L'attacco alla vetta del K2 è scattato nella notte tra giovedì e venerdì: da campo 4 sono partiti 17 alpinisti (membri di spedizioni di Olanda, Serbia, Corea, Norvegia e Italia) poco dopo mezzanotte. Due gli italiani, il valtellinese Marco Confortola e il bresciano Roberto Manni: quest'ultimo ha rinunciato già nella mattinata di ieri per un malessere. Gli altri hanno proseguito attraversando i punti più delicati, ovvero il 'collo di bottiglia' e il traverso successivo, arrivando nel tardo pomeriggio nei pressi della vetta.
Durante l'ascensione un alpinista serbo e poi uno coreano sono precipitati dalle pendici della montagna. Ancora non è chiaro chi ha raggiunto la cima e chi no. A causa dell'orario, in molti hanno dovuto bivaccare in alta quota oppure tentare la discesa al buio. Una discesa resa ancora più difficile dalla caduta di un seracco che ha portato via le corde fisse, strumento che avrebbe agevolato il rientro al campo 4. Pare che solo un alpinista olandese e uno sherpa nepalese siano riusciti a raggiungere le tende.
Marco Confortola ha trascorso la notte in una buca scavata nella neve a 8.300 metri di quota, con il capospedizione olandese, Wilco van Rooijan, e alle prime luci dell'alba ha iniziato la discesa. In loro soccorso sono saliti altri alpinisti statunitensi e olandesi che si trovavano ai campi di alta quota. Secondo quanto si è appreso, inoltre, durante la discesa un alpinista si è ferito in una caduta e il suo soccorso ha rallentato ancora di più il rientro verso valle. Le poche notizie che arrivano dal Pakistan sono riportate dall'alpinista Mario Panzeri, reduce dalla scalata al Broad Peak, che si trova al campo base del K2 ed è in contatto con Agostino Da Polenza, già protagonista nelle scorse settimane del soccorso di Walter Nones e Simon Kehrer sul Nanga Parbat.