Ora di tornare nelle entusiasmanti terre orobiche. Ora di riscoprire quell'ambiente che di norma solo le escursioni primaverili, se non estive, mi consentono di toccare con mano. Ora di non pensare alle due settimane senza nuovo bianco, di trovarsi faccia a faccia con i piccoli lenzuoli che qui, dove è privilegio di pochi la frequentazione, sono rimasti timidi nell'ombra dei sassi quasi dolomitici. Ambiente fascinoso, tanta volontà di una giornata diversa e che diversa sarà in tutto. Nessuna fretta, ma la volontà, quasi l'esigenza di cogliere ogni attimo che questo ardore bianco saprà portarci.
Sacrificio, innanzi tutto. Sacrificio di una sveglia molto anticipata, sacrificio nei mille passi che ci conducono su e giù per tanti avvallamenti bianchi. Sacrificio della rinuncia, quando sai che la rinuncia ti costerà molto, ti costerà mille altri passi, o forse più.
Riscoperta, dicevamo. Riscoperta di piccoli elementi, riscoperta della solitudine. Riscoperta del contatto. Già, perché molto più contatto si avverte con cinque persone incontrate nel nulla che con mille incontrate in una folla. Riscoperta della paura, forse.
Ed errore. Errore buono. Errore che rimane e che dispiace. Errore che ti rende più vicino a tutto, che ti prende e ti rivolta. Che modifica tempo e spazio. Che ghiaccia lo spirito, quello spirito ritrovato per caso davanti a un piatto caldo, a un sorso di vino. Già, il vino anche. L'allegria che ci rinfranca lo spirito, l'allegria che pervade quelle anime che sanno. Sanno che il sacrificio compensa l'errore, talvolta. Ma sanno anche che l'umiltà è ammettere quell'errore che non costa e lascia solo l'allegria nello spirito.
Lo spirito allegro di chi scende, ma anche quello di chi sale. E di quell'armonia creata davanti a una birra, a una grappa tra amici. Nuovi amici, ma molto più amici dei vecchi amici. Basta un segnale, un sorriso, la comprensione di chi sa che non si può imputare un errore a chi vuole il sacrificio, la riscoperta, lo spirito allegro.
Foto e report domani.
Sacrificio, innanzi tutto. Sacrificio di una sveglia molto anticipata, sacrificio nei mille passi che ci conducono su e giù per tanti avvallamenti bianchi. Sacrificio della rinuncia, quando sai che la rinuncia ti costerà molto, ti costerà mille altri passi, o forse più.
Riscoperta, dicevamo. Riscoperta di piccoli elementi, riscoperta della solitudine. Riscoperta del contatto. Già, perché molto più contatto si avverte con cinque persone incontrate nel nulla che con mille incontrate in una folla. Riscoperta della paura, forse.
Ed errore. Errore buono. Errore che rimane e che dispiace. Errore che ti rende più vicino a tutto, che ti prende e ti rivolta. Che modifica tempo e spazio. Che ghiaccia lo spirito, quello spirito ritrovato per caso davanti a un piatto caldo, a un sorso di vino. Già, il vino anche. L'allegria che ci rinfranca lo spirito, l'allegria che pervade quelle anime che sanno. Sanno che il sacrificio compensa l'errore, talvolta. Ma sanno anche che l'umiltà è ammettere quell'errore che non costa e lascia solo l'allegria nello spirito.
Lo spirito allegro di chi scende, ma anche quello di chi sale. E di quell'armonia creata davanti a una birra, a una grappa tra amici. Nuovi amici, ma molto più amici dei vecchi amici. Basta un segnale, un sorriso, la comprensione di chi sa che non si può imputare un errore a chi vuole il sacrificio, la riscoperta, lo spirito allegro.
Foto e report domani.