Ho scovatosul sito scialp.it un interessante eserciziario per chi come me sta per prendere o ha da poco preso l'ARVA e vuole iniziare a conoscerne l'uso. ECCOLO: UNICA NOTA....credo sia più adatto agli arva analogici anche se l'esercizio non fa male a nessuno.
esercizi per un apprendimento più facile.
Ormai tutti riconoscono che l'ARVA (Apparecchio di Ricerca in Valanga) è uno strumento indispensabile per affrontare con maggiore sicurezza la montagna innevata.
L'ARVA, infatti, abbinato ad una sonda e ad una pala, è il solo strumento che garantisce di poter intervenire immediatamente per prestare aiuto nella malaugurata ipotesi di un incidente in valanga; in questo caso si parla di Autosoccorso, l'unica azione che lascia qualche chance di ritrovare il sepolto ancora in vita. Infatti, nel caso di incidente in valanga, l'aiuto esterno del soccorso organizzato è di solito tardivo e di conseguenza l'unica speranza di salvare il travolto è quello di localizzarlo e tirarlo fuori dalla neve entro pochi minuti, cosa possibile solo con l'ARVA usato da compagni di gita ben addestrati ad eseguire questo tipo di ricerca: avere l'ARVA ma non essere capaci di usarlo correttamente - anche sotto stress - serve a poco.
Per imparare ad usare l'ARVA correttamente è necessario fare molta pratica. L'obiettivo da raggiungere è di vitale importanza: essere preparati a risolvere in pochi minuti - e senza prova d'appello - un problema la cui rapida soluzione può salvare la vita ad un nostro compagno di gita!
La fase di apprendimento è spesso tralasciata e sottovalutata; essa invece è molto importante e per comodità possiamo ritenerla composta da esercizi di conoscenza dell'ARVA ed esercizi di ricerca. Ogni apparecchio si differenzia dagli altri, anche se della stessa marca, e ogni orecchio è diverso da un altro; è quindi molto importante conoscerli bene ed allenarsi a sfruttare al meglio le potenzialità di entrambi. Per fare questi esercizi sono necessari almeno due apparecchi compatibili per frequenza di trasmissione e un terreno innevato di almeno 100 m. di lunghezza e 50 m. di larghezza (NB: alcuni esercizi possono anche essere fatti con profitto anche in città su terreno non innevato). E' necessario trascrivere su un foglio i risultati ottenuti nei vari esercizi: sarà interessante confrontare i dati tra loro e in seguito a più sedute di allenamento.
Esercizi di conoscenza dell'ARVA
Sembra ridicolo, ma la prima cosa da fare è quella di leggere attentamente il manuale d'istruzioni allegato all'apparecchio acquistato: è fonte di informazioni specifiche che non si possono tralasciare (ad esempio dove si trova e com'è disposta l'antenna, oppure l'autonomia, come funziona il test delle pile o il commutatore, ecc.).
1) Mettere per terra un ARVA verticale acceso in trasmissione: dritti in piedi con un'ARVA in ricezione (volume 1/2) tenendolo ben fermo, ruotare lo stesso da una posizione verticale ad una orizzontale per apprezzare le differenze di intensità del segnale (maggiori con l'ARVA verticale - antenne parallele - e minori con l'ARVA orizzontale - antenne perpendicolari - ). Ripetere l'esercizio mettendo l'ARVA per terra in posizione orizzontale (in questo caso il segnale è più forte con l'ARVA in ricezione tenuto orizzontale - ancora antenne parallele -) Obiettivo: prendere atto dell'importanza della posizione delle antenne fra loro.
2) Definire la portata massima del nostro apparecchio ponendo per terra un'ARVA in trasmissione e allontanandoci da questo con il nostro ARVA in ricezione, volume massimo e antenne parallele fra loro: continuare a camminare lentamente fino a che il segnale intermittente (bip-bip) diventa un fruscio non più utilizzabile. Segnare quel punto e misurare la distanza percorsa. L'ideale sarebbe ripetere più volte la prova cambiando anche l'ARVA che trasmette. Obiettivo: avere un'idea precisa della portata massima del proprio ARVA e poter quantificare la portata utile (1/5 della portata massima).
3) Ripetere l'esercizio 2) definendo la portata massima dell'ARVA a vari volumi di ricezione: misuriamo la portata massima con volume 1, poi 2, 3 e così via fino al 9. Obiettivo: valutare a che distanza si possono udire segnali ai vari volumi di ricezione.
4) Definire la portata minima del nostro apparecchio ripetendo l'esercizio 2) ma questa volta con le antenne dei due ARVA disposte perpendicolarmente fra loro. Obiettivo: rendersi conto della grande differenza esistente tra portata massima e minima e quindi tra antenne parallele e perpendicolari.
5) Ripetere l'esercizio 3) definendo la portata minima dell'ARVA a vari volumi di ricezione: misuriamo la portata minima con volume 1, poi 2, 3 e così via fino al 9. Obiettivo: valutare a che distanza si possono udire segnali ai vari volumi di ricezione.
6) Premessa: quando due ARVA - uno in trasmissione e l'altro in ricezione - hanno le antenne perpendicolari fra loro, può verificarsi "l'effetto due massimi": invece di sentire il segnale più forte sulla verticale dell'apparecchio che trasmette, sentirò due massimi in posizione più laterale e al centro avrò invece il segnale minimo. Pertanto, variando la posizione di due ARVA - uno per terra e uno in mano - cercare di trovare la posizione nella quale si verifica "l'effetto due massimi": ripetiamo, sulla verticale dell'ARVA che trasmette sento il segnale minimo, mentre ai lati sento due segnali massimi. Obiettivo: prendere atto del possibile verificarsi di questa situazione molto sfavorevole per la ricerca. Capire quali possono essere gli errori che si rischia di commettere e quali possono essere le contromisure: ad esempio ruotare l'apparecchio in ricezione.
7) Segnare sul bordo di un tavolo delle tacche ogni 5/10 cm. per una lunghezza complessiva di circa 2 m.; all'esterno si può fissare una sonda a due bastoncini piantati nella neve. Mettere per terra un ARVA in trasmissione, sotto al tavolo in corrispondenza della verticale della tacca centrale. Partendo dal centro, prima da una parte e poi dall'altra, far scorrere sul tavolo l'ARVA in ricezione (antenne parallele - volume 3 all'inizio) e segnare con un oggetto i due punti in cui si percepisce la prima diminuzione di intensità del segnale a destra e a sinistra; riprovare più volte - diminuendo il volume - con l'obiettivo di avvicinarsi il più possibile alla tacca centrale disegnata sul tavolo. Ripetere l'esercizio con i due ARVA disposti con le antenne perpendicolari. Note: l'esercizio può essere fatto prima con l'ARVA in trasmissione a vista e poi nascosto. Obiettivo: acquisire sensibilità e precisione nella fase di ricerca finale.
8) Una persona mette sotto un tavolo - a nostra insaputa - un'ARVA in trasmissione. Spostando con movimenti a croce l'ARVA in ricezione sul tavolo, si deve individuare la verticale del punto in cui l'ARVA che trasmette si trova: si segni il punto con un oggetto e si verifichi il risultato. Provare prima con le antenne parallele e poi perpendicolari. Obiettivo: acquisire sensibilità e precisione nella fase di ricerca finale.
9) Una persona tiene un'ARVA in trasmissione in una posizione ben precisa dietro la schiena: di fronte, con un ARVA in ricezione (volume 1/2) a circa 2/3 m., si deve trovare l'esatta posizione dell'ARVA nascosto (verticale, orizzontale in direzione XY, obliquo, ecc) Obiettivo: imparare a trovare l'esatta posizione dell'ARVA sepolto.
esercizi per un apprendimento più facile.
Ormai tutti riconoscono che l'ARVA (Apparecchio di Ricerca in Valanga) è uno strumento indispensabile per affrontare con maggiore sicurezza la montagna innevata.
L'ARVA, infatti, abbinato ad una sonda e ad una pala, è il solo strumento che garantisce di poter intervenire immediatamente per prestare aiuto nella malaugurata ipotesi di un incidente in valanga; in questo caso si parla di Autosoccorso, l'unica azione che lascia qualche chance di ritrovare il sepolto ancora in vita. Infatti, nel caso di incidente in valanga, l'aiuto esterno del soccorso organizzato è di solito tardivo e di conseguenza l'unica speranza di salvare il travolto è quello di localizzarlo e tirarlo fuori dalla neve entro pochi minuti, cosa possibile solo con l'ARVA usato da compagni di gita ben addestrati ad eseguire questo tipo di ricerca: avere l'ARVA ma non essere capaci di usarlo correttamente - anche sotto stress - serve a poco.
Per imparare ad usare l'ARVA correttamente è necessario fare molta pratica. L'obiettivo da raggiungere è di vitale importanza: essere preparati a risolvere in pochi minuti - e senza prova d'appello - un problema la cui rapida soluzione può salvare la vita ad un nostro compagno di gita!
La fase di apprendimento è spesso tralasciata e sottovalutata; essa invece è molto importante e per comodità possiamo ritenerla composta da esercizi di conoscenza dell'ARVA ed esercizi di ricerca. Ogni apparecchio si differenzia dagli altri, anche se della stessa marca, e ogni orecchio è diverso da un altro; è quindi molto importante conoscerli bene ed allenarsi a sfruttare al meglio le potenzialità di entrambi. Per fare questi esercizi sono necessari almeno due apparecchi compatibili per frequenza di trasmissione e un terreno innevato di almeno 100 m. di lunghezza e 50 m. di larghezza (NB: alcuni esercizi possono anche essere fatti con profitto anche in città su terreno non innevato). E' necessario trascrivere su un foglio i risultati ottenuti nei vari esercizi: sarà interessante confrontare i dati tra loro e in seguito a più sedute di allenamento.
Esercizi di conoscenza dell'ARVA
Sembra ridicolo, ma la prima cosa da fare è quella di leggere attentamente il manuale d'istruzioni allegato all'apparecchio acquistato: è fonte di informazioni specifiche che non si possono tralasciare (ad esempio dove si trova e com'è disposta l'antenna, oppure l'autonomia, come funziona il test delle pile o il commutatore, ecc.).
1) Mettere per terra un ARVA verticale acceso in trasmissione: dritti in piedi con un'ARVA in ricezione (volume 1/2) tenendolo ben fermo, ruotare lo stesso da una posizione verticale ad una orizzontale per apprezzare le differenze di intensità del segnale (maggiori con l'ARVA verticale - antenne parallele - e minori con l'ARVA orizzontale - antenne perpendicolari - ). Ripetere l'esercizio mettendo l'ARVA per terra in posizione orizzontale (in questo caso il segnale è più forte con l'ARVA in ricezione tenuto orizzontale - ancora antenne parallele -) Obiettivo: prendere atto dell'importanza della posizione delle antenne fra loro.
2) Definire la portata massima del nostro apparecchio ponendo per terra un'ARVA in trasmissione e allontanandoci da questo con il nostro ARVA in ricezione, volume massimo e antenne parallele fra loro: continuare a camminare lentamente fino a che il segnale intermittente (bip-bip) diventa un fruscio non più utilizzabile. Segnare quel punto e misurare la distanza percorsa. L'ideale sarebbe ripetere più volte la prova cambiando anche l'ARVA che trasmette. Obiettivo: avere un'idea precisa della portata massima del proprio ARVA e poter quantificare la portata utile (1/5 della portata massima).
3) Ripetere l'esercizio 2) definendo la portata massima dell'ARVA a vari volumi di ricezione: misuriamo la portata massima con volume 1, poi 2, 3 e così via fino al 9. Obiettivo: valutare a che distanza si possono udire segnali ai vari volumi di ricezione.
4) Definire la portata minima del nostro apparecchio ripetendo l'esercizio 2) ma questa volta con le antenne dei due ARVA disposte perpendicolarmente fra loro. Obiettivo: rendersi conto della grande differenza esistente tra portata massima e minima e quindi tra antenne parallele e perpendicolari.
5) Ripetere l'esercizio 3) definendo la portata minima dell'ARVA a vari volumi di ricezione: misuriamo la portata minima con volume 1, poi 2, 3 e così via fino al 9. Obiettivo: valutare a che distanza si possono udire segnali ai vari volumi di ricezione.
6) Premessa: quando due ARVA - uno in trasmissione e l'altro in ricezione - hanno le antenne perpendicolari fra loro, può verificarsi "l'effetto due massimi": invece di sentire il segnale più forte sulla verticale dell'apparecchio che trasmette, sentirò due massimi in posizione più laterale e al centro avrò invece il segnale minimo. Pertanto, variando la posizione di due ARVA - uno per terra e uno in mano - cercare di trovare la posizione nella quale si verifica "l'effetto due massimi": ripetiamo, sulla verticale dell'ARVA che trasmette sento il segnale minimo, mentre ai lati sento due segnali massimi. Obiettivo: prendere atto del possibile verificarsi di questa situazione molto sfavorevole per la ricerca. Capire quali possono essere gli errori che si rischia di commettere e quali possono essere le contromisure: ad esempio ruotare l'apparecchio in ricezione.
7) Segnare sul bordo di un tavolo delle tacche ogni 5/10 cm. per una lunghezza complessiva di circa 2 m.; all'esterno si può fissare una sonda a due bastoncini piantati nella neve. Mettere per terra un ARVA in trasmissione, sotto al tavolo in corrispondenza della verticale della tacca centrale. Partendo dal centro, prima da una parte e poi dall'altra, far scorrere sul tavolo l'ARVA in ricezione (antenne parallele - volume 3 all'inizio) e segnare con un oggetto i due punti in cui si percepisce la prima diminuzione di intensità del segnale a destra e a sinistra; riprovare più volte - diminuendo il volume - con l'obiettivo di avvicinarsi il più possibile alla tacca centrale disegnata sul tavolo. Ripetere l'esercizio con i due ARVA disposti con le antenne perpendicolari. Note: l'esercizio può essere fatto prima con l'ARVA in trasmissione a vista e poi nascosto. Obiettivo: acquisire sensibilità e precisione nella fase di ricerca finale.
8) Una persona mette sotto un tavolo - a nostra insaputa - un'ARVA in trasmissione. Spostando con movimenti a croce l'ARVA in ricezione sul tavolo, si deve individuare la verticale del punto in cui l'ARVA che trasmette si trova: si segni il punto con un oggetto e si verifichi il risultato. Provare prima con le antenne parallele e poi perpendicolari. Obiettivo: acquisire sensibilità e precisione nella fase di ricerca finale.
9) Una persona tiene un'ARVA in trasmissione in una posizione ben precisa dietro la schiena: di fronte, con un ARVA in ricezione (volume 1/2) a circa 2/3 m., si deve trovare l'esatta posizione dell'ARVA nascosto (verticale, orizzontale in direzione XY, obliquo, ecc) Obiettivo: imparare a trovare l'esatta posizione dell'ARVA sepolto.