI PRATICI
Per questo motivo due sono le regole fondamentali quando si opera in ambiente pericoloso: non essere mai da soli ed essere sempre equipaggiati con ARVA per potere eseguire con la massima rapidità un efficace azione di ricerca e di autosoccorso.
Infatti, salvo casi particolari nei quali i mezzi di soccorso sono estremamente vicini al luogo dell'incidente e ben organizzati, difficilmente essi potranno essere allertati in tempi ragionevoli e tanto meno potranno raggiungere il posto in pochi minuti con gli uomini e i mezzi necessari: cani da valanga, sonde pale ecc. Oltretutto se le condizioni meteo non sono favorevoli, I'elicottero non può volare e quindi i tempi di intervento si allungano inesorabilmente.
UN PO' DI STORIA
I primi A.R.VA nacquero nel 1940 per merito di un certo Bachler, Ufficiale dell'Esercito Svizzero, che per primo ebbe l'idea di equipaggiare tutti i suoi soldati di un qualcosa che permettesse di ritrovare chi veniva sepolto da una valanga sfruttando il principio delle onde elettromagnetiche o elettroniche. I tempi non erano però maturi per portare a termine un esperimento di questo genere; infatti si dovette aspettare fino al 1960 per fare un passo avanti nella sperimentazione di sistemi elettronici per la ricerca di sepolti in valanga.
In quell'anno infatti venne provato per la prima volta un magnete, da inserire nel tacco degli scarponi, che poteva essere segnalato da un detettore magnetico. Alcuni grossi problemi, come la scarsa maneggevolezza del detettore gli elevati costi, la scarsa portata di ricerca e l'impossibilità a effettuare un'azione di autosoccorso bloccarono anche questo tentativo. Lo sviluppo successivo data l'anno 1965: si basava sullo sfruttarnento delle onde elettromagnetiche del tipo utilizzato nei normali transistors.
Nel 1966 Lawton (USA) realizza il primo apparecchio rice-trasmittente di dimensione e peso tali da poter essere sfruttato sia per scopi professionali che sportivi: lo SKADI, così venne chiamato da Lawton, lavorava sulla bassa frequenza di 2,275 Khz. In seguito furono fatti dei tests anche con altre frequenze: 155 - 10 - 240 Khz e 108 Mhz ma che purtroppo non furono approfonditi più di tanto. Le prime sperimentazioni pratiche vennero svolte dall'Istituto per lo studio della neve e delle valanghe di Davos (Svizzera) nello stesso anno: ma una svolta decisiva al problema giunse per merito sempre dell'Esercito Svizzero quando nel 1969 decise di dotare tutti i suoi militari di un apparecchio che consentisse il ritrovamento del sepolto da parte dei suoi stessi compagni senza dipendere dalle squadre del soccorso organizzato.
La prima cosa che gli Svizzeri cercarono di stabilire fu la frequenza migliore da utilizzare in questo campo e soprattutto quale fosse la frequenza completamente libera da interferenze che potevano disturbare o addirittura impedire le ricerche.
Così, mentre la ditta austriaca Motronic realizzava prima l'apparecchio Pieps 1 e poi il Pieps 2 ricalcando le caratteristiche dell'americano Skadi, la casa svizzera Autophon costruiva il primo ARVA ad alta frequenza di 457 Khz chiamato Barrivox VS 68.
I due produttori avevano obiettivi completamente diversi: Autophon voleva produrre un apparecchio estremamente valido ed efficace sotto tutti gli aspetti, a scapito dell'economicità, destinato ad un'utenza professionale; Motronic invece si rivolse al mercato sportivo con uno strumento accessibile alla maggior parte degli sciatori alpinisti, un apparecchio meno valido ma che per il suo basso costo poteva interessare una fascia più ampia di acquirenti.
Il problema più grave scaturì nei paesi dove non esisteva ancora un apparecchio di produzione nazionale, come l'Italia, la Francia, la Germania e molti altri; qui infatti vennero commercializzati ARVA sia ad alta che a bassa frequenza creando una situazione di incompatibilità di frequenza fra i diversi utenti. Per queste motivate ragioni anche altri costruttori individuarono il problema e, dopo aver costruito ARVA a monofrequenza bassa come i tedeschi Redar e Ruf 1 e l'americano Ramer, realizzarono un tentativo di soluzione costruendo apparecchi che trasmettevano e ricevevano segnali su entrambe le frequenze: in Germania l'Ortovox e il Ruf 2, in Austria il Pieps 3 e DF, e in Francia l'ARVA 4000.
In Italia, grazie alle necessità delle truppe alpine e con la loro importante collaborazione, la ditta Fitre realizzò nel 1983 lo Snow Bip RT 75 A ad alta frequenza, che trovò subito un importante riscontro commerciale tra i professionisti della montagna a tutti i livelli. Le ricerche e gli studi successivi fatti sempre dall'Istituto di Davos erano tutti incentrati sull'individuazione delle caratteristiche ideali che questi strumenti dovevano avere:
Portata, che doveva essere la massima possibile.
* Massima velocità e facilità nella fase di ricerca.
' Precisione elevata nella localizzazione del sepolto.
* Massima affidabilità e minime rotture.
* Miglior rapporto qualità-prezzo.
* Minime interferenze dall'azione di agenti esterni.
* Unica frequenza in tutti i paesi.
Quest'ultima caratteristica è forse la più importante, anche se a prima vista potrebbe sembrare sufficiente che ogni componente un singolo gruppo abbia un apparecchio che emetta segnali sulla stessa frequenza dei suoi compagni Ma un'osservazione di questo tipo è sicuramente superficiale: dobbiamo infatti pensare all'importanza di poter soccorrere altri gruppi di sciatori anche se questi non hanno il nostro stesso A.R.VA, alla singola persona che si unisce casualmente ad altri gruppi, alle traversate in altre nazioni e all'incompatibilità con gli apparecchi impiegati dai professionisti militari e civili.
LE PROVE DELLA CISA-IKAR
Nel 1983 la CISA-IKAR, massimo organismo mondiale che si occupa di soccorso in montagna, decise di svolgere dei tests internazionali, ai quali parteciparono tutti i paesi dell'arco alpino, per individuare quale frequenza dovesse essere vivamente consigliata ai costruttori ed agli utenti finali.
Nel maggio del 1984 la CISA-IKAR emise un comunicato nel quale raccomandava caldamente l'utilizzo della sola frequenza alta, risultata di gran lunga la più efficace per le esigenze operative di professionisti e sportivi.
Il tempo di ricerca è inversamente proporzionale alla portata massima.
I 5'e 30" di tempo di ritrovamento in meno per l'alta frequenza rispetto alla bassa, rappresentano una percentuale maggiore del 40% di ritrovare in vita il sepolto. E non è poco, come dimostra questo esempio.
Due Gendarmi della Scuola di Alta Montagna di Chamonix (Francia), durante un'uscita di perlustrazione con le pelli, equipaggiati entrambi con ARVA ad alta frequenza, pale e sonde' furono travolti da una valanga. Uno dei due riuscì a liberarsi subito e ad organizzarsi immediatamente per il soccorso del compagno. In 10' poté trovarlo e liberarlo dalla morsa della neve, ma in condizioni di morte apparente. Venne salvato grazie al rapidissimo intervento del suo compagno ma 5' in più non avrebbero significato per lui la morte ?
Recentemente sono stati posti in commercio alcuni apparecchi a monofrequenza alta solo trasmittenti, che non hanno assolutamente nulla a che fare con gli ARVA: infatti non possono ricevere alcun segnale ma solo trasmetterlo.
Quindi non consentono nella maniera più assoluta di effettuare una valida ed efficace azione di autosoccorso. Purtroppo il loro prezzo ovviamente di molto inferiore a tutti gli altri apparecchi cerca-persone e il loro nome talvolta più o meno volutamente ingannevole, hanno consentito una certa diffusione di questi assurdi e inutili strumenti. Ancora molta strada dovrà essere percorsa per poter ridurre ulteriormente la possibilità che avvengano incidenti causati dal distacco di valanghe, dobbiamo muoverci in molte direzioni: dalla prevenzione sul terreno, con un comportamento corretto, alla prevenzione a tavolino, con lo studio e l'approfondimento scientifico dei fenomeni fisici e naturali che stanno alla base dell'elemento neve e dell'eventuale conseguenza negativa valanga.
INTRODUZIONE
Da sempre il problema della caduta di valanghe condiziona la vita degli abitanti e dei frequentatori della montagna durante i mesi invernali. Fino a pochi decenni fa, il rischio di essere coinvolti dalla caduta di valanghe riguardava esclusivamente coloro che vivevano, lavoravano e transitavano in zone a rischio per ragioni esistenziali e di sopravvivenza. Oggi, grazie alle conoscenze più approfondite ed alla maggiore attenzione riposta dagli enti pubblici preposti alla sicurezza dei cittadini, la caduta di valanghe causa un numero di vittime, su strade e nei centri abitati, proporzionalmente inferiore.
Rimangono tuttavia a rischio alcune categorie di persone che per motivi professionali sono chiamate spesso, per non dire sempre, a operare nella neve in qualunque condizione. Responsabili della gestione di piste di sci e impianti di risalita, militari, uomini del soccorso alpino, guide alpine responsabili di cantieri di alta quota, di strade di montagna o di centrali idroelettriche, non possono chiudersi in casa per evitare il rischio di incidenti e quindi devono imparare a convivere con il problema delle valanghe ed attrezzarsi di conseguenza.
Inoltre in questi ultimi decenni continua a crescere in maniera vertiginosa il numero di appassionati sportivi che praticano nuovi e vecchi sport che hanno in comune l'elemento neve: sci alpinismo e fuoripista, sci di fondo escursionismo, snow-board, monoscì, alpinismo invernale e anche estivo ad alte quote.
Per tutte queste persone diventa estremamente importante prevenire la possibilità di incidenti dovuti alla caduta di valanghe con l'ascolto regolare dei bollettini meteo-nivologici emessi dagli Uffici Valanghe Regionali e Provinciali dell'AINEVA nonché con lo studio e la conoscenza dei fenomeni che sono all'origine del distacco delle masse di neve. Ma purtroppo nonostante tutte queste precauzioni, e nonostante un corretto comportamento sul luogo di lavoro o di svago, ogni anno numerose sono le persone che rimangono vittime del fenomeno valanga. A incidente avvenuto, l'unica possibilità di salvezza per le persone travolte che non hanno subito traumi mortali durante il loro trascinamento verso valle, resta il veloce ritrovamento delle persone sepolte. Le statistiche parlano chiaro: il ritrovamento e di conseguenza la liberazione delle vie aeree deve avvenire entro pochi minuti, altrimenti le speranze di salvezza sono veramente ridotte al minimo.
DUE ESEMPI PRATICI
Per questo motivo due sono le regole fondamentali quando si opera in ambiente pericoloso: non essere mai da soli ed essere sempre equipaggiati con ARVA per potere eseguire con la massima rapidità un efficace azione di ricerca e di autosoccorso.
Infatti, salvo casi particolari nei quali i mezzi di soccorso sono estremamente vicini al luogo dell'incidente e ben organizzati, difficilmente essi potranno essere allertati in tempi ragionevoli e tanto meno potranno raggiungere il posto in pochi minuti con gli uomini e i mezzi necessari: cani da valanga, sonde pale ecc. Oltretutto se le condizioni meteo non sono favorevoli, I'elicottero non può volare e quindi i tempi di intervento si allungano inesorabilmente.
UN PO' DI STORIA
I primi A.R.VA nacquero nel 1940 per merito di un certo Bachler, Ufficiale dell'Esercito Svizzero, che per primo ebbe l'idea di equipaggiare tutti i suoi soldati di un qualcosa che permettesse di ritrovare chi veniva sepolto da una valanga sfruttando il principio delle onde elettromagnetiche o elettroniche. I tempi non erano però maturi per portare a termine un esperimento di questo genere; infatti si dovette aspettare fino al 1960 per fare un passo avanti nella sperimentazione di sistemi elettronici per la ricerca di sepolti in valanga.
In quell'anno infatti venne provato per la prima volta un magnete, da inserire nel tacco degli scarponi, che poteva essere segnalato da un detettore magnetico. Alcuni grossi problemi, come la scarsa maneggevolezza del detettore gli elevati costi, la scarsa portata di ricerca e l'impossibilità a effettuare un'azione di autosoccorso bloccarono anche questo tentativo. Lo sviluppo successivo data l'anno 1965: si basava sullo sfruttarnento delle onde elettromagnetiche del tipo utilizzato nei normali transistors.
Nel 1966 Lawton (USA) realizza il primo apparecchio rice-trasmittente di dimensione e peso tali da poter essere sfruttato sia per scopi professionali che sportivi: lo SKADI, così venne chiamato da Lawton, lavorava sulla bassa frequenza di 2,275 Khz. In seguito furono fatti dei tests anche con altre frequenze: 155 - 10 - 240 Khz e 108 Mhz ma che purtroppo non furono approfonditi più di tanto. Le prime sperimentazioni pratiche vennero svolte dall'Istituto per lo studio della neve e delle valanghe di Davos (Svizzera) nello stesso anno: ma una svolta decisiva al problema giunse per merito sempre dell'Esercito Svizzero quando nel 1969 decise di dotare tutti i suoi militari di un apparecchio che consentisse il ritrovamento del sepolto da parte dei suoi stessi compagni senza dipendere dalle squadre del soccorso organizzato.
La prima cosa che gli Svizzeri cercarono di stabilire fu la frequenza migliore da utilizzare in questo campo e soprattutto quale fosse la frequenza completamente libera da interferenze che potevano disturbare o addirittura impedire le ricerche.
Così, mentre la ditta austriaca Motronic realizzava prima l'apparecchio Pieps 1 e poi il Pieps 2 ricalcando le caratteristiche dell'americano Skadi, la casa svizzera Autophon costruiva il primo ARVA ad alta frequenza di 457 Khz chiamato Barrivox VS 68.
I due produttori avevano obiettivi completamente diversi: Autophon voleva produrre un apparecchio estremamente valido ed efficace sotto tutti gli aspetti, a scapito dell'economicità, destinato ad un'utenza professionale; Motronic invece si rivolse al mercato sportivo con uno strumento accessibile alla maggior parte degli sciatori alpinisti, un apparecchio meno valido ma che per il suo basso costo poteva interessare una fascia più ampia di acquirenti.
Il problema più grave scaturì nei paesi dove non esisteva ancora un apparecchio di produzione nazionale, come l'Italia, la Francia, la Germania e molti altri; qui infatti vennero commercializzati ARVA sia ad alta che a bassa frequenza creando una situazione di incompatibilità di frequenza fra i diversi utenti. Per queste motivate ragioni anche altri costruttori individuarono il problema e, dopo aver costruito ARVA a monofrequenza bassa come i tedeschi Redar e Ruf 1 e l'americano Ramer, realizzarono un tentativo di soluzione costruendo apparecchi che trasmettevano e ricevevano segnali su entrambe le frequenze: in Germania l'Ortovox e il Ruf 2, in Austria il Pieps 3 e DF, e in Francia l'ARVA 4000.
In Italia, grazie alle necessità delle truppe alpine e con la loro importante collaborazione, la ditta Fitre realizzò nel 1983 lo Snow Bip RT 75 A ad alta frequenza, che trovò subito un importante riscontro commerciale tra i professionisti della montagna a tutti i livelli. Le ricerche e gli studi successivi fatti sempre dall'Istituto di Davos erano tutti incentrati sull'individuazione delle caratteristiche ideali che questi strumenti dovevano avere:
Portata, che doveva essere la massima possibile.
* Massima velocità e facilità nella fase di ricerca.
' Precisione elevata nella localizzazione del sepolto.
* Massima affidabilità e minime rotture.
* Miglior rapporto qualità-prezzo.
* Minime interferenze dall'azione di agenti esterni.
* Unica frequenza in tutti i paesi.
Quest'ultima caratteristica è forse la più importante, anche se a prima vista potrebbe sembrare sufficiente che ogni componente un singolo gruppo abbia un apparecchio che emetta segnali sulla stessa frequenza dei suoi compagni Ma un'osservazione di questo tipo è sicuramente superficiale: dobbiamo infatti pensare all'importanza di poter soccorrere altri gruppi di sciatori anche se questi non hanno il nostro stesso A.R.VA, alla singola persona che si unisce casualmente ad altri gruppi, alle traversate in altre nazioni e all'incompatibilità con gli apparecchi impiegati dai professionisti militari e civili.
LE PROVE DELLA CISA-IKAR
Nel 1983 la CISA-IKAR, massimo organismo mondiale che si occupa di soccorso in montagna, decise di svolgere dei tests internazionali, ai quali parteciparono tutti i paesi dell'arco alpino, per individuare quale frequenza dovesse essere vivamente consigliata ai costruttori ed agli utenti finali.
Nel maggio del 1984 la CISA-IKAR emise un comunicato nel quale raccomandava caldamente l'utilizzo della sola frequenza alta, risultata di gran lunga la più efficace per le esigenze operative di professionisti e sportivi.
Il tempo di ricerca è inversamente proporzionale alla portata massima.
I 5'e 30" di tempo di ritrovamento in meno per l'alta frequenza rispetto alla bassa, rappresentano una percentuale maggiore del 40% di ritrovare in vita il sepolto. E non è poco, come dimostra questo esempio.
Due Gendarmi della Scuola di Alta Montagna di Chamonix (Francia), durante un'uscita di perlustrazione con le pelli, equipaggiati entrambi con ARVA ad alta frequenza, pale e sonde' furono travolti da una valanga. Uno dei due riuscì a liberarsi subito e ad organizzarsi immediatamente per il soccorso del compagno. In 10' poté trovarlo e liberarlo dalla morsa della neve, ma in condizioni di morte apparente. Venne salvato grazie al rapidissimo intervento del suo compagno ma 5' in più non avrebbero significato per lui la morte ?
Recentemente sono stati posti in commercio alcuni apparecchi a monofrequenza alta solo trasmittenti, che non hanno assolutamente nulla a che fare con gli ARVA: infatti non possono ricevere alcun segnale ma solo trasmetterlo.
Quindi non consentono nella maniera più assoluta di effettuare una valida ed efficace azione di autosoccorso. Purtroppo il loro prezzo ovviamente di molto inferiore a tutti gli altri apparecchi cerca-persone e il loro nome talvolta più o meno volutamente ingannevole, hanno consentito una certa diffusione di questi assurdi e inutili strumenti. Ancora molta strada dovrà essere percorsa per poter ridurre ulteriormente la possibilità che avvengano incidenti causati dal distacco di valanghe, dobbiamo muoverci in molte direzioni: dalla prevenzione sul terreno, con un comportamento corretto, alla prevenzione a tavolino, con lo studio e l'approfondimento scientifico dei fenomeni fisici e naturali che stanno alla base dell'elemento neve e dell'eventuale conseguenza negativa valanga.