marcussiena
The count of Tuscany
Salve a tutti,
la situazione meteoclimatica dei prossimi mesi sta attraendo l'interesse di tutti gli esperti di metorologia. Nei forum si scalpita, nelle redazioni c'è fervore, negli ambienti scientifici c'è impazienza.
L'anno scorso si è contraddistinto per l'anno del non inverno ma soprattutto per l'anno delle coincidenze: qualsiasi indice che solitamente prendiamo in considerazione per fare previsione a lunga gittata si sono trovati nella situazione opposta a quella ideale per buoni inverni. le conseguenze le hanno viste tutti.
Quest'anno la situazione si è paradossalmente capovolta: tutti i maggiori indici danno segnali ottimi e incoraggianti e, nella peggiore delle ipotesi, si trovano in una fase di cd. "minor male" ( mi riferisco in primis agli indici marini come AMO, OI).
L'analisi degli indici per chi come noi vuole sapere quale sarà l'inverno che verrà, è fondamentale,
Se il nostro obbiettivo è sapere come sarà dicembre non possiamo limitarci a guardare gfs o reading. Se vogliamo un'analisi complessiva occorre guardare le fondamenta. Detto questo, per ragioni di ovvia prudenza, non mi metterò né a lanciare allarmismi glaciali e né a inondare di false speranze sull'innevamento prevedibile per i nostri comprensori.
Quello che ho intenzione di fare è una pacata analisi su ciò che ad oggi noi abbiamo tra le mani e ciò che da tutto questo può venir fuori.
Uno dei punti più dibattuti in climatologia è capire cosa sia accaduto nelle favolose annate storiche ( 1956 e 1929 in primis) e quale sia la configurazione che caratterizzi un periodo di glaciazione ( anche piccolo come l'ultima peg che si è avuta tra la metà del 1500 e la metà del 1800).
Chi sostiene che il Vortice Polare tenda ad abbassare il proprio baricentro favorendo afflussi di aria fredda e fasi perturbate durature anche estive e chi all'opposto ritiene che solo attraverso potenti alte pressioni si riesca a convogliare alle basse latitudini ( come anche il mediterraneo) freddo e neve). Quale sia il punto di vista che si preferisca un elemento incide in maniera massiccia sul clima mondiale: il mare.
Il mare, tempera le coste ad esempio quelle norvegesi altrimenti esposte a grandi gelate invernali; il mare intensifica le precipitazioni quando surriscaldato ( pensiamo alle stagioni degli uragani che negli ultimi anni si sono intensificate proprio grazie ai mari caldi oltre media); i mari gelano, specie ai poli favorendo estensioni maggiori o minori dei poli.
L'indice Amo, di cui più volte ho parlato esprime una solida relazione tra l'oceano atlantico che si surriscalda e l'intensificazione delle piogge nell'affrica equatoriale. Questa intensificazione delle piogge crea quindi un'area di depressione equatoriale che tende a spingere la HP affricana verso il mediterraneo ( ciò che è accaduto frequentemente lo scorso anno e negli ultimi anni in generale). Indice AMo e indice ITCZ (che misura invece il grado di depressione equatoriale) sono quindi strettamente collegati e sembra che stiano remando verso la giusta direzione.
Tanto è vero che negli ultimi mesi si è sviluppata una situazione completamente opposta a quella dello scorso anno: il mediterraneo non è sede di alta pressione affricana ma addirittura di una depressione che come tutte le depressioni svolge la sua attività di attrazione calamitica: il VP ci guarda costantemente dall'alto, spesso ci manca ma è indubitabile che oramai ci abbia individuato. Tanto è vero che anche nei casi in cui il VP tenda a scivolare sui balcani per opera dell'alta pressione che è presente nell'europa occidentale, esso finisce anche in minima misura per approfondire la depressione mediterranea, la quale è lì, in attesa...in attesa.
"In attesa", questa è la parola giusta! Siamo in attesa dell'inevitabile.
Gli indici evidenziano unidirezionalmente la probabilità di formazione di blocking atlantici con alta pressione azzorriana che attende il momento giusto per spingersi a nord/nordest. Il blocco atlantico è essenziale per il nostro inverno esattamente come sono essenziali gli apporti termici freddi su est europeo e siberia che giusto negli ultimi giorni sta subendo il secondo vero attacco invernale.
Alte pressioni che si formano ovunque con una facilità mostruosa in groenlandia, in siberia, in atlantico nel pacifico e...oserei dire in maniera imprevista, al polo nord. Una paurosa ferita sta in queste ore lacerando in due il polo nord. Roba da far venire i brividi anche a gennaio! alte pressioni che con una facilità impressionante mirano a realizzare lo spilt polare a fine novembre!!!
In un attento editoriale su meteogiornale, ci si chiede: cosa accadrà a gennaio quando a questa attività clamorosa si aggiungeranno anche inevitabili stratwarming? Siamo al minimo solare undecennale.
Di fronte a queste alte pressioni polari l'azzorre se ne sta lì, accovacciato ma al tempo stesso attento a spiccare il volo, a balzare verso l'alto come una tigre che aspetta la sua preda e al momento giusto si lancia all'inseguimento.
Solo in quel momento forse tutti si renderanno conto di ciò che stiamo per vivere ammesso e non concesso che questa sia qualcosa di più che una speranza.
Il vortice polare nel frattempo, spodestato dalla sua sede ideale dalle hp, abbassa il baricentro e ci sfiora sistematicamente quasi ad avvertimento, a monito. In canada e negli stati uniti le termiche piomberanno a picco come nei peggiori gennai con la -30 a 850 hpa ben salda sul territorio.
L'abbassamento del baricentro del VP determinerà di concerto con le hp, sempre alimentatrici di freddo, l'allargamento delle superfici ghiacciate al polo e nel nordeuropa.
Inutile fare una diagnosi adesso. L'inverno sta entrando, dicembre è alle porte e di fronte ai tanti profeti dell'ennesimo inverno bluff, mi sento francamente di rispondere con il mio "monito": magari non avremo metrate di neve ma questo sarà uno degli inverni più lunghi che la nostra esperienza abbia mai provato.
la situazione meteoclimatica dei prossimi mesi sta attraendo l'interesse di tutti gli esperti di metorologia. Nei forum si scalpita, nelle redazioni c'è fervore, negli ambienti scientifici c'è impazienza.
L'anno scorso si è contraddistinto per l'anno del non inverno ma soprattutto per l'anno delle coincidenze: qualsiasi indice che solitamente prendiamo in considerazione per fare previsione a lunga gittata si sono trovati nella situazione opposta a quella ideale per buoni inverni. le conseguenze le hanno viste tutti.
Quest'anno la situazione si è paradossalmente capovolta: tutti i maggiori indici danno segnali ottimi e incoraggianti e, nella peggiore delle ipotesi, si trovano in una fase di cd. "minor male" ( mi riferisco in primis agli indici marini come AMO, OI).
L'analisi degli indici per chi come noi vuole sapere quale sarà l'inverno che verrà, è fondamentale,
Se il nostro obbiettivo è sapere come sarà dicembre non possiamo limitarci a guardare gfs o reading. Se vogliamo un'analisi complessiva occorre guardare le fondamenta. Detto questo, per ragioni di ovvia prudenza, non mi metterò né a lanciare allarmismi glaciali e né a inondare di false speranze sull'innevamento prevedibile per i nostri comprensori.
Quello che ho intenzione di fare è una pacata analisi su ciò che ad oggi noi abbiamo tra le mani e ciò che da tutto questo può venir fuori.
Uno dei punti più dibattuti in climatologia è capire cosa sia accaduto nelle favolose annate storiche ( 1956 e 1929 in primis) e quale sia la configurazione che caratterizzi un periodo di glaciazione ( anche piccolo come l'ultima peg che si è avuta tra la metà del 1500 e la metà del 1800).
Chi sostiene che il Vortice Polare tenda ad abbassare il proprio baricentro favorendo afflussi di aria fredda e fasi perturbate durature anche estive e chi all'opposto ritiene che solo attraverso potenti alte pressioni si riesca a convogliare alle basse latitudini ( come anche il mediterraneo) freddo e neve). Quale sia il punto di vista che si preferisca un elemento incide in maniera massiccia sul clima mondiale: il mare.
Il mare, tempera le coste ad esempio quelle norvegesi altrimenti esposte a grandi gelate invernali; il mare intensifica le precipitazioni quando surriscaldato ( pensiamo alle stagioni degli uragani che negli ultimi anni si sono intensificate proprio grazie ai mari caldi oltre media); i mari gelano, specie ai poli favorendo estensioni maggiori o minori dei poli.
L'indice Amo, di cui più volte ho parlato esprime una solida relazione tra l'oceano atlantico che si surriscalda e l'intensificazione delle piogge nell'affrica equatoriale. Questa intensificazione delle piogge crea quindi un'area di depressione equatoriale che tende a spingere la HP affricana verso il mediterraneo ( ciò che è accaduto frequentemente lo scorso anno e negli ultimi anni in generale). Indice AMo e indice ITCZ (che misura invece il grado di depressione equatoriale) sono quindi strettamente collegati e sembra che stiano remando verso la giusta direzione.
Tanto è vero che negli ultimi mesi si è sviluppata una situazione completamente opposta a quella dello scorso anno: il mediterraneo non è sede di alta pressione affricana ma addirittura di una depressione che come tutte le depressioni svolge la sua attività di attrazione calamitica: il VP ci guarda costantemente dall'alto, spesso ci manca ma è indubitabile che oramai ci abbia individuato. Tanto è vero che anche nei casi in cui il VP tenda a scivolare sui balcani per opera dell'alta pressione che è presente nell'europa occidentale, esso finisce anche in minima misura per approfondire la depressione mediterranea, la quale è lì, in attesa...in attesa.
"In attesa", questa è la parola giusta! Siamo in attesa dell'inevitabile.
Gli indici evidenziano unidirezionalmente la probabilità di formazione di blocking atlantici con alta pressione azzorriana che attende il momento giusto per spingersi a nord/nordest. Il blocco atlantico è essenziale per il nostro inverno esattamente come sono essenziali gli apporti termici freddi su est europeo e siberia che giusto negli ultimi giorni sta subendo il secondo vero attacco invernale.
Alte pressioni che si formano ovunque con una facilità mostruosa in groenlandia, in siberia, in atlantico nel pacifico e...oserei dire in maniera imprevista, al polo nord. Una paurosa ferita sta in queste ore lacerando in due il polo nord. Roba da far venire i brividi anche a gennaio! alte pressioni che con una facilità impressionante mirano a realizzare lo spilt polare a fine novembre!!!
In un attento editoriale su meteogiornale, ci si chiede: cosa accadrà a gennaio quando a questa attività clamorosa si aggiungeranno anche inevitabili stratwarming? Siamo al minimo solare undecennale.
Di fronte a queste alte pressioni polari l'azzorre se ne sta lì, accovacciato ma al tempo stesso attento a spiccare il volo, a balzare verso l'alto come una tigre che aspetta la sua preda e al momento giusto si lancia all'inseguimento.
Solo in quel momento forse tutti si renderanno conto di ciò che stiamo per vivere ammesso e non concesso che questa sia qualcosa di più che una speranza.
Il vortice polare nel frattempo, spodestato dalla sua sede ideale dalle hp, abbassa il baricentro e ci sfiora sistematicamente quasi ad avvertimento, a monito. In canada e negli stati uniti le termiche piomberanno a picco come nei peggiori gennai con la -30 a 850 hpa ben salda sul territorio.
L'abbassamento del baricentro del VP determinerà di concerto con le hp, sempre alimentatrici di freddo, l'allargamento delle superfici ghiacciate al polo e nel nordeuropa.
Inutile fare una diagnosi adesso. L'inverno sta entrando, dicembre è alle porte e di fronte ai tanti profeti dell'ennesimo inverno bluff, mi sento francamente di rispondere con il mio "monito": magari non avremo metrate di neve ma questo sarà uno degli inverni più lunghi che la nostra esperienza abbia mai provato.
