Morte di Fogar

Comasco

Un cialtrone in blu
Oggi é morto Ambrogio Fogar, esploratore, da tempo immobilizzato a causa di un grave incidente stradale. Quelli della mia età se lo ricordano senz'altro in attività, ma credo che anche i più giovani ne conoscessero le imprese. A me, personalmente, ha insegnato ad amare i viaggi e la montagna (era un grande scialpinista).
E' stato un uomo coraggioso che, in una condizione terribile per uno come lui (completamente immobilizzato) ha mantenuto sino all'ultimo la speranza di potersi rialzare dal letto di sofferenza. Avevo uno zio che lo conosceva personalmente (anche lui viaggiava nei deserti, sul mare, sciava e arrampicava in montagna). Tempo fa l'ho sognato, arrampicavamo assieme in Grigna e lui mi faceva da primo e mi prendeva in giro perché, nonostante i materiali moderni, non riuscivo a "vedere" i passaggi che lui faceva con la sua attrezzatura anni '70...
Mi piace pensare che ora si siano reincontrati e che stiano parlando dei loro viaggi.
Ciao, Ambrogio... forse non sapevi neppure dell'esistenza di questo forum, ma piace pensare che ti avrebbe fatto piacere essere ricordato qua, in mezzo a tanti sportivi e amanti della montagna. Abbraccia lo zio Guido da parte mia.
 
un saluto ad un uomo che ha saputo vivere, mentre molti, parecchi,forse la maggioranza è capace solo di sopravvivere.
 
:( Mi dispiace un sacco! Quando ero piccolo me lo ricordo nei suoi viaggi al polo nord e dintorni, mi piaceva il modo in cui amava esplorare la natura, in ogni sua dimensione..e soprattutto la sua forza durante gli ultimi anni..
Addio Ambrogio! :clap: :clap: :clap:
 

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Un grande uomo che ha fatto sognare molti in paesi lontani!
Un uomo che ci ha fatto amare anche le piccole cose!

Questa è la sua storia....

Il destino conduce gli uomini su strade alle volte estremamente misteriose.
Ed è il destino l'autentico,assoluto protagonista della vicenda umana di Ambrogio Fogar,l'uomo che tentò di portare la sfida all'ignoto,al pericolo, oltre la soglia dell'umano.
La sua è una storia importante, vera e umana.
La storia di un uomo che,affascinato dall'incognito, dotato di uno spirito libero e avventuroso, scelse di sfidare la natura,vincendo molte battaglie, perdendone alcune, fino a combattere oggi quella più difficile: vivere attaccato alle macchine, portando avanti un'altra battaglia.
Quella che conduce all'esplorazione dell'io, dimostrando che si può essere ancora un uomo pur non camminando, pur dovendo dipendere, per vivere e respirare, dall'affidarsi a quelle macchine che lui, esploratore indomito amava così poco.
Fogar nasce a Milano il 13 agosto del 1941.
Sente sin da piccolo l'attrazione fatale per la natura e per le sfide estreme ad essa; decide di attraversare le Alpi con gli sci e lo fa, da grande testardo qual è.
Ma non gli basta, e così sceglie un'altra sfida, il volo: si arma di paracadute e si lancia 50 volte, fino a quando, un grave incidente, gli impedisce di continuare.
E allora lui decide di prendere il brevetto di volo e impara a guidare piccoli aerei; ma stà per avere l'incontro che gli cambierà la vita, quello che lo consegnerà alla leggenda.
Il mare. Le sue lunghe e incontaminate distese di un azzurro che alle volte fanno male agli occhi, la sua solitudine e il suo pericolo, due costanti che faranno parte, come una seconda pelle, del suo essere.
E' un amore immediato e assoluto.
E lo dimostra,il suo amore sia per esso che per l'avventura, imbarcandosi in una sfida temeraria: attraversare l'Atlantico del nord.
Ci riesce, e la cosa ha dell'incredibile, perché per buona parte del viaggio sarà costretto a navigare senza timone.
Nel 1972,appena tornato dal viaggio,progetta una nuova impresa:questa volta parteciperà alla regata Città del Capo-Rio De Janeiro.
Parte a gennaio,e ritorna. Giusto in tempo per lanciarsi in un'altra impresa,e questa volta in una di quelle da far tremare i polsi.
Sceglie infatti la traversata in solitario del mondo,ma non con i canoni classici:non sarebbe Fogar se non scegliesse la cosa più difficile.
Da est ad ovest,contro il senso delle correnti, contro il senso stesso dei venti.
E' un viaggio che lo cambierà profondamente.
Per tredici mesi,da novembre del 1973 a dicembre 1974 sarà solo con se stesso, aggrappato alla sua barca. Attorno a se soltanto il blu sconfinato degli oceani,per compagno il vento e la pioggia, quel senso di solitudine che coglie l'uomo alle prese con la natura,piccolo fuscello in balia dei suoi elementi.
Matura in se la convinzione di poter raccontare, grazie al bagaglio delle sue esperienze, un mondo fatto soltanto di suoni e colori che il cittadino e l'uomo qualunque non possono avvertire.
E' la base di quelle che saranno le sue esperienze successive, narrate poi nei suoi libri e attraverso quella straordinaria, incredibile esperienza che sarà Jonathan,dimensione avventura, il programma televisivo dell'allora Fininvest che lo farà conoscere al grande pubblico.
Partecipa ad una spedizione nel triangolo delle Bermuda, alla quale si unisce il grande Majorca, campione di immersione in apnea, lo pseudo sensitivo Uri Geller, e il professor Carabelli del Politecnico di Milano.
Lo scopo è quello di tentare di dare una spiegazione scientifica alle misteriose sparizioni di navi e aerei nella zona marina, compresa nelle acque attorno alle Bahamas.
L'esito della spedizione sarà per lui estremamente deludente.
Il destino, di cui parlavo all'inizio, decide di intrufolarsi nella sua vita.
E lo fa in maniera subdola.
Nel 1977 Fogar decide di partire con la sua barca, lo Spirit of Surprise, per un viaggio da Buenos Aires alle acque di Capo Horn.
Ad accompagnarlo c'è un giornalista ed amico, Mauro Mancini.
Il 19 gennaio 1978 è un giovedì.
I due amici stanno navigando quando un gruppo di orche attacca l'imbarcazione:in un lampo la barca affonda e i due riescono miracolosamente a salvarsi su una zattera di fortuna.
Senz'acqua ne cibo, le loro vite sono affidate all'imponderabile.
Per giorni e giorni i due sopravvivono grazie all'acqua piovana e a una piccola, microscopica riserva di grasso. Di quei giorni c'è traccia nel diario di Mancini: "Ambrogio Fogar è stato un marinaio esemplare e un uomo molto coraggioso". E ancora: "Desidero che il giornale tratti sempre Fogar con il rispetto e la dirittura morale con le quali si è comportato con me sulla zattera".
Sono parole importanti.
Perché quando il 2 aprile i naufraghi, salvati da un cargo greco, vengono finalmente tratti in salvo, avviene il vero dramma.
Debilitato dai giorni in mare, nel corso dei quali ha perso oltre 40 chili, Mancini muore all'improvviso.
Una dissennata campagna di stampa attribuisce a Fogar la responsabilità dell'accaduto.
Prima avrebbe indotto il giornalista a partire, forzandolo. Poi, una volta recuperati dopo 74 giorni trascorsi nella zattera, non avrebbe capito le vere condizioni di salute del giornalista, e - senza che fosse necessario - avrebbe costretto il capitano della Master Stefanos, il greco Hohannis Kukunaris, a cambiare rotta. Infine, avrebbe comunicato che andava tutto bene.
Non c'è nulla di vero, eppure Fogar diviene un comodo agnello sacrificale.
Quest'episodio lo tormenterà per sempre, scavando in lui una ferita mai più rimarginata.
Da questo momento qualsiasi cosa faccia, Fogar deve difenderla dall'aggressività dei media, che sembrano non perdonargli, inspiegabilmente, nulla di quello che fa o dice.
Progetta una spedizione al polo, in compagnia del fido Armaduck, il suo Husky. Si serve, per l'occasione, dell'appoggio aereo, cosa che non era prevista, ma che lui non smentirà mai. La spedizione non riesce e naturalmente ecco piombargli addosso la solita valanga di critiche.
Ma è arrivato per Fogar il momento di far fruttare tutte le esperienze accumulate nel corso degli anni, di quegli anni febbrili e vissuti a cento all'ora, alla ricerca spasmodica dei limiti umani, o forse, più semplicemente, alla ricerca in sé di qualcosa di oscuro.
Nasce così il progetto Jonathan,dimensione avventura.
E lo fa prendendo il nome del protagonista del romanzo di Bach,Il gabbiano Jonathan, simbolo di libertà e di voglia di immenso, di possibilità di esplorare e di viaggiare,senza altro limite che il cielo e il mare.
Il programma ha un successo straordinario,e và in onda per otto stagioni.
Sono anni intensi,in cui il suo spirito indomito sembra placarsi, teso com'è alla ricerca di posti,situazioni e storie coinvolgenti da presentare a quel pubblico e coloro che hanno sempre ammirato in lui lo spirito da novello Ulisse che sembra pervaderlo.
Ritorniamo ancora una volta al destino.
Che questa volta prepara il conto, e sarà un conto durissimo.
A settembre del 1992 Fogar partecipa al Rally Parigi Mosca Pechino.
L'auto non è il suo mezzo, non gli è congeniale: ma lo spirito di iniziativa lo spinge fatalmente all'ennesima prova.
Nel deserto del Turkmenistan la sua auto si capovolge.
La seconda vertebra si trancia,e si trancia anche il midollo spinale.
La diagnosi è terribile: Fogar non potrà mai più alzarsi da un letto, dovrà dipendere per sempre dalle macchine e dagli altri.
Proprio lui, il navigatore solitario, l'uomo che aveva accettato le sfide della natura con spirito guascone.
E pensare che aveva partecipato brillantemente ad altri rally, tra i quali tre Parigi Dakar e tre Rally dei faraoni. Esperienze che lo avevano portato a riconsiderare il suo rapporto con i mezzi meccanici.
Da quel settembre inizia per Fogar un calvario incredibile.
L'impossibilità di muoversi si unisce all'impossibilità di respirare in autonomia; per qualsiasi cosa deve essere aiutato da qualcuno,fin ai bisogni elementari.
"All'inizio ho pensato molte volte di morire, ho pregato le mie sorelle di portarmi in Olanda per farla finita. È difficile accettarsi quando non sei più quello di prima: ogni impulso è una frustata, ogni desiderio una ferita, nelle mie condizioni devi chiedere aiuto anche per grattarti il naso", dice in un'intervista al Corriere della Sera.
Ma se il suo spirito indomito sembrava fiaccato, pure Fogar trova,con il tempo, forze sconosciute alle quali aggrapparsi. E così inizia la sua battaglia,solitaria, anche se aiutato dalla famiglia, ad un male terribile e crudele.
Racconta ancora: ""È la forza della vita che ti insegna a non mollare mai, anche quando sei sul punto di dire basta - spiega -. Ci sono cose che si scelgono e altre che si subiscono. Nell'oceano ero io a scegliere, e la solitudine diventava una compagnia. In questo letto sono costretto a subire, ma ho imparato a gestire le emozioni e non mi faccio più schiacciare dai ricordi. Non mi arrendo, non voglio perdere..."."
Le parole di una tempra indomita, non piegabile.
"C'è una vita che continua e non posso dire che la mia sia noiosa o monotona".
Sono le parole di un uomo che nonostante tutto non molla.
E così decide di partecipare ad un giro d'Italia in barca a vela, dimostrando che nulla è impossibile, nemmeno per un ammalato nelle sue condizioni. Scrive libri, detta articoli, diventa attivista di Greenpeace nella difesa delle balene.
""Quando sei così, non hai alternative. Più del coraggio serve la speranza, la fede in Dio, la forza che ti dà una persona amica"
Non arrendersi, mai.
E oggi, grazie al progresso della medicina, allo studio sulle staminali, si apre un piccolo, fugace barlume di speranza.
Fogar lo sa, e si aggrappa a questo.
Tutto questo è invano...oggi ci ha lasciato!
 

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Addio Ambrogio,

oggi se ne è andato un grande uomo :clap: , ho avuto la fortuna di conoscere che grande persona era attraverso le lettere a cui rispondeva da immobilizato negli ultimi anni della rivista nolimits, mi sarebbe piaciuto dirgli grazie per tutte le cose che mi ha insegnato leggendo le sue parole, prima fra tutte mi ha insegnato ad amare la libertà

Addio Ambrogio e grazie di tutto
:ad: :ad: :ad: :ad:
 
poco meno di un mese fa sportitalia ha trasmesso uno speciale su Ambrogio Fogar, molto toccante. se lo riprongono, oggi o in settimana, nn perdetelo.

L.
 
Me lo ricordo eccome quando faceva jonathan! Quante imprese con il suo armaduck!!!

Era un grande e lo è stato fino alla fine.

In uno speciale di qualche anno fa disse "la mia è stata una vita a volte bella, a volte triste, ma è stata sicuramente una vita che ha valso la pena di vivere!!!"
Come dargli torto...

Addio ambrogio, sappi che non te ne sei andato per niente! :( :clap:
 
Il modo con cui ha affrontato gli ultimi anni della sua vita stanno a dimostrare dove stava la ragione, ma non posso non ricordare che ai tempi delle sue imprese aveva un numero impressionante di detrattori, dicevano che le sue imprese erano false, che si faceva riprendere a camminare sui ghiacci del polo e che poi di nascosto si faceva trasportare in elicottero, gli hanno anche attribuito la responsabilità della morte del giornalista che era con lui (tra l'altro suo amico) al momento dell'incidente...
Molti di questi saranno coloro che lo celebreranno nei coccodrilli dei telegiornali di questa sera.
 
Un personaggio strano, di cui all'epoca non ero molto ammiratore.
Successivamente ho avuto modo di apprezzarlo meglio, leggendo i suoi scritti e visionando delle sue interviste televisive.

Addio Ambrogio
:( :( :(
 
dev'essere stato un grande uomo.
ha capito che il legame che c'e' tra uomo e natura ci permette di vivere, e non di sopravvivere. colma quel senso di vuoto e ci fa sentire parte di qualcosa di grande.

ciao a tutti e speriamo che quest'anno scenda tanta di quella neve che finiamo di powderizzare a luglio dell'anno prx...:!!!!!!

jerry
 
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