pat
Well-known member
Ieri bella giornata in montagna, anche se da solo.
Dalle previsioni della nuvolosità di Bolam 6.5 tratte da www.westwind.ch mi era sembrato che una delle poche zone montuose che ieri sarebbero rimaste fuori dalle nubi fosse l'estrema parte settentrionale della Valle Spluga (la meta più probabile, all'inizio , era infatti l'Alpe Crampiolo, ma il tempo difficilmente avrebbe tenuto bene fino al tardo pomeriggio); prendo e parto, alle 8 lascio la pianura bergamasca diretto al rif. Bertacchi al lago d'Emet, sopra Madesimo, e per raggiungerlo arrivo fino a Montespluga, un pugno di case d'altri tempi sulle rive di un lago artificiale azzurro e selvaggio, quasi sembra naturale...
Lasciata la macchina, ultimo baluardo di civiltà, e messi gli scarponi da trekking (ne ho presi un paio nuovi in pelle cuciti a mano "come una volta" da calzolai in pensione della Val Brembana e della Valle Imagna e venduti da un mercante che al sabato si trova a Zogno) , che si son rivelati perfetti per comodità e solidità, mi incammino sulla carrareccia che dal lago si eleva fino a circa 2100m con lunghi tornanti e brevi scorciatoie un po' ripide ma fattibili tra una curva e la successiva; dopo 5 minuti sento il classico fischio delle marmotte, molto vicino, e infatti tra la strada e lo sfondo del lago eccone due, una ergersi su una roccia tra tante, la più alta, e l'altra, pigra e cicciotta, osservarla placidamente sdraiata su un'altra roccia più bassa e orizzontale, come dire..."perchè mi hai svegliato col tuo fischio? era proprio necessario?". Col binocolo le vedo come se fossero a 30 cm da me, ma si vedevano bene anche a occhio nudo, erano solo 2 tornanti più in basso; decido di scendere e faccio foto progressivamente più vicino, fino a 5-6 metri; visto che stavano ferme incuranti della mia presenza, anzi guardavano gli altri trekkers salire nelle loro proprietà private, decido di lasciare la carrozzabile e avvicinarmi quatto quatto, nascosto da un roccione di 2 mt, sull'erba, per fare una foto "al volo"; e infatti... tà tà.. sbuco fuori dalla roccia con la macchina già in posizione e... dove sono? erano sparite mentre "quatten come un felinen mi afficinafo eroikamenten alla trincea del nemiken". Va be', me lo aspettavo, ma per un po' ci avevo quasi creduto di poterla far franca. Riprendo il facile cammino fino al dosso sul lago, da cui il sentiero volge drasticamente a sinistra in direzione di un vallone intermedio stretto e ripido, che mi ricorda molto, anche per la presenza di grosse pietre ferrose e sfasciumi , la caldera di Vulcano nelle Eolie o i crateri secondari vicino al rifugio Sapienza sull'Etna; il verde e il clima fresco però riportavano alla realtà delle nostre amate Alpi; il sentiero, senza sbalzi di quota, qui costeggia con una "U" tutto questo vallone, in cui i fischi della marmotte rimbalzavano sulle pareti mischiandosi alle risposte delle altre, creando un inconsueto frastuono; tranne alcuni punti in cui c'erano le catene di sicurezza per chi soffriva di vertigini, e altri in cui il sentiero sempre ampio almeno un metro spariva arrampicandosi su tracce di rocce un po'oblique su cui era meglio posare il piede con fermezza se non si voleva volare 200m più in basso, si può ben dire che il percorso era veramente alla portata di chiunque. Finito il sentiero del vallone, con pochi metri di gradoni sulla roccia ci si affaccia alla conca del lago d'Emet e si vede il rifugio Bertacchi; il lago appare dall'alto ,però scuro, grigio, perchè un po' di nuvole innocue e soprattutto il riflesso delle rocce circostanti brune e spoglie, non giocano a favore del suo colore; forse visto un po' più in basso, dalla riva, appare diverso, ma la mia fame prevale sulla curiosità e scelgo subito il bivio per il rifugio. In tutto ci vuole circa un'ora e mezza, a meno che non perdiate tempo alla ricerca di marmotte...
Al rifugio, dove mi accomodo su uno dei pochi tavolini esterni ancora liberi per godermi il panorama (che arriva fino a Madesimo, Motta e le piste) e il bel sole che risplende in quella stretta zona montuosa ( ma già all'altezza di Madesimo, e ancor più giù verso valle, le nubi si organizzano compatte e grigie, ma il vento da nord in alta valle crea un leggero effetto favonico), mi cambio la maglietta e ordino una polenta con brasato da ANTOLOGIA, buonissima come mai mi era capitato di assaggiarne, nè in rifugi, nè in agriturismi o ristoranti, e non era solo la fame, era proprio perfetta sia la carne morbidissima sia la taragna molle e voluttuosa che l'accompagnava; le persone sedute vicino a me allo stesso tavolo mi confermano che "... al Bertacchi si è sempre mangiato molto bene...". "Molto bene", penso, e così mi sparo anche un piatto di pizzoccheri altrettanto buoni; c'era anche la torta di mirtilli e quella di noci appena sfornata, ma ero così pieno che non ho potuto assaggiarne; le facce dei commensali, soddisfatte e sorridenti, erano però più che eloquenti.
Quando ho fatto i complimenti al rifugista, un ragazzo alto e atletico col viso cotto dal sole di montagna, mi ha confidato che lui di professione è cuoco e che la scorsa stagione l'ha fatta a Parigi in un ristorante che si è beccato tre stelle sulla guida Michelin.... ma in estate torna sulle sue montagne, perchè la passione è anche per lui più forte delle comodità in città. In settimana, mi confida, di gente ne vede passar pochisisma, qualcosa in più al sabato solo se c'è bel tempo certo, ma quel panorama lo accontenta di qualche comprensibile sacrificio.
E allora cosa aspettate a dargli una mano? Organizzatevi per andare anche voi su al Bertacchi, non ve ne pentirete affatto !
Purtroppo per voi le foto le ho potute fare solo con la macchina tradizionale , avendo lasciato la digitale a mia moglie che è ancora giù in vacanza dai suoi genitori in Sicilia con prole annessa. Vi lascio, per semplicità, il sito internet del rifugio, che però non rende appieno la bellezza dei luoghi : http://www.rifugiobertacchi.it/
Per la cronaca la giornata l'ho conclusa salendo in macchina al Passo dello Spluga (niente di speciale, a dire il vero, ma era molta la curiosità di vedere il panorama dall'altra parte) e facendo un giretto a Montespluga, carino; lì ho fatto incetta di formaggi VERI e latte munto sotto miei occhi. Alle sette ero ancora a Chiavenna per comprare una "pioda" da regalare al papà buongustaio di un mio amico altrettanto buongustaio (io, per me, l'ho già presa a maggio, e vengon su di quelle arrostite di carne e salsiccia da mito...) e , già che c'ero, ho mangiato al Crotto Ombra di Chiavenna; cosa? carne mista "alla pioda" ,ovviamente, con contorno di patate e peperoni arrostiti anch'essi sulla pioda , e un po' di polenta taragna (carne buona, ma di dimensioni modeste, almeno rispetto a quelle che uso io a casa); per finire un buon tiramisù.
Alle nove circa ero a casa (che bello fare la Colico-Lecco con la macchina giusta e con poco traffico, è sempre un piacere guidare su quella strada), soddisfatto per una giornata in montagna full-time; ho fatto bollire il latte e stamattina ho cominciato bene la giornata con una zuppa di latte VERO e col ricordo della giornata di ieri.
Dalle previsioni della nuvolosità di Bolam 6.5 tratte da www.westwind.ch mi era sembrato che una delle poche zone montuose che ieri sarebbero rimaste fuori dalle nubi fosse l'estrema parte settentrionale della Valle Spluga (la meta più probabile, all'inizio , era infatti l'Alpe Crampiolo, ma il tempo difficilmente avrebbe tenuto bene fino al tardo pomeriggio); prendo e parto, alle 8 lascio la pianura bergamasca diretto al rif. Bertacchi al lago d'Emet, sopra Madesimo, e per raggiungerlo arrivo fino a Montespluga, un pugno di case d'altri tempi sulle rive di un lago artificiale azzurro e selvaggio, quasi sembra naturale...
Lasciata la macchina, ultimo baluardo di civiltà, e messi gli scarponi da trekking (ne ho presi un paio nuovi in pelle cuciti a mano "come una volta" da calzolai in pensione della Val Brembana e della Valle Imagna e venduti da un mercante che al sabato si trova a Zogno) , che si son rivelati perfetti per comodità e solidità, mi incammino sulla carrareccia che dal lago si eleva fino a circa 2100m con lunghi tornanti e brevi scorciatoie un po' ripide ma fattibili tra una curva e la successiva; dopo 5 minuti sento il classico fischio delle marmotte, molto vicino, e infatti tra la strada e lo sfondo del lago eccone due, una ergersi su una roccia tra tante, la più alta, e l'altra, pigra e cicciotta, osservarla placidamente sdraiata su un'altra roccia più bassa e orizzontale, come dire..."perchè mi hai svegliato col tuo fischio? era proprio necessario?". Col binocolo le vedo come se fossero a 30 cm da me, ma si vedevano bene anche a occhio nudo, erano solo 2 tornanti più in basso; decido di scendere e faccio foto progressivamente più vicino, fino a 5-6 metri; visto che stavano ferme incuranti della mia presenza, anzi guardavano gli altri trekkers salire nelle loro proprietà private, decido di lasciare la carrozzabile e avvicinarmi quatto quatto, nascosto da un roccione di 2 mt, sull'erba, per fare una foto "al volo"; e infatti... tà tà.. sbuco fuori dalla roccia con la macchina già in posizione e... dove sono? erano sparite mentre "quatten come un felinen mi afficinafo eroikamenten alla trincea del nemiken". Va be', me lo aspettavo, ma per un po' ci avevo quasi creduto di poterla far franca. Riprendo il facile cammino fino al dosso sul lago, da cui il sentiero volge drasticamente a sinistra in direzione di un vallone intermedio stretto e ripido, che mi ricorda molto, anche per la presenza di grosse pietre ferrose e sfasciumi , la caldera di Vulcano nelle Eolie o i crateri secondari vicino al rifugio Sapienza sull'Etna; il verde e il clima fresco però riportavano alla realtà delle nostre amate Alpi; il sentiero, senza sbalzi di quota, qui costeggia con una "U" tutto questo vallone, in cui i fischi della marmotte rimbalzavano sulle pareti mischiandosi alle risposte delle altre, creando un inconsueto frastuono; tranne alcuni punti in cui c'erano le catene di sicurezza per chi soffriva di vertigini, e altri in cui il sentiero sempre ampio almeno un metro spariva arrampicandosi su tracce di rocce un po'oblique su cui era meglio posare il piede con fermezza se non si voleva volare 200m più in basso, si può ben dire che il percorso era veramente alla portata di chiunque. Finito il sentiero del vallone, con pochi metri di gradoni sulla roccia ci si affaccia alla conca del lago d'Emet e si vede il rifugio Bertacchi; il lago appare dall'alto ,però scuro, grigio, perchè un po' di nuvole innocue e soprattutto il riflesso delle rocce circostanti brune e spoglie, non giocano a favore del suo colore; forse visto un po' più in basso, dalla riva, appare diverso, ma la mia fame prevale sulla curiosità e scelgo subito il bivio per il rifugio. In tutto ci vuole circa un'ora e mezza, a meno che non perdiate tempo alla ricerca di marmotte...
Al rifugio, dove mi accomodo su uno dei pochi tavolini esterni ancora liberi per godermi il panorama (che arriva fino a Madesimo, Motta e le piste) e il bel sole che risplende in quella stretta zona montuosa ( ma già all'altezza di Madesimo, e ancor più giù verso valle, le nubi si organizzano compatte e grigie, ma il vento da nord in alta valle crea un leggero effetto favonico), mi cambio la maglietta e ordino una polenta con brasato da ANTOLOGIA, buonissima come mai mi era capitato di assaggiarne, nè in rifugi, nè in agriturismi o ristoranti, e non era solo la fame, era proprio perfetta sia la carne morbidissima sia la taragna molle e voluttuosa che l'accompagnava; le persone sedute vicino a me allo stesso tavolo mi confermano che "... al Bertacchi si è sempre mangiato molto bene...". "Molto bene", penso, e così mi sparo anche un piatto di pizzoccheri altrettanto buoni; c'era anche la torta di mirtilli e quella di noci appena sfornata, ma ero così pieno che non ho potuto assaggiarne; le facce dei commensali, soddisfatte e sorridenti, erano però più che eloquenti.
Quando ho fatto i complimenti al rifugista, un ragazzo alto e atletico col viso cotto dal sole di montagna, mi ha confidato che lui di professione è cuoco e che la scorsa stagione l'ha fatta a Parigi in un ristorante che si è beccato tre stelle sulla guida Michelin.... ma in estate torna sulle sue montagne, perchè la passione è anche per lui più forte delle comodità in città. In settimana, mi confida, di gente ne vede passar pochisisma, qualcosa in più al sabato solo se c'è bel tempo certo, ma quel panorama lo accontenta di qualche comprensibile sacrificio.
E allora cosa aspettate a dargli una mano? Organizzatevi per andare anche voi su al Bertacchi, non ve ne pentirete affatto !
Purtroppo per voi le foto le ho potute fare solo con la macchina tradizionale , avendo lasciato la digitale a mia moglie che è ancora giù in vacanza dai suoi genitori in Sicilia con prole annessa. Vi lascio, per semplicità, il sito internet del rifugio, che però non rende appieno la bellezza dei luoghi : http://www.rifugiobertacchi.it/
Per la cronaca la giornata l'ho conclusa salendo in macchina al Passo dello Spluga (niente di speciale, a dire il vero, ma era molta la curiosità di vedere il panorama dall'altra parte) e facendo un giretto a Montespluga, carino; lì ho fatto incetta di formaggi VERI e latte munto sotto miei occhi. Alle sette ero ancora a Chiavenna per comprare una "pioda" da regalare al papà buongustaio di un mio amico altrettanto buongustaio (io, per me, l'ho già presa a maggio, e vengon su di quelle arrostite di carne e salsiccia da mito...) e , già che c'ero, ho mangiato al Crotto Ombra di Chiavenna; cosa? carne mista "alla pioda" ,ovviamente, con contorno di patate e peperoni arrostiti anch'essi sulla pioda , e un po' di polenta taragna (carne buona, ma di dimensioni modeste, almeno rispetto a quelle che uso io a casa); per finire un buon tiramisù.
Alle nove circa ero a casa (che bello fare la Colico-Lecco con la macchina giusta e con poco traffico, è sempre un piacere guidare su quella strada), soddisfatto per una giornata in montagna full-time; ho fatto bollire il latte e stamattina ho cominciato bene la giornata con una zuppa di latte VERO e col ricordo della giornata di ieri.