Attualmente non è richiesta nessuna specifica sul materiale di costruzione dello scafo; un periodo di vita di uno scarpone di 15-20 anni sembra essere un limite temporale del tipo di materiale di cui si discute. La rottura degli scarponi da discesa che avviene anch'essa per un processo di idrolisi, sembra essere collgata ad un problema di materiale più che di vecchiaia.
Istruzioni per l'uso se ho scarponi in materiale polimerico vecchi di più di 10-15 anni che debbo fare?, si chiedono alcuni lettori.
Probabilmente la migliore soluzione è cambiarli, ricordando che molti modelli non sono più in produzione da diversi anni, ma si trovano ancora nei negozi e possono essere proposti dai venditori.
Se uno poi vuole tenerli e non vuole avere cattive sorprese, almeno a inizio stagione esegua una prova distruttiva semplice. Un paio di colpi di martello da un mezzo chilogrammo ben dati sullo scafo. Se reggono, certamente sono ancora buoni. Se non reggono...
Altra domanda: i materiali attuali sono uguali ai materiali degli anni 80? No, i materiali attuali sono quasi tutti a base di polieteri (la differenza di nome è minima: etere anziché estere, ma la differenza di proprietà chimiche è enorme), che possiedono una velocità di idrolisi di un ordine di grandezza inferiore rispetto ai poliesteri. Un consiglio per l'acquisto potrebbe essere: chiedere al venditore il materiale con cui vengono prodotti oppure cercare sul sito web della ditta produttrice (sono tutti ben fatti).
Infine, esistono norme sulla sicurezza degli scarponi e sulla vita minima di un materiale utilizzato per scarponi in materiale polimerico? Attualmente esistono due norme, che regolano solamente le dimensioni dell'interfaccia suola per permettere di utilizzare tutti gli attacchi. Nessuna norma di controllo sulle caratteristiche del materiale è prevista. La Commissione Materiali e Tecniche propose anni fa alla UIAA, senza successo, lo studio di tale norma. Può darsi che, sulla base di questa inchiesta, la situazione venga riconsiderata. La principale difficoltà consiste nel fatto che le norme internazionali sui materiali di interesse precipuamente sciistico sono gestite da commissioni diverse da quella che si occupa di materiale alpinistico.